La storia del nostro dialetto, o dei nostri dialetti, viene da molto lontano, e se è vero che non esistono tante regole per poter scrivere in dialetto, è anche vero che qualcuno ha messo dei punti fermi sui quali non si può discutere, sono regole di accenti, di flessioni, di lettere non convenzionali, di accenti brevi o lunghi e di altre piccole ma fondamentali regole che sono state accettate dal mondo Accademico.
Primi, fra tutti, sono stati: Pitrè, Ascoli e i nostri: Raffaele Corso di Nicotera (vv), Don Francesco Scerbo di Marcellinara(cz), Gentile di S.Fili(cs) e il bocchiglierese Don Giuseppe Scafoglio, questi sono stati i primi a parlare di dialetto calabrese, di regole e di canoni in cui è necessario rimanere.
Questi personaggi sono riconosciuti e stimati nel mondo Accademico.
Oggi si è in un momento in cui si stanno rivalutando le lingue locali e i dialetti, e per questo c'è molto interesse nel comprendere che c'è necessità di aggiornare la grammatica, la fonetica e creare un reale e concreto metodo per poter scrivere in dialetto.
Tanti, in maniera superficiale, scrivono in dialetto, e credono di essere nel giusto.
Certamente ogni paese ha la sua fonetica, ha i suoi rafforzativi, ha le sue regole..Il dialetto rimane la nostra prima lingua e nessuno deve evitare, o peggio, obbligare a non far parlare ai propri figli, e qui subentrano con forza prorompente e spesso saggia i proverbi, che sono l'essenza dell'esperienza di un popolo, di una regione, di una città e di un semplice Borgo,
I proverbi sono il tramandare l'esperienza, l'insegnamento che nasce dall'esperienza della vita, anche dagli errori, e per questo si parlava proverbiando.
I proverbi sono antichi come il mondo, ne è piena la bibbia, tutte le città hanno, in passato, avuto un blasone attraverso i proverbi, ed in particolar modo il proverbio per ogni città o Borgo.
Esistono proverbi che sono comuni, altri identitari, per peculiarità climatiche o per storia.
Quest'anno, a Bocchigliero, si è tenuto un incontro sul dialetto e la storia della poesia calabrese e sui proverbi, incontro voluto da un gruppo di appassionati e amanti del dialetto.
Il gruppo, "Vucchigliari", ha voluto rendere omaggio alla storia della poesia calabrese, che affonda le sue radici intorno al 1478, anno in cui venne scritto questo lamento dedicato alla morte di Don Enrico d'Aragona.
Non meno importanti sono stati gli apriglianesi o "galupieri", con in testa Domenico Piro, detto Donnu Pantu, e i suoi cugini, anche preti, come, Ignazio e Giuseppe Donato.
Inoltre si è ricordato Vincenzo Padula di Acri (cs), con la meravigliosa poesia; "Notte di Natale", riconosciuta come uno dei capolavori assoluti della poesia calabrese.
Il gruppo ha letto alcuni proverbi di autori bocchiglieresi e alcune poesie, sempre di un bocchiglierese, Emilio Benincasa, 'A Sila, 'U paise miu, Mangiare silano, e 'A giustizzia.
Durante l'incontro molto apprezzato è stato l'intervento del Vice Sindaco del Borgo, Alfonso Benevento, plaudendo a tali iniziative, che possono essere un punto importante per lo sviluppo socio culturale del piccolo paese, incastonato su di una delle ultime propaggini della Sila e che guarda il mare Jonio.
Ma un ringraziamento particolare va a chi, ormai da 5 anni, organizza e vuole questa ricorrenza e questo momento dedicato alle radici, alla lingua madre e a chi ci ha preceduto;
Grazie:
Anna Vela,
Piero Benincasa,
Susy Urso,
Mario Parrilla,
Francesca Catalano,
Luca Ricca.
Ma non possiamo dimentare il gratuito patrocinio del Parco Nazionasle della Sila
e del Comune di Bocchigliero.....
Ma in fine, e non per ultimi, un sincero grazie a chi ha creduto in questa iniziativa, contribuendo all'incontro:
Bar Catalano,
Bar Gemelli Diversi,
Bar Capalbo,
Hotel Renzini e
Noi Greco srls,
attività commerciali che credono ancora in una rinascita del Borgo...anche Noi.
Resp. Blog
Piero Benincasa 






