C'era una volta... così iniziavano i racconti e le favole per bambini, non molto tempo addietro, si stava attorno al fuoco ad ascoltare la voce tremula ma decisa della nonna che, per farci stare buoni, riuniva noi nipoti davanti al camino, allo scoppiettare delle castagne che stavano diventando caldarroste, iniziava: " C'era una volta....
Ricordo, con nitidezza impressionante, il suo sguardo che mimava; ora la gioia, ora la paura o lo sconcerto e noi, con la bocca aperta, ascoltavamo in religioso silenzio, e infinita curiosità quei racconti che avevano, sempre, una morale, un piccolo, ma importante, messaggio di saggezza, di oculatezza e anche di lungimiranza.
C'era, ricordo benissimo, in una di queste favole, un uomo che andando per le strade del mondo era sempre e costantemente critico, sottolineando tutti i difetti delle persone che incontrava, e qualcuno rimaneva colpito dal modo come questo signore dal nome oscuro e misterioso, si faceva chiamare Molok, forse di origine araba, o forse di origine mongolo, proveniente dalla lontana Mongolia, era un modo di controllo e critica dei difetti dell'altro, altre persone, si indignavano e si mettevano in forte imbarazzo, imprecando e maledicendo il signor Molok.
Poi divenne, Molok, responsabile di un tribunale e doveva decidere sulle diatribe di litigi che potevano sfociare nel penale, una sorta di giudice di pace, doveva essere il giudice che avrebbe dovuto frenare la mole di lavoro che c'era, come c'è, nei tribunali del mondo.
I tempi cambiarono, Molok non giudicava per verità assodate ed inappellabili, ma per sentimenti , per amicizia, per interesse e, a volte, nascondeva la verità.
La gente lo temeva, viveva una vita ritirata e solitaria, tranne la frequentazione di un giovane filosofo, che incontrava durante la passeggiata serale lungo il viale alberato, che in quel periodo era fiorito e profumato di mille aromi di fiori e di fioriture bellissime.
Il suo"amico" si chiamava Lasmajio, anche questo un nome ci sembrò più unico che raro.
nelle loro lunghe passeggiate si sfogavano dei (loro) problemi atavici e anche di quelli quotidiani, e proprio una sera mentre si discuteva del corretto comportamento morale, Lasmajio, gli disse che prima di giudicare gli altri è importante pensare a se stessi, prima di criticare le gobbe altrui, ci si guardi le proprie, che spesso sono molto più pesanti e grosse dell'altro, del conoscente, dell'amico, del parente o dello sconosciuto.
Le sentenze date dall'alto delle proprie cariche, anche e soprattutto se Istituzionali, non posso escludere le proprie colpe; fatte di bugie e di falsità, Lasmajio era un giovane filosofo alla ricerca di una strada corretta, giusta, con un forte senso civico e ricca di valori,
Molok si sentì colpito profondamente da quelle parole, che erano pesanti quanto un macigno, si sentì un essere spregevole e cattivo, un uomo che non meritava di essere riconosciuto come tale, aveva perso, e se ne rese conto benissimo, la dignità, l'onore e anche la fama, pianse, pianse a lungo, per buttare fuori tutta la sua rabbia, la sua cattiveria, la sua visione di una strada, che era sbagliata e inutile, per costruire un vero uomo, fatto di umiltà, verità e valori da rispettare sempre.
Poi sopraggiunse la vecchiaia per Molok, che continuava a vedere il suo primo amico vero, Lasmajio, ormai divenuto docente di Filosofia applicata, Molok, incontrandolo, a fatica, con la voce bassa e lenta lo ringraziò di vero cuore, per tutto quello che gli aveva donato, Lasmajio non fu sorpreso, ma volle capire a cosa, in particolare, si riferisse Molok, e Molok gli spiegò che in una delle tante passeggiata nel viale, aveva avuto, grazie alle sue parole, una visione corretta della diritta via e da quel momento cambiò la sua vita individuando cosa era giusto o sbagliato fare, individuò i valori della vita, pilastri fondanti della dignità di un uomo.
Resp. Blog
P. Benincasa







