Chi crede di potersi servire del potere per soddisfare mire personali oggi si sbaglia, chi, in passato, lo ha fatto, oggi, viene fantasticamente a galla.
Premessa indispensabile per tentare di fare un ragionamento sulla forza, sulla capacità e sulla penetrazione del Potere, che riesce a penetrare nei meandri della nostra quotidianità.
Le scuole di politica e di filosofia greche spiegavano bene questi concetti, mettendo in guardia da abusi di Potere e uso personale del Potere.
Eppure oltre 2000 anni addietro l'esercito romano decise di non entrare nelle diatribe religiose, negli usi e nei costumi, per non fare diventare il popolo conquistato il primo nemico. Così Ponzio Pilato decise di lavarsene le mani; del sangue e del corpo di quell'uomo che era Gesù.
Il Potere, saputo esercitare, sortisce risultati straordinari e all'avanguardia, chi non riesce a capire questo presto finisce per isolarsi e rimanere solo.
Platone vide nei filosofi i veri e forse gli unici candidati all'esercizio del potere, perchè questi non avevano alcun interesse personale e materiale nel farlo e quindi erano liberi di applicare l'idea del bene alla politica.
Aristotele ebbe una concezione del potere politico basato su regole ben precise, una delle regole era la turnazione delle cariche politiche e quindi del Potere, anche per lui è centrale la legge che deve essere mantenuta e tramandata, con una precisa educazione.
Per tutti era indispensabile il rispetto delle leggi, dei regolamenti e di tutte le norme statutarie.
Abbiamo smarrito il senso delle regole, il rispetto per l'altro, e chi ha il potere considera il Popolo semplicemente un suddito da sottomettere e da ricattare.
I Sofisti,Anassagora in particolare, credevano che Zeus avesse distribuiti i talenti, diversi, a tutti, ma la dote, o virtù Politica esiste in tutti gli uomini.
Virtù politica è la capacità di aggregarsi e non combattersi tra di noi.
Platone fu innovativo e nei suoi trattati sottolinea l'importanza del sapere e della conoscenza, doti indispensabili per governare.
Ma cosa veramente legittima il potere, per Platone è la scienza e il sapere.
Questa tesi fu nuova e dettagliatamente spiegata, e fece della scuola filosofica politica greca l'apripista e le fondamenta della Politica.
Ma la capacità di comando e capacità gestionali è legata ad una tecnica del comando con valori universali.
L'iperbole di uomini che fanno politica spesso è costellata da illegalità palesi e uso non cosciente del Potere, qualcuno considera il Potere arma più potente del denaro, altri si arricchiscono con il Potere riuscendo a smuovere tante cose che vengono pagate profumatamente.
La corruzione, l'abuso di Potere sono sempre più frequenti, dovuto semplicemente all'incapacità di fare con serietà e lungimiranza il Bene Comune, che è la regola prima della Politica.
Il Potere deve essere legittimato dal popolo, che dovrebbe essere l'unico vero artefice della legittimazione democratica, ma anche questo, negli ultimi anni, è stato superato, riuscendo a guidare, pilotare e manovrare flussi di voti che legittimano gente senza scrupolo e mezze cartucce.
Molti studi scientifici hanno dimostrato che il Potere altera il comportamento celebrale umano.
Resp. Blog
P.Beincasa
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Artico tratto dal web.
Dacher Keltner, uno psicologo dell’Università di Berkeley, secondo cui gli effetti del potere sul cervello possono essere paragonati a quelli di una ferita. Keltner è giunto a questa conclusione osservando i comportamenti delle persone con un ruolo di potere, ma la sua teoria è sostenuta anche da analisi fatte direttamente sul cervello.
Sukhvinder Obhi, un neuroscienziato dell’Università McMaster dell’Ontario, ha confrontato i cervelli di persone con qualche forma di potere e persone senza, usando la tecnica della
stimolazione magnetica transcranica (TMS), che permette di studiare il funzionamento dei circuiti e delle connessioni neuronali in modo poco invasivo: così ha scoperto che il potere danneggia il funzionamento dei neuroni specchio, quelli che si attivano sia quando si compie un’azione che quando la si vede fare da qualcun altro. Si pensa che i neuroni specchio siano la cosa che ci rende empatici, cioè capaci di capire i problemi altrui: per questa ragione i potenti avrebbero più difficoltà a mettersi nei panni dei loro sottoposti.
Gli studiosi si sono inventati vari modi per testare l’empatia delle persone. In uno
studio del 2006 ai partecipanti era stato chiesto di disegnare la lettera E sulla propria fronte in modo che fosse leggibile ad altre persone. Per farlo in modo efficace è necessario scriverla al contrario rispetto a quanto si farebbe per leggerla dalla propria prospettiva, come il simbolo matematico di esistenza ∃, per intenderci. I partecipanti allo studio che si percepivano come potenti sbagliavano a scrivere la E tre volte più spesso degli altri. Questo studio ha fatto pensare a Jerry Useem, l’autore dell’articolo dell’
Atlantic, a quella volta in cui, durante le Olimpiadi del 2008, l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush tenne in mano la bandiera americana al contrario.
Altri esperimenti hanno mostrato che le persone potenti sono meno brave a capire cosa stia provando chi sta loro di fronte oppure a indovinare come un collega possa interpretare un’osservazione, e tendono a non ridere quando ridono gli altri. Queste incapacità possono essere controproducenti non solo per avere dei buoni rapporti con gli altri esseri umani, ma anche nell’esercizio del potere stesso. Per questo Keltner ha coniato l’
espressione “paradosso del potere” per indicare che il potere toglie alle persone che lo esercitano alcune delle capacità che le hanno aiutate a ottenerlo.
In
uno di questi studi sull’empatia Obhi e i suoi colleghi mostrarono a un gruppo di persone un video in cui si vede una mano che stringe una palla di gomma. Nei cervelli delle persone non potenti si attivarono gli stessi processi neurali che si sarebbero attivati se le persone avessero effettivamente stretto una palla con le loro mani. L’effetto era molto meno presente nei cervelli delle persone “potenti”, anche se in quel caso si trattava di semplici studenti a cui prima del test era stato chiesto di raccontare un’esperienza passata in cui avevano dovuto dare ordini agli altri. La tesi dei neuroscienziati è che l’effetto anestetico del potere sul funzionamento dei neuroni specchio sarebbe scomparso non appena avessero smesso di sentirsi potenti in virtù del ricordo evocato. Più importante però è la tesi secondo cui l’essere “esposti al potere” per molto tempo potrebbe causare dei cambiamenti di lunga durata nel cervello.
I risultati dell’esperimento non cambiarono nemmeno quando fu spiegato ai partecipanti il funzionamento dei neuroni specchio e lo scopo dello studio: i partecipanti potenti ebbero di nuovo una risposta minore al video con la palla di gomma. Questo dimostrò che i risultati della prima parte dello studio non dipendevano dall’impegno messo dai partecipanti “potenti”, ma da una vera incapacità.
Useem spiega che comunque i cambiamenti che avvengono nel comportamento di una persona a causa del potere non sono necessariamente dannosi per l’esercizio del potere stesso, lo sono solo in certi casi. Ad esempio, la diminuzione dell’empatia sembra legata all’esclusione da parte del cervello di tutte le informazioni secondarie, cosa che normalmente aiuta a essere più efficienti. Susan Fiske, una psicologa dell’Università di Princeton, sostiene che avere il potere renda inutile sviluppare la capacità di capire in fretta le altre persone: chi è potente non deve convincere nessuno, basta che dia ordini su quello che gli altri devono fare. Tuttavia l’empatia è utile per riuscire a mantenere il potere.
Gli psicologi hanno elaborato anche dei consigli per le persone potenti interessate a non perdere le loro capacità empatiche. Il primo è cercare di non sentirsi potenti, dato che in realtà il potere è prima di tutto uno stato mentale. Secondo uno studio pubblicato lo scorso febbraio
sulla rivista Journal of Finance, gli amministratori delegati che da bambini hanno avuto esperienza di un disastro naturale nel quale sono morte molte persone sono molto meno portati a rischiare rispetto a quelli che invece non hanno avuto esperienze di questo tipo; quelli che invece hanno sperimentato un disastro naturale in cui non è morto nessuno, sono ancora più spericolati. Si pensa che il ricordo della propria impotenza, o viceversa quello della propria supposta invulnerabilità, abbia un ruolo nel modo in cui le persone si sentono più o meno potenti.
Useem cita un aneddoto raccontato spesso da Indra Nooyi, presidente e amministratrice delegata di Pepsi: quando nel 2001 tornò a casa piena di soddisfazione e orgoglio dopo essere stata nominata presidente, sua madre le chiese di andare a comprare il latte prima di darle le sue «grandi notizie». Nooyi lo fece, ma se la prese con sua madre che le disse: «Lascia la tua stupida corona nel garage». Questa storia è utile a Nooyi per il fatto che lei stessa la racconta: ricordarsi degli obblighi a cui tutte le persone sono sottoposte, lei compresa, la aiuta a essere obiettiva su sé stessa e considerare gli altri. Nell’aneddoto il ruolo della madre di Nooyi è quello del consigliere che tiene il potente ancorato a terra. Molti statisti del passato avevano una figura del genere: per il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt era il consigliere Louis Howe, che non smise mai di chiamarlo per nome invece che «presidente»; per il primo ministro britannico Winston Churchill era sua moglie Clementine, che gli consigliava di essere più gentile con i suoi sottoposti.


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