sabato 7 luglio 2018

Sic et sempliciter





Suggeriamo, a chi non avesse studiato la lingua dei padri, di abbandonare questo Blog.
Sappiamo bene che in tanti, quasi tutti, non conoscono la lingua LATINA, lingua che insieme al Greco hanno creato la nostra Cultura, il passato e forse faranno il nostro Futuro.
Non vogliamo essere selettivi, ma questo post in particolar modo sarà dedicato alla lingua Madre, a quella lingua che viene chiamata: Latino.
Ci fu un periodo della nostra Storia che venne battezzato  "Latinizzazione", questa fase diede una forte battuta d'arresto ai monaci Greci, Bizantini e Italiani, di fatto il Papa Niccolò II, nomina durante il Concilio di Melfi, Roberto il Guiscardo, Duca di Puglia e Calabria, con l'esplicito compito di latinizzare.
Iniziò così l'obbligo di ufficiare i riti cattolici in Latino.
questo modus operandi durò molto tempo, sino ad arrivare allo scorso secolo, ma ancora oggi molte parti dei riti Cristiani e non solo vengono ufficiati in Latino.
Tutto fu impregnato di Latino, anche i nostri Dialetti, ed in maniera particolare i Dialetti dal centro Italia sino ad arrivare in Sicilia.
Furono i Normanni a mettere in atto, al Sud, la Latinizzazione e in Calabria fu proprio Roberto il Guiscardo che stabilì la sua sede in Calabria e per la precisione a S. Marco Argentano in provincia di Cosenza.
Oggi del castello del Duca Roberto D'Altavilla, detto il Guiscardo, non rimane che una torre, ma esiste ed è fruibile la fontana di Sichelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, che era figlia dell'ultimo tiranno Longobardo di Salerno, Guaimario IV..
Il Concilio di Melfi fu un patto di ferro tra i Normanni e la Chiesa di Roma, che culminò con la prima crociata capitanata dal figlio di Roberto il Guiscardo, Boemondo, figlio della prima moglie di Roberto, Alberada.
quindi tornando alla Latinizzazione è necessario comprendere la storia e la forte influenza della Chiesa nelle scelte, spesso obbligate, di imporre il proprio volere.




"Non devo tacere"


Nunc ergo quadragesima agitur generatio: et ideo tempus statutum est in quo clausi  saperiantur sermones.
Quod si non negavit Ill qui dixit esse aperiendos videat qui iudicat de corde et dicit impossibile quod possibile Veritas esse promittit; ne forte si omnes tacet quia non creditur esse datum,inveniat nos repentina dies illa sicut et ceteros et involvat pariter reprobos et electos. Verumtamen etsì aliqui audire nolunt, non ideo tamen tacere debeo ne loquar quod loquendum accepì.
Quin potius quo surdiores sunt aliqui, eo altìus  clamare compellor, ut ìpsì potius quam ego erubescant in fine.

Così scriveva un frate calabrese di spirito profetico dotato, Dante lo cita nel Paradiso appunto Come:
"E lucemi dallato/ il calavrese abate Giovacchino/ di spirito profetico dotato"
( Paradiso, XII, 134- 141)
 Giocchino da Fiore nacque a Celico (cs) intorno al 1130, quando i padroni del Sud, Sicilia compresa erano i Normanni d'Altavilla, nella fase in cui si stava per concludere la fase di latinizzazione.Questo post è dedicato al passato,  perchè un popolo che non cosce il proprio passato non può ritenersi popolo e non avrà mai un futuro.

Resp. Blog
P.Benincasa

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