sabato 29 ottobre 2016

Gola 5° dei vizi o peccati capitali.


http://digilander.libero.it/onismazz/la%20news.htm
Continuiamo la pubblicazione dei vizi capitali di Leonardo Mazza da Bocchigliero, lettura non facile, leggere oggi queste cose non è per tutti, ma tutti possono leggerle, ma non capirle, a gentile richiesta noi andiamo avanti, per soddisfare le richieste avute
Buona lettura

I GOLOSI


" Come quel cane , che abbaiando agugna,
   " E si racqueta poi che il cibo morde ;
   " Che solo a divorarlo intende, e pugna .
In simil guisa veggiarn le lorde
   Facce di quei, che dalla gola vinti
   Tengono l' alme alla ragione sorde .
Essi da impulso bestiale spinti,
   Volgono intorno l' affamata sanna,
   Quai lupi, che gli ovili hanno precinti :
Per acquistar la preda ognun si affanna,
   E gira il guardo cupido, ed avaro,
   Finchè il pastore sonnacchioso inganna .
Hanno i golosi fatto un idol raro
   Del cibo, e a lui volgend' ogni lor cura,
   Solo il ventre per essi è il Dio più caro .
Solleciti, li vedi e con premura
   In cer' andar di delicate cene,
   Il cui profumo l' intellett' oscura .
Alimentar li vedi le murene,
   Crescere cervi, ed educar falconi,
   Che in aurei lacci quel garzon ritiene,
Dagl' Indi, dagli Egizii e dai Sidoni,
   Vengono spesso gli odorosi unguenti .
   Di cui le mense fuman dei ghiottoni .
Del pepe, del garofano già senti
   L' odor, della cannella la fragranza,
   Che fan venirti dolci svenimenti :
E vedi sibaritica pietanza
   Di Siria cuoco preparare intento,
   L' oro sciupando di regal possanza .
Sicchè gli averi del Signore a stento
   Ponno bastare a splendida cucina,
   Primo pensier di lui, cura e contento .
Sollecito lo vedi la mattina
   Gli ordini dare a cuochi, e servidori
   E chi al macello andar, chi alla marina :
Ed in diversi preparar sapori
   Vedi giovenche di Sorrento, e il pingue
   Appulo agnel dai candidi colori .
Vedi i lacerti preparar, le lingue :
   E del famoso golfo tarantino
   L' ostriche ancor sua voglia non estingue :
Nè le silane trotte, o il latticino
   Del calabro pastor, nè il buon Falerno .
   O il cecubo famoso antico vino .
Ecco, alla mensa di costui discerno
   Triglie dorate ; e perle d' Oriente
   Ornar di pesce insipido l' esterno .
Di Malaga, Lunella, e di Charente
   Vedi i famosi vini, e del muscato
   Siracusano anco l' odor si sente .
Che più ? L' impegnan questo a far beato
   Soltanto il ventre in cui ripongon tutto
   Della vita presente il dolce stato :
E credon che lo spirito, lordo e brutto
   Di tanti vizii, quando l' uom sen muore,
   Torna con lui nel nulla anco distrutto :
Onde, insensati ! sieguono l' errore
   Di quel famoso porco di Epicuro,
   Che del presente avea soltanto amore .
E non credendo al secolo venturo,
   Edamus, et bibamamus, dicea ;
   Chè l' avvenire a noi si affaccia oscuro .
Questa è la vita della gente rea .
   Che di coscienza ogni rimorso attuta,
   E dei delitti suoi ella si bea .
Per essi la materia è sol creduta,
   Ed infangati in mille atre sozzurre,
   Rendono l' alma alla ragione muta .
Sieguono questi le dottrine impure
   Di Sfero, di Lucrezio, e di Fenone,
   Di Sesto, e di Leucippo le brutture
Peggio ! Diventan figli di Pirrone,
   E convertiti in sonnacchiosi bruti,
   Guardano biechi e Socrate , e Platone
Da questo vizio infetti anco i chercuti
   Spesso veggiano, e di beati porci
   Vita manare in odorosi luti .
S' impinguan questi, onde impinguare i sorci ;
   Chè nella tomba tutto giaà finisce,
   Onde, o goloso invano ti contorci .
Se per lauto banchetto il cor gioisce,
   E il tutto mette in disperat' oblio,
   L' aspetto della morte lo atterrisce .
Nè più lo aiuta del suo ventre il Dio,
   Che stupido, corrotto e incostante
   Sparisce , e paga di sue colpe il fio :
Vedi colà quel giovine furfante
   Girovagnando andar per le cantine
   Quel impudico stupido baccante ?
Un vil goloso egli è, che mai confine
   Mette all' orribil vizio della gola,
   Infin che giunge a disperato fine .
Ed ubbriaco diventato, invola
   Alla ragione il freno, ed in sè stesso
   D' essere una gran bestia si consola .
Dai debiti lo vedi un giorn' oppresso
   Andar lungo le strade camminando
   Con volto malinconico, e dimesso .
E spesso l' odi andar bestemmiando
   Il vizio, che gli fè tutto finire,
   Beni, ragione onor gozzovigliando.
Sicchè lo vedi in ultimo fuggire
   Del dì la luce, e all' ombra della notte
   In rubbacchiare altrui mostrar l' ardire .
Che più ? vi son di femmine corrotte,
   Che dalla gola dominate e vinte,
   Ad impudico amor vengon sedotte .
Onde le vedi di vergogna cinte
   Andar pei trivii, e pei quatrivii a tutti
   Bellezze offrire di pudor non tinte .
Quei magistrati ancor, che lordi e brutti
   Son di tal peste, in sè timor non hanno
   Se gli statuti vengono distrutti .
Per appagar lor vizio, essi l' inganno
   Adoprano in segreto, ed in palese,
   E quei son pochi che giustizia, avranno .
E che direi, se a raccontar le offese
   Io mi farei di frati, e sacerdoti,
   Onta e vergogna delle nostre chiese ?
Forse son questi al vero Dio devoti,
   Quando del ventre all' insensato Nume
   Porgono sempre i loro incensi e voti ?
Oh tempi antichi ! Oh candido costume !
   Quando mettean le leggi angusto freno
   A chi smarria della ragione il lume .
Taccio di Fabio, Quinzio, e Labieno,
   Nè d' altr' illustri temperant' io dico ;
   Sol di Lunello mio ricordo appieno .
Questi della virtù fatto nemico,
   Ed in oblio mettendo la sua gloria,
   Di crapole vivea soltanto amico .
Di Cizico egli oscura la vittoria ;
   Di Sinope, di Nisibi, e Trigane
   Sembra che più non parli la sua storia .
Oh la soltezza delle menti umane !
   Che vengon dall' Apostolo chiamate"
   Stupide, cieche, misere profane !
Quando le vede al ventre umiliate .



Da: "Rime e prose di Leonardo Mazza da Bocchigliero"

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