martedì 31 gennaio 2017

Domani!

Tutti passiamo il tempo aspettando domani, tutti abbiamo dei sogni, dei progetti da realizzare,domani.
Quanti, poi, realizzino questo è da valutare, ci sono persone che vivono per far male all'altro, vivono per raccontare bugie, vivono per ottenere cose che non riescono a gestire.
Tanti credono che gestire un comune, gestire una comunità è per tutti, ma questi si sbagliano e anche di grosso.
Chi dirige, gestisce o comanda deve avere un senso lungimirante delle cose.
Chi decide deve avere la capacità di assumersi tutte le responsabilità che le decisioni comportano, chi, però, ha due pesi e due misure, non può dirigere nulla, non può prendere decisioni per più persone.
La lungimiranza consiste nel vedere lontano, riuscire a capire cosa può servire per programmare il domani.
Per questo un buon statista è un buon politico, che riesce a vedere, e realizzare cose che altri non vedono. a stilare programmi realistici e realizzabili, cercando un totale coinvolgimento delle persone vicine.....le migliori, le persone competenti e capaci di vedere lontano, di mettere in campo idee che possano cambiare il corso della storia.
La storia ci porta tanti esempi di uomini passati alla storia per le loro idee, per le loro imprese, per l'epoca ritenute impossibili.
Spesso guardiamo all'oggi, dimenticando il domani, perdendo di vista che il nostro momentaneo passaggio serve a lasciare un segno, una traccia, per essere ricordati domani.
Ci siamo chiesti cosa volevamo, cosa era nelle nostre aspettative, cosa ci si aspettava dal blog, cosa cercavamo?
Spesso abbiamo cercato di dare una risposta a queste domande, e sempre ci siamo dati le risposte: volevamo, e ci siamo riusciti, far conoscere alcuni personaggi che forse finivano nel dimenticatoio.
Primo fra tutti. Prof.Don Giuseppe Scafoglio, il quale è stato, ed è, motivo di ricerca di una delle
Università più prestigiose al mondo; Oxford University, ed in particolare la Dott. Chiara Cappellaro, che tornerà nel borgo di Bocchigliero per studiare ancora e gettare le basi per una Mnemoteca Calabra a Bocchigliero

                                   


                               M N E M O T E C H E        C A M P A N E

L’Archivio Sociolinguistico del Territorio Campano raccoglie immagini, filmati e soprattutto testimonianze parlate e scritte della vita sociale, culturale ed economica della Regione e della sua storia. Le mnemoteche presentano alcuni dei materiali raccolti, sotto forma di narrazioni, documentari e schede. La dimensione linguistica ha un ruolo fondamentale, non solo per il rilievo assegnato agli odierni dialetti e alle lingue che si sono avvicendate nel tempo o sono coesistite in Campania. L’idea che ha ispirato la costruzione dell’Archivio e ha influenzato l’organizzazione delle mnemoteche è che attraverso i fatti linguistici, di per sé di grande interesse scientifico e culturale, sia possibile cogliere gli aspetti più profondi della vita e della storia di un territorio. I fatti linguistici sono una importante chiave di comprensione della realtà che ci circonda, nelle sue sfaccettature complesse. È per questa ragione che abbiamo raccolto voci, parole e testi della Campania: le voci degli uomini di oggi, che raccontano in maniera diretta le loro esistenze, voci registrate nell’immediatezza e spontaneità dei contesti in cui sono state emesse; le parole che fanno parte dell’immenso patrimonio culturale costituito dalle lingue e dai dialetti e da quanto in essi sopravvive di lingue entrate in contatto e ormai scomparse; i testi – atti, documenti, lettere, diari, articoli di giornale, opere letterarie – la cui produzione ha scandito la grande storia e la piccola storia di ogni giorno della Regione. Sono le voci, le parole e i testi di uomini e donne di ogni classe sociale e di ogni livello di istruzione. Tutto è lingua e testo, perché le lingue e i testi, parlati o scritti, sono le mediazioni imprescindibili tra uomini, società e culture e muovono gli eventi storici, anche quelli di territori come l’Irpinia, dal tempo apparentemente immobile. Le mnemoteche di Ariano Irpino, Greci, San Mango sul Calore e Sessa Aurunca raccontano la storia linguistica e sociale di queste aree, segnata sin da epoca antica dal multilinguismo e dalla diversità etnica e culturale. Narrano l’intensa vita religiosa, una delle più ricche e interessanti d’Italia, i saperi e le tradizioni popolari, le attività economiche caratteristiche, e poi la storia di un fattore geologico ed uno sociale, i terremoti e l’emigrazione, che hanno profondamente caratterizzato il contesto di vita delle popolazioni campane e in particolare irpine



Ecco questo è stato un punto di vero orgoglio, riuscire a far studiare il nostro dialetto, le nostre radici.
a livelli alti.
Continueremo ad insistere per raggiungere altre mete, per avere un quadro esaustivo e completo di ciò che stiamo facendo c'è necessità di attendere che si pubblicano i "Quaderni del Sostantivo", che pure sono citati in diverse nuovissime ricerche.
La pubblicazione dei Quaderni, sarà un momento alto e un tocco, finale, al lavoro svolto in questi anni,

Resp. Blog Piero Benincasa




venerdì 27 gennaio 2017

Don Francesco Scerbo ( Dialetto)



In questo post tratteremo di un illustre e poco conosciuto calabrese, che diede lustro al suo paese e all'intera regione, stiamo parlando del Prof. Don. Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).
Nacque a Marcellinara (cz) 1849 e morì il 1927. Sacerdote e grande studioso di ebraico. Ebbe per amici Croce, Papini, Fausto Nicolini, Rohlfs e tanti antropologi, letterati e studiosi.
Insegnò all'Istituto Superiore di studi di Firenze.
Scrisse una grammatica ebraica(1888), Saggi glottologici (1891) Uno studio del dialetto di Marcellinara (1886), Un saggio di critica Biblica (1903) Pubblico salmi nella versione originale.
Quello che ci ha colpito è il suo lavoro sul dialetto di Marcellinara, che riteniamo una pietra miliare nello studio del dialetto calabrese.
Francesco Scerbo è citato anche nella Treccani, dove si tratta del dialetto calabrese, esattamente alla pagina 301 dell'VIII volume, della grande Treccani,
A Scerbo viene dedicata una piazza, a Marcellinara, ed un premio internazionale di poesia, questo per non far perdere memoria di un cittadino di Marcellinara che tanto lustro ha dato al suo paesello natio.
Il testo, in dialetto calabrese, del Prof Don. Francesco Scerbo è una tappa obbligata per chi intraprende lo studio e la ricerca sul dialetto calabrese.
Nessuno prima di Scerbo si era cimentato in un lavoro particolareggiato sul dialetto calabrese, certo era nello specifico il dialetto di Marcellinara, del resto nessuno può essere esaustivo quando si parla di dialetto, anche perchè basta spostarsi di pochi chilometri e il dialetto è completamente diverso.
Noi abbiamo intenzione di partire dall'inizio, esattamente dal Prof. Graziano Isaia Ascoli, che con il suo Archivio Glottologico Italiano, è stato il primo a trattare, non in maniera esaustiva, i dialetti e le romanze italiane.    http://www.treccani.it/enciclopedia/graziadio-isaia-ascoli/
Poi a seguire il nostro conterraneo Prof. Francesco Scerbo, che nel 1886, diede alle stampe "Studio sul Dialetto Calabro con dizionario"
Questo testo  tratta, in maniera particolareggiata, il dialetto o la parlata di Marcellinara, Nessuno prima di Scerbo si era cimentato nello studio particolareggiato ed esaustivo su un dialetto particolare. Scerbo stesso nella prefazione dice: "che nessuno, neppure Ascoli, nella sua dotta rassegna dei dialetti italiani si addentra nel cuore della Calabria, contentandosi di solo rasentarla, per così dire, dalla parte della Sicilia e dall'altro lato della Terra d'Otranto, i quali due punti riflettono bene molte proprietà del dialetto calabro, ma non sono da confondere con questo."
Quindi il nostro pioniere è Francesco Scerbo di Marcellinara (cz)

.Qui nasce ,nel 1849, il 7 di ottobre , Francesco Scerbo. Figlio di contadini proprietari, precisano le scarne cronache dell’epoca. Dunque lo stato di povertà della famiglia non era grave ma non tale da consentirgli studi regolari. Perciò lavora nei campi , legge e impara da autodidatta con qualche aiuto da  Don Francesco Colacino, sacerdote attento alle doti del piccolo Francesco che a quattordici anni entra in  Seminario a Nicastro.


<< (Celestina) salutò il figlio che partì per il Seminario. Gli raccontò parole di felicità e non una lacrima che lì dove andava - il figlio avrebbe saputo di uomini illustri e di storie magnifiche che il mondo certo non era quello  che finiva al confine della tramontana e per farlo immenso e sgargiante ce n’erano volute di lotte e di libri sudati>>[1]
In dieci anni percorre l’iter intero degli studi, persino le classi di studi umanistici e teologici. Diviene sacerdote il 7 giugno del 1873. Nel settembre dello stesso anno è a Firenze introdotto negli ambienti aristocratici da un certo Melchiorre che gli procura l’incarico di precettore presso la famiglia Peruzzi.
<<Prete si fece il figlio che leggeva e sapeva e poteva col pensiero navigare il mondo. Prete e professore. Lo accolsero in paese che la festa delle Palme non era stata cosa uguale. Lui distribuì confetti ai parenti, benedisse le sorelle e tornò a leggere e a scrivere di arabo e di filosofia in quella città che Celestina immaginava piena di chiese  con marmi bianchi e statue di giovani nudi e antichi>>[2].
Sono anni intensi, questi, per il giovane sacerdote che entra nel Regio Istituto di Studi Superiori (ora Università di Firenze). I suoi maestri sono illustri: Davide Castelli, Angelo De Gubernatis, Antelmo Severini. Con loro frequenta, quasi contemporaneamente i corsi di Studi Filosofici e Filologici con particolare riguardo alle lingue e alle culture orientali. L’ebraico, il siriaco, il sanscrito,insieme alle principali lingue moderne, divengono per lui occasione e spinta verso altri e profondi studi di religione, filosofia e linguistica. Nel 1881 consegue l’idoneità all’insegnamento dell’ebraico. Pubblica la “Grammatica della lingua ebraica” e la “Crestomazia ebraica e caldaica”.Nel 1891 è docente privato con effetto legale di Ebraico Biblico. La Massoneria avversa la sua nomina alla cattedra di Ebraico lasciata vuota dalla  morte del Castelli ; la fama del sacerdote studioso è però in crescita ed egli ottiene l’insegnamento ufficiale dell’ebraico che manterrà fino al 1924, anno del suo pensionamento.

 « Se ogni studio Glottologico riposa essenzialmente nel comparare le varie fasi  che la parola subisce nel suo storico svolgimento […] se il difetto principale della scienza del linguaggio è l’incertezza, le tante volte del primo termine, cioè il passato, seguita che il futuro comparatore si troverà nella felice condizione di procedere sicuro […] per la notizia esatta e compita che i moderni descrittori dei dialetti gli vanno apprestando».
E’ la prefazione a  lo “Studio sul Dialetto Calabro con Dizionario” del 1886 . A dare significato all’intero opera è l’esame delle origini, complesse e varie, (latine, arabe, franco-provenzali) del dialetto calabro a cui viene assegnata dignità linguistica e storica.
Affermazioni quanto mai interessanti in un periodo in cui il Comparativismo nello Studio delle Grammatiche antiche  appena cominciava a imporsi. Ancora più innovativi, rispetto ai tempi in cui li andava componendo, sono i principi che afferma nel saggio “Spiritualità del linguaggio” ( in Rassegna Nazionale- 16 Maggio 1900) che  inviò al filosofo Benedetto Croce insieme allo studio sul dialetto calabro il 25 Luglio del 1900 . Risulta dalla corrispondenza, alquanto frequente,  che Croce tenesse in grande considerazione lo studioso. Gli scriveva infatti, in una delle tante missive-
<<Sono lietissimo di possedere i suoi volumetti. Ho visto con piacere che Ella ha preso posizione contro il naturalismo che uccide ogni sano concetto del linguaggio>>-
E ancora
<< Assento interamente alle sue idee e trovo bellissimi e evidentissimi gli esempi scelti per chiarire la sanità delle leggi fisiche del linguaggio come patto spirituale>>  ( lettera del27 Luglio del 1900)
A Croce, idealista, appare chiaro come lo Spirito porti a compiutezza nell’uomo, verità di fondo, prima soltanto preavvertite[1] . Estetica e Linguistica in tal senso coincidono in una scienza unica in cui, a farla da padrona è la fantasia intuitiva ed espressiva. In questa asserzione Croce diverge dallo Scerbo per il quale è l’intelletto, unione di idea e sentimento, a generare ogni lingua e, in essa, ogni possibile parola-
<<La parola è cosa viva,  cioè mossa e animata dall’idea e dal sentimento che continuamente si agitano e per così dire fermentano nel nostro animo, essa muta perché nel nostro spirito sempre qualche cosa si muove e si cangia[…]>>-
E’ l’anticipo della parola pneumatica di Ebner , recupero  della “rilevanza spirituale” dell’uomo al quale è dato di proiettarsi verso l’altro in quanto essere parlante.
 Non è difficile ravvisare in queste affermazioni i concetti base delle conquiste della psico-linguistica ancora da venire.
 In un altro passo della stessa opera si legge –
<<La parola è modulazione musicale, la quale varia non solo da individuo a individuo[…..]ma pure in vari momenti della stessa persona, pronunziante la medesima parola[…]>>
<<Il suono di per sé […] solo sarebbe puro rumore privo di senso o se l’animo nostro non associasse a quel suono un proprio concetto[…] La parola è una creazione soggettiva, non solo nel suo contenuto ideale, che è lo scopo e l’essenza del linguaggio ma anche per ciò che riguarda il suono materiale>>
Manca più di un decennio alla pubblicazione, per opera di due suoi allievi, delle lezioni del grande linguista ginevrino Ferdinand De Saussure, racchiuse nel “Corso di Linguistica generale” e, di nuovo, senza timore di essere smentiti, troviamo nelle affermazioni del professore Scerbo che abbiamo riportato, alcuni degli assunti, divenuti poi base e verità inoppugnabili di tutti gli studi linguistici successivi. Ci riferiamo ai concetti di “Significato” e di “Significante” e a quelli sommamente importanti di “Langue” e di “Parole”-
                                                               ***
<<Or  vent’anni fa ebbi fantasia- più proprio direbbesi audacia[…]- di pubblicare certe mie divagazioni metafisiche: ”Problemi di filosofia della natura” col sottotitolo ”Pensieri di un metafisico”[…] Non sono gran fatto forte in Storia Naturale, ma[…] per il mio officio di critico basta- e m’è d’avanzo-un poco di logica, […] semplice e piana, temperata con un pizzico di buon senso>>
<<L’uomo grave di Scienza[…] non sorrida; poiché  io non sarò sì temerario da invadere il suo campo. Io spazierò, a così dire, sopra terra[…], nelle regioni della Filosofia>>-
Questi passaggi sono tratti da “Scienza e Buon Senso”(1927) che  è opera filosofica. Pur tuttavia, Scerbo non è filosofo tout court.  Scrive nella nota al lettore-
<<Dalla logica distinzione tra Scienza della Natura e Filosofia della Natura- trae  il mio discorso la sua ragione d’essere>>-
<<Sotto il nome di Scienza […] s’intendono le discipline aventi carattere più o meno soggettive, dette altrimenti filosofiche e morali>>-
Lo scienziato, dunque, chiarisce la sua volontà di non peccare di temerarietà percorrendo i territori dell’uomo di scienze poiché egli si aggirerà “sopra terra”, nelle “regioni della filosofia”. Scerbo indaga e, meglio ancora, ragiona sulle novità  rivoluzionarie  del primo novecento. Indaga e contesta. In pari modo, la teoria della relatività, quelle di Freud e soprattutto le teorie evoluzioniste di Lamarck e di Darwin. Ciò che a lui interessa è quel “periglioso argomento”, “pauroso e grandioso” che schiude “l’origine nostra e forse dell’ Universo”. E’ L’Universo, con il suo Ordine e la sua Armonia, ad affascinare lo scienziato-filosofo. Vi è una legge che è regola dell’Universo “creato perfetto sin dal primo istante”,  e che è principio di Ordine Fisico e Spirituale, collegamento e transito armonico da Dio, Motore Immobile, a Dio, Causa Finale.  Scerbo, nonostante non ammetta l’assolutezza dello Spirito crociano, invia l’opera a Benedetto Croce che ne accoglie i principi fondamentali.  Scerbo, ammette la realtà in quanto rappresentazione dello Spirito teso alla Trascendenza;  per Croce, lo Spirito si realizza in un processo circolare, in connessioni di chiara matrice vichiana che si realizzano e si assolutizzano nell’immanenza.
                                                                      ***
 << Sotto sembianza spesso un po’ rozza, alcune costumanze hanno un non che di nobile[…] Avviso il lettore che la Calabria è grande[…] e perciò non garantisco che da per tutto, siano le medesime usanze>>
Nel -Numero Unico- Firenze pro Calabria- (1905),  dal titolo -Costumanze Calabresi-, Scerbo racconta degli usi più caratterizzanti della civiltà calabrese anzi, marcellinarese, dal momento che altri luoghi della Calabria, sono, per sua ammissione,  sconosciuti.
<< Si usa fare, sul cadere della sera della vigilia (di Natale); una certa frittura tutta specialeil che si dice fare i “cuddurieddi”; nome non possibile a pronunziare bene a chi non sa il dialetto a causa del doppio dd= orig. ll  (di fatti, è diminutivo del greco collyra, ciambella)>>
Altre usanze vengono narrate come quelle che si accompagnano agli eventi luttuosi –
<<Non si accende fuoco per fare da mangiare per più giorni. Il cibo, che in generale è un vero pranzo, è portato da parenti o amici[…] E’ il cosiddetto cùnsulu (accento sulla prima sillaba). Il cùnsulu costituisce un debito: bisogna renderlo all’occasione>>-
                                                              ***
Francesco Scerbo, tornava a Marcellinara più spesso dopo il suo pensionamento, avvenuto nel 1924.
<< […] Conduceva vita modestissima: camminava sempre a piedi. Il suo pranzo era frugale; ogni sera, senza mai variare, si faceva preparare una pietanza di pane cotto e una tazza di latte>>-
Così risulta da documenti di taluni familiari di Francesco Scerbo, (quali il cognato Maviglia Rosario che aveva sposato la sorella Nunziata e lo studente universitario Adelchi Bevacqua). Nonostante la sempre più ampia fama di cui godeva in Firenze, non aveva modificato in alcun modo le sue semplici, quasi francescane abitudini di vita.
Nel 1925, il Vescovo di Nicastro, Monsignor Eugenio Giambro  andò a fargli visita con tutti gli studenti del Seminario. I Baroni Sanseverino misero a disposizione, per l’occasione, la sala grande del palazzo baronale. Al discorso di circostanza, lo scienziato rispose con poche, essenziali parole.  Al ritorno di uno di questi viaggi nella sua terra, si fermò a Roma, dopo una sosta a Salerno. Qui si ammalò di polmonite.  Ospite di Maria Clotilde D’Annunzio, vedova Bergés, fu ricoverato nella clinica Morgagni. A fargli visita, il Cardinale Gasparri. Tramite telegramma,  Papa Pio XI gli assicurava le sue preghiere.  Era il Settembre del 1927. Morì il 13 Ottobre assistito dai nipoti. Dal 1956, le sue spoglie, traslate dal cimitero di Marcellinara, riposano nella Chiesa di Maria SS. Assunta nel suo stesso paese
 da:  http://www.letteratour.it/ilblogdiannastellascerbo/

Una personalità così importante come il Prof. Francesco Scerbo non può restare relegata nel busto bronzeo dell’angolo della piazza o dietro i bianchi marmi della sua tomba, ritengo che ci si debba riunire per una serie di approfondimenti sul personaggio da tramutarli  in volumi di sapere per noi stessi e per le nuove generazioni.
Nel suo studio, oltre ad un chiaro vocabolario, tratta la fonologia, e ciò le leggi dei suoni; sulle vocali, i dittonghi, le consonanti continue e le consonanti esplosive.
Poi tratta di morfologia, che è parte indispensabile per la comprensione del dialetto,
Ma ciò che a noi interessa è il fatto che Scerbo, per primo usò la lettera "K", egli è citato, come dicevamo, nella Treccani, insieme ad un cosentino di S.Fili, che sicuramente ne parleremo nei prossimi post.
Vorremmo contribuire alla conoscenza del nostro dialetto, troppe volte bistrattato e considerato lingua inferiore, noi siamo certi che il dialetto è la nostra lingua madre, il dialetto è la nostra infanzia e  il nostro pilastro per la conoscenza.

Resp. Blog
Piero Benincasa

mercoledì 25 gennaio 2017

Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali


                                                 





Anche quest'anno si è celebrata, a Bocchigliero, la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali.
Nonostante le avverse condizioni meteo, la serata iniziata in sordina, si è rivelata una fantastica serata, con un parter di tutto rispetto e con un pubblico attento e curioso, a dire il vero molti curiosi.
Alla buona riuscita della serata hanno contribuito l'Amministrazione di Bocchigliero, la locale Pro-Loco Bocchigliero e amanti della lingua Infante, la lingua Madre, la Lingua dei nostri Padri.
Purtroppo, per avverse condizioni meteo, un graditissimo ospite ha dovuto lasciarci prima che iniziasse la serata,  per questo ci sentiamo in  dovere di ringraziarlo, comunque, per il suo impegno a non far disperdere un patrimonio culturale così importante e per avere quella voglia di trasmettere alle nuove generazioni la Lingua Madre; il Dialetto, grazie di vero cuore all'insegnante in quiescenza Ludovico Aurea. 
Come dicevamo la serata è iniziata in sordina, ma, man mano che trascorrevano i minuti la sala, dell'Ostello della Gioventù, un tempo scuola elementare, si è riempita.
Ha aperto i lavori la Presidente della Pro-Loco Bocchigliero Mariarosaria Rizzuti, che ha sottolineato l'importanza del dialetto e delle lingue locali, radici di ognuno di noi,poi ha espresso la sua soddisfazione per la presenza di tanta gente, questo rappresenta un momento importante di aggregazione e di confronto in un piccolo borgo come Bocchigliero, augurandosi che tutto ciò avrà un proseguo anche il mese di Agosto, dove è massiccia la presenza di bocchiglieresi sparsi in tutto il mondo.
Per questo sono uscite interessanti progetti da concretizzare a breve e medio temine, noi, da parte nostra siamo con  la Pro-Loco, per contribuire a rendere migliore il nostro paese.
E' stata, poi, la volta del Sindaco Giuseppe Santoro, che, dopo averci esposto le condizioni di disagio in cui vive il paese in questo freddissimo inverno, ha voluto ricordarci che anni addietro, esattamente nell'Aprile del 2012, ha conosciuto, grazie a Piero Benincasa, la ricercatrice Dott. Chiara Cappellaro, della Oxford University, la Cappellaro venne a Bocchigliero per una ricerca comparativa del nostro dialetto, e proprio in questi giorni uscirà la ricerca sulla rivista dell' Archivio Glottologico Italiano, di questo tutti ne siamo orgogliosi, anche perchè il nostro dialetto è uno dei primi tra quelli analizzati per non aver subito modifiche sostanziali.
dopo la visita a Bocchigliero la Cappelaro ci mandò questa lettera.

 Pubblicata nel 2012.

Abbiamo ricevuto una lettera di ringraziamenti da parte della Dott. Chiara Cappellaro, ricercatrice linguista dell'Università di Oxford, che ci ha onorato della sua presenza dal 19 al 21 di Aprile 2012.. Desideriamo pubblicarla perchè giunga a tutti i bocchiglieresi, quelli che c'erano ma soprattutto per quelli che non c'erano.


Caro Piero,
sono io a dover ringraziare,di cuore, te e tutti i bocchiglieresi, che ho conosciuto durante la mia breve visita a Bocchigliero. Come linguista, che studia le varietà romanze, posso solo confermarvi l'interesse che il vostro dialetto ha in una prospettiva storico-comparativa, e incoraggiarvi a continuare l'opera di documentazione e valorizzazione del dialetto di Bocchigliero, opera già iniziata da   
Don Giuseppe Scafoglio; mi auguro che possa realizzarsi un centro studi a lui dedicato, anche perchè un personaggio del genere non può essere dimenticato dalle future generazioni. Ci tengo, inoltre, a ringraziare le persone che mi hanno fatto dono di materiale dialettale, con grande generosità, come; Ludovico Aurea,  Francesco Filippelli e il sign. Mingrone (suocero di Giuseppe Santoro)
Come visitatore (per la prima volta in Calabria), voglio dire che mi sono sentita accolta, nella vostra comunità, con il calore che si riserva a famigliari e cari amici. Grazie, sinceramente e dal più profondo del cuore ancora grazie, spero di tornare presto.
Un ringraziamento particolare a Giuseppe Santoro e alla sua famiglia, a Gianni Vincenzo, a Vincenzo Ricca e alla sua famiglia, all'artista Domenico Fontana, ma soprattutto a te Piero e alla tua famiglia.
A Udine, con mia mamma e Numa, e a Oxford si continuerà a parlare di voi con tanto affetto e gratitudine.
Grazie,
Chiara Cappellaro.
Dott. Chiara Cappellaro



Bene, ma questo non basta.! perchè la storia non è finita, la Cappellaro verrà in Luglio per sondare il terreno e raccogliere elementi che le consentano di gettare le basi per un Museo della
Memoria, per creare, a Bocchigliero, un Museo del Dialetto, un luogo che conservi la lingua Infante. Il Sindaco ha poi dato la massima disponibilità da parte del Comune per riuscire a fare del dialetto un volano di sviluppo.
Abbiamo apprezzato molto il convincimento e il messaggio; che iniziare vuol dire lasciare un segno tangibile da lasciare come traccia per chi verrà.
Poi è stata la volta di Rocco Greco, appassionato ed autodidatta per il dialetto, che ci ha letto alcuni suoi componimenti, intrisi di sentimenti arcaici, semplici e lontani, che ci portano in altri tempi, c'è nei componimenti di Greco un velo di celata malinconia, di tristezza , ma anche di speranza per un mondo migliore, ma ricordando il passato, fatto di semplicità e di socialità. dove si viveva costantemente con il vicinato.
Non sono mancate delle nette bordate ai politici, che senza ritegno e contegno rubano tutto,
Poi è stato il mio momento, dove ho, sopportato e benevolmente incalzato dal Sindaco, raccontato la storia di Don Giusepppe Scafoglio, Qui non voglio assolutamente tediarvi, ma ho solo detto alcune cose; nel Mese di Luglio, per una settimana, verrà la ricercatrice Dott. Chiara Cappellaro, per poter creare, i presupposti per una Mnemoteca, dedicata a Don Giuseppe, dalla platea sono giunte alcune osservazioni a cui risponderemo con documenti, ho letto un saluto  da parte della Cappellaro, e che se le cose andranno per il giusto verso, entro Luglio, pubblicherò i  "Quaderni del Sostanivo", inoltre ho letto una poesia in dialetto e così hanno fatto due ragazze; Susy Urso  e Anna Vela, che sono parte del gruppo del Servizio Civile.

Saluto della Dott.Chiara Cappellaro:


Caro Piero, cari amici,

vi sono vicina anche quest’anno nel festeggiare la giornata nazionale dei dialetti e delle lingue locali. Per me questo sarà un anno speciale dal momento che tornerò da voi a luglio per proseguire i miei studi sul dialetto bocchiglierese e per valutare quali siano le possibilità di realizzare un progetto importante: cioè quello di creare a Bocchigliero un piccolo museo dedicato al dialetto e alla cultura bocchiglieresi, così come è stato fatto con le Mnemoteche campane inaugurate nel 2016. Questo sarebbe un progetto importante nell’ottica della collaborazione tra accademia e competenze locali.

Buoni festeggiamenti e a presto dunque!

La serata è stata chiusa dalla poesia dedicata a Bocchigliero.


Sta 'ncavarcatu subba 'nu cristune ........................


'U PAISE MIU

Sta 'ncavarcatu subba 'nu cristune
cumu 'nu viakkju subba 'na sumera
'stu paisiallu dduve sugnu natu
tant'anni arrieri
Arentu si chiamave 'ntiampi antichi
mò, cumu Vucchiglieri è ccanusciutu.
E pini e cerze e dde castagne antiche
ha 'nna curuna.
Cca 'nta 'nu campusantu pittirillu,
guardati e 'nu cipressu giuvaniallu,
dduv'u cardillu cante e ffa lu nidu,
dormanu i miji.
'A gghiazza, ch'è 'ntru 'mmienzu e du
paise è cumu 'nu salottu 'ntra na casa
dduve si parre e stanu sempre 'nzema
picculi e ranni.
Cca si vide ll'amicu ccu ll'amicu.
cca si parre dde caccia e dde pallone,
cca si fanu cuntratti e ssi cunkjiude
e cca... Si campe

Tratta da "Liriche in Vernacolo Calabrese
di E.Benincasa
Ed. L. Pellegrini  1981









Grazie, Grazie a tutti.

Resp. Blog Piero Benincasa




Unica foto di Don Giuseppe Scafoglio

lunedì 23 gennaio 2017

Appello!





Vorremmo riprendere alcuni discorsi, da noi, poco approfonditi, e che oggi tornano di attualità.
La creazione di posti di lavoro in piccole realtà che stanno scomparendo, non è cosa impossibile, ma anzi, oggi attraverso i fondi europei, ni fondi del Parco Nazionale della Calabria, i fondi Regionali si potrebbero sfruttare bene le risorse del territorio e incentivare quelle produzioni alimentari, di nicchia, che porterebbero posti di lavoro.
Una delle cose che ci piacerebbe fare è la produzione di pepe rosso; dolce e piccante, "Oro Rosso", che viene prodotto, privatamente, in un paesino che ormai state cominciando a conoscere bene, Bocchigliero.
Poi la cosa che ci piacerebbe, ancora, è costituire delle vere e concrete cooperative, che dovrebbero rinascere dalle ceneri di quelle cooperative che, inizialmente, funzionavano abbastanza bene, sempre a Bocchigliero, cooperative che potrebbero occuparsi di creare souvenir silani, che non esistono,  dobbiamo dirlo, con chiarezza, Bocchigliero sta per scomparire, tanti ci dicono che andranno via e altri che non si riesce più a starci.



                                                                   APPELLO

Istituzioni; maggioranza, opposizione, pro e contro,lontani e vicini, unitevi per il bene comune, è inutile farsi battaglie che hanno il fine di seminare cattiverie e odio, il borgo di Bocchigliero sta sparendo, non può avere vita lunga!, se non si pensa da ora al futuro.
Se non si mettono in campo le idee migliori, i progetti che possano sfociare in concrete realtà.
Pare che in questi tempi le distanze non contano, se questo è vero allora quali le difficoltà?,
forse le idee, ma di queste, siamo certi che non mancheranno, manca un incontro con i giovani, pochi a dire il vero, ma anche meno giovani, che hanno voglia di fare, di non far morire il borgo, di non far morire il passato e il futuro.
Soprattutto di non far morire se stessi.

Resp. Blog Piero Benincasa

mercoledì 18 gennaio 2017

RADICI




Luigi Perri





Fam.Linardi
Questo pensiero è dedicato a tutti quelli che sono lontani, che sentono costantemente la mancanza delle proprie radici, che vorrebbero ma non possono, che ricordano ma non osano, che non hanno rimpianti ma ricordi, ovattati, ingialliti ma vivi a rendere forti quei valori che fanno di una persona un vero essere vivente, integrato con la madre terra, alla quale tutti ritorneremo. Questa mattina apprendiamo che da una ricerca sulla psiche, sui comportamenti della mente, del cervello vi sono alcune cose legate a parti del cervello, che sono indelebili, incancellabili e fanno parte di noi,  sono essenziale a riconoscere chi siamo e da dove veniamo. Si chiamano Radici, e queste più sono profonde e più riescono a renderci forti e sicuri. Tante generazioni hanno vissuto lo strappo delle radici, con l'emigrazione, soffrendo tremendamente per questo, e trasmettendo ai loro figli questa sofferenza,   tutto ciò rende queste persone più consapevoli della reale necessità di conoscere le radici delle loro famiglie e quindi le loro Radici.Questo blog nasce per le radici, la storia e la cultura in senso lato, arricchendo noi stessi e divulgando tutto ciò per andare Oltre.

lunedì 16 gennaio 2017

METAMORFOSI

I mutamenti climatici in atto sono sotto gli occhi di tutti, 
ma non tutti sanno le cause per cui questi cambiamenti siano così veloci.
Non è difficile vedere pappagalli in Italia, appannaggio, un tempo, di zone calde come l'Africa.
Non è difficile trovare, nei nostri mari, pesci quasi tropicali.
Questa rapidità di cambiamento è dovuta principalmente ad un mutamento di clima globale, quasi nulla si può fare per arrestare questo fenomeno, e sono inutili i vari accordi che spostano troppo in la le date per poter diminuire l'emissione di gas serra nell'atmosfera.
Inutile è anche la differenziata, inutile è ricorrere a macchine meno inquinanti, inutile e adottare dei metodi e dei sistemi ormai vecchi.
Non è inutile prendere seriamente coscienza dello stato dell'arte e far crescere una cultura meno consumistica e più oculata, una cultura del rispetto della natura e la salvaguardia di ciò che abbiamo, facendo un lavoro certosino e lungo, che possa sfociare nel mare della consapevolezza e dell'oculatezza.
Non ci sono particolari ricette che possano fare tutto questo, ma c'è da affidarsi a quegli uomini e donne di buona volontà che credono che questa sia la strada maestra, la strada da perseguire.
I cambiamenti e le metamorfosi sono momenti di crisi, e ogni crisi è un momento di cambiamenti, spesso non indolori, non senza una vera sofferenza, perchè la crisi porta, quasi sempre, ad un miglioramento, ad una metamorfosi di adattamento, in questo l'uomo è molto bravo,l'uomo riesce,se pur lentamente, ad adattarsi ai cambiamenti, 


a trovare un punto d'equilibrio, un compromesso che gli consente di sopravvivere.
Tanti hanno, nel corso della loro vita, metamorfosi che modificano il "modus operanti", modificano le loro abitudini, le loro mire, i propri amici, le metamorfosi sono mutamenti che non sempre sono positive, anzi spesso sono negative, ci si trova soli con se stessi e arrabbiati con il mondo intero.
Spesso, chi non è abituato ai cambiamenti, rischia dal punto di vista psicologico, cadendo in baratri senza ritorno, e si rimane ancorati al passato solo per auto gratificarsi
solo alcune cose non devono e non possono mutare; i valori, la dignità e i pilastri che reggono la società, le regole.
La verità è sempre nel centro e non è mai da una sola parte. Guardare avanti è la vera e unica strada da percorrere, e le metamorfosi sono necessarie se non indispensabili.


Romualdo Alimena
Red. Blog.


giovedì 12 gennaio 2017

Oltre le apparenze









Capita, un po a tutti, di cercare tra le pieghe, tra le parti meno evidenti, negli anfratti meno esplorati, per andare oltre ciò che si vede.
Premessa, questa, per esprimere la vera e sincera essenza del ricercatore, della persona curiosa e avida di conoscere, vorremmo, in questo post, riuscire a fare un viaggio oltre la semplice, superficiale ed effimera apparenza, per poter riuscire ad entrare nell'anima delle cose, siano essi fatti storici, antropologici,folkloristici o ancora episodi di cronaca.
La cosa da tenere bene in mente, in questo viaggio, è quella di non perdere di vista l'obiettivo finale; la conoscenza senza secondi fini.
Quando ci programmiamo di realizzare qualche cosa; una ricerca storica, una ricerca sulle radici di un luogo, un progetto di vita comune, c'è necessità di pianificare, programmare e quindi mettersi a lavorare.
Spesso ci è capitato di non sapere da dove iniziare, ma approfondendo metodi e sistemi si inizia quasi sempre dal percorso inverso, risalendo alle origini o se volete alle radici.
Tante sono le difficoltà che si incontrano nel percorrere strade inesplorate, meandri poco conosciuti o sconosciuti ai più!
Spesso si è assaliti dallo scoramento, dallo sconforto, dalla incapacità di proseguire il cammino.
Spesso questo è dovuto a fattori quali; un impiegato che non ci consente di accedere ad archivi di oltre cinquanta anni, oppure a personaggi che credono di detenere la verità!.o ancora ad amministratori locali che ritengono poco importante la cultura come fonte di sviluppo sociale, morale e finanche economico.
Ma la capacità, l'entusiasmo e la passione non possono essere ostacolati da questi o da altri fattori, quando si ha presente l'obiettivo finale.
Nessuno è in grado di fermare le vere ed autentiche passioni, la voglia di sapere, di approfondire e anche la voglia di far conoscere e condividere serenamente i propri lavori.
Nessuno deve arrendersi, nessuno deve mollare e continuare, in religioso silenzio, il cammino intrapreso, non lasciandosi distrarre da mezze cartucce e piccoli uomini che hanno orizzonti limitati e assolutamente incapaci di crescere e di evolversi verso la luce intenza ed accecante del faro della conoscenza.
Lasciamo che si illudano del loro potere pro tempore,( temporaneamente) e che non lascerà traccia del loro cammino.
Non mancano idee, ma uomini che li supportino e li concretizzano, perchè da soli si rischia di appartarsi e rendersi invisibili, insiemi si concretizzano i sogni!.



Ivan Caputo
Red. Blog

Oltre le apparenze c'è l'ARTE

martedì 10 gennaio 2017

ARTE







Nel corso dei secoli  tante parole hanno modificato, in tutto o in parte, il loro significato originario,
certamente è una deriva semantica.
E' necessario spogliarsi, liberarsi dal significato imposto dalla storia e riscoprire il loro senso archetipo.
Tante parole, aggettivi, sostantivi e altro, hanno modificato il loro significato iniziale, fra queste c'è una parola che, più delle altre, ha modificato il suo significato ed è  la parola ARTE.
Tutti nel sentire, o pensare questa parola, le diamo un significato, che è strettamente legato ad una attività della sfera creativa ed emozionale della mente umana, la quale genera forme di natura estetica ed armoniose, attraverso la musica, la pittura, la scultura o le lettere.
Questa meravigliosa parola ha radici antichissime, deriva dalla radice ar-, che in una antica lingua , indiana (Sanscritto), significa andare verso, ma anche adattare, fare, produrre.
La stessa radice la ritroviamo, quasi intatta, nel latino ars, diversa è nella lingua greca, ma identico il doppio significato, di tecnica e di arte.
Quindi, da questi e altri dati, si è certi che il significato originario era diverso da oggi,
Arte aveva un' accezione pratica: indicava l'abilità in un'attività produttiva, la capacità di costruire oggetti.
E dunque il concetto di arte aveva una estensione maggiore rispetto ad oggi, e sotto tale definizione ricadevano molti campi dell'attività umana.
Chi è riuscito a dare un significato esaustivo e chiaro dell'Arte è stato, senza dubbio, Aristotele.
La sua definizione, nata dall'idea antica di un'attività squisitamente operativa, è tuttora attuale, ancorchè ignorata dai più.
L'Arte, dice Aristotele, è figlia dell'esperienza ed è il punto di incontro fra molte competenze empiriche.
Se, oggi, provassimo ad applicare tale definizione vedremmo moltissime cose sotto una luce diversa, perchè sono tante le cose che si generano dall'esperienza e collegano tra loro diverse aree di competenza.
Questa idea era ancora in uso durante il Medioevo, che distingueva  le arti in liberali e includevano, non a caso, architettura, medicina e meccaniche, e anche questo nasceva dall'idea di Aristotele, che già allora parlava di una radice comune da cui nasceva la scienza e l'arte.
"L'esperienza non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza da cui partoriscono arte e scienza
L'arte nasce quando da tante nozioni empiriche, viene prodotto un giudizio universale, che possa abbracciare le cose simili tra loro.
Infatti l'esperienza ci limita a dire che tale medicina è buona per quella persona, ma quando questo prodotto è utile per tutti quelli affetti da una determinata patologia (ossia affetti, ad esempio, da catarro o da febbre o ancora da male alle ossa) questo è compito riservato all'arte".
Secondo la visione aristotelica, allora come allora, la medicina è arte per eccellenza.
Per questo gli anglosassoni ne sono consapevoli e tuttora la considerano medical art,
questo perchè la medicina, gran parte, nasce da un sapere empirico, ma anche perchè l'arte medica nasce dall'incontro tra diverse discipline del sapere empirico.
Ma non facciamoci prendere dall'arte medica e vediamo se l'arte ci riserva qualche altra interessante sorpresa.
Se l'arte, per Aristotele, è un sapere empirico, c'è un grande volano che muove il sapere empirico; ed è la cosiddetta euristica, che lavora su sapere tramandato da generazioni, per migliorarlo e alleggerire il tutto dai fronzoli, dalle cose inutili, questa è una sorpresa che non lo è più se pensiamo al tempo che c'è voluto per raggiungere il livello dei maestri architetti, che costruivano le cattedrali con sapere euristico, e con regole empiriche e poca matematica.
Metodi e sistemi tramandati da Maestri ad allievi attenti, curiosi e appassionati.
L'arte è un talento che va coltivato con passione e amore.
Senza amore non c'è arte.

Resp. Blog Piero Benincasa


domenica 8 gennaio 2017

Anche i sogni non sono perfetti!







Grazie, grazie a quanti ci stanno seguendo in questa nuova ed affascinante esperienza, non abbiamo ambizioni o diventare virali, desideriamo lasciare un piccolo segno del nostro breve passaggio, con semplici ma concrete azioni, come farvi partecipi di sogni, intimi, personali, ma anche vostri....grazie!!


Ho fatto un sogno, danzavano dolci fanciulle al frinir dei grilli, al canto degli uccelli e al trascorrere del tempo, gli elfi; tanti elfi colorati e sorridenti, si rincorrevano e si nascondevano in una sorta di gioco, che consentiva loro di ridere a crepa pelle e di renderli felici, e questo rendeva felici tutto il pubblico.
Non facevo sogni da molto tempo, e questo sogno è quasi sembrato vero, non dava l'idea del sogno, ma l'idea di un sogno divenuto realtà.
Ho visto pareti colorate cangianti e bimbe e giovani che con maestria e tanto lavoro hanno costruito uno spettacolo fantastico, il teatro era gremito di famiglie che venivano a vedere il saggio dei loro figli, appuntamento fisso di quasi tutte le scuole di ballo degne di questo nome,
ma dicevo delle pareti colorate cangianti, una trovata coreografica fine e a basso costo, è mancato, però, un vidiwall, o, come si chiama in italiano, un grande schermo o immagini proiettate, che oggi vanno di gran moda, ma nessuno è perfetto, neanche i sogni!
La musica è stata scelta con cura e abbinata a tutti i balletti con maestria da veri esperti, non era la solita musica ma una musica nuova, quasi celestiale, tranne la parte finale che rispecchiava più l'hard, il duro, il triste o quasi, un piccolo rammarico è stato quello di non aver visto consegnare targhe o pergamene per meriti in carriera,  le pergamene solo alle diplomanti, o diplomate, ma la presentatrice, insisteva su alcuni temi, come questo e poi non mi è molto piaciuta, anche perchè, era una nota stonata rispetto a tutto il resto.
E' stata, se vogliamo rimanere in tema, l'unica vera nota stonata;la presentatrice, che aveva un abito con un gran bello spacco ma aveva poco, o nulla, da far vedere, ma come dicevamo:" Anche i sogni non sono perfetti":
Il saggio si è concluso a tarda ora, tant'è che alcune bimbe quasi dormivano, tra sogno e realtà, tra il successo, i fiori, i regali ricevuti e la stanchezza, che adesso si faceva sentire tutta, e poi la gioia di tante mamme si leggeva nei loro occhi, anch'esse quasi addormentate ma felici, felici di aver realizzato i sogni dei figli e anche i loro.
Mi sono svegliato e ho scritto questo per tutte quelle bambine e donne, uomini e ragazzi, per tutte le mamme e i papà, a dire il vero pochi, che hanno partecipato al saggio 2016,
arrivederci al prossimo anno.
Infiniti auguri per un anno, il 2017, ricco di emozioni, affetti e serenità.


Resp. Blog Piero Benincasa



Piccoli traguardi! Grosse soddisfazioni


Dott. Chiara Cappellaro


Attenzione alle false promesse, alle bugie, ai progetti e ai finanziamenti inutili, fini a se stessi, fatti per soddisfare carrozzoni di porta borse, lecchini, tramezzi, nani e ballerine.
Molti attenti a chi predica bene ma si comporta male, a chi ha avuto grandi possibilità di esprimersi, di progettare e non c'è riuscito, perchè, come abbiamo sempre affermato,  ci vogliono idee possibili e che possano migliorarci.
Idee semplici, che traghettino questo periodo in lidi più tranquilli, spesso, da questo blog, abbiamo espresso idee, progetti e tanto altro, che non sono stati mai presi in considerazione.
Quali?.... Ci sarebbe piaciuto creare alcune piccole cooperative per ingegnarsi su determinati settori, quali? Uno, che ricordo bene, è stato il progettino di creare dei souvenir, che non esistono in Sila, creare qualche cosa che il forestiero, il turista o chi arriva in Sila non trova, e se trova qualche ogetto, di pessima fattura, è stato fatto da altre parti, con la scritta "Ricordo della Sila"
Questo era un progetto fantastico, ma nulla!...
Poi avevamo pensato di valorizzare alcuni prodotti della tradizione, e per questo avevamo scritto un post, per far diventare questi prodotti presidi Slow-Food, ci sarebbe piaciuto valorizzare il pesce azzurro e il pepe rosso, due prodotti che ancora si fanno come tanti anni addietro.
Ma spesso a questo si sovrappone un contesto non favorevole, non pronto per scelte coraggiose e anche ambiziose.
Ma noi insistiamo, perseveriamo, e piccoli ma significativi risultati vediamo all'orizzonte, verso mete ambiziose e coraggiose, Tra qualche mese verrà presentata sulla rivista dell'Archivio Glottologico Italiano, dalla ricercatrice Dott. Chiara Cappellaro della Oxford University, http://www.ling-phil.ox.ac.uk/romance-noun-plurals/people ,che nel 2012 è stata per quattro giorni a Bocchigliero, trovando delle peculiarità nel nostro dialetto, inoltre la stessa ricercatrice è stata autorizzata a ritornare a Bocchigliero per una presa di fattibilità di un progetto di collaborazione con il Comune,con il Museo Contadino e con quanti vorranno parteciparvi.
Siamo orgogliosi e felici per questo, che riteniamo strade corrette per uno sviluppo sostenibile e duraturo.
Crediamo che si debba chiedere la collaborazione di quanti hanno a cuore le sorti del nostro amato, ma bistrattato borgo.

         Resp. Blog Piero Benincasa

giovedì 5 gennaio 2017

La Befana


Dettaglio di un lavoro eseguito dall'insegnante sig. Teresa Brunetti






Questa notte arriva la notte magica, la notte dove, si raccontava, che gli animali parlassero, che dalle fontane sgorgasse olio, e tutti gli animali dovevano mangiare in maniera adeguata, per continuare il duro cammino in campagna, come da tradizione, la notte della Befana, e noi vogliamo ricordarla con una poesia in vernacolo calabrese. Come avevamo promesso la traduciamo in italiano, pur sapendo di perdere la musicalità vernacolare ,lasciamo a voi la libertà di decidere e di scegliere, buona lettura....e serena Befana.


                              ' A  BIFANA
                                                        
             Iu ma ricùardu lenta,jiaca e bekkja,
             'na vesta longa, tinta e menza rutta,
             'nu saccu 'ntuppellatu subb'i spalli
             e pupe,cavalluzzi e ppalle e gomma.
             Subba 'nu libru vìekkju l'haju vista
             doppu chi 'n'annu, a sira e a Bifana,
              'a mamma m'avìe dittu ppe 'mpicare
              'ntra cimineja 'nu quazìettu lùangu
              ch'a mmenzannotte passave lla Bifana
              e 'ntru quazìettu e di guagliuni buoni
              lassave jocarìalli e ccose bone
              e ccinnara e ccarbuni ppe lli tristi.
              Stampatu m'è rrimastu 'mprunta e 'nkore
              chillu chi cc'ere 'ntu quazìettu miu:
              'na palla e gomma subb'u focularu
              e 'ntru quaziettu, 'mpinti a 'nna patata,
              'nu pugnu e quattrusordi tutti nùovi
              'na busta e garramelle e 'nnu turrune
              e 'ntru pedale cinnara e ccarbuni.

                                            
                             LA BEFANA

           Io la ricordo magra, bianca e vecchia,
           con una veste lunga, sporca e per metà  rotta
           un sacco stracolmo sopra le spalle pieno
           di pupazi, cavallini e palle di gomma.
           Sopra un vecchio libro l'avevo vista
           dopo che un'anno, la sera della Befana,
           mia mamma mi aveva detto per appendere
           nel camino una calza lunga
           che a mezza notte sarebbe passata la Befana
           e nella calza dei bravi ragazzi
           lasciava  giocattoli e cose buone
           e cenere e carbone per i monelli.
           Stampato mi è rimasto in fronte e in cuore
           quello che c'era nella mia calza:
            una palla di gomma sopra il camino
            e nella calza, attaccati ad una patata,
            un pugno di quattrosoldi tutti nuovi
            una busta di caramelle e un torrone
            e in fondo  cenere e carboni.
                 

                                                           Tratta da: Liriche in Vernacolo Calabrese
                                                                           Editore Pellegrini 1981
                                                                           di Emilio Benincasa
                 

lunedì 2 gennaio 2017

Risposte.......Orgoglio e Dignità



Il silenzio è sempre la risposta migliore.
Nessuna risposta è più esaustiva del silenzio, quando gli interlocutori non hanno la capacità di ascoltare le risposte.
Un grazie, in questo post, va a tutti quelli che collaborano con Noi!, si noi non è inteso plurale maiestatico,  ma siamo in tanti, vicini e lontani, ma tutti con una gran voglia di verità, di altruismo senza secondi fini, con vera e sentita carità cristiana. 

(Ché mal per noi quella beltà si vide (F. Petrarca).
Ci siamo dati delle regole, che non sono scritte, ma sono dentro di noi, con noi e fanno parte del nostro bagaglio di vita, sono i pilastri del nostro modus operandi, sono tra i nostri valori.
Noi, quasi mai facciamo citazioni, sfuggiamo facili strade, populismi volgari, urla senza senso, schiamazzi che portano all'illusione di sentirsi appagati. 
Lungi da noi voler offendere, o schiacciare chi ci offende, chi ci denuncia, o chi tenta di allontanarci dalla verità.
Non siamo immuni da errori, che possano anche sfociare in tribunale, noi, ci assumiamo le nostre responsabilità sino in fondo.
Non temiamo i marosi, ci siamo abituati, non abbiamo paura di cadere, perchè è già successo, e con dignità e onore ci siamo rialzati.
Quando il desiderio altrui era quello di vederci per sempre a terra.
Vette raggiunte e vette da raggiungere, personali,collettive e professionali.
Continueremo a vivere tenendo bene a mente ciò che ci è capitato, per non inciampare dove si già inciampato, per mantenere la schiena diritta e non dimenticare, mai, che l'uomo può definirsi tale se non perde mai la propria dignità.
Oggi, più di ieri, si perdono di vista pilastri portanti della nostra quotidianità, essere è sempre più difficile, in un mondo di apparenza, di inutile materialismo per appagare recondite carenze che certamente non ci renderanno felici. 
Anzi, questo ci svuota l'anima dalla possibilità di redimerci e di crescere per andare lontano, lontano nel nulla, per arrivare al traguardo del tempo ricchi di esperienze che ci hanno reso uomini..e non Oltre.