martedì 23 gennaio 2018

Storia della Poesia e dei Proverbi Calabresi


                     























La storia del nostro dialetto, o dei nostri dialetti, viene da molto lontano, e se è vero che non esistono tante regole per poter scrivere in dialetto, è anche vero che qualcuno ha messo dei punti fermi sui quali non si può discutere, sono regole di accenti, di flessioni, di lettere non convenzionali, di accenti brevi o lunghi e di altre piccole ma fondamentali regole che sono state accettate dal mondo Accademico.
Primi, fra tutti, sono stati: Pitrè, Ascoli e i nostri: Raffaele Corso di Nicotera (vv), Don Francesco Scerbo di Marcellinara(cz), Gentile di S.Fili(cs) e il bocchiglierese Don Giuseppe Scafoglio, questi sono stati i primi a parlare di dialetto calabrese, di regole e di canoni in cui è necessario rimanere.
Questi personaggi sono riconosciuti e stimati nel mondo Accademico.
Oggi si è in un momento in cui si stanno rivalutando le lingue locali e i dialetti, e per questo c'è molto interesse nel comprendere che c'è necessità di aggiornare la grammatica, la fonetica e creare un reale e concreto metodo per poter scrivere in dialetto.
Tanti, in maniera superficiale, scrivono in dialetto, e credono di essere nel giusto.
Certamente ogni paese ha la sua fonetica, ha i suoi rafforzativi, ha le sue regole..Il dialetto rimane la nostra prima lingua e nessuno deve evitare, o peggio, obbligare a non far parlare ai propri figli, e qui subentrano con forza prorompente e spesso saggia i proverbi, che sono l'essenza dell'esperienza di un popolo, di una regione, di una città e di un semplice Borgo,
I proverbi sono il tramandare l'esperienza, l'insegnamento che nasce dall'esperienza della vita, anche dagli errori, e per questo si parlava proverbiando.
I proverbi sono antichi come il mondo, ne è piena la bibbia, tutte le città hanno, in passato, avuto un blasone attraverso i proverbi, ed in particolar modo il proverbio per ogni città o Borgo.
Esistono proverbi che sono comuni, altri identitari, per peculiarità climatiche o per storia.
Quest'anno, a Bocchigliero, si è tenuto un incontro sul dialetto e la storia della poesia calabrese e sui proverbi, incontro voluto da un gruppo di appassionati e amanti del dialetto.
Il gruppo, "Vucchigliari", ha voluto rendere omaggio alla storia della poesia calabrese, che affonda le sue radici intorno al 1478, anno in cui venne scritto questo lamento dedicato alla morte di Don Enrico d'Aragona.
Non meno importanti sono stati gli apriglianesi o "galupieri", con in testa Domenico Piro, detto Donnu Pantu, e i suoi cugini, anche preti, come, Ignazio e Giuseppe Donato.
Inoltre si è ricordato Vincenzo Padula di Acri (cs), con la meravigliosa poesia; "Notte di Natale", riconosciuta come uno dei capolavori assoluti della poesia calabrese.
Il gruppo ha letto alcuni proverbi di autori bocchiglieresi e alcune poesie, sempre di un bocchiglierese, Emilio Benincasa, 'A Sila, 'U paise miu, Mangiare silano, e 'A giustizzia.
Durante l'incontro molto apprezzato è stato l'intervento del Vice Sindaco del Borgo, Alfonso Benevento, plaudendo a tali iniziative, che possono essere un punto importante per lo sviluppo socio culturale del piccolo paese, incastonato su di una delle ultime propaggini della Sila e che guarda il mare Jonio.
Ma un ringraziamento particolare va a chi, ormai da 5 anni, organizza e vuole questa ricorrenza e questo momento dedicato alle radici, alla lingua madre e a chi ci ha preceduto;

Grazie:

Anna Vela,
Piero Benincasa,
Susy Urso,                                                             
Mario Parrilla,
Francesca Catalano,
Luca Ricca.

Ma non possiamo dimentare il gratuito patrocinio del Parco Nazionasle della Sila
 e del Comune di Bocchigliero.....
Ma in fine, e non per ultimi, un sincero grazie a chi ha creduto in questa iniziativa, contribuendo all'incontro:

Bar Catalano,
Bar Gemelli Diversi,
Bar Capalbo,
Hotel Renzini e
Noi Greco srls,
attività commerciali che credono ancora in una rinascita del Borgo...anche Noi.

Resp. Blog
Piero Benincasa                                             





martedì 16 gennaio 2018

Dialettando e Aspettando.






Siamo semplicemente e sinceramente rammaricati, io e tutta la redazione, per attacchi assurdi e che creano serio scompiglio all'interno di ognuno di noi.
Non ci riusciamo a capacitare come si possa arrivare a tanto, come si possa avere la capacità di negare e rinnegare il proprio passato, come si fa a criticare senza averne la minima capacità, si reagisce per rabbia, per odio covato, per incapacità di affrontare un serio e concreto ragionamento o per partito preso.
Continueremo ad andare per la nostra strada con zavorre in meno, con pesi che portavano sicuramente ad un rallentamento del percorso da compiere.
I rami secchi vanno tagliati, e di netto, per poter dare nuova linfa alla pianta, e così darà buoni frutti.
In questo post tratteremo di un illustre e poco conosciuto calabrese, che diede lustro al suo paese e all'intera regione, stiamo parlando del Prof. Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).
Nacque a Marcellinara (cz) 1849 e morì il 1927. Sacerdote e grande studioso di ebraico. Ebbe per amici Croce, Papini, Fausto Nicolini, Rohlfs e tanti antropologi, letterati e studiosi.
Insegnò all'Istituto Superiore di studi di Firenze.
Scrisse una grammatica ebraica(1888), Saggi glottologici (1891) Uno studio del dialetto di Marcellinara (1886), Un saggio di critica Biblica (1903) Pubblico salmi nella versione originale.
Quello che ci ha colpito è il suo lavoro sul dialetto di Marcellinara, che riteniamo una pietra miliare nello studio del dialetto calabrese.
Francesco Scerbo è citato anche nella Treccani, dove si tratta del dialetto calabrese, esattamente alla pagina 301 dell'VIII volume, della grande Treccani,
A Scerbo viene dedicata una piazza, a Marcellinara, ed un premio internazionale di poesia, questo per non far perdere memoria di un cittadino di Marcellinara che tanto lustro ha dato al suo paesello natio.
Il testo, in dialetto calabrese, del Prof. Francesco Scerbo è una tappa obbligata per chi intraprende lo studio e la ricerca sul dialetto calabrese.
Nessuno prima di Scerbo si era cimentato in un lavoro particolareggiato sul dialetto calabrese, certo era nello specifico il dialetto di Marcellinara, del resto nessuno può essere esaustivo quando si parla di dialetto, anche perchè basta spostarsi di pochi chilometri e il dialetto è completamente diverso.
Noi abbiamo intenzione di partire dall'inizio, esattamente dal Prof. Graziano Isaia Ascoli, che con il suo Archivio Glottologico Italiano, è stato il primo a trattare, non in maniera esaustiva, i dialetti e le romanze italiane.
Poi a seguire il nostro conterraneo Prof. Francesco Scerbo, che nel 1886, diede alle stampe "Studio sul Dialetto Calabro con dizionario"
Questo testo  tratta, in maniera particolareggiata, il dialetto o la parlata di Marcellinara, Nessuno prima di Scerbo si era cimentato nello studio particolareggiato ed esaustivo su un dialetto particolare. Scerbo stesso nella prefazione dice: "che nessuno, neppure Ascoli, nella sua dotta rassegna dei dialetti italiani si addentra nel cuore della Calabria, contentandosi di solo rasentarla, per così dire, dalla parte della Sicilia e dall'altro lato della Terra d'Otranto, i quali due punti riflettono bene molte proprietà del dialetto calabro, ma non sono da confondere con questo."
Quindi il nostro pioniere è Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).

"Una personalità così importante come il Prof. Francesco Scerbo non può restare relegata nel busto bronzeo dell’angolo della piazza o dietro i bianchi marmi della sua tomba, ritengo che ci si debba riunire per una serie di approfondimenti sul personaggio da tramutarli  in volumi di sapere per noi stessi e per le nuove generazioni".
Cosa che si sta facendo.

Nel suo studio, oltre ad un chiaro vocabolario, tratta la fonologia, e ciò le leggi dei suoni; sulle vocali, i dittonghi, le consonanti continue e le consonanti esplosive.
Poi tratta di morfologia, che è parte indispensabile per la comprensione del dialetto,
Ma ciò che a noi interessa è il fatto che Scerbo, per primo, usò la lettera "K", egli è citato, come dicevamo, nella Treccani, insieme ad un cosentino di S.Fili, che sicuramente ne parleremo nei prossimi post.
Vorremmo contribuire alla conoscenza del nostro dialetto, troppe volte bistrattato e considerato lingua inferiore, noi, siamo certi che il dialetto è la nostra lingua madre, il dialetto è la nostra infanzia e  il nostro pilastro per la conoscenza.
Aspettando la giornata Nazionale dei Dialetti e delle Lingue Locali,
 il 17 Gennaio, come sempre da oltre 5 anni.
Prof.Don Giuseppe Scafoglio

Resp. Blog
Piero Benincasa