In tanti ritornano, il mese di Agosto, nel Borgo natio, che rischia seriamente lo spopolamento, visto l'esigue nascite e nulla si prova a fare per fermare questo abbandono di centri montani che non hanno risorse per poter sopravvivere, pochi cercano una inversione di tendenza.
Ma al di là delle risorse manca la capacità di partorire idee e progetti che mirino a frenare questo triste abbandono di luoghi che hanno visto: Amare, Odiare, Crescere e Morire intere generazioni.
Luoghi intrisi di Storia, Tradizioni, Cultura e non ultimo luogo delle radici di tanti, che non possono e non devono essere dimenticate.
Qualcosa si sta muovendo, forse un po' in ritardo, tante cose bollano in pentola e tanti piccoli ma concreti progetti stanno per essere avviati, anche con la partecipazione dell'Amministrazione e di Associazioni no-profit presenti sul territorio.
Questo post vuole essere un accorato, sentito e forse ultimo grido di aiuto a quanti hanno a cuore le sorti del nostro amato, bistrattato e morente Borgo; Bocchigliero.
Appello che consiste nel chiedervi di partecipare, di contribuire alla rinascita di un luogo che non può morire, non deve morire.Abbiamo contribuito alla nascita dell'Associazione Vucchigliari, ritenendo questo uno strumento per poter avviare un percorso di crescita e di confronto, che possa far nascere idee e progetti che rivitalizzino il Borgo.
Senza confronto, senza incontro e scontro non si va da nessuna parte.
Crediamo fermamente che questo, con una crescita culturale, possa dare nuova e rinnovata e concreta linfa a tutti.
Vogliamo ricordarvi una tradizione che è quasi scomparsa, ma non del tutto: I Mai di Bocchigliero.
Abbiamo avuto la fortuna di reperire un interessante articolo proprio sui Mai, articolo datato 1931, scritto su: "Il Folklore Italiano", rivista trimestrale diretta da un illustre calabrese; Raffaele Corso di Nicotera (vv).
L'articolo è stato scritto da Don Giuseppe Scafoglio, Bocchigliero 1882--1936, che state conoscendo piano piano, grazie all'impegno di pochi per tutti.
I fiori nei proverbi calabresi
di Bocchigliero
I MAI
II) I mai sono ex voto che però, non s'offrono alle chiese.
Sono madornali trofei della devozione del popolino la cui parte ornamentale e galante,come in un sacrificio antico, si mancia dopo l'onore al Santo di averlo accompagnato, con essi mai, durante la processione. Sono sacrifici volontari nell'arresto delle fatiche giornaliere che tengono in continuo loro calappio le instancabili braccia dei lavoratori della terra; e sono più dure astinenze dello stomaco cui si sottrae una rilevante quantità del prezioso frumento, giacchè per un maio ordinario occorrono 60 chili di grano.
Essi non sono particolari di questo Santo o di quella Madonna: ma la raccolta delle messi à finito con eleggere come successori di Cerere, quei soli Beati che si celebrano immediatamente dopo la trebbiatura, quando i recipienti granari, se non sono del tutto pieni, nemmeno lasciano scoprire il fondo.
Processioni annuali fisse a Bocchigliero, sette, distribuite tra la primavera e l'estate. Le apre il gran taumaturgo regionale, S. Francesco, e le chiude S. Leonardo del Limosino nel settembre, sebbene del mese d'Ognisanti. ma non sono le sole: altre sette processioni o poco più, intercalandosi alle precedenti o susseguendole, fluttuano tra una dozzina di santi e madonne di rango minore, disorienteranno probabilmente i 4 mila fedeli nel non sapere- vorremmo dire a rovescio- a qual santo vie più raccomandarsi.
E il contrafforte silano da essi popolato, con più espressiva denominazione, potrebbe far parte di quei borghi che si chiamano Santiquattro, dieci, quaranta. Non per altro, decenni addietro, nacque a Bocchigliero e tristamente finì, una setta religiosa, per la solitudine, forse, che pone detto paese nella condizione di oasi nel deserto, e per l'azzurro carico che sulle dorsali sue pare abbassato.
feste immediate alla trebbiatura son dunque, quella della Madonna, di Gesù o della N ai 5 agosto, e di S.Rocco, per agevolazioni agricole, trasportata al 21.
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Vediamo ora i mai più da vicino. Il pio agricoltore inizia il voto suo o della consorte, con un piccolo furto in una pineta. Adocchiatevi da lunga mano, un pino giovanetto dell'altezza di 4 metri circa, lo abbatte e monda della corteccia, dopo di che l'alberello scopre il suo piacevole legno bianco e levigato. Con inversa direzione poi, piega a cerchio i rami.
Fin qui l'uomo: subentrano poi le femmine sapute, cura delle quali sarà di mutare i tre ordini di cerchi dei più ampi verticilli in altrettante imperfetti globi a diametro scalante verso l'alto.
Esse cominceranno col condurre l'accia da un cerchio all'altro fino a chiudere tutti quelli di un piano entro una rete. Su dette trame di fili saranno dopo, fermati i biscotti.
I biscotti son composti di fior di farina con acqua e semi d'anice silvestre e locale. L'impasto si spiana e affina a bastoncelli e si completa in ciambelline a larghi anelli le più, essendovene con filetti lungo l'orlo esterno, a incipienti volute e simili, nell'incrocio delle estremità. Al momento del lievito son tuffate nell'acqua bollente e, presto a galla, passate nel forno.
Sottili, bianchi, lindi, lucidi e dalle forme armoniose i biscotti dei signori. Più grossi e grossolanamente lavorati e nella più agevole forma di ciambella, quelli del popolo; ma croccanti, con cavernette allungate interne, conservabili per un certo tempo come gallette, benchè col sale, gli uni e gli altri che, per la doppia cottura, pigliano il nome.
Così disposti e bucherellati , i globi sembrano agli spiedi: spiedoni di legno pari ad antenne; ma somigliano di più a canocchie dal manico gigantesco, per donne degne di Polifemo, dotate però di sei mani.
Ogni globo di maio è detta cunòkkia per il rigonfiamento che l'assomiglia a quello della rocca.
Durante la messa in terzo, accosto alle colonne della navata centrale, sulla linea tra uomini e donne, in corna Evangelii, sovrastano raccolti in piccola selva, i farinacei trofei che, nel sacro ambiente, pare fungano anch'essi da lanternoni e nifie.
Altro e più lieto aspetto acquistano all'uscita sotto lo sfolgorio quasi meridiano del sole, mentre son portati a semicerchio o a coppie in uno non spiacevole disordine, e fanno più bel vedere se, in cima, i brevi rami del più corto verticillo - quarto della serie- racchiudono, oltre ai mazzetti di fiori e più di basilico che ogni "casalinga vergine" coltiva, svolazzo di nastri in giù, e un gallo in su che, aprendo indarno le ali alla libertà, fa ricordare allo studioso le folle militari di Roma antica con le insegne delle aste verticalmente cariche di globi, corone e medaglioni del sovrano in soglio, --- là dove i mai sostituiscono umili stampe del Santo a colori --- e in cima, delle aquile nell'armata imperiale, e della vittoria alata tra le armi vittoriose.
Nella sfilata dei costumi regionali per le nozze del Principe mancò un numero dei più attraenti: un gruppo di una quindicina di mai coi trenta portatori, quanti se ne sogliono vedere in una processione a Bocchigliero, senza contare i meno appariscenti ex-voto detti nìmule.
Le nìmule sono strumenti costruiti da guardiani di vacche i quali foggiano in tanti jocarìalli o giocattoli pendenti dagli arcolai, il prodotto solido della vacca meridionale che giornalmente si esplica nei caciocavalli che paiono usciti di tornio, in provoloni sferoidi e pesanti come vesciche di sugna e nelle mozzarelle che s'approssimano alla forma dell'uovo
Le poche e nanerottole nìmule ora si accostano ai mai, fratelli maggiori, ora son portate a parte e più basse, con gioia dei bambini i quali ànno un motivo di più per benedire ai Santi della gola.
Lìapparato delle nìmule suol finire in riffa. Dei mai, chi li allestisce, ne mangia i biscotti e ne distribuisce ai parenti e anche al vicinato, per una savia e gentile usanza, essendo quest'ultimo, un'appendice della famiglia che va "stimata" nelle fauste ricorrenze in quanto che, a prescindere dal bene e dal male di cui è capace un vicino, la ruga si sdebiterà nei giorni neri del lutto, venendo, come meglio può, in soccorso e mettendo anch'esso la cravatta e la pezzuola del dolore per un certo numero di giorni.
Ma, alle volte, il maio o parte delle sue cunòkkìe fu offerto al Santo a beneficio della banda musicale; sì che questa, prima delle sacre funzioni, muove a prelevare dalle abitazioni alla chiesa, tutti i mai sui quali vanta un diritto, a suon di bellicosi ottoni, come se si trattasse di personaggi o del Santo medesimo; e, se, lungo una stessa via, ne trova due o tre da accompagnare, meglio, perchè fa, come si dice, 'na via e due serbìzie.
Cert mai, quando sul finire della processione, arrivano là dove furono allestiti, vi rientrano anche dalle finestre, se ne offrono il destro prima dell'uscio, senza pià un riguardo al santo simulacro e alla folla dei fedeli, con l'egoistico intento di far le porzioni nell'assenza degl'indesiderati, attratti allora dalla processione, rispettando, però, i diritti acquisiti dal gruppo assente sopracennato.
Concludendo, i biscotti e simili, in ex-voto, sono peculiari a Bocchigliero e dintorni; ma risvegliano alla mente i mai degl'innamorati, a calendimaggio, di altre regioni italiane, e non più tramandate focacce della vicina grande isola, a pudende parti femminili, continuazione di quell'altre contraddistinte dal sesano e dal miele in onore delle dee nelle Tesmoforie, grasso nutrimento -- dice Marziale-- della mala femmina la quale, "siligineis cunnis, pinquescit".
Rimini, marzo 1931.
Giuseppe Scafoglio.
Resp. Blog
P. Benincasa



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