Sono , come Calabrese, indignato e avvilito, da ciò che sta succedendo in Calabria.
C'è un clima di preponderanza di uno dei poteri dello Stato civile e democratico che può permettersi di fare ciò che desidera.
Pare che a Gioia Tauro, comune commissariato per infiltrazioni mafiose, arriverà il Viceprefetto di Padova, indagato e sospettato di aver favorito illegalmente la società che ha gestito l'accoglienza di migliaia di profughi, rimosso dall'incarico è stato destinato a guidare, da commissario appunto, il comune di Gioia Tauro.
Dott. Pasquale Aversa, rimosso dall'incarico e quasi mandato in esilio al Sud, nel profondo Sud in provincia di Reggio Calabria.
Questo ai cittadini onesti di questa martoriata e bistrattata terra di Calabria non sta bene, c'è bisogno di gente che abbia ben chiaro il da farsi, e non gente che per punizione viene mandata in Calabria, designare un Commissario per un paese sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata, che è indagato non è un modo corretto di dare l'esempio, spesso si sente dire che lo Stato è assente, ma non solo lo Stato, sono assenti le Istituzioni primarie: Comuni, Associazioni e anche i Cittadini spesso lasciano correre, quasi avallando questo stato di cose.
Cari calabresi indigniamoci, rifiutiamo di essere trattati come gli ultimi della classe, come la Regione ultima per le cose positive e prima per quelle negative, c'è una Calabria onesta, laboriosa e non collusa, che deve alzare la testa e partecipare attivamente ad eventi Politico-Sociali,!.
Basta con questo far finta di non vedere, basta avallare senza conoscere, basta mezze cartucce e incapaci di gestire la cosa pubblica, basta con parate di facciata e finto buonismo, solo con lo scopo di raccogliere voti.
Se il popolo vuole può farlo, disarcionando una classe dirigente incapace di progettare il futuro di una terra che è stata illusa, ingannata e spolpata fino all'osso.
Ma i tempi sono maturi per scegliere con chi stare, di comprendere che il futuro è solo nelle mani di ogni singolo cittadino onesto, che non può esimersi di prendere consapevolezza e di conseguenza agire.
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| Dott. Pasquale Aversa. |
Nonostante la si associ all’epoca moderna, l’idea della separazione dei poteri affonda le radici nella Grecia classica: nella riflessione filosofica dei tempi, il cosiddetto governo misto era visto come antidoto alla possibile degenerazione delle forme di governo “pure”, nelle quali tutto il potere è concentrato in un unico soggetto.
Ad esempio, Aristotele, nella Politica, delineò una forma di governo misto, definita politìa (fatta propria poi anche da Tommaso d’Aquino), nella quale confluivano i caratteri delle tre forme semplici da lui teorizzate (monarchia, aristocrazia, democrazia); distinse, inoltre, tre momenti nell’attività dello Stato: deliberativo, esecutivo e giudiziario.
Grazie all’opera di Locke il principio di separazione dei poteri divenne sempre più simile a quello che oggi conosciamo, che attribuiamo principalmente a Montesquieu.
Montesquieu e i tre poteri
Come abbiamo detto, la moderna teoria della separazione dei poteri dello Stato viene associata a Montesquieu.
Il filosofo francese, nello Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, fonda la sua teoria sull’idea che:
“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”.
Individua, inoltre, tre poteri (intesi come funzioni) dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – che descrive in questo modo:
“In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati”, perché “una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica
I tre poteri oggi
Il principio dei tre poteri dello Stato è presente negli stati moderni, in particolar modo nelle democrazie. In linea generale:
- Il potere legislativo, ossia il potere di fare le leggi, è in capo al Parlamento, nonché eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa;
- Il potere esecutivo, ossia il potere di rendere esecutive le norme, è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione;
- Il potere giudiziario è attribuito ai giudici.
Occorre sottolineare che, oltre alla separazione dei poteri così intesa, detta orizzontale o funzionale, si parla anche di separazione dei poteri verticale o territoriale, con riferimento alla distribuzione dell’esercizio delle funzioni pubbliche su più livelli territoriali (stato e altri enti territoriali).
Il sistema verticale trova riscontro nei sistemi federali e, di fatto, coesiste con quello funzionale: ad esempio, nell’ordinamento italiano la funzione legislativa, oltre a essere separata da quella esecutiva e giurisdizionale, è esercitata su due livelli territoriali (statale e regionale).
Nel caso in cui non esista una rigida separazione delle funzioni, perché organi appartenenti a poteri diversi concorrono al loro esercizio, si parla di bilanciamento dei poteri o, con un’espressione mutuata dal diritto costituzionale statunitense, sistema dei checks and balances.
In Italia
Vediamo come la separazione dei poteri dello Stato (potere legislativo, esecutivo e giudiziario) è ripartita nel nostro Paese.
Nel nostro ordinamento il potere legislativo spetta- ex artt. 70 e ss. Cost.- al Parlamento, il potere esecutivo – ex artt. 92 e ss. Cost.- al Governo, il potere giudiziario – ex artt. 101 e ss. Cost.- alla Magistratura.
Tuttavia, la divisione dei poteri tuttavia richiede un certo grado di collaborazione tra gli organi dello Stato senza il quale si cadrebbe nel conflitto e nel disordine costituzionale.
Potere legislativo
Il potere legislativo in Italia è in capo al Parlamento. Questo organo viene eletto dal popolo e rappresenta proprio la massima forma di democrazia.
Il nostro Parlamento è un organo bicamerale, ossia composto da due camere: Camera dei deputati e Senato della Repubblica. Le due Camere hanno identici poteri e per questo si parla di “ bicameralismo perfetto”.
Come definito dall’art. 70 Cost., la funzione legislativa è esercitata “collettivamente”: ciò si traduce nella necessità di voto favorevole sia da parte della Camera dei Deputati che del Senato.
Le leggi vengono formate seguendo un apposito iter, che prevede:
- Iniziativa o proposta di legge;
- Approvazione ( avviene articolo per articolo e poi con il voto finale sull’intera legge);
- Promulgazione, che consiste in un controllo di regolarità e costituzionalità ad opera del Presidente della Repubblica;
- Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Potere esecutivo
Il potere esecutivo in Italia è nelle mani del Governo. Al Governo spettano i poteri relativi all’adempimento di compiti previsti dalle leggi e, per questo, a tale organo sottendono gli uffici ministeriali che si occupano della Pubblica Amministrazione. Oltre al potere esecutivo, il Governo esercita anche quelli di direzione, impulso e indirizzo politico.

In casi particolari il Governo adempie anche alla funzione legislativa, attraverso due strumenti: il decreto legge e il decreto legislativo.
Potere giudiziario
Il potere giudiziario spetta alla Magistratura, un complesso di organi indipendenti (i giudici), il cui compito è decidere le liti applicando il diritto.
Le decisioni prese dai giudici prendono il nome di sentenze. La Magistratura è composta da Giudici ordinari e speciali; in ogni caso, l’aspetto essenziale dei giudici è la loro esclusiva soggezione alla legge e quindi l’indipendenza da ogni altro potere.
Se così è nessuno potere dello Stato di diritto, deve invadere o interferire con gli altri, ma deve rispettare il proprio ruolo, secondo scienza e coscienza.
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P. Benincasa