venerdì 25 gennaio 2019

Non c'è due senza tre!.





Abbiamo, l'Associazione "Vucchigliari", organizzato la VII Edizione della giornata Nazionale dei Dialetti e delle Lingue locali.
Ma, per onestà intellettuale, bisogna chiarire che questa manifestazione si tiene, a Bocchigliero, da sei anni.
Crediamo che questa sia la manifestazione o l'evento che si tiene da più anni, costantemente, nel nostro amato Borgo.
Siamo orgogliosi di questo e vogliamo informarvi su questo momento che, pur non avendo avuto una sufficiente presenza, ha segnato il nostro percorso, arricchendolo di incontri e piacere di condividere momenti intensi e culturalmente elevati.
Volevamo lanciare alcune iniziative che ci sono sembrate interessanti e coinvolgenti, e per questo desideriamo raccontarvi quello che avremmo voluto dirvi il 19 del corrente mese, Sabato, presso il Teatrino Parrocchiale.
Questa manifestazione/giornata dedicata ai dialetti è stata ideata, proposta e voluta dall'UMPLI, che raccoglie le Pro-Loco di tutto il territorio nazionale, compreso la Pro-Loco del nostro Borgo, che è assente da due anni, perchè?.
Inoltre quest'anno non c'è stata la presenza dell'Istituzioni Locali, anche perchè volutamente non coinvolte, impegnate in riunioni elettorali e di strategie, visto che il prossimo mese di Maggio si torna alle urne per eleggere il nuovo Consiglio Comunale.
Ma torniamo alla serata, che pur essendo il 17 di Gennaio si può anche organizzarla nella settimana del 17, infatti, Noi, abbiamo pensato di farla Sabato 19 Gennaio, alle ore 17:30 presso il fantastico, ma bisognoso di restauri, Teatrino Parrocchiale.
Don Giuseppe Scafoglio
Questa serata è dedicata ai Diletti e alle Lingue Locali, quest'anno, a differenza degli anni passati, non ha avuto un numero sufficiente di presenze per poter scambiarsi opinioni e parlare della lingua delle nostre radici.
Il tema di quest'anno è stato :" Il Dialetto le Radici".
Forse anche per questo ci sentiamo in obbligo di portarvi a conoscenza delle proposte che, la nostra Associazione, voleva lanciare e proporre in quella sede.
Ma andiamo con ordine; dobbiamo ringraziare il nostro parroco, Don Giuseppe, per la sua squisita e sincera disponibilità, inoltre un grazie alle pochissime persone che ci hanno raggiunto, pur essendo stata una serata con tante riunioni ed eventi che in tutti i modi non giustificano questa scarsa presenza a questi eventi, che non hanno alcun secondo fine, se non quello di trasmettere, non solo oralmente, le nostre Radici, il nostro passato, e come affermato da più parti " Chi non conosce le proprie radici, non sa dove si trova e non sa dove andare".
Quindi volevamo dirvi che il nostro Borgo, Bocchigliero, è tra i pochissimi paesi che ha un lessico dialettale anche scritto, ed in particolare  ha il suo sostantivo declinato in maniera corretta ed esaustiva.
Questo grazie ad un bocchiglierese, Don Giuseppe Scafoglio 1882/1936, nato e morto a Bocchigliero, che sin dal 1928 ha pubblicato il primo Quaderno: "Forme del Sostantivo Calabrese", . che a noi piace chiamare Quaderni del Sostantivo di Bocchigliero.
Don Giuseppe pubblicò, in anni diversi, quattro Quaderni del Sostantivo Calabrese, che oggi sono stati raccolti in copia anastatica in un unico Quaderno, che possa rappresentare la nostra memoria, il nostro passato, le nostre Radici, tema della serata.
Chi vorrà una copia, l'intero incasso andrà all'Associazione "Vucchigliari", che tra i suoi scopi ha quello di valorizzare le tradizioni, la lingua, o il Dialetto, per dare lustro ad un luogo che necessita anche di questo.Infine volevamo proporre un concorso di poesia o uno scritto in dialetto, commedia o racconto, dedicato alla figura di questo figlio, non ancora onorato, di Bocchigliero, e anche poco conosciuto.


                                                                                        Associazione Vucchigliari






sabato 5 gennaio 2019

La Befana

Dettaglio di un lavoro eseguito dall'insegnante sig. Teresa Brunetti


Questa notte arriva la notte magica, la notte dove, si raccontava, che gli animali parlassero, che dalle fontane sgorgasse olio, e tutti gli animali dovevano mangiare in maniera adeguata, per continuare il duro lavoro in campagna, come da tradizione, la notte della Befana, e noi vogliamo ricordarla con una poesia in vernacolo calabrese. Come avevamo promesso la traduciamo in italiano, pur sapendo di perdere la musicalità vernacolare ,lasciamo a voi la libertà di decidere e di scegliere, buona lettura....e serena Befana.


                              ' A  BIFANA
                                                        
             Iu ma ricùardu lenta,janca e bekkja,
             'na vesta longa, tinta e menza rutta,                                            
             'nu saccu 'ntuppellatu subb'i spalli
             e pupe,cavalluzzi e ppalle e gomma.
             Subba 'nu libru vìekkju l'haju vista
             doppu chi 'n'annu, a sira e a Bifana,
              'a mamma m'avìe dittu ppe 'mpicare
              'ntra cimineja 'nu quazìettu lùangu
              ch'a mmenzannotte passave lla Bifana
              e 'ntru quazìettu e di guagliuni buoni
              lassave jocarìalli e ccose bone
              e ccinnara e ccarbuni ppe lli tristi.
              Stampatu m'è rrimastu 'mprunta e 'nkore
              chillu chi cc'ere 'ntu quazìettu miu:
              'na palla e gomma subb'u focularu
              e 'ntru quaziettu, 'mpinti a 'nna patata,
              'nu pugnu e quattrusordi tutti nùovi
              'na busta e garramelle e 'nnu turrune
              e 'ntru pedale cinnara e ccarbuni.

                                            
                             LA BEFANA

           Io la ricordo magra, bianca e vecchia,
           con una veste lunga, sporca e per metà  rotta
           un sacco stracolmo sopra le spalle pieno
           di pupazi, cavallini e palle di gomma.
           Sopra un vecchio libro l'avevo vista
           dopo che un'anno, la sera della Befana,
           mia mamma mi aveva detto per appendere
           nel camino una calza lunga
           che a mezza notte sarebbe passata la Befana
           e nella calza dei bravi ragazzi
           lasciava  giocattoli e cose buone
           e cenere e carbone per i monelli.
           Stampato mi è rimasto in fronte e in cuore
           quello che c'era nella mia calza:
            una palla di gomma sopra il camino
            e nella calza, attaccati ad una patata,
            un pugno di quattrosoldi tutti nuovi
            una busta di caramelle e un torrone
            e in fondo  cenere e carboni.
                 

                                                           Tratta da: Liriche in Vernacolo Calabrese
                                                                           Editore Pellegrini 1981
                                                                           di E. Benincasa