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lunedì 19 marzo 2018

ILLUSIONI...ILLUSI!





Tanti vivono la propria esistenza illudendosi, vivendo in un mondo tutto loro, mondo che si sono creati con la convinzione di essere nel giusto.
Non si può vivere illudendosi pensando solo al proprio tornaconto, al proprio orticello, sfruttando le persone quando ne hanno bisogno e dimendicandosene quando non servono, usando l'amicizia per soli fini personali e approfittando della bontà altrui.
Fiumi di inchiostro sono stati scritti sull'illusione degli esseri umani, ma riuscire a comprendere a pieno l'essenza degli illusi non è cosa facile.
Tra le capacità degli illusi c'è l'auto incensarsi, usare spesso io, io, io e ancora io!, vivere isolati dal resto della collettività, anche perchè con il tempo la gente impara, a proprie spese, a conoscerli isolandoli.
Ma tra le capacità degli illusi c'è, tra i primissimi posti, quello di scegliere quasi sempre il carro dei vincitori, rimangiarsi ciò che dicono la sera prima riuscendo, con poca eleganza, anche ad argomentare le ragioni del loro cambiamento.
Ma la cosa strana, ma vera, è quella che riescono a ripetersi bugie che diventano, per loro, verità, anche con documenti alla mano, anche dimostrando, loro, che non è vero ciò che affermano, gli illusi l'uniche cosa che non riusciranno a fare è credere in loro stessi,  avere auto stima, avere ben saldi i valori di Amicizia, Solidarietà e Dignità. Non potete illudervi di avere questi valori immutabili, anche perchè tutti impareranno a conoscere il vostro essere fuori dal tempo, fuori dalla storia e perennemente alla ricerca di cose che mai avrete, anche se tentate, in tutti i modi, di riuscire a dimostrare il contrario, su questo non illudetevi perchè sarebbe cosa vana e squallida indossare i panni che non sono, per natura e per cultura, i vostri.
 Di fatto, chi cade nell’errore di importanza è un illuso che tende a sopravvalutare la propria realtà alterando l’importanza dei fattori che lo circondano. Chi vuole uscire dalla propria mediocrità spesso dà importanza a pochi fattori, i suoi (quelli cioè dove è “importante”), nell’illusione che abbiano un’elevata importanza oggettiva.
L'errore di importanza, sorprendentemente, è legato al tentativo di mutare la realtà a proprio favore.
Si da rilievo e importanza a fattori insignificanti, che "migliorano" la nostra posizione nell'ambiente in cui ci si muove.
In questo modo ci si illude di comprendere, capire e quindi dominare. Ma è sola pura ILLUSIONE.

Red. Blog
Ivan Caputo

sabato 29 ottobre 2016

Gola 5° dei vizi o peccati capitali.


http://digilander.libero.it/onismazz/la%20news.htm
Continuiamo la pubblicazione dei vizi capitali di Leonardo Mazza da Bocchigliero, lettura non facile, leggere oggi queste cose non è per tutti, ma tutti possono leggerle, ma non capirle, a gentile richiesta noi andiamo avanti, per soddisfare le richieste avute
Buona lettura

I GOLOSI


" Come quel cane , che abbaiando agugna,
   " E si racqueta poi che il cibo morde ;
   " Che solo a divorarlo intende, e pugna .
In simil guisa veggiarn le lorde
   Facce di quei, che dalla gola vinti
   Tengono l' alme alla ragione sorde .
Essi da impulso bestiale spinti,
   Volgono intorno l' affamata sanna,
   Quai lupi, che gli ovili hanno precinti :
Per acquistar la preda ognun si affanna,
   E gira il guardo cupido, ed avaro,
   Finchè il pastore sonnacchioso inganna .
Hanno i golosi fatto un idol raro
   Del cibo, e a lui volgend' ogni lor cura,
   Solo il ventre per essi è il Dio più caro .
Solleciti, li vedi e con premura
   In cer' andar di delicate cene,
   Il cui profumo l' intellett' oscura .
Alimentar li vedi le murene,
   Crescere cervi, ed educar falconi,
   Che in aurei lacci quel garzon ritiene,
Dagl' Indi, dagli Egizii e dai Sidoni,
   Vengono spesso gli odorosi unguenti .
   Di cui le mense fuman dei ghiottoni .
Del pepe, del garofano già senti
   L' odor, della cannella la fragranza,
   Che fan venirti dolci svenimenti :
E vedi sibaritica pietanza
   Di Siria cuoco preparare intento,
   L' oro sciupando di regal possanza .
Sicchè gli averi del Signore a stento
   Ponno bastare a splendida cucina,
   Primo pensier di lui, cura e contento .
Sollecito lo vedi la mattina
   Gli ordini dare a cuochi, e servidori
   E chi al macello andar, chi alla marina :
Ed in diversi preparar sapori
   Vedi giovenche di Sorrento, e il pingue
   Appulo agnel dai candidi colori .
Vedi i lacerti preparar, le lingue :
   E del famoso golfo tarantino
   L' ostriche ancor sua voglia non estingue :
Nè le silane trotte, o il latticino
   Del calabro pastor, nè il buon Falerno .
   O il cecubo famoso antico vino .
Ecco, alla mensa di costui discerno
   Triglie dorate ; e perle d' Oriente
   Ornar di pesce insipido l' esterno .
Di Malaga, Lunella, e di Charente
   Vedi i famosi vini, e del muscato
   Siracusano anco l' odor si sente .
Che più ? L' impegnan questo a far beato
   Soltanto il ventre in cui ripongon tutto
   Della vita presente il dolce stato :
E credon che lo spirito, lordo e brutto
   Di tanti vizii, quando l' uom sen muore,
   Torna con lui nel nulla anco distrutto :
Onde, insensati ! sieguono l' errore
   Di quel famoso porco di Epicuro,
   Che del presente avea soltanto amore .
E non credendo al secolo venturo,
   Edamus, et bibamamus, dicea ;
   Chè l' avvenire a noi si affaccia oscuro .
Questa è la vita della gente rea .
   Che di coscienza ogni rimorso attuta,
   E dei delitti suoi ella si bea .
Per essi la materia è sol creduta,
   Ed infangati in mille atre sozzurre,
   Rendono l' alma alla ragione muta .
Sieguono questi le dottrine impure
   Di Sfero, di Lucrezio, e di Fenone,
   Di Sesto, e di Leucippo le brutture
Peggio ! Diventan figli di Pirrone,
   E convertiti in sonnacchiosi bruti,
   Guardano biechi e Socrate , e Platone
Da questo vizio infetti anco i chercuti
   Spesso veggiano, e di beati porci
   Vita manare in odorosi luti .
S' impinguan questi, onde impinguare i sorci ;
   Chè nella tomba tutto giaà finisce,
   Onde, o goloso invano ti contorci .
Se per lauto banchetto il cor gioisce,
   E il tutto mette in disperat' oblio,
   L' aspetto della morte lo atterrisce .
Nè più lo aiuta del suo ventre il Dio,
   Che stupido, corrotto e incostante
   Sparisce , e paga di sue colpe il fio :
Vedi colà quel giovine furfante
   Girovagnando andar per le cantine
   Quel impudico stupido baccante ?
Un vil goloso egli è, che mai confine
   Mette all' orribil vizio della gola,
   Infin che giunge a disperato fine .
Ed ubbriaco diventato, invola
   Alla ragione il freno, ed in sè stesso
   D' essere una gran bestia si consola .
Dai debiti lo vedi un giorn' oppresso
   Andar lungo le strade camminando
   Con volto malinconico, e dimesso .
E spesso l' odi andar bestemmiando
   Il vizio, che gli fè tutto finire,
   Beni, ragione onor gozzovigliando.
Sicchè lo vedi in ultimo fuggire
   Del dì la luce, e all' ombra della notte
   In rubbacchiare altrui mostrar l' ardire .
Che più ? vi son di femmine corrotte,
   Che dalla gola dominate e vinte,
   Ad impudico amor vengon sedotte .
Onde le vedi di vergogna cinte
   Andar pei trivii, e pei quatrivii a tutti
   Bellezze offrire di pudor non tinte .
Quei magistrati ancor, che lordi e brutti
   Son di tal peste, in sè timor non hanno
   Se gli statuti vengono distrutti .
Per appagar lor vizio, essi l' inganno
   Adoprano in segreto, ed in palese,
   E quei son pochi che giustizia, avranno .
E che direi, se a raccontar le offese
   Io mi farei di frati, e sacerdoti,
   Onta e vergogna delle nostre chiese ?
Forse son questi al vero Dio devoti,
   Quando del ventre all' insensato Nume
   Porgono sempre i loro incensi e voti ?
Oh tempi antichi ! Oh candido costume !
   Quando mettean le leggi angusto freno
   A chi smarria della ragione il lume .
Taccio di Fabio, Quinzio, e Labieno,
   Nè d' altr' illustri temperant' io dico ;
   Sol di Lunello mio ricordo appieno .
Questi della virtù fatto nemico,
   Ed in oblio mettendo la sua gloria,
   Di crapole vivea soltanto amico .
Di Cizico egli oscura la vittoria ;
   Di Sinope, di Nisibi, e Trigane
   Sembra che più non parli la sua storia .
Oh la soltezza delle menti umane !
   Che vengon dall' Apostolo chiamate"
   Stupide, cieche, misere profane !
Quando le vede al ventre umiliate .



Da: "Rime e prose di Leonardo Mazza da Bocchigliero"