venerdì 2 marzo 2018
R I F L E S S I O N E
Ma come è possibile che, a pochi giorni dalle votazioni politiche, vengano erogati un fiume di denaro destinati alla Calabria?.
Lo scorso mese di Febbraio verrà ricordato, esattamente il 28, come giorno storico per i finanziamenti a favore della Calabria, ci sembra una coincidenza al quanto strana, forse per indurre i calabresi a votare PD, e dare l'ennesimo aiuto di stato e pilotare il voto.
Noi siamo convintii che, in questa tornata elettorale, non vincerà nessuno, anche perchè gli ultimi sondaggi parlano chiari; nessuno dei partiti, movimenti e coalizioni raggiungerà il 40%, e quindi non si avrà una maggioranza eletta dal popolo italiano, (sig.) povero popolo italiano, anche se di popolo italiano non è rimasto nulla, siamo una nazione multi etnica, con la popolazione di altre nazioni che continua ad esse in crescita, che continua ad essere la spina nel fianco di una vera crescita Nazionale e popolare, anche perchè tanti partiti e movimenti hanno sposato la causa della popolazione in crescita, degli extra comunitari che sempre più sono nella cronaca nera nazionale.
Decidiamo per una vera Democrazia che punti ad una seria rivalutazione e sviluppo dell'esistente sostenibile e perseguibile, per dare concreta realizzazione del sogno di tanti italiani che vorrebbero essere orgogliosi e onorati di fare parte di una Nazione, l'Italia, che ha una storia, una Cultura che non è seconda ad altro paese nel Mondo.
Desideriamo avere una idea globale per interessarci del particolare: della nostra Regione, della nostra Provincia, del nostro Comune, a sua volta, conoscendo la macro fotografia, si entre nella Famiglia del Borgo o della Contrada, per dare Partecipazione, diceva Gaber, e chi ancora continua ad illudersi di essere nel giusro ha dalla sua solo se stesso e null'altro, se non il vuoto.
Senza confrontarsi sull'idee e i progetti concreti e realizzabili, al fine di dare concretezza e rivitalizzazione di angoli del pianeta terra che potrebbero morire per sempre, si va verso il nulla.
Ma si sa, le campagne elettorali hanno un sapore di Orgoglio di promettere, senza poi mantenere, di faraonici e inrealizzabili manovre e progetti che non hanno copertura finanziaria e escludono il Macro, escludono le radici e l'entità; come punto, crogiolo e fulcro di un reale sviluppo che punti a guardare, inevitabilmente, oltre il nostro piccolo orticello che sarà sovrastato dalla marea nera e che produrrà desertificazione Umana: Sociale e Culturale.
Pilastri insostituibili e radici che reggono l'intera Società.
Red. Blog
D. Imbardelli.
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mercoledì 28 febbraio 2018
F U T U R I S T I C A M E NTE......pensando.
| Prevedibile futuro della terra CALABRA. |
Non rispondiamo a commenti, che pubblichiamo, palesemente volgari e falsi, le risposte verranno a tempo debito.
Al di là delle beghe personali, oltre le invidie; vere o false, c'è necessità di guardare avanti senza curarsi troppo di chi ancora continua ad illudersi, non sono in tanti, e a chiudersi dentro un mondo che si sono costruiti senza pensare all'altro, senza puntare al domani, ma pensando solo a loro stessi.
Abbiamo, in serbo, alcune cose che vorremo cominciarvi, proporvi per salvaguardare e salvare il salvabile, per pensare ad un concreto e realistico futuro, se mai ci sarà, .ma certamente c'è necessità di esprimere i propri pensieri, i progetti di uomini e donne che ancora, nonostante tutto, credono in un risveglio, una rinascita e un nuovo Risorgimento di luoghi che ormai vanno verso un inesorabile e tragico destino di totale spopolamento e abbandono che è sotto gli occhi di chi, quotidianamente, vive queste isole lontane e destinate alla morte certa.
Quindi è indispensabile aprire una discussione che sia lontana da beghe personalistiche ed egocentriche, una discussione che diventi fucina di idee, di concretezza per lo stato dell'arte e colmi quel vuoto dialettico che manca anche nei luoghi deputati ad esserlo, per creare momenti di confronto, anche aspro, ma che mirino solo al Bene Comune, al riscatto morale, sociale e culturale per dare nuova linfa vitale a Borghi che non hanno più centri di aggregazione e palestre per maturale e sviluppare quella dialettica che porta verso un confronto sano, schietto e che possa sfociare in concretezza progettuale per un futuro diverso e di crescita.
Nessuno può essere escluso, nessuno si illuda di essere protagonista assoluto, solo con un gioco di squadra, ognuno con le proprie competenze e peculiarità, si riuscirà negli intendi, si possono, solo così, concretizzare sinergie e progetti che a prima vista possono sembrare irrealizzabili.
Cercare, nelle poche cose rimaste, una leva che possa fungere da volano, trainare tutto quello che c'è di buono, e non è poco, ma cerchiamo di spiegarci meglio e fare dei concreti esempi per far comprendere a tutti le reali potenzialità di luoghi che sembrano senza via d'uscita.
E' necessario partire da una formazione di coscienza Associativa e di Squadra, da Cooperazione e Ascolto, e da potenzialità individuali per dare sfogo, sviluppo e senso ai propri talenti.
Sappiamo bene che tutto questo è un lavoro complesso e lungo, ci sembra l'unico possibile, per non fare gli errori del passato.
La Cooperazione è uno strumento chiave, la capacità di stare insieme, la volontà reale di puntare al Bene Comune, alla rinascita e alla crescita, lenta ma reale, per riuscire ad essere concreti.
Gli strumenti ci sono tutti, quello che realmente manca è la Cultura del fare insieme, di cercare strade che possano essere maestre e funzionali ai progetti.
Esistono potenzialità e opportunità concrete che riuscirebbero a dare nuova vita e linfa a luoghi depressi e senza alcuna speranza concreta se non quella del becero e inutile Assistenzialismo di Stato.
In tanti luoghi, anche Calabresi, si sta agendo con queste chiare coordinate, e si sta facendo ripartire anche l'economia locale, la Cultura, l'Associazionismo, la Cooperaqzione e lo spirito dello stare insieme.
Perchè alcuni posti non stanno facendo questo seguendo l'esempi positivi?.Non si riesce a comprendere, sino in fondo, cosa frena queste opportunità, quale germe si è annidato nell'animo di persone che parlano bene e si comportano malissimo, cosa spinge l'uomo ad essere accentratore ed egocentrico, cattivo e invidioso, superficiale e pressapochista, a tante domante una può essere la risposta, anche perchè non riusciamo a trovarne altre: è stato creato un sistemo dell'attacco e dell'odio a prescindere dalla bontà dell'idea o delle idee dell'avversario, e ancora, negli anni passati si è coltivato il germe dell'odio a tutti i costi, per rimanere in sella senza alcuna possibilità di confronto e dialogo con l'oppositori.
La realtà e che senza la capacità di stare insieme si crea un futuro monco, si creano individuali vedute che non stanno mai bene all'oppositore di turno.
Questa riflessione mira unicamente a comprendere le reali possibilità di futuro comune, di benessere collettivo, di concretezza e buona volontà... se ancora esistono talune opportunità e uomini e donne di buona volontà
Resp. Blog
P. Benincasa
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venerdì 23 febbraio 2018
A R T E .
Nel corso dei secoli tante parole hanno modificato, in tutto o in parte, il loro significato originario,
certamente è una deriva semantica.
E' necessario spogliarsi, liberarsi dal significato imposto dalla storia e riscoprire il loro senso archetipo.
Tante parole, aggettivi, sostantivi e altro, hanno modificato il loro significato iniziale, fra queste c'è una parola che, più delle altre, ha modificato il suo significato ed è la parola ARTE.
Tutti nel sentire, o pensare questa parola, le diamo un significato, che è strettamente legato ad una attività della sfera creativa ed emozionale della mente umana, la quale genera forme di natura estetica ed armoniose, attraverso la musica, la pittura, la scultura o le lettere.
Questa meravigliosa parola ha radici antichissime, deriva dalla radice ar-, che in una antica lingua , indiana (Sanscritto), significa andare verso, ma anche adattare, fare, produrre.
La stessa radice la ritroviamo, quasi intatta, nel latino ars, diversa è nella lingua greca, ma identico il doppio significato, di tecnica e di arte.
Quindi, da questi e altri dati, si è certi che il significato originario era diverso da oggi,
Arte aveva un' accezione pratica: indicava l'abilità in un'attività produttiva, la capacità di costruire oggetti.
E dunque il concetto di arte aveva una estensione maggiore rispetto ad oggi, e sotto tale definizione ricadevano molti campi dell'attività umana.
Chi è riuscito a dare un significato esaustivo e chiaro dell'Arte è stato, senza dubbio, Aristotele.
La sua definizione, nata dall'idea antica di un'attività squisitamente operativa, è tuttora attuale, ancorchè ignorata dai più.L'Arte, dice Aristotele, è figlia dell'esperienza ed è il punto di incontro fra molte competenze empiriche.
Se, oggi, provassimo ad applicare tale definizione vedremmo moltissime cose sotto una luce diversa, perchè sono tante le cose che si generano dall'esperienza e collegano tra loro diverse aree di competenza.
Questa idea era ancora in uso durante il Medioevo, che distingueva le arti in liberali e includevano, non a caso, architettura, medicina e meccaniche, e anche questo nasceva dall'idea di Aristotele, che già allora parlava di una radice comune da cui nasceva la scienza e l'arte.
"L'esperienza non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza da cui partoriscono arte e scienza
L'arte nasce quando da tante nozioni empiriche, viene prodotto un giudizio universale, che possa abbracciare le cose simili tra loro.
Infatti l'esperienza ci limita a dire che tale medicina è buona per quella persona, ma quando questo prodotto è utile per tutti quelli affetti da una determinata patologia (ossia affetti, ad esempio, da catarro o da febbre o ancora da male alle ossa) questo è compito riservato all'arte".
Secondo la visione aristotelica, allora come allora, la medicina è arte per eccellenza.
Per questo gli anglosassoni ne sono consapevoli e tuttora la considerano medical art,
questo perchè la medicina, gran parte, nasce da un sapere empirico, ma anche perchè l'arte medica nasce dall'incontro tra diverse discipline del sapere empirico.
Ma non facciamoci prendere dall'arte medica e vediamo se l'arte ci riserva qualche altra interessante sorpresa.
Se l'arte, per Aristotele, è un sapere empirico, c'è un grande volano che muove il sapere empirico; ed è la cosiddetta euristica, che lavora su sapere tramandato da generazioni, per migliorarlo e alleggerire il tutto dai fronzoli, dalle cose inutili, questa è una sorpresa che non lo è più se pensiamo al tempo che c'è voluto per raggiungere il livello dei maestri architetti, che costruivano le cattedrali con sapere euristico, e con regole empiriche e poca matematica.
Metodi e sistemi tramandati da Maestri ad allievi attenti, curiosi e appassionati.
L'arte è un talento che va coltivato con passione e amore.
Senza amore non c'è arte.
Redaz. Blog
Romualdo Alimena.
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| Ultima cena, Jacopo Bassano 1546 |
martedì 20 febbraio 2018
VERGOGNA!
Mi corre l'obbligo,soprattutto per chi non conosce i fatti,di fare chiarezza sul veleno che si sta buttando su persone che certamente non hanno iniziato questo gioco al massacro,questa gogna che non ha senso e non porta da nessuna parte.
...Tutto è iniziato quando abbiamo chiesto ai Dirigenti della Pro Loco Bocchigliero
chiarimenti riguardo al bilancio e ad alcune irregolarità che ripetutamente venivano fatte,nonostante il malcontento di tanti.
(vedi abbandono dei soci)
Ebbene, per tutta risposta il " Signore di Boccallegra " ha sputato veleno, chiedendo per iscritto quali ILLEGALITA'.
Avuto risposta,si è cimentato su quello che veramente sa fare bene: essere MALIGNO.
La sua non è mai stata,e continua a non esserla, una critica costruttiva,la sua è solo malignamente distruttiva, virata sul personale verso chiunque lo contraddice.
Che scandalo abbiamo commesso chiedendo CORRETTEZZA?
Vi rendete conto che state cadendo nel ridicolo,TU,il "Signore di Boccallegra" e la Presidentessa,che tanto ha fatto e non vuole mollare il suo ruolo di presidentissima.
La Presidente, "che non ha nulla da temere", probabilmente non ha letto lo Statuto dell'Associazione che rappresenta,perchè se l'avesse fatto si dovrebbe vergognare insieme al "Signore di Boccallegra", che onestamente fanno una coppia fantasticamente oscena.......
Oscena per i tempi,vergognosa per i modi e assolutamente inverosimile per la legalità con cui conducono la Pro Loco Bocchigliero; in maniera ILLEGALE.
- Assemblea Soci - è fatto obbligo,come da Statuto,Art.5, comma 6: l 'Avviso dovrà essere inviato almeno 10 giorni prima della convocazione.
Per ricordare la storia di questa travagliata Associazione dobbiamo partire da quando avresti dovuto TU,"senza baffi",fare il Presidente , ma a cose fatte ti sei rifiutato di farlo,(Ka Tia),anche perchè ,di nascosto,avevate costituito un'Associazione con il tuo amico/nemico.
Non contento e insoddisfatto hai voluto fare il Presidente,e lo hai fatto,ma solo per poco,perchè non solo non hai la stoffa per fare politica, ma non hai il coraggio e la capacità di aggregare.
Mettetevi l'animo in pace, siete palesemente nel torto, e anche chi aggiunge approvazioni e sottolinea condivisioni è nel torto marcio.
La verità è assolutamente sotto gli occhi di chi guarda con semplicità e disinteresse alle cose, senza secondi fini.
Vorremmo solo capire cosa volete farne di questo Paese che è ormai ridotto all'osso,cosa desiderate ancora, quali strategie state architettando per non perdere le vostre poltrone abusive?
Chiaro è,caro "Signore di Boccallegra",che chi ti contraddice diventa tuo nemico,anche quando si raggiunge un "certo" rapporto di intimità...........
....e per ricordarlo ai più,quando il "Partito del pensiero Debole",sono tue parole,ha rifiutato la sua candidatura a Sindaco,la tua cattiveria è diventata ancora più maligna. ( se mai ce ne fosse bisogno)
E' così sono nati: la Ranocchia,il Tarallo,il Gufo,il Caimano,Pivellino,Marc Ursus,Arabella,Domenicus,etc,etc..
Riesci a prendertela anche con ragazzi,che a fatica,cercano di inventarsi un lavoro dignitoso: "CRAPARI."
E tanto per ricordare ,come si cambia a seconda della convenienza,c'è l'Infiorata,( tuo post )dove viene dispensato Amore e Fratellanza.
Basta col dividere,disgregarsi,portare rancore. BELLA FACCIA TOSTA.
IL RANCORE lo porti da piccolo, e me ne dispiace, ci sei cresciuto e non smetterai mai di essere MALIGNO verso
chi ti contraddice.
E' semplicemente vergognoso e offensivo quello che scrivi,vergognoso perchè non siamo mai entrati nella sfera famigliare, anche perchè tutto questo è successo solo per
fare chiarezza all'interno della Pro Loco.
E' vero hai lasciato tanto, ma lo hai fatto solo per Te stesso non per amore degli altri.......
.....Ricordi? ca Io,ca Io,ca Io..,SOLO TU.
Red. Blog
M.Parrilla
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| C A R A V A G G I O |
martedì 13 febbraio 2018
Lettera ad un (falso) gufo
Egregio Ipocrita,
come fai ad essere così cattivo con chi, non molto tempo prima, ci andavi a braccetto!
La tua ignoranza e presunzione ti rende unico!
Chiedi di voler fare una cosa e quando ci riesci non riesci a partorire che un topolino di stupidaggini e cose personali, facendo solo perdere del tempo, ma tu sei in un mondo surreale dal quale non potrai più uscire, sei come un condannato in uno dei cerchi dell'inferno, a soffrire senza tempo, a vivere, trascinandoti verso la tua vecchiaia, da uomo solo e senza speranza.
Guardi sempre le gobbe altrui dimenticandoti, sempre, la tua che forse è più grande delle altre..
Sei stato e rimarrai un piccolo uomo senza spina dorsale altro che gufo, che un briciolo di lungimiranza la possiede
I taralli, quelli inzuppati nel vino, sono uno dei piccoli piaceri della vita, ma tu i piaceri della vita non solo non li conosci ma li eviti, pensando di non essere nel giusto.
Ti ergi a paladino della cultura, invidiando gli altri, denigrando chi ha veramente intenzione di fare qualche cosa per questo remoto borgo dove, tu, non sei riuscito a creare nulla, pur facendo il servitore di chi, negli ultimi anni, ha governato il borgo.
Verso la fine del mandato diventi uomo libero per salire, sempre, sul carro dei vincitori, anche se tu nella tua vita non hai mai vinto nulla, se non la sottomissione ai Governanti di turno, per poi colpirli nel momento del commiato, sei palesemente presuntuoso e credi di essere ciò che non sei, ti attacchi a chimere che non ti hanno mai portato da nessuna parte, per delle colpe, dei rimpianti e rimorsi che ti corrodono come la ruggine corrode il ferro.
Affermi che gli altri ti copiano ma cosa dovrebbero copiarti, la tua ipocrisia, la tua saccenteria, la tua codardia e ancora potrei continuare sino a non trovare più aggettivi appropriati al tuo essere viscido e persino vigliacco.
Vivi, da quando sei nato, a Bocchigliero e ti hanno preso sempre per il giullare del paese: l'artista, il tutto fare, il gestore di assurde ed ipotetiche pinacoteche e musei.
Tu, molto tardi, non lascierai nessuna traccia del tuo passato di uomo, di artista, di amico e di essere vivente anche perchè non hai vissuto hai solo "campatu", che tradotto; "hai vegetato", ti sei trascinato per fare ciò che avresti voluto e non hai mai realizzato.
Ricordi, in parte, uno di quei personaggi del verismo italiano, una persona che non è contato nulla che ha sempre mirato a obiettivi sbagliati, insieme a persone che erano e rimangono della tua stessa pasta, fatta di vigliaccheria e falsità, di superficialità e presunzione.
Non illuderti di riscattarti adesso che non hai più la forza di essere ciò che avresti voluto essere, di credere ancora in uomini, si fa per dire, e donne che non hanno chiaro il da farsi per il presente ed il futuro, ma hanno in testa, solo, il proprio torna conto personale.
Hai perso la tua dignità di uomo e ancora credi di poterti riscattare, devi solo vergognarti di accusare uomini e donne alle quali non puoi neanche chiedere scusa, anche perchè ti manca anche la più umana delle carità cristiane: l'Umiltà.
Affetti per i quali hai fatto ciò che potevi, ma questo non è sufficiente a redimerti, a renderti uomo e vivere senza rimorsi, senza rimpianti e quindi sei destinato a non avere più dignità.
L'unico rammarico che abbiamo è quello di non averti conosciuto per tempo, perchè sei bravo a nasconderti dietro le tue maschere, fatte di ignoranza e ipocrisia, di sotterfugio e falsità e certamente nel tuo zaino, che sfoglierai al cospetto di Dio, non ci saranno ragioni di remissioni ma solo motivi di condanne, perchè il tribunale divino non fa errori e non sbaglia.
Sei artefice del freno e dell'odio di un piccolo luogo che avrebbe potuto essere ciò che non è, anche grazie al tuo modo di essere, che vive di assoluti falsi sogni irrealizzabili e irrealizzati.
Hai la faccia tosta di difendere l'indifendibile, hai il coraggio di credere nelle tue bugie, sino al punto di crederci, hai l'ipocrisia di cambiare parere in poco tempo, rinnegando quello che pensavi solo qualche giorno prima.
Consumi energia e usi locali Comunali come se ne fossi il padrone, dove sono i tuoi progetti che hai promesso ai Governanti di turno, dove sono i tuoi laboratori che hai sempre decantato e mai realizzato, infine, e non per ultimo, ci chiediamo ma dove hai la testa se continui ad essere maligno, rabbioso ed invidioso.
Resp. Blog
P.Benincasa
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sabato 3 febbraio 2018
C'era una volta....
C'era una volta un paese, tra le montagne della Sila, popolato da oltre quattromila abitanti.
Il paese, oggi ridotto ad un borgo, nel passato ha tentato di crescere, i vari governati, con i loro tramezzi e opportunisti, avevano faraonici progetti per dare slancio e lavoro al paese, che intanto cominciava a spopolarsi.
Dietro quei faraonici progetti c'era il becero, viscido e sporco interesse personale, non si è mai, o quasi, guardato con sincerità, passione e lungimiranza al Bene Comune, non si è mai pensato seriamente a far rimanere al "paesello" i tanti ragazzi che continuavano a partire per un posto di lavoro al nord o all'estero.
Il tempo passava, e intanto il Borgo continuava a spopolarsi, e tanti che avevano gli strumenti per frenare questa emorragia non hanno fatto nulla, anzi hanno solo fomentato divisione e cattiverie, pensando ai propri interessi, spingendo il Borgo verso una totale divisione, divisione che ancora oggi, nonostante si è in pochissimi, continua, continuano le cattiverie e l'odio verso l'avversario o verso chi si permette di criticare, anche in maniera democratica e civile.
Esiste un germe tramandato: di faziosità, di sospetto, di odio e di superficialità che continua a non far crescere il luogo.
Veniamo additati come cattivi, come falsi e come freno alle opportunità, sicuramente non abbiamo nulla da temere, anche da chi non ha buona memoria o continua a ripetersi bugie sino a crederle verità.
Ancora c'è gente che pensa che gli altri siano come Loro: malpensanti, con secondi fini e pressapochisti, ma la gente adesso sta imparando a conoscerli bene, scoprendo con chiarezza chi sono e cosa hanno fatto in passato.
Sono esseri che mancano di dignità, capacità di confrontarsi e mancano, soprattutto, di quel minimo di lungimiranza per vedere più lontano del proprio naso.
Siamo inorriditi da come pongono le cose, queste persone, siamo esterrefatti e attoniti di fronte a tanta cattiveria, a tanto pressapochismo e superficialità, che li rende persone sole, persone a cui sta franando il terreno sotto i piedi.
Certamente il tempo sarà gran maestro e darà le sue sentenza.
Abbiamo tentato tutte le strade, ponendoci sempre con molta umiltà e apertura mentale, illudendoci di avere interlocutori aperti e capaci di comprendere, ma dobbiamo ricrederci e non essere più tolleranti a becere, false e vergognose accuse che non fanno bene alla collettività.
Nessuno si illuda di poter sguazzare nel mare del silenzio e perciò dell'avallo, della complicità, useremo tutte le strade per far comprendere, se mai ci riusciamo, che la verità è una sola e non altre, che il minimo rispetto delle regole è fondamento di chiarezza e democrazia, che il contraddittorio è il sale della libertà e della democrazia.
Questi elementi, rimasti in pochi per fortuna, credono di essere nel giusto, anche quando non è difficile dimostrare il contrario.
Se si è capaci, non di leggere tra le righe o le pieghe, di comprendere la lingua italiana non c'è bisogno di cercare tra le pieghe del discorso, in questi casi è semplice comprendere che:
le regole vanno rispettate,
le procedure vanno eseguite
e chi afferma il contrario afferma il falso.
Ci si erge a controllori, quando non si ha la minima capacità di ricevere degli appunti, delle considerazioni, delle semplici osservazioni che possono fare bene a tutti.
La dirigenza della Pro Loco Bocchigliero è da più tempo che non ha un corretto comportamento,corretto nei confronti dei Soci, corretto per il rispetto minimo delle regole o punti statutari, non si può convocare una Assemblea Soci il giorno prima, anzi la sera prima della riunione e manca, nella convocazione, un O.d.G. ( Ordine del Giorno), anche questo è il minimo.
Inoltre non si può, questo per legge, presentare un Bilancio senza aver fatto prendere visione ai Soci di uno straccio di Bilancio e continuare a non invitare tutti i Soci.
Non si può per etica e per rispetto dei Soci, per questo stanno, man mano, abbandonando, comportarsi in questo modo, per questo il terreno frana sotto i piedi e si resta soli.
Illudendosi di essere nel giusto.
La verità non sta mai da una sola parte, ma chiediamo molto?, se facciamo osservare delle " ILLEGALITA'?", delle inadempienze e delle esclusioni?, chiediamo, e vorremmo concrete risposte, Tutto questo è corretto?,senza andare a cercare, tra le pieghe, a meno che qualcuno non sappia leggere e soprattutto non sappia scrivere, e sono in tanti.
Ma certamente esistono strade più brevi, percorsi che consentirebbero una rapida e reale crescita sostenibile, un certo sviluppo sostenibile che produrrebbe un cambiamento di coscienza collettiva, un Modus Operandi che guardi all'altro con occhi e animo nuovo, per puntare concretamente ad un Bene Comune che oggi è poco considerato, che, progettare, non vuol dire concretizzare nell'immediato, progettare vuol dire confrontarsi, aggiungere, togliere e anche modificare.
Riuscire a realizzare una idea, un sogno, un concreto e fattivo progetto non è mai opera del singolo, non ci si può improvvisare o vivere nel proprio mondo e credere di essere nel giusto.
Quasi sempre realizzare un progetto è opera di tanti, ognuno per le proprie competenze, per le giuste ambizioni per vere passioni e questo può contribuire a portare ad un sistema virtuoso e di crescita, con il severo e scevro contributo del confronto, dell'ascolto, della proposizione e del rispetto dell'altro.
Avremmo voluto avere più rispetto da chi ci conosce o fingeva di conoscerci, avremmo desiderato il bene comune e avremmo voluto meno sotterfugi, ma ancora crediamo in un nucleo che faccia da apri pista al futuro che incombe, al tempo che inesorabile passa senza dare seconde occasioni o alibi che non hanno ragione di esistere.
Ancora siamo fiduciosi, negli uomini e nelle donne di buona volontà, ne esistono tanti, crediamo, ancora, in persone che non abbiano obiettivi personali, o rabbie da scaricare con l'avversario di turno, e ancora non crediamo in gente che dimentica, con troppa facilità, e ripete bugie che diventano reali, vive e condizionanti per lungo tempo.
Gli antichi vivevano di esperienza; propria e di chi li aveva preceduti, parlavano, spesso, proverbiando riuscendo a dare saggezza e valori al ragionamento, non miravano all'interesse, non si preoccupavano di demolire l'avversario per partito preso o per mera cattiveria.
Le vecchie generazioni erano attente a trasmettere sani principi, valori che nessuno avrebbe potuto comprare, ma era il tempo e l'esperienza che plasmavano con naturalezza gli uomini del domani, preparandoli al religioso rispetto dell'altro, della parola data o dell'impegno preso.
Resp. Blog (Socio, Pro Loco Bocchigliero)
Piero Benincasa
martedì 23 gennaio 2018
Storia della Poesia e dei Proverbi Calabresi
La storia del nostro dialetto, o dei nostri dialetti, viene da molto lontano, e se è vero che non esistono tante regole per poter scrivere in dialetto, è anche vero che qualcuno ha messo dei punti fermi sui quali non si può discutere, sono regole di accenti, di flessioni, di lettere non convenzionali, di accenti brevi o lunghi e di altre piccole ma fondamentali regole che sono state accettate dal mondo Accademico.
Primi, fra tutti, sono stati: Pitrè, Ascoli e i nostri: Raffaele Corso di Nicotera (vv), Don Francesco Scerbo di Marcellinara(cz), Gentile di S.Fili(cs) e il bocchiglierese Don Giuseppe Scafoglio, questi sono stati i primi a parlare di dialetto calabrese, di regole e di canoni in cui è necessario rimanere.
Questi personaggi sono riconosciuti e stimati nel mondo Accademico.
Oggi si è in un momento in cui si stanno rivalutando le lingue locali e i dialetti, e per questo c'è molto interesse nel comprendere che c'è necessità di aggiornare la grammatica, la fonetica e creare un reale e concreto metodo per poter scrivere in dialetto.
Tanti, in maniera superficiale, scrivono in dialetto, e credono di essere nel giusto.
Certamente ogni paese ha la sua fonetica, ha i suoi rafforzativi, ha le sue regole..Il dialetto rimane la nostra prima lingua e nessuno deve evitare, o peggio, obbligare a non far parlare ai propri figli, e qui subentrano con forza prorompente e spesso saggia i proverbi, che sono l'essenza dell'esperienza di un popolo, di una regione, di una città e di un semplice Borgo,
I proverbi sono il tramandare l'esperienza, l'insegnamento che nasce dall'esperienza della vita, anche dagli errori, e per questo si parlava proverbiando.
I proverbi sono antichi come il mondo, ne è piena la bibbia, tutte le città hanno, in passato, avuto un blasone attraverso i proverbi, ed in particolar modo il proverbio per ogni città o Borgo.
Esistono proverbi che sono comuni, altri identitari, per peculiarità climatiche o per storia.
Quest'anno, a Bocchigliero, si è tenuto un incontro sul dialetto e la storia della poesia calabrese e sui proverbi, incontro voluto da un gruppo di appassionati e amanti del dialetto.
Il gruppo, "Vucchigliari", ha voluto rendere omaggio alla storia della poesia calabrese, che affonda le sue radici intorno al 1478, anno in cui venne scritto questo lamento dedicato alla morte di Don Enrico d'Aragona.
Non meno importanti sono stati gli apriglianesi o "galupieri", con in testa Domenico Piro, detto Donnu Pantu, e i suoi cugini, anche preti, come, Ignazio e Giuseppe Donato.
Inoltre si è ricordato Vincenzo Padula di Acri (cs), con la meravigliosa poesia; "Notte di Natale", riconosciuta come uno dei capolavori assoluti della poesia calabrese.
Il gruppo ha letto alcuni proverbi di autori bocchiglieresi e alcune poesie, sempre di un bocchiglierese, Emilio Benincasa, 'A Sila, 'U paise miu, Mangiare silano, e 'A giustizzia.
Durante l'incontro molto apprezzato è stato l'intervento del Vice Sindaco del Borgo, Alfonso Benevento, plaudendo a tali iniziative, che possono essere un punto importante per lo sviluppo socio culturale del piccolo paese, incastonato su di una delle ultime propaggini della Sila e che guarda il mare Jonio.
Ma un ringraziamento particolare va a chi, ormai da 5 anni, organizza e vuole questa ricorrenza e questo momento dedicato alle radici, alla lingua madre e a chi ci ha preceduto;
Grazie:
Anna Vela,
Piero Benincasa,
Susy Urso,
Mario Parrilla,
Francesca Catalano,
Luca Ricca.
Ma non possiamo dimentare il gratuito patrocinio del Parco Nazionasle della Sila
e del Comune di Bocchigliero.....
Ma in fine, e non per ultimi, un sincero grazie a chi ha creduto in questa iniziativa, contribuendo all'incontro:
Bar Catalano,
Bar Gemelli Diversi,
Bar Capalbo,
Hotel Renzini e
Noi Greco srls,
attività commerciali che credono ancora in una rinascita del Borgo...anche Noi.
Resp. Blog
Piero Benincasa martedì 16 gennaio 2018
Dialettando e Aspettando.
Siamo semplicemente e sinceramente rammaricati, io e tutta la redazione, per attacchi assurdi e che creano serio scompiglio all'interno di ognuno di noi.
Non ci riusciamo a capacitare come si possa arrivare a tanto, come si possa avere la capacità di negare e rinnegare il proprio passato, come si fa a criticare senza averne la minima capacità, si reagisce per rabbia, per odio covato, per incapacità di affrontare un serio e concreto ragionamento o per partito preso.
Continueremo ad andare per la nostra strada con zavorre in meno, con pesi che portavano sicuramente ad un rallentamento del percorso da compiere.
I rami secchi vanno tagliati, e di netto, per poter dare nuova linfa alla pianta, e così darà buoni frutti.
In questo post tratteremo di un illustre e poco conosciuto calabrese, che diede lustro al suo paese e all'intera regione, stiamo parlando del Prof. Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).
Nacque a Marcellinara (cz) 1849 e morì il 1927. Sacerdote e grande studioso di ebraico. Ebbe per amici Croce, Papini, Fausto Nicolini, Rohlfs e tanti antropologi, letterati e studiosi.
Insegnò all'Istituto Superiore di studi di Firenze.
Scrisse una grammatica ebraica(1888), Saggi glottologici (1891) Uno studio del dialetto di Marcellinara (1886), Un saggio di critica Biblica (1903) Pubblico salmi nella versione originale.
Quello che ci ha colpito è il suo lavoro sul dialetto di Marcellinara, che riteniamo una pietra miliare nello studio del dialetto calabrese.
Francesco Scerbo è citato anche nella Treccani, dove si tratta del dialetto calabrese, esattamente alla pagina 301 dell'VIII volume, della grande Treccani,
A Scerbo viene dedicata una piazza, a Marcellinara, ed un premio internazionale di poesia, questo per non far perdere memoria di un cittadino di Marcellinara che tanto lustro ha dato al suo paesello natio.
Il testo, in dialetto calabrese, del Prof. Francesco Scerbo è una tappa obbligata per chi intraprende lo studio e la ricerca sul dialetto calabrese.
Nessuno prima di Scerbo si era cimentato in un lavoro particolareggiato sul dialetto calabrese, certo era nello specifico il dialetto di Marcellinara, del resto nessuno può essere esaustivo quando si parla di dialetto, anche perchè basta spostarsi di pochi chilometri e il dialetto è completamente diverso.
Noi abbiamo intenzione di partire dall'inizio, esattamente dal Prof. Graziano Isaia Ascoli, che con il suo Archivio Glottologico Italiano, è stato il primo a trattare, non in maniera esaustiva, i dialetti e le romanze italiane.
Poi a seguire il nostro conterraneo Prof. Francesco Scerbo, che nel 1886, diede alle stampe "Studio sul Dialetto Calabro con dizionario"
Questo testo tratta, in maniera particolareggiata, il dialetto o la parlata di Marcellinara, Nessuno prima di Scerbo si era cimentato nello studio particolareggiato ed esaustivo su un dialetto particolare. Scerbo stesso nella prefazione dice: "che nessuno, neppure Ascoli, nella sua dotta rassegna dei dialetti italiani si addentra nel cuore della Calabria, contentandosi di solo rasentarla, per così dire, dalla parte della Sicilia e dall'altro lato della Terra d'Otranto, i quali due punti riflettono bene molte proprietà del dialetto calabro, ma non sono da confondere con questo."
Quindi il nostro pioniere è Francesco Scerbo di Marcellinara (cz).
"Una personalità così importante come il Prof. Francesco Scerbo non può restare relegata nel busto bronzeo dell’angolo della piazza o dietro i bianchi marmi della sua tomba, ritengo che ci si debba riunire per una serie di approfondimenti sul personaggio da tramutarli in volumi di sapere per noi stessi e per le nuove generazioni".
Cosa che si sta facendo.

Nel suo studio, oltre ad un chiaro vocabolario, tratta la fonologia, e ciò le leggi dei suoni; sulle vocali, i dittonghi, le consonanti continue e le consonanti esplosive.
Poi tratta di morfologia, che è parte indispensabile per la comprensione del dialetto,
Ma ciò che a noi interessa è il fatto che Scerbo, per primo, usò la lettera "K", egli è citato, come dicevamo, nella Treccani, insieme ad un cosentino di S.Fili, che sicuramente ne parleremo nei prossimi post.
Vorremmo contribuire alla conoscenza del nostro dialetto, troppe volte bistrattato e considerato lingua inferiore, noi, siamo certi che il dialetto è la nostra lingua madre, il dialetto è la nostra infanzia e il nostro pilastro per la conoscenza.
Aspettando la giornata Nazionale dei Dialetti e delle Lingue Locali,
il 17 Gennaio, come sempre da oltre 5 anni.
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| Prof.Don Giuseppe Scafoglio |
Resp. Blog
Piero Benincasa
domenica 31 dicembre 2017
Anno Nuovo...o vecchio?
L'anno che volge al termine non è stato un brutto anno, tante le opportunità, i segnali, gli appelli e le cose fatte.
Tanti non hanno compreso cosa si deve veramente fare, tanti non hanno colto le opportunità e i palesi ed espliciti segnali.
Ma del resto tanti non hanno la lungimiranza e la visione del futuro, che non è conservare le cose che si hanno, non è fumo negli occhi, non è stare su un piedistallo o presenziare senza avere chiaro i veri obiettivi.
Non ci sono, all'orizzonte, veri progetti per il futuro, futuro che incompe, futuro che richiede una certa progettualità, una convinzione che non è nella testa di chi manca di vera conoscenza del futuro.
Noi, tutta la redazione, abbiamo preso una chiara e nitida decisione, decisione che gli eventi, le contrapposizioni senza senso, le becere e devastanti polemiche che portano solo allo scontro anche personale ci hanno fatto prendere.
Deponiamo le nostre armi, che sono fatte di parsimonia, di rispetto e di lungimoiranza, armi che abbiamo usato e che non abbiamo alcuna intenzione di usare.
Basta con ler bugie, basta con i finti profeti, basta con chi crede di essere al di sopra degli altri solo perchè occupa una poltrona, basta con un buonismo di facciata, basta con l'ipocresia palese di uomini e donne che non meritano il nostro rispetto e la nostra stima.
Andremo diritti al sodo, senza tentennamenti, senza paura e soprattutto senza essere di parte.
Felice anno nuovo.
la Redazione:
Resp. Blog Piero Benincasa
Red. Blog Mario Parrilla
Red. Blog Romualdo Alimena
Red. Blog Dario Imbardelli
Red. Blog Ivan Caputo
venerdì 29 dicembre 2017
Contro lo spopolamento, accordo tra Belmonte e London Met University
Di Donata Marrazzo, il sole 24 ore
La rigenerazione urbana, l’inclusione sociale, l’educazione non formale, il riuso, l’agricoltura di comunità. Gli studenti della London Metropolitan University portano il futuro in un piccolo comune del Tirreno Cosentino. Seminano innovazione per costruire un nuovo modello di sviluppo che sia di ispirazione per le altre aree interne della Calabria, che rappresentano il 78% dei comuni, la metà della popolazione e il 79% della superficie della regione.
Con Re-imaging Belmonte, un gruppo di iscritti della facoltà di architettura, prossimi alla laurea (tra cui inglesi, francesi, ungheresi, egiziani, bulgari), sperimenta nuove soluzioni per ridare vita a un borgo a rischio di spopolamento: un'iniziativa internazionale che coinvolge docenti, Comune e alcune associazioni del territorio. E che è stata formalizzata con un protocollo d’intesa: l’accordo tra l’università inglese e il piccolo municipio calabrese sancisce una collaborazione di tre anni. Scambi culturali e nuove visioni, strategie, progetti per ricostruire il tessuto urbano e quello sociale. Anche l’economia, con un occhio attento al paesaggio, risorsa straordinaria per un territorio che si sviluppa tra Monte Cucuzzo e gli scogli di Isca, oasi marina del Wwf. Prevista una stretta collaborazione con l'Università della Calabria di Rende e quella Mediterranea di Reggio Calabria.
Con Re-imaging Belmonte, un gruppo di iscritti della facoltà di architettura, prossimi alla laurea (tra cui inglesi, francesi, ungheresi, egiziani, bulgari), sperimenta nuove soluzioni per ridare vita a un borgo a rischio di spopolamento: un'iniziativa internazionale che coinvolge docenti, Comune e alcune associazioni del territorio. E che è stata formalizzata con un protocollo d’intesa: l’accordo tra l’università inglese e il piccolo municipio calabrese sancisce una collaborazione di tre anni. Scambi culturali e nuove visioni, strategie, progetti per ricostruire il tessuto urbano e quello sociale. Anche l’economia, con un occhio attento al paesaggio, risorsa straordinaria per un territorio che si sviluppa tra Monte Cucuzzo e gli scogli di Isca, oasi marina del Wwf. Prevista una stretta collaborazione con l'Università della Calabria di Rende e quella Mediterranea di Reggio Calabria.
«Belmonte ha da tempo avviato un processo di cambiamento – spiega Franco Bruno, sindaco al quinto mandato – investendo in progetti di sviluppo locale. Dalla fine degli anni ’80 in poi ci siamo innanzitutto preoccupati di risanare i nostri conti. Oggi siamo un comune in pareggio, che è diventato meta di studio e di ricerca. Un modello per il territorio».
Così, quando poco più di un anno fa è arrivata Rita Elvira Adamo, calabrese di origini, con il suo gruppo de “La rivoluzione delle seppie”, il terreno era fertile: all'ultimo anno di Architettura alla London Metropolitan University, designer e curatrice d'arte, Rita ha organizzato i primi laboratori estivi su ripopolamento e inclusione sociale, invitando a partecipare colleghi e professori (Sandra Denicke Polcher e Jane Mc Allister) del suo ateneo. Il risultato è stato un piano di rinascita entusiasmante che è proseguito anche durante l'inverno nel vicino comune di Amantea con il Seppie Lab: uno spazio sperimentale di integrazione e aggregazione culturale e creativa, che coinvolge anche i rifugiati, gestito dal parigino Florian Siegel. Un luogo che ridisegna il territorio fornendo risposte a nuovi bisogni sociali.
«Abbiamo esplorato ogni angolo di Belmonte, abbiamo scelto il nostro punto di vista e di interesse e su quello stiamo sviluppando un'idea - spiega Rita – Molti di noi prepareranno la tesi proprio sulla rinascita di questo borgo, coniugando tradizioni locali, innovazione, multiculturalismo. Trasformando criticità in occasioni». Una visione del territorio nuova, condivisa anche dagli animatori dell'Ex Convento, residenza artistica di Paola Scialis e Stefano Cuzzocrea, che produce e sostiene eventi, spettacoli teatrali, festival e progetti didattici: la bellissima struttura del ‘600, che domina il paese vecchio, ha ospitato i primi workshop della London Met e continua a rivitalizzare il territorio, richiamando un pubblico internazionale. L'ultimo appuntamento è stato “Border, rifugi d'aria”: filosofi, innovatori culturali, fiabe e marionette, per esplorare il tema del margine e del confine.
Fra i primi a scongiurare il rischio di spopolamento del borgo calabrese anche Pino Suriano con il suo albergo diffuso: quattro anni fa, con un investimento di 1 milione di euro, l’imprenditore ha recuperato 14 abitazioni del centro storico per un totale di circa 50 posti letto. Un’operazione che ha richiamato tedeschi, scandinavi e soprattutto argentini in cerca di ascendenze. Inserendo Belmonte nel nuovo circuito del turismo genealogico. Un segmento al quale la Calabria guarda con attenzione: qualche settimana fa la Regione ha partecipato alla Fiera internazionale del turismo dell’America Latina a Buenos Aires promuovendo i tour del ritorno alle origini.
Altri, in tanti, riescono a costruirsi un futuro, a costruire un futuro alle generazioni che verranno.
Possa, l'anno che verrà, essere l'anno del Rinascimento Calabro, l'anno dell'Orgoglo e dell'intelligenza Calabra.
Questo un semplice e sentito A U G U R I O. di un felice e sereno 2018.
La Redazione
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