domenica 30 dicembre 2018

Lettera aperta








Caro paese mio,
ho necessità di scriverti per dirti che sei ormai alla fine, o poco ci manca, ma questo non è colpa tua, ma degli uomini e delle donne che ti hanno posseduto, amministrato e anche atrocemente violentato.
Caro e amato paesello che mi hai visto nascere, che hai visto nascere i miei genitori, anche i miei nonni e i miei bis nonni, non avere collera se il tuo definitivo tramonto è all'orizzonte, non avere rabbia verso questi piccoli ed insignificanti esseri umani che ti hanno solo bistrattato per interessi spesso personali e per programmarsi un futuro agiato.
Siamo in un periodo di festa,
in cui tutti dovremmo essere più buoni,
ma chi aspira a possederti imperterrito continua a cercare proseliti per avere le tue fragili e stanche redini, in tutti i modi.
Povero e moribondo paesello mio che sorgi su una delle ultime propaggini della Sila,
guardando verso il mare che è stato culla della civiltà e della cultura, nonchè della nostra meravigliosa storia, che ospitando gli uomini della grande Bisanzio diedero solidi pilastri a tutti quelli che seguirono.
Ancora oggi dopo secoli si parla di te, si parla della tua storia, della tua potenza, ma nessuno pensa, oggi, al tuo futuro.
Mio paesello abbandonato, un tempo incorniciato di pini, castagni e secolari querce, oggi stanco e depauperato da uomini di poca cultura, di scarsa lungimiranza, hai solo fatto come il giunco, che si piega alla piena, ma non si spezza aspettando tempi migliori.
Tanti i tuoi pretendenti, ma pochi quelli che vogliono il tuo Bene,il Bene Comune.
Si sente nell'aria e anche nei fatti che non ci sono idee, non esistono reali e concreti progetti che possano rianimarti e farti risorgere a nuova vita.
Le bugie, è noto, hanno le gambe corte, e per dire bugie ci vuole memoria, e non dimenticare il passato, perchè il tuo declino, caro e amato paesello, parte da lontano; con ballerini, nani, bugiardi e mezze cartucce che hanno fatto di te ciò che hanno voluto.
Amministrare è avere un progetto politico, fatto di concrete e realizzabili IDEE, questo è quello che è mancato in passato e forse manca ancora oggi.
Sognatori e pionieri hanno fatto la storia, ma anche ambiziosi e lungimiranti, nessuno, però, può esimersi dalle proprie responsabilità, visibili, tangibili e purtroppo indelebili.
Anche perchè la storia non perdona, anche dopo cento e più anni, quindi è tempo di redimersi, di riflettere e di avere, almeno gli uomini di buona volontà, speranza che possa essere supportata da concretezza e idea del futuro, il futuro è già oggi.
Si sente in giro che hai tanti pretendenti, tanti che vorrebbero guidarti, farti.ancora del male e portarti verso il baratro, la suburra o il totale spopolamento,
A tutto ciò bisogna ribellarsi e non avallare, bisogna cercare la strada maestra per "riveder le stelle".

Caro paesello, non hai più tra le tue piccole viuzze bambini che giocano e creano quell' atmosfera di vita, non hai più gente che anima le piazze, ma ancora hai il tuo sito, la tua posizione che rimane spettacolare anche a chi è avvezzo a simili spettacoli, hai la tua terra intorno, semi abbandonata ma ricca di sostanze che danno ottimi sapori ai frutti, come ha fatto per molti decenni.
Sei forte paesello mio, e supererai anche questo periodo, perchè toccato il fondo non si può che rialzarsi e credere ancora che ci saranno uomini e donne di buona volontà che daranno lustro al tuo passato, al tuo presente e soprattutto al tuo futuro.
Felice 2019 a tutti gli uomini e le donne di buona volontà-




Resp. Blog
P. Benincasa



martedì 4 dicembre 2018

Diario di bordo.


Il 15 Novembre, la nostra Associazione, "VUCCHIGLIARI", ha seminato diversi tipi di  grani antichi, che abbiamo avuto dall'Associazione Nazionale AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica.
( https://aiab.it/ )
Siamo fieri di aver aggiunto un piccolo, ma sostanziale, tassello al nostro progetto, che mira a ricostruire una filiera tra passato, peculiarità territoriali e tradizioni culturali, orali, agricole e di folklore, che arrivano al paganesimo sino al cristianesimo, quest'ultimo  dovette accettare riti e tradizioni del popolo per non perdere fedeli e credibilità; con i proverbi, le storie e gli insegnamenti morali contenuti nelle scritture, ma soprattutto con la storia culturale della terra di Calabria.
Scelte opportune e politiche, che hanno dato valenza e credibilità al credo religioso cristiano,  del cristo che si è sacrificato per i peccati dell'uomo.
Spesso riti e tradizione hanno portato a scontri e negazioni tra chi non vuole far disperde o perde la Storia dei luoghi e chi conosce la differenza tra Paganesimo e Cristianesimo, tra sacro e profano, tra verità e falsità.
Ma da esperienze maturate in decenni di battaglie, spesso vinte, si è pensato di affidarsi a soggetti che hanno saputo dare anima, storia, identità e opportunità a luoghi destinati all'oblio.
Alcune esperienze, di amici di Bocchigliero, ci hanno dato lo spunto e lo stimolo per poter affrontare un percorso non di immediata o rapida concretezza, ma un percorso in salita, fatto di enormi e avvolta insormontabili  ostacoli che solo il tempo riuscirà a superare, noi andremo per la nostra strada, continuando a credere che la strada intrapresa sia corretta, ma non l'unica da percorrere, per dare un vero futuro e concrete opportunità ai pochi rimasti.
Vorremmo semplicemente che questo lembo di terra di Calabria non fosse consegnato ai luoghi abbandonati, fantasmi.
C'è voglia di conservare e preservare il nostro passato; fatto di Storia, Tradizione, Riti, Folklore, Cultura e Radici.

Resp. Blog
P. Benincasa





sabato 3 novembre 2018

RESILIENZA




Molti, in questi ultimi tempi, sentono il termine resilienza, tanti non vanno a guardare, anche solo sulla rete, il significato di tale termine.
Sergio Astori ha scritto, per la casa editrice San Paolo, Cinisello Balsamo, circa un anno addietro, un libro dal titolo "Resilienza".
Ma cos'è la resilienza, che hanno  soprattutto i bambini, essa è la capacità di superare momenti drammatici, tristi, tragici e forse insuperabili, ma chi possiede la dote della Resilienza riesce sempre ad andare oltre, a superare e riuscire ad elaborare il trauma.
La resilienza è fondamentale in psichiatria e psicologia, anche perchè solo con questa capacità si riesce a lavorare e ottenere risultati.
Astori nel suo cammino approda a conclusioni concrete, ritenendo che la resilienza è anche la capacità di rigenerarsi e ricominciare.
Resilienza è anche adattarsi ai cambiamenti, di ogni genere, anche climatici.
Ma non solo la R può essere la capacità dei metalli di resistere a forze dinamiche, e distribuire le forze subite.
Quindi oggi essere resilienti è una dote di pochi, ma può essere alla portata di tutti, è fondamentalmente la capacità di adattarsi a cambiamenti repentini, violenti ed inaspettati.
Senza questa dote, questa capacità, si rischia il baratro, la fine e anche l'impoverimento morale sociale e anche economico.
Siate resilienti, fatevi scivolare addosso ciò che può procurarvi turbamento, ansia e finanche dolore, questo comporta un percorso non sempre facile, ma un percorso che tutti dobbiamo fare per avere la consapevolezza di guardare in faccia la realtà e non sfuggirla, come fanno in tanti, non createvi falsi miti, non aspirate ad essere ciò che non potrete essere mai! Non credete sempre a ciò che vi raccontano o a ciò che vedete, oggi è facile essere abbindolati ed essere facilmente trascinati verso cose inesistenti e irreali.
Resilienza è anche la capacità di valutare bene, stando con i piedi per terra, le strade da scegliere in poco tempo, visto che c'è comunque da decidere ed in fretta.
La R è anche intelligenza, perché chi prima si adatta è più resiliente ed intelligente.
Resp. Blog
P.Benincasa

venerdì 26 ottobre 2018

IMMIGRATO!!





E' veramente e sinceramente triste, sentirsi additare come colui o coloro che vogliono " Chiudere la bocca": " E stai provando anche con me a chiudermi la bocca!!".
No assolutamente sei fuori strada, io, Noi non vogliamo chiudere la bocca a nessuno, tanto meno a chi vive lontano dal nostro Borgo,
e forse lo vive in maniera diversa da chi lo vive quotidianamente o anche solo nei fine settimana.
Vorremmo, al contrario, farvi partecipe di quello che si sta sviluppando a Bocchigliero, anche e solo ad opera di pochi, che ancora credono in una rivitalizzazione del luogo natio.
Per questo, e  tanto altro, vorremmo coinvolgere Voi che siete lontani in questo Progetto e tentativo di creare delle opportunità, per un reale, concreto e possibile sviluppo, sviluppo che passa anche attraverso Voi che siete lontani, ma vicinissimi al Borgo natio;con il cuore e con i ricordi che ci, e vi hanno resi Uomini di sentimento e di amore per le cose semplici: 'A ruga, 'a partitella alle carte, 'a caminata ccù l'amicu e i ricordi struggenti d'infanzia o i tanti ricordi indelebili che sono dentro ognuno di noi.
Nessuno deve fare a meno dell'altro, forse sono stato frainteso, forse non riesco,e adesso non riusciamo a trasmettervi quello che stiamo progettando e anche eseguendo.
Da poco più di tre mesi è nata, a Bocchigliero, una nuova Associazione, diretta, ne è il Presidente, da Francesco Tucci; Ass. Socio Culturale Vucchigliari, con un gruppo di uomini e donne che credono fortemente alla reale possibilità di investire tempo,passione e convinzione per una rinascita sostenibile, solidale,sociale e culturale del nostro paese natio, ma anche il paese dei nostri genitori e dei nostri nonni, in poche parole il luogo delle nostre origini, il luogo delle nostre radici.
Desideriamo che questo Borgo, ormai quasi spopolato,non muoia, non rientri in quei Borghi fantasmi, in quei posti totalmente spopolati.
In mente mi torna Roghudi (rc), Borgo alle pendici dell'Aspromonte,abbandonato per un alluvione che spazzò via mezzo paese e il ponte che lo collegava ad una strada provinciale.
Oggi tanti paesi si stanno spopolando per tantissimi motivi e qualcuno che tenta la carta dell'accoglienza, come Riace, si imbatte in irregolarità formali e non sostanziali.
Vorremmo farvi partecipe di quello che stiamo facendo da quando siamo nati.
L'Associazione nasce come gruppo e come sostegno, supporto e contributo ai progetti che da anni sono sul tappeto; di vecchie e nuove Amministrazioni, che probabilmente non credono a strade, forse in salita, ma uniche per una seria e concreta rivitalizzazione sociale e culturale ma probabilmente anche ricaduta di immagine ed economica del Borgo, che si trova su una delle ultime pendici che dolcemente vanno  verso il mare che ha contribuito a darci radici e cultura, storia e coraggio; il mare dei Greci.
Greci che, sulle nostre assolate marine, hanno fondato città come Crotone o Sibari e hanno dato le fondamenta a questo lembo italico che non ha saputo sfruttare e vendersi per quello che è stato e probabilmente lo è ancora, questa terra chiamata Calabria.
Ma torniamo al contributo fattivo, tangibile e concreto che tutti dobbiamo e possiamo dare.
A decisione unanime il Direttivo dell'Associazione ha intrapreso una strada che passa attraverso sinergie che siano esse Sociali, Culturali e anche Economiche.
Stiamo ricostruendo una filiera;la filiera del grano per il suo pagano e sacro utilizzo.
Infatti durante la celebrazione della festività di S. Rocco, la nostra associazione ha voluto fortemente costruire e metterlo all'incanto un Maio, questo perchè, essendo il Maio fatto principalmente di biscotti, con il fiore della farina, abbiamo indagato e ricercato questa antica tradizione del Maio, scoprendo che si tratta di ex-voto, e anche un ringraziamento per il buon raccolto.
Tanti anni addietro, durante alcune processioni, si portavano i Maji in processione, e una persona, di Bocchigliero, parlò, in alcuni articoli, dei Maji, articoli pubblicati su riviste di respiro nazionale.
Si costruivano tanti Maji, anche in numero superiore a venti, e venivano portati in processione per le vie del Borgo.
Quando i Maji, venivano offerti alla Banda Musicale locale questa si recava da chi aveva offerto loro il Maio e veniva trattato come il santo, con la musica veniva accompagnato verso la via principale del paese.
Oltre ai Maji, fatti con il più nobile dei frutti della terra: il grano, c'è una tradizione dedicata a S. Lucia, dove ritorna il grano, infatti il giorno della vigilia e il 13 Dicembre, giorno appunto dedicato alla Santa siciliana, si mangia la Cuccìa, preparata in contenitori di terracotta, "pignate",al fuoco, questa pietanza si serve a fine pasto, quasi come un dolce, al grano cotto, quasi a forma di occhio, viene aggiunto il mosto cotto e diventa un piatto particolarmente gradito ai bambini, ma non solo.
Tradizioni che vanno sparendo, Noi non vogliamo che questo succeda, non vogliamo vedere il nostro luogo natio divenire uno dei tanti Borghi spopolati, abbandonati e quindi perdere per sempre i nostri ricordi, le nostre tradizioni, la nostra storia e la nostra unicità.
desideriamo coinvolgervi per essere partecipe della nostra rinascita, della risalita, che certamente sarà faticosa, impervia e lunga, ma vogliamo, insieme a voi, tentare questa carta che noi crediamo vincente, per dare lustro ad un luogo che non può essere dimenticato.
Non siamo in tanti, ma crediamo fortemente che insieme si possa Rinascere.
Potete contribuire con suggerimenti, progetti, partecipando anche economicamente ai progetti in cantiere.
21 Agosto 2018
Noi accettiamo chiunque sia disposto ad essere parte attiva e propositiva all'interno della nostra e vostra Associazione, non a caso denominata VUCCHIGLIARI.


Resp. Blog
P. Benincasa

venerdì 12 ottobre 2018

Autunno Caldo!


Autunno Caldo 1969


Questo è, di fatto, un caldissimo Autunno, ricco di preparazioni per le future battaglie: sociali, culturali e politiche.
Le tragedie si susseguono come se stesse arrivando l'Apocalisse, la fine del mondo, siamo invasi dalla plastica, dallo smog e dal forte ed inarrestabile riscaldamento della Terra.
Sembra che stia arrivando ad una fase in cui ha necessità di rigenerarsi attraverso terremoti, alluvioni e inondazioni con conseguenze catastrofiche, è, per Madre Terra, una necessità fisiologica, indispensabile per rendere l'uomo più rispettoso di questo Paradiso che è la Terra.
Ma torniamo a quello che bolle in pentola per le prossime tornate elettorali.
Il plurale è d'uopo, anche perchè si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo, per alcune Regioni e per tantissimi Comuni.
Sarà una tornata elettorale dove si combatterà sino all'ultimo colpo, all'ultima offesa, anche personale, per governare, per avere una delle armi più potenti che l'Uomo abbia mai posseduto: il Potere, per poi,  presto, dimenticarsi delle promesse o dei programmi promessi ai "sudditi cittadini"durante la campagna elettorale.
Questo dovrà finire, dovrà prevalere l'interesse comune, sull'interesse personale, l'onestà intellettuale sulle associazione criminali che hanno minato le fondamenta dei valori costruiti in millenni di storia. 
C'è aria di Nuovo nel vento di Ottobre, anche se ancora lo scirocco africano non ci molla, anche se la sera le temperature si abbassano drasticamente, dando vita a fenomeni come la nebbia e di conseguenza un forte tasso di umidità.


Le coscienze muteranno solo nell'Era dello Spirito, quando si abbandoneranno alcuni modelli e si utilizzeranno e sperimentando nuove e corrette strade di totale compatibilità con l'Ambiente, dando risaldo al bello reale, alla vera conoscenza della Storia e del passato dell'Uomo, per sapere da dove veniamo e dove andremo!  
Sarà abbondante il necessario, abbandonando l'inutile e il superfluo, che non ci ha mai reso Felici, al più ci ha soddisfatto solo per il gusto di possedere, consumare e non Amare.
La virata dovrà essere brusca ed immediata, per riuscire a frenare questo inarrestabile declino, che non è solo un declino dovuto all'inquinamento, ma anche ad un declino morale, sociale e culturale, è necessario che si creano nuove coscienze, che alcuni falsi valori vengano rinnegati e si smetta di credere che il modello consumistico porti alla Felicità, così come ci hanno fatto credere, questo e tanto ancora ci ha voluto trasmettere il calabrese di spirito profetico dotato: Gioacchino da Fiore, vissuto nel tardo medio evo.
Il frate, nato a Celico (cs), 1130/ 1145, e morto il 30 Marzo 1202, a Pietrafitta (cs),
profetizzò l'Era dello Spirito, l'era finale, in cui l'Uomo dovrà redimersi e puntare con convinzione all'essere e non più all'apparire, dovrà arricchirsi di conoscenza, valori e verità spirituale, per elevarsi e trovare il giusto posto sulla Terra, che sia in simbiosi amorevole e sostenibile, riuscendo a lasciare, alle future generazioni una Terra migliore, un pianeta che si possa considerare "Paradiso in Terra".
I tempi sono maturi, ma non immediati, è necessario, oggi, prenderne consapevolezza, lo fanno già in tanti, e sposare l'era dello Spirito.

Resp. Blog
P. Benincasa

Gioacchino da Fiore



martedì 2 ottobre 2018

Il mito di Demetra e Persefone







Demetra, figlia di Crono e di Rea era la madre di Persefone(Core), avuta dal fratello Zeus.
Un giorno Persefone, mentre coglieva dei fiori con altre compagne si allontanò dal gruppo e all'improvviso la terra si aprì e dal profondo degli abissi apparve Ade, dio dell'oltretomba e signore dei morti che la rapiva perchè da tempo innamorato di lei. Il rapimento si era compiuto grazie al volere di Zeus che aveva dato il suo consenso ad Ade per compiere la violenta azione amorosa.
Demetra, accortasi che Persefone era scomparsa, per nove giorni corse per tutto il mondo alla ricerca della figlia sino alle più remote regioni della terra. Ma per quanto cercasse, non riusciva ne a trovarla, ne ad avere notizie del suo rapimento.
All'alba del decimo giorno venne in suo aiuto Ecate, che aveva udito le urla disperate della fanciulla mentre veniva rapita ma non aveva fatto in tempo a vedere il volto del rapitore, che suggerì a Demetra di chiedere ad Elios, il Sole. E così fu. Questi disse a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade.
Inutile descrivere la rabbia e l'angoscia di Demetra, tradita dalla sua stessa famiglia di olimpici. Demetra abbandonò l'Olimpo e per vendicarsi, decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia. In questo modo gli dei non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.
Si mise quindi la dea a vagare per il mondo per cercare di soffocare la sua disperazione, sorda ai lamenti degli dei e dei mortali che già assaporavano l'amaro gusto della carestia.
Il suo pellegrinaggio la portò ad Eleusi, in Attica, sotto le spoglie di una vecchia, dove regnava il re Celeo con la sua sposa Metanira. Demetra fu accolta benevolmente nella loro casa e divenne la nutrice del figlio del re, Demofonte.
Col tempo Demetra si affezionò al fanciullo che faceva crescere come un dio, nutrendolo, all'insaputa dei genitori, con la divina ambrosia, il nettare degli dei. Attraverso Demofonte la dea riusciva in questo modo a saziare il suo istinto materno, soffocando il dolore per la perduta figlia. Decise anche di donare a Demofonte l'immortalità e di renderlo pertanto simile ad un dio ma, mentre era intenta a compiere i riti necessari, fu scoperta da Metanira, la madre di Demofonte. A quel punto Demetra, abbandonò le vesti di vecchia e si manifestò in tutta la sua divinità facendo risplendere la reggia della sua luce divina.
Delusa dai mortali che non avevano gradito il dono che voleva fare a Demofonte, si rifugiò presso sulla sommità del monte Callicoro dove gli stessi Eleusini gli avevano nel frattempo edificato un tempio.
Il dolore per la scomparsa della figlia, adesso che non c'era più Demofonte a distrarla, ricominciò a farsi sentire più forte che mai e a nulla valevano le suppliche dei mortali che nel frattempo venivano decimanti dalla carestia.
Alla fine Zeus, costretto a cedere alle suppliche dei mortali e degli stessi dei, inviò Ermes, il messaggero degli dei, nell'oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, non recriminò alla decisione di Zeus ma anzi esortò Persefone a fare ritorno dalla madre. L'inganno era in agguato. Infatti Ade, prima che la sua dolce sposa salisse sul cocchio di Ermes, fece mangiare a Persefone un seme di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.
Grande fu la commozione di Demetra quando rivide la figlia ed in quello stesso istante, la terrà ritornò fertile ed il mondo riprese a godere dei suoi doni.
Solo più tardi Demetra scoprì l'inganno teso da Ade: avendo Persefone mangiato il seme di melograno nel regno dei morti, era costretta a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo. Questo infatti era il volere di Zeus.
Fu così allora che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all'autunno e all'inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all'estate

DemetraFiglia di Crono e di Rea e quindi sorella di Zeus, è nella mitologia greca la dea delle piante e dei cereali, patrona della fertilità del suolo e della fecondità femminile. Ebbe due figli: Persefone dal fratello Zeus e Pluto (dio delle ricchezze) dal mortale Iasione. Oltre questi ebbe anche il cavallo Arione dal fratello Poseidone.
Nella mitologia latina è identificata con Cerere, dea della vegetazione e delle biade il cui culto veniva festeggiato nelle feste cosiddette "cerialia" dove venivano sacrificate delle scrofe, a lei sacre e si offrivano le primizie dei campi.



EliosFiglio del Titano Iperione e di Teia (o di Eurifaesse, secondo Omero), era fratello di Selene (la luna) e di Eos (l'Aurora). Aveva il compito di portare la luce agli uomini e per questo scopo percorreva il cielo da Oriente ad Occidente a bordo di un cocchio d'oro trainato da quattro destrieri mentre il ritorno, da occidente ad oriente, lo percorreva a bordo di una nave d'oro.
Era considerato nemico dei malfattori perchè vedeva ogni cosa ed il suo nome era invocato nei giuramenti.
Sposò l'Oceanina Perseide da cui ebbe Eete (padre di Medea) e Circe e numerosi altri figli

dal web!



domenica 30 settembre 2018

Ottobre.. Benvenuto







Ottobre è il mese in cui, un tempo, si ritornava a scuola, si, non tanto tempo addietro si tornava a scuola il primo di Ottobre, ma non solo, in Ottobre maturano e si consumano frutti fantastici dal sapore arcaico e che ricordano l'infanzia di tanti.
Ottobre è il mese della semina; del grano e di tanti cereali che vengono seminati nella speranza di un clima idoneo per consentire al seme di crescere e maturare per dare ottimi frutti.
E' il mese delle castagne, dell'uva, del melograno, dei funghi e della preparazione all'arrivo, ormai vicino, del Generale inverno.
Ottobre non viene, oggi, preso tanto in considerazione come facevano i nostri nonni, in Ottobre programmavano l'anno agricolo, si creavano un minuzioso e dettagliato crono programma, loro, i nonni, sapevano che iniziava un periodo di fermo, ma nello stesso tempo sapevano che dovevano essere pronti e quindi programmare il da farsi per i mesi poco ideali per lavorare la terra.
I tempi sono mutati, siamo distratti dalle incombenze quotidiane, dalla vita frenetica e stressante, che ci porta ad essere sempre più lontani dalla Madre Terra.
E' necessario, vitale e forse indispensabile tornare alla Terra, per essere in armonia con noi stessi, con il mondo e con gli altri.

Resp. Blog
P. Benincasa

mercoledì 26 settembre 2018

Sapori, Umori & Colori d'Autunno




Finisce una stagione, l'Estate, che è stata strana, non costante, con temperature calde durante il giorno e fredde durante la notte, inoltre tanta pioggia, che non ha consentito alla frutta di maturare correttamente.
Ma per una stagione che va una nuova sta per entrare, l'Autunno, che ci accompagnerà per novanta giorni.
L'Autunno  è la stagione della preparazione al Generale Inverno; le foglie degli alberi ingialliscono e cadono, lasciando spogli gli alberi in attesa di nuova vita, di una rigenerazione della natura.
L'Autunno è la stagione dei colori tenui, cangianti e senza tempo, quando comincia questa meravigliosa stagione i colori ci incantano, ci catturano in un meraviglioso vortice anche di sapori, di aromi che il vento trasporta a volte dolcemente e altre in maniera violenta. Tanti i frutti di questa stagione, quando il clima lo consente, perché ormai il clima, ma soprattutto il micro lima è vistosamente cambiato.
Anche gli uomini in questa stagione mutano, sono un po più irascibili, nervosi, irritabili e tanto altro, questo perché si ritorna ad una normalizzazione che spesso non ci piace: lavoro, famiglia, amici e parenti, forse questo perché non siamo felici, e quando lo siamo non riusciamo a coglierne l'essenza, a capire cosa ci rende felici.
La ricerca della felicità è sempre stato un obiettivo umano, tutti propendiamo ad essere felici, a cercare uno stato d'equilibrio che ci possa far vivere bene con noi stessi e di conseguenza con gli altri.
Ma torniamo alla stagione che è appena arrivata, stagione che nell'immaginario collettivo viene identificata con colori tenui e profumi straordinari.
Nel periodo autunnale si preparano tante confetture, si lavorano i fichi, frutto, anzi fiore particolare, con il quale si possono fare tante cose: il miele, oppure dopo averle fatte seccare si imbottiscono di noci, mandorle e cannella, per poi essere consumato sino a Natale e oltre.
Quindi sereno e felice Autunno.


Resp. Blog
P. Benincasa


domenica 16 settembre 2018

Poesia








In tanti non leggono poesia, in tanti non apprezzano il valore artistico, ermetico, sentimentale e anche descrittivo paesaggistico della poesia.
la poesia è una delle massime espressioni dell'arte espressa con le parole, parole che riescono a trasmettere emozioni, ricordi, sensazioni e sentimenti.
La poesia, quella vera, è immortale.
Vi proponiamo una poesia di un calabrese, Arturo Grandinetti,nato a S. Giacomo di Cerzeto  il 12 gennaio 1900, che pochi conoscono.

                               



                                                A CERTI PRESUNTUOSI MILLANTATORI


O de 'l pensiero miseri pigmei,
non ostentate tanta vanagloria:
de gl'ignoranti spiriti babbei
vil contrassegno la procace boria.

E' basso, turpe, illustri pedagoghi,
che un uomo insulso, privo di coscienza,
il vanto, immeritevole, si arroghi
di portentosa rara intelligenza.

O rane gracidanti ne 'l pantano
la vostra alta sapienza è cianfrusaglia:
inette siete a scernere l'umano
vero mister, inette alla battaglia

de la ragione e del pensier, o fioche
luci che 'l vento spegne e che 'l grano faro
co 'l suo bagliore annienta, o voci roche
a 'l paragon del grido forte e chiaro.

Io vo commiserando i vostri gesti
tumidi d'imbecille vanità.....:
poveri microcefali molesti,
voi m'ispirate un senso di pietà.

                  S. Giacomo di Cerzeto, 3 aprile 1923



Resp. Redazione
 P. Benincasa

giovedì 13 settembre 2018

Settembre..Futuro





Bene, l'estate volge al termine; gli ombrelloni e le sdraio si sono chiusi o stanno per essere chiusi tra poco, le località turistiche marine si spopolano mostrando il loro vero, triste e desolato volto, si ritorna alla vita quotidiana, fatta di impegni e continue apprensioni per sbarcare il lunario.
Dal prossimo lunedì tutte le scuole saranno riaperte per gli studenti di ogni età.
Ma molte saranno le sorprese che troveremo al ritorno dalle nostre vacanze: aumenti di quasi tutte le utenze che tutti o quasi abbiamo; luce, acqua e gas, ma anche il carburante per auto è in vistoso aumento.
Poi la campagna elettorale europea è iniziata, con l'ultimo discorso all'Unione Europea del Presidente Jean-Claude Juncker, eletto nel 2014 a Luglio, entrato in carica il primo Novembre del 2014 con la Commissione.
Ci aspetta un periodo di attività un po calda, ma piacevole e sicuramente ci consentirà di confrontarci, di discutere e di farci una opinione chiara di come vogliamo l'EUROPA.
Tanti hanno bene in mente che le strade da percorrere per il futuro non sono tante, ma forse queste sono strade che dobbiamo intraprendere, per poter avviare un cambiamento che porti ad un vero coinvolgimento dei Popoli e delle Nazioni che fanno parte dell'Unione Europea.
In primo luogo cercando di valorizzare l'esistente e creare vere sinergie virtuose che possano creare benessere sociale, benessere e vivibilità dei luoghi che troppo spesso abbiamo sottovalutato, e ora che tutti, con le proprie competenze, partecipino a creare saldi pilastri su cui costruire il Futuro.

Resp.Blog
 P. Benincasa



domenica 2 settembre 2018

Lo spirito della legge























Sono , come Calabrese, indignato e avvilito, da ciò che sta succedendo in Calabria.
C'è un clima di preponderanza di uno dei poteri dello Stato civile e democratico che può permettersi di fare ciò che desidera.
Pare che a Gioia Tauro, comune commissariato per infiltrazioni mafiose, arriverà il Viceprefetto di Padova, indagato e sospettato di aver favorito illegalmente la società che ha gestito l'accoglienza di migliaia di profughi, rimosso dall'incarico è stato destinato a guidare, da commissario appunto, il comune di Gioia Tauro.
Dott. Pasquale Aversa, rimosso dall'incarico e quasi mandato in esilio al Sud, nel profondo Sud in provincia di Reggio Calabria.
Questo ai cittadini onesti di questa martoriata e bistrattata terra di Calabria non sta bene, c'è bisogno di gente che abbia ben chiaro il da farsi, e non gente che per punizione viene mandata in Calabria, designare un Commissario per un paese sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata, che è indagato non è un modo corretto di dare l'esempio, spesso si sente dire che lo Stato è assente, ma non solo lo Stato, sono assenti le Istituzioni primarie: Comuni, Associazioni e anche i Cittadini spesso lasciano correre, quasi avallando questo stato di cose.
Cari calabresi indigniamoci, rifiutiamo di essere trattati come gli ultimi della classe, come la Regione ultima per le cose positive e prima per quelle negative, c'è una Calabria onesta, laboriosa e non collusa, che deve alzare la testa e partecipare attivamente ad eventi Politico-Sociali,!.
Basta con questo far finta di non vedere, basta avallare senza conoscere, basta mezze cartucce e incapaci di gestire la cosa pubblica, basta con parate di facciata e finto buonismo, solo con lo scopo di raccogliere voti.
Se il popolo vuole può farlo, disarcionando una classe dirigente incapace di progettare il futuro di una terra che è stata illusa, ingannata e spolpata fino all'osso.
Ma i tempi sono maturi per scegliere con chi stare, di comprendere che il futuro è solo nelle mani di ogni singolo cittadino onesto, che non può esimersi di prendere consapevolezza e di conseguenza agire.
Dott. Pasquale Aversa.
Nonostante la si associ all’epoca moderna, l’idea della separazione dei poteri affonda le radici nella Grecia classica: nella riflessione filosofica dei tempi,  il cosiddetto governo misto era visto come antidoto alla possibile degenerazione delle forme di governo “pure”, nelle quali tutto il potere è concentrato in un unico soggetto.
Ad esempio, Aristotele, nella Politica, delineò una forma di governo misto, definita politìa (fatta propria poi anche da Tommaso d’Aquino), nella quale confluivano i caratteri delle tre forme semplici da lui teorizzate (monarchia, aristocrazia, democrazia); distinse, inoltre, tre momenti nell’attività dello Stato: deliberativo, esecutivo e giudiziario.
Grazie all’opera di Locke il principio di separazione dei poteri divenne sempre più simile a quello che oggi conosciamo, che attribuiamo principalmente a Montesquieu.

Montesquieu e i tre poteri

Come abbiamo detto, la moderna teoria della separazione dei poteri dello Stato viene associata a Montesquieu.
Il filosofo francese, nello Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, fonda la sua teoria sull’idea che:
“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”.
Individua, inoltre, tre poteri (intesi come funzioni) dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – che descrive in questo modo:
“In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati”, perché “una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica

I tre poteri oggi

Il principio dei tre poteri dello Stato è presente negli stati moderni, in particolar modo nelle democrazie. In linea generale:
  • Il potere legislativo, ossia il potere di fare le leggi, è in capo al Parlamento, nonché eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa;
  • Il potere esecutivo, ossia il potere di rendere esecutive le norme, è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione;
  • Il potere giudiziario è attribuito ai giudici.
Occorre sottolineare che, oltre alla separazione dei poteri così intesa, detta orizzontale o funzionale, si parla anche di separazione dei poteri verticale o territoriale, con riferimento alla distribuzione dell’esercizio delle funzioni pubbliche su più livelli territoriali (stato e altri enti territoriali).
Il sistema verticale trova riscontro nei sistemi federali e, di fatto, coesiste con quello funzionale: ad esempio, nell’ordinamento italiano la funzione legislativa, oltre a essere separata da quella esecutiva e giurisdizionale, è esercitata su due livelli territoriali (statale e regionale).
Nel caso in cui non esista una rigida separazione delle funzioni, perché organi appartenenti a poteri diversi concorrono al loro esercizio, si parla di bilanciamento dei poteri o, con un’espressione mutuata dal diritto costituzionale statunitense, sistema dei checks and balances.

In Italia

Vediamo come la separazione dei poteri dello Stato (potere legislativo, esecutivo e giudiziario) è ripartita nel nostro Paese.
Nel nostro ordinamento il potere legislativo spetta- ex artt. 70 e ss. Cost.- al Parlamento, il potere esecutivo – ex artt. 92 e ss. Cost.- al Governo, il potere giudiziario – ex artt. 101 e ss. Cost.- alla Magistratura.
Tuttavia, la divisione dei poteri tuttavia richiede un certo grado di collaborazione tra gli organi dello Stato senza il quale si cadrebbe nel conflitto e nel disordine costituzionale.

Potere legislativo

Il potere legislativo in Italia è in capo al Parlamento. Questo organo viene eletto dal popolo e rappresenta proprio la massima forma di democrazia.
Il nostro Parlamento è un organo bicamerale, ossia composto da due camere: Camera dei deputati e Senato della Repubblica. Le due Camere hanno identici poteri e per questo si parla di “ bicameralismo perfetto”.
Come definito dall’art. 70 Cost., la funzione legislativa è esercitata “collettivamente”: ciò si traduce nella necessità di voto favorevole sia da parte della Camera dei Deputati che del Senato.
Le leggi vengono formate seguendo un apposito iter, che prevede:
  • Iniziativa o proposta di legge;
  • Approvazione ( avviene articolo per articolo e poi con il voto finale sull’intera legge);
  • Promulgazione, che consiste in un controllo di regolarità e costituzionalità ad opera del Presidente della Repubblica;
  • Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Potere esecutivo

Il potere esecutivo in Italia è nelle mani del Governo. Al Governo spettano i poteri relativi all’adempimento di compiti previsti dalle leggi e, per questo, a tale organo sottendono gli uffici ministeriali che si occupano della Pubblica Amministrazione. Oltre al potere esecutivo, il Governo esercita anche quelli di direzione, impulso e indirizzo politico.
In casi particolari il Governo adempie anche alla funzione legislativa, attraverso due strumenti: il decreto legge e il decreto legislativo.

Potere giudiziario

Il potere giudiziario spetta alla Magistratura, un complesso di organi indipendenti (i giudici), il cui compito è decidere le liti applicando il diritto.
Le decisioni prese dai giudici prendono il nome di  sentenze. La Magistratura è composta da Giudici ordinari e speciali; in ogni caso, l’aspetto essenziale dei giudici è la loro esclusiva soggezione alla legge e quindi l’indipendenza da ogni altro potere.
Se così è nessuno potere dello Stato di diritto, deve invadere o interferire con gli altri, ma deve rispettare il proprio ruolo, secondo scienza e coscienza.
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 P. Benincasa