Le origini di questo alimento naturale, prodotto dalle api, ma non solo, ha origini antichissime, pare che sia stato portato in terra Calabra dagli Arabi, che erano, e lo sono ancora, ghiotti di dolci con il miele d'api.
In questo periodo si preparano i dolci natalizi, e quelli della tradizione Calabrese vengono fatti, quasi tutti, con miele.
Le proprietà di questo alimento sono conosciute da millenni, i Greci lo chiamavano "nettare degli dei", le sue proprietà sono oggi ben note. Il miele conosce, durante il Medio Evo, un uso costante e la sua storia si intreccia a quella dello zucchero.
Lo zucchero era già conosciuto fin dal III o II secolo avanti Cristo, ma esclusivamente per scopi medici.
Solo nel VIII secolo d. C., con l’arrivo degli Arabi in Spagna, se ne diffonde l’uso nel Mediterraneo come dolcificante. Il vocabolo stesso è di origine araba: sukkar. Gli arabi tuttavia erano promotori della dolcificazione dei cibi in generale, e quindi facevano circolare l’una e l’altra di queste sostanze. Distribuivano il miele sulla costa nordafricana e sui mercati andalusi della Spagna, e gestivano le esportazioni della Sicilia normanna.
Dolci arabi... tipicamente nordici Una tradizione di pasticceria si mantiene per tutto il Medio Evo. Sono di derivazione araba dolci a base di frutta secca come il torrone e il panforte, ma anche quelli a base di farina e spezie, diffusi soprattutto nel Nord Europa, le cui ricette vennero importate verso il 1100 dai Crociati di ritorno dalla prima Crociata: il tedesco Lebkuchen, il francese Pain d’épices, l’inglese Gingerbread, gli svizzeri Basler Leckerli, il Panpepato.
Ma al di là della storia del miele, esistono tradizioni che sono state incluse nelle feste cristiane, òa chiesa, se pur lentamente, ha saputo includere le usanze e le tradizioni del popolo, per meglio poter essere parte integrante del popolo.
La chiesa ha perfettamente assorbito tradizioni pagane che avevano un significato poco mistico e assai propiziatorio.
I falò, che in questa notte, in Calabria , vengono accesi hanno un significato propiziatorio pe il futuro, per augurare buoni raccolti, per scacciare il maligno, per cancellare le negatività.
Tanti antropologi hanno, dettagliatamente, studiato i riti, le usanze, i costumi, la vita quotidiana e ciò che concerneva la semplice vita contadina, ma il loro limite era e forse lo è ancora, e non aver vissuto sulla propria pewlle quella quotidianità, forse l'hanno immaguinata, la desideravano, ma spesso per motivi di studio erano lontani dalla loro terra e quindi non hanno vissuto le emozioni, le senzazionj di quegli uomini che quotidianamente le vivevano. Ecco, questo à un limiti che non conosce aggettivi o sostantivi appropriati, può solo dare ciò che si immagina.
Concludiamo, scusate il plurale, ma è doveroso fare mensione del Fuoco, che possa liberare chi ancona si ostina a mantenere inalterato lo stato dell'arte, che richiede un sinergico mutamento e rivelare le potenzialità di questa martoriata, bistrattatae e spesso umiliata terra di Calabria.
Resp. Blog
P. Benincasa.
Nessun commento:
Posta un commento
Il commento verrà pubblicato dopo visione!