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domenica 30 dicembre 2018

Lettera aperta








Caro paese mio,
ho necessità di scriverti per dirti che sei ormai alla fine, o poco ci manca, ma questo non è colpa tua, ma degli uomini e delle donne che ti hanno posseduto, amministrato e anche atrocemente violentato.
Caro e amato paesello che mi hai visto nascere, che hai visto nascere i miei genitori, anche i miei nonni e i miei bis nonni, non avere collera se il tuo definitivo tramonto è all'orizzonte, non avere rabbia verso questi piccoli ed insignificanti esseri umani che ti hanno solo bistrattato per interessi spesso personali e per programmarsi un futuro agiato.
Siamo in un periodo di festa,
in cui tutti dovremmo essere più buoni,
ma chi aspira a possederti imperterrito continua a cercare proseliti per avere le tue fragili e stanche redini, in tutti i modi.
Povero e moribondo paesello mio che sorgi su una delle ultime propaggini della Sila,
guardando verso il mare che è stato culla della civiltà e della cultura, nonchè della nostra meravigliosa storia, che ospitando gli uomini della grande Bisanzio diedero solidi pilastri a tutti quelli che seguirono.
Ancora oggi dopo secoli si parla di te, si parla della tua storia, della tua potenza, ma nessuno pensa, oggi, al tuo futuro.
Mio paesello abbandonato, un tempo incorniciato di pini, castagni e secolari querce, oggi stanco e depauperato da uomini di poca cultura, di scarsa lungimiranza, hai solo fatto come il giunco, che si piega alla piena, ma non si spezza aspettando tempi migliori.
Tanti i tuoi pretendenti, ma pochi quelli che vogliono il tuo Bene,il Bene Comune.
Si sente nell'aria e anche nei fatti che non ci sono idee, non esistono reali e concreti progetti che possano rianimarti e farti risorgere a nuova vita.
Le bugie, è noto, hanno le gambe corte, e per dire bugie ci vuole memoria, e non dimenticare il passato, perchè il tuo declino, caro e amato paesello, parte da lontano; con ballerini, nani, bugiardi e mezze cartucce che hanno fatto di te ciò che hanno voluto.
Amministrare è avere un progetto politico, fatto di concrete e realizzabili IDEE, questo è quello che è mancato in passato e forse manca ancora oggi.
Sognatori e pionieri hanno fatto la storia, ma anche ambiziosi e lungimiranti, nessuno, però, può esimersi dalle proprie responsabilità, visibili, tangibili e purtroppo indelebili.
Anche perchè la storia non perdona, anche dopo cento e più anni, quindi è tempo di redimersi, di riflettere e di avere, almeno gli uomini di buona volontà, speranza che possa essere supportata da concretezza e idea del futuro, il futuro è già oggi.
Si sente in giro che hai tanti pretendenti, tanti che vorrebbero guidarti, farti.ancora del male e portarti verso il baratro, la suburra o il totale spopolamento,
A tutto ciò bisogna ribellarsi e non avallare, bisogna cercare la strada maestra per "riveder le stelle".

Caro paesello, non hai più tra le tue piccole viuzze bambini che giocano e creano quell' atmosfera di vita, non hai più gente che anima le piazze, ma ancora hai il tuo sito, la tua posizione che rimane spettacolare anche a chi è avvezzo a simili spettacoli, hai la tua terra intorno, semi abbandonata ma ricca di sostanze che danno ottimi sapori ai frutti, come ha fatto per molti decenni.
Sei forte paesello mio, e supererai anche questo periodo, perchè toccato il fondo non si può che rialzarsi e credere ancora che ci saranno uomini e donne di buona volontà che daranno lustro al tuo passato, al tuo presente e soprattutto al tuo futuro.
Felice 2019 a tutti gli uomini e le donne di buona volontà-




Resp. Blog
P. Benincasa



venerdì 26 ottobre 2018

IMMIGRATO!!





E' veramente e sinceramente triste, sentirsi additare come colui o coloro che vogliono " Chiudere la bocca": " E stai provando anche con me a chiudermi la bocca!!".
No assolutamente sei fuori strada, io, Noi non vogliamo chiudere la bocca a nessuno, tanto meno a chi vive lontano dal nostro Borgo,
e forse lo vive in maniera diversa da chi lo vive quotidianamente o anche solo nei fine settimana.
Vorremmo, al contrario, farvi partecipe di quello che si sta sviluppando a Bocchigliero, anche e solo ad opera di pochi, che ancora credono in una rivitalizzazione del luogo natio.
Per questo, e  tanto altro, vorremmo coinvolgere Voi che siete lontani in questo Progetto e tentativo di creare delle opportunità, per un reale, concreto e possibile sviluppo, sviluppo che passa anche attraverso Voi che siete lontani, ma vicinissimi al Borgo natio;con il cuore e con i ricordi che ci, e vi hanno resi Uomini di sentimento e di amore per le cose semplici: 'A ruga, 'a partitella alle carte, 'a caminata ccù l'amicu e i ricordi struggenti d'infanzia o i tanti ricordi indelebili che sono dentro ognuno di noi.
Nessuno deve fare a meno dell'altro, forse sono stato frainteso, forse non riesco,e adesso non riusciamo a trasmettervi quello che stiamo progettando e anche eseguendo.
Da poco più di tre mesi è nata, a Bocchigliero, una nuova Associazione, diretta, ne è il Presidente, da Francesco Tucci; Ass. Socio Culturale Vucchigliari, con un gruppo di uomini e donne che credono fortemente alla reale possibilità di investire tempo,passione e convinzione per una rinascita sostenibile, solidale,sociale e culturale del nostro paese natio, ma anche il paese dei nostri genitori e dei nostri nonni, in poche parole il luogo delle nostre origini, il luogo delle nostre radici.
Desideriamo che questo Borgo, ormai quasi spopolato,non muoia, non rientri in quei Borghi fantasmi, in quei posti totalmente spopolati.
In mente mi torna Roghudi (rc), Borgo alle pendici dell'Aspromonte,abbandonato per un alluvione che spazzò via mezzo paese e il ponte che lo collegava ad una strada provinciale.
Oggi tanti paesi si stanno spopolando per tantissimi motivi e qualcuno che tenta la carta dell'accoglienza, come Riace, si imbatte in irregolarità formali e non sostanziali.
Vorremmo farvi partecipe di quello che stiamo facendo da quando siamo nati.
L'Associazione nasce come gruppo e come sostegno, supporto e contributo ai progetti che da anni sono sul tappeto; di vecchie e nuove Amministrazioni, che probabilmente non credono a strade, forse in salita, ma uniche per una seria e concreta rivitalizzazione sociale e culturale ma probabilmente anche ricaduta di immagine ed economica del Borgo, che si trova su una delle ultime pendici che dolcemente vanno  verso il mare che ha contribuito a darci radici e cultura, storia e coraggio; il mare dei Greci.
Greci che, sulle nostre assolate marine, hanno fondato città come Crotone o Sibari e hanno dato le fondamenta a questo lembo italico che non ha saputo sfruttare e vendersi per quello che è stato e probabilmente lo è ancora, questa terra chiamata Calabria.
Ma torniamo al contributo fattivo, tangibile e concreto che tutti dobbiamo e possiamo dare.
A decisione unanime il Direttivo dell'Associazione ha intrapreso una strada che passa attraverso sinergie che siano esse Sociali, Culturali e anche Economiche.
Stiamo ricostruendo una filiera;la filiera del grano per il suo pagano e sacro utilizzo.
Infatti durante la celebrazione della festività di S. Rocco, la nostra associazione ha voluto fortemente costruire e metterlo all'incanto un Maio, questo perchè, essendo il Maio fatto principalmente di biscotti, con il fiore della farina, abbiamo indagato e ricercato questa antica tradizione del Maio, scoprendo che si tratta di ex-voto, e anche un ringraziamento per il buon raccolto.
Tanti anni addietro, durante alcune processioni, si portavano i Maji in processione, e una persona, di Bocchigliero, parlò, in alcuni articoli, dei Maji, articoli pubblicati su riviste di respiro nazionale.
Si costruivano tanti Maji, anche in numero superiore a venti, e venivano portati in processione per le vie del Borgo.
Quando i Maji, venivano offerti alla Banda Musicale locale questa si recava da chi aveva offerto loro il Maio e veniva trattato come il santo, con la musica veniva accompagnato verso la via principale del paese.
Oltre ai Maji, fatti con il più nobile dei frutti della terra: il grano, c'è una tradizione dedicata a S. Lucia, dove ritorna il grano, infatti il giorno della vigilia e il 13 Dicembre, giorno appunto dedicato alla Santa siciliana, si mangia la Cuccìa, preparata in contenitori di terracotta, "pignate",al fuoco, questa pietanza si serve a fine pasto, quasi come un dolce, al grano cotto, quasi a forma di occhio, viene aggiunto il mosto cotto e diventa un piatto particolarmente gradito ai bambini, ma non solo.
Tradizioni che vanno sparendo, Noi non vogliamo che questo succeda, non vogliamo vedere il nostro luogo natio divenire uno dei tanti Borghi spopolati, abbandonati e quindi perdere per sempre i nostri ricordi, le nostre tradizioni, la nostra storia e la nostra unicità.
desideriamo coinvolgervi per essere partecipe della nostra rinascita, della risalita, che certamente sarà faticosa, impervia e lunga, ma vogliamo, insieme a voi, tentare questa carta che noi crediamo vincente, per dare lustro ad un luogo che non può essere dimenticato.
Non siamo in tanti, ma crediamo fortemente che insieme si possa Rinascere.
Potete contribuire con suggerimenti, progetti, partecipando anche economicamente ai progetti in cantiere.
21 Agosto 2018
Noi accettiamo chiunque sia disposto ad essere parte attiva e propositiva all'interno della nostra e vostra Associazione, non a caso denominata VUCCHIGLIARI.


Resp. Blog
P. Benincasa

giovedì 30 agosto 2018

Farinacei Trofei: Il Maio.





“O Demetra, dea veneranda, apportatrice di messi, dai venerandi doni, tu con tua figlia, la stupenda Persefone, benigne premiate il mio canto con la prosperità che rallegra il cuore. E io mi ricorderò di te, e di un altro ancora”.
                                                                                                                                                     Omero


“Durante la messa in terzo, accosto alle colonne della navata centrale, sulla linea tra uomini e donne, in corna Evangelii, sovrastano raccolti in piccola selva, i farinacei trofei che, nel sacro ambiente, pare fungano anch'essi da lanternoni e nifie”.
                                                                                                                            
. Prof. Don. Giuseppe Scafoglio


Nel suo lungo peregrinare alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade e diventata regina degli inferi, Demetra, grata per l’ospitalità ricevuta degli abitanti di Eleusi, insegnò l’arte dell’agricoltura al principe Trittolemo donando agli uomini la capacità di trasformare ed addomesticare la natura, caratteristica fondante di ogni antica civiltà che si esprime nel rapporto tra cultura ed agricoltura e che funge da pilastro fondamentale nello sviluppo dell’umanità. 
Madre Terra; portatrice di stagioni e artefice del ciclo della vita, Demetra Dea della fertilità, della Natura e delle messi riceveva, in antichità, grandi onori per i benefici da essa concessi; nel corso dei secoli il suo mito fu inglobato dal rito ecclesiastico e la sua celebrazione pagana accompagna, ormai, la processione dei Santi, in una delle tante commistioni tra sacro e profano, che pone le sue radici nella notte dei tempi.
Così è ancora a Bocchigliero, piccolo paese della Sila Greca calabrese, dove l’adorazione della Dea è trasposta nella celebrazione di San Rocco, Santo molto venerato nel borgo, e della Madonna di Jesu, protettrice del Borgo, e si esprime nel dono del Maio: rito arboreo di cui Don Giuseppe Scafoglio ci dà una precisa descrizione. 
Così è a Bocchigliero, ma sembra ancora per poco, visto il grave processo di spopolamento che ha colpito il paese negli ultimi decenni, determinando la quasi scomparsa della coltura del grano, della vite e dell’ulivo che, insieme all’allevamento di bovini, caprini e ovini, ha rappresentato, nel corso dei secoli, il principale sostentamento per la popolazione che oltre a vedersi diminuita di numero va perdendo le proprie radici, la propria cultura, la propria identità.




In contrapposizione a quello che pare essere, oggi, lo spirito del tempo, la neo-nata 
Associazione
 Socio Culturale Vucchigliari vuole porsi l’obiettivo di far rivivere i miti fondanti della nostra comunità, per riscoprire, attraverso tradizioni dimenticate, le nostre radici, la condivisione dei valori che ci hanno da sempre contraddistinto, e da essi dar vita ad una nuova progettualità che spinga verso il futuro con la forza di un passato e di un’identità Comune. Quest’anno accanto a San Rocco in processione, sfilava un piccolo Maio, atto simbolico di un progetto ambizioso che ha bisogno di una comunità unità, pronta a mettere in campo le proprie capacità con entusiasmo, perché possa prendere forma. In questo senso va riconosciuto l’impegno profuso col giusto entusiasmo dai membri dell’Associazione Vucchigliari e la totale disponibilità delle Istituzioni Comunali ed Ecclesiastiche, affinché tutto andasse a buon fine. Come da tradizione, il Maio, donato alla Chiesa, è andato agli incanti, nella chiusura delle celebrazioni per S. Rocco, e come da tradizione i “Viscuatti”, che andavano a comporlo, sono stati donati, dal fortunato vincitore, alla Comunità in festa; momento di Solidarietà e Condivisione che fa la forza di una Comunità,
ponendosi in linea con lo spirito che la nostra neo-nata Associazione ha messo come pilastro fondante ed imprescindibile.






Quest'anno forse non si sarebbe potuto ammirare uno spettacolare "Trofeo" ex-voto, che sino a qualche anno addietro era sempre presente  in processione; sia il giorno della Madonna di Jesu, che il giorno di S. Rocco.
Queste, le processioni, erano le uniche processioni in cui era presente il Maio.
L'Associazione Vucchigliari, nata da appena due mesi, ha voluto fortemente preparare un Maio, perchè ha voluto ridare vigore, ad un rito che probabilmente tanti non conoscevano, ma il motivo che ci ha spinto fortemente in questa ancestrale ritualità, fatta di Condivisione, Ringraziamento alla Madre terra e Convivialità è stata la ricerca che un esperto ha voluto fare; Dott. Pasquale Faenza che è rimasto entusiasta e convinto che il futuro del Borgo possa, per tante ragioni, partire dal Maio.

                                                                                                 Ass. Socio Culturale Vucchigliari


Grazie al Presidente e a tutti i componenti il Direttivo dell'Associazione Vucchigliari
per aver scelto il ns Blog per il Post.

Resp. Blog
P. Benincasa



mercoledì 3 maggio 2017

Pensando!


Scorcio di Bova (rc)


Abbiamo contezza di ciò che sta succedendo in un remoto luogo della Calabria, è un grande esempio da seguire, ognuno cerca dei modelli, delle strade, un modo congruo per poter costruire e non demolire, aggregare e non disperdere, pensare al domani e non ai propri interessi.
Questo luogo è un borgo che, sino a qualche anno addietro, era quasi disabitato, è stata la tenacia,la fede di uomini di buona volontà a far rinascere Bova (rc), ridente e spettacolare borgo abbarbicato su di una montagna che domina il mare e la costa più meridionale dello stivale.
Dove, tanti anni fa, un Prof. Universitario di Tubinga, vicino Stoccarda in Germania, scoprì che in quell'aria si parlava ancora Greco, e volle approfondire questa cosa.
Questo prof. era il Dott. Gerhard Rohlfs, tra i più grandi ricercatori delle romanze, lingue antiche e dialetti, autore, tra l'altro, di un vocabolario calabrese.
Oggi a Bova esiste un Museo a lui dedicato, inoltre Bova fa parte dei gioielli d'Italia, unico in Calabria.
Ma tutto questo non basta, arrivano, quotidianamente scolaresche e pullman da tutte le parti d'Europa, televisioni internazionali e nel mese di Maggio parteciperà al tutto food ( approfondisci ) a Milano in rappresentanza del Parco Nazionale dell'Aspromonte.
Bravi, bravo al Sindaco Dott.Santo Calise, al Dott. Pasquale Faenza, che oggi compie gli anni e questo post è a lui dedicato, all'Assessore alla Cultura e a tutto il gruppo, che coeso riesce a fare sempre di più.
Queste sono le strade da seguire per far rinascere a nuova vita realtà che stanno scomparendo.
Scorcio di Bocchigliero (cs)