sabato 13 aprile 2019

Il fine giustifica i mezzi!.







Questo massima, Machiavellica, cade a pennello nel periodo in cui ci troviamo. Tutti i mezzi vengono usati per poter accaparrarsi consensi e quindi andare a Governare o ad Amministrare le nostre Istituzioni.
Queste, le Istituzioni, spesso vengono  bistrattate e Governate e/o Amministrate in maniera non corretta, senza alcuna idea che possa dare un progresso Sociale, Economico e Culturale.
In questo 2019 diverse sono le tornate elettorali a cui ci dovremmo sottoporre, ma andiamo con ordine, partendo dalle elezioni Europee, che si terranno il prossimo 26 Maggio e verranno eletti non più 751 Parlamentari Europei, ma 705, questo per la Brexit, che escluderebbe il Regno Unito dalla competizione Europea 2019,ridistribuiti per Nazione appartenente all'Unione Europea e 46 seggi si lasciano per eventuali nuove aderenze all'Europa. Anche se l'Europa ha rinviato la decisione del Regno Unito al 31 Ottobre 2019, forse l'Europa l'ha fatto per raccogliere voti dai Laburisti e dai Conservatori. Staremo a vedere  L'Europa va al voto tra Sovranisti ed Europeisti, con tensioni forti per la dissoluzione dei Partiti tradizionali ed in particolare i Socialisti Europei.
La parte che lotta, con il pugno alzato, affinché permane questo stato di cose sbandiera false idee, paura e passato recente per giocare l'ultima carta.
La sfida è ardua ma siamo convinti che prevarrà la parola e la maggioranza dei cittadini Europei che vogliono una vera e diversa Europa, che possa dare risposte a gli Stati membri, che possa essere una vera unione di popoli e non di interessi gestiti da gruppi economicamente interessati solo ai propri interessi e non al bene comune e al benessere dei Cittadini Europei.
Poi in contemporanea si terranno elezioni Amministrative in tantissimi comuni italiani, anche molti capoluoghi di province, che stanno affilando armi e strategie che possano mirare a  vincere e quindi Amministrare i luoghi dove si sono candidati.
I ballottaggi avverranno solo nei comuni o capoluoghi di provincia che superano un certo numero di abitanti, mentre per tantissimi Comuni si può vincere anche solo per una manciata di voti.
Sono oltre tremila i Comuni che andranno al voto diciamo la metà dei Comuni Italiani.
Tra questi anche Bocchigliero è chiamata al voto, e si sta alacremente lavorando per creare le liste che parteciperanno alla kermesse elettorale, fatta di incontri, riunioni, telefonate e strategie atte a fare una lista forte e vincente. Si, proprio questo è l'intento in tanti piccoli Comuni, e anche così a Bocchigliero. Pare, non si è ancora certi, che ci saranno tre liste, si ben tre liste che schiereranno i loro uomini migliori (portatori di voti). Non vogliamo ripeterci, non vogliamo essere logorroici o esagerati, ma c'è necessità di avere: Competenze, Idee, Sinergie e mire Comuni, altrimenti si rischia, ancora una volta, di fare un buco nell'acqua, di perdere altri lunghi anni senza riuscire a mettere le prime pietre per costruire il futuro, siamo certi che prima di tutto è necessario riuscire a fare una seria e oculata diagnosi, dalla quale uscirà l'eventuale cura, oggi più che mai il nostro amato Borgo è un malato abbastanza grave che necessita di una diagnosi oculata e di una cura, e non di portatori inutili di voti. Non si può credere ancora che si possa, all'ultimo momento, inserire nelle liste portatori d'acqua, il tempo c'è stato perché le liste si facessero in maniera corretta; Scegliendo Capacità e Competenze, Progetti e intenti Comuni, ci dispiace ma il tempo è scaduto, e probabilmente ci ritroveremo ancora con: " 'U culu ruttu e senza cerase"

Resp. Blog
P.Benincasa



martedì 19 marzo 2019

Deficere




Abbiamo paura, ci fa orrore, e sempre a proposito di DEFICERE, ci mette in un forte stato d'ansia il vero problema.
Chi manca, chi non è a conoscenza non può e non deve parlare.
Ma in tanti lo fanno e non si rendono conto che la carenza o la mancanza di conoscenza è la forma più pericolosa dell'essere umano.
Nessuno può parlare o prendere posizioni senza conoscere le cose, oppure parla per una conoscenza superficiale e non esaustiva.
La rete, ma soprattutto i social creano una condizione di eccessiva superficialità che crea notizie false, notizie senza alcun fondamento, notizie che sono superficiali  senza approfondimento, questo è deficere, mancare, senza una completa conoscenza.
Oggi la nostra fragile società non è più fondata su valori e cultura, ma su l'avere, il possedere per essere, ma questo continua a provocare vuoti enormi che creano mancanze incolmabili, vuoti che creano stati d'animo negativi, inoltre possono provocare, la mancanza di solidi pilastri, un mutamento globale della società, dei rapporti con gli altri e anche dei rapporti con se stessi che sono catastrofici.
Quotidianamente ci propinano eventi che sono, a dir poco, pazzeschi, fuori da ogni logica e rispetto dell'altro; femminicidi, violenze su minori e ancora casi di assurda pedofilia, vedi ultimi eventi nel mondo della chiesa.
Ma a tutto questo come si può e si deve porre rimedio?.
Noi non abbiamo la soluzione, ma tanti suggeriscono di tornare a vivere con ciò che abbiamo, inoltre ci esortano a rispettare l'altro, avere la capacità d'ascolto e pensare tanto prima di agire, non criticare prima di conoscere e includere invece che essere propensi ad escludere, condividere sinceramente le cose e puntare al bene comune, senza ipocrisie e secondi fini, per scopi personali.
Il tempo a nostra disposizione è veramente poco, anzi pochissimo, ma sufficiente per risalire la china ed iniziare un nuovo cammino verso il futuro.

Resp Blog

P.Benincasa







venerdì 25 gennaio 2019

Non c'è due senza tre!.





Abbiamo, l'Associazione "Vucchigliari", organizzato la VII Edizione della giornata Nazionale dei Dialetti e delle Lingue locali.
Ma, per onestà intellettuale, bisogna chiarire che questa manifestazione si tiene, a Bocchigliero, da sei anni.
Crediamo che questa sia la manifestazione o l'evento che si tiene da più anni, costantemente, nel nostro amato Borgo.
Siamo orgogliosi di questo e vogliamo informarvi su questo momento che, pur non avendo avuto una sufficiente presenza, ha segnato il nostro percorso, arricchendolo di incontri e piacere di condividere momenti intensi e culturalmente elevati.
Volevamo lanciare alcune iniziative che ci sono sembrate interessanti e coinvolgenti, e per questo desideriamo raccontarvi quello che avremmo voluto dirvi il 19 del corrente mese, Sabato, presso il Teatrino Parrocchiale.
Questa manifestazione/giornata dedicata ai dialetti è stata ideata, proposta e voluta dall'UMPLI, che raccoglie le Pro-Loco di tutto il territorio nazionale, compreso la Pro-Loco del nostro Borgo, che è assente da due anni, perchè?.
Inoltre quest'anno non c'è stata la presenza dell'Istituzioni Locali, anche perchè volutamente non coinvolte, impegnate in riunioni elettorali e di strategie, visto che il prossimo mese di Maggio si torna alle urne per eleggere il nuovo Consiglio Comunale.
Ma torniamo alla serata, che pur essendo il 17 di Gennaio si può anche organizzarla nella settimana del 17, infatti, Noi, abbiamo pensato di farla Sabato 19 Gennaio, alle ore 17:30 presso il fantastico, ma bisognoso di restauri, Teatrino Parrocchiale.
Don Giuseppe Scafoglio
Questa serata è dedicata ai Diletti e alle Lingue Locali, quest'anno, a differenza degli anni passati, non ha avuto un numero sufficiente di presenze per poter scambiarsi opinioni e parlare della lingua delle nostre radici.
Il tema di quest'anno è stato :" Il Dialetto le Radici".
Forse anche per questo ci sentiamo in obbligo di portarvi a conoscenza delle proposte che, la nostra Associazione, voleva lanciare e proporre in quella sede.
Ma andiamo con ordine; dobbiamo ringraziare il nostro parroco, Don Giuseppe, per la sua squisita e sincera disponibilità, inoltre un grazie alle pochissime persone che ci hanno raggiunto, pur essendo stata una serata con tante riunioni ed eventi che in tutti i modi non giustificano questa scarsa presenza a questi eventi, che non hanno alcun secondo fine, se non quello di trasmettere, non solo oralmente, le nostre Radici, il nostro passato, e come affermato da più parti " Chi non conosce le proprie radici, non sa dove si trova e non sa dove andare".
Quindi volevamo dirvi che il nostro Borgo, Bocchigliero, è tra i pochissimi paesi che ha un lessico dialettale anche scritto, ed in particolare  ha il suo sostantivo declinato in maniera corretta ed esaustiva.
Questo grazie ad un bocchiglierese, Don Giuseppe Scafoglio 1882/1936, nato e morto a Bocchigliero, che sin dal 1928 ha pubblicato il primo Quaderno: "Forme del Sostantivo Calabrese", . che a noi piace chiamare Quaderni del Sostantivo di Bocchigliero.
Don Giuseppe pubblicò, in anni diversi, quattro Quaderni del Sostantivo Calabrese, che oggi sono stati raccolti in copia anastatica in un unico Quaderno, che possa rappresentare la nostra memoria, il nostro passato, le nostre Radici, tema della serata.
Chi vorrà una copia, l'intero incasso andrà all'Associazione "Vucchigliari", che tra i suoi scopi ha quello di valorizzare le tradizioni, la lingua, o il Dialetto, per dare lustro ad un luogo che necessita anche di questo.Infine volevamo proporre un concorso di poesia o uno scritto in dialetto, commedia o racconto, dedicato alla figura di questo figlio, non ancora onorato, di Bocchigliero, e anche poco conosciuto.


                                                                                        Associazione Vucchigliari






sabato 5 gennaio 2019

La Befana

Dettaglio di un lavoro eseguito dall'insegnante sig. Teresa Brunetti


Questa notte arriva la notte magica, la notte dove, si raccontava, che gli animali parlassero, che dalle fontane sgorgasse olio, e tutti gli animali dovevano mangiare in maniera adeguata, per continuare il duro lavoro in campagna, come da tradizione, la notte della Befana, e noi vogliamo ricordarla con una poesia in vernacolo calabrese. Come avevamo promesso la traduciamo in italiano, pur sapendo di perdere la musicalità vernacolare ,lasciamo a voi la libertà di decidere e di scegliere, buona lettura....e serena Befana.


                              ' A  BIFANA
                                                        
             Iu ma ricùardu lenta,janca e bekkja,
             'na vesta longa, tinta e menza rutta,                                            
             'nu saccu 'ntuppellatu subb'i spalli
             e pupe,cavalluzzi e ppalle e gomma.
             Subba 'nu libru vìekkju l'haju vista
             doppu chi 'n'annu, a sira e a Bifana,
              'a mamma m'avìe dittu ppe 'mpicare
              'ntra cimineja 'nu quazìettu lùangu
              ch'a mmenzannotte passave lla Bifana
              e 'ntru quazìettu e di guagliuni buoni
              lassave jocarìalli e ccose bone
              e ccinnara e ccarbuni ppe lli tristi.
              Stampatu m'è rrimastu 'mprunta e 'nkore
              chillu chi cc'ere 'ntu quazìettu miu:
              'na palla e gomma subb'u focularu
              e 'ntru quaziettu, 'mpinti a 'nna patata,
              'nu pugnu e quattrusordi tutti nùovi
              'na busta e garramelle e 'nnu turrune
              e 'ntru pedale cinnara e ccarbuni.

                                            
                             LA BEFANA

           Io la ricordo magra, bianca e vecchia,
           con una veste lunga, sporca e per metà  rotta
           un sacco stracolmo sopra le spalle pieno
           di pupazi, cavallini e palle di gomma.
           Sopra un vecchio libro l'avevo vista
           dopo che un'anno, la sera della Befana,
           mia mamma mi aveva detto per appendere
           nel camino una calza lunga
           che a mezza notte sarebbe passata la Befana
           e nella calza dei bravi ragazzi
           lasciava  giocattoli e cose buone
           e cenere e carbone per i monelli.
           Stampato mi è rimasto in fronte e in cuore
           quello che c'era nella mia calza:
            una palla di gomma sopra il camino
            e nella calza, attaccati ad una patata,
            un pugno di quattrosoldi tutti nuovi
            una busta di caramelle e un torrone
            e in fondo  cenere e carboni.
                 

                                                           Tratta da: Liriche in Vernacolo Calabrese
                                                                           Editore Pellegrini 1981
                                                                           di E. Benincasa
                 

domenica 30 dicembre 2018

Lettera aperta








Caro paese mio,
ho necessità di scriverti per dirti che sei ormai alla fine, o poco ci manca, ma questo non è colpa tua, ma degli uomini e delle donne che ti hanno posseduto, amministrato e anche atrocemente violentato.
Caro e amato paesello che mi hai visto nascere, che hai visto nascere i miei genitori, anche i miei nonni e i miei bis nonni, non avere collera se il tuo definitivo tramonto è all'orizzonte, non avere rabbia verso questi piccoli ed insignificanti esseri umani che ti hanno solo bistrattato per interessi spesso personali e per programmarsi un futuro agiato.
Siamo in un periodo di festa,
in cui tutti dovremmo essere più buoni,
ma chi aspira a possederti imperterrito continua a cercare proseliti per avere le tue fragili e stanche redini, in tutti i modi.
Povero e moribondo paesello mio che sorgi su una delle ultime propaggini della Sila,
guardando verso il mare che è stato culla della civiltà e della cultura, nonchè della nostra meravigliosa storia, che ospitando gli uomini della grande Bisanzio diedero solidi pilastri a tutti quelli che seguirono.
Ancora oggi dopo secoli si parla di te, si parla della tua storia, della tua potenza, ma nessuno pensa, oggi, al tuo futuro.
Mio paesello abbandonato, un tempo incorniciato di pini, castagni e secolari querce, oggi stanco e depauperato da uomini di poca cultura, di scarsa lungimiranza, hai solo fatto come il giunco, che si piega alla piena, ma non si spezza aspettando tempi migliori.
Tanti i tuoi pretendenti, ma pochi quelli che vogliono il tuo Bene,il Bene Comune.
Si sente nell'aria e anche nei fatti che non ci sono idee, non esistono reali e concreti progetti che possano rianimarti e farti risorgere a nuova vita.
Le bugie, è noto, hanno le gambe corte, e per dire bugie ci vuole memoria, e non dimenticare il passato, perchè il tuo declino, caro e amato paesello, parte da lontano; con ballerini, nani, bugiardi e mezze cartucce che hanno fatto di te ciò che hanno voluto.
Amministrare è avere un progetto politico, fatto di concrete e realizzabili IDEE, questo è quello che è mancato in passato e forse manca ancora oggi.
Sognatori e pionieri hanno fatto la storia, ma anche ambiziosi e lungimiranti, nessuno, però, può esimersi dalle proprie responsabilità, visibili, tangibili e purtroppo indelebili.
Anche perchè la storia non perdona, anche dopo cento e più anni, quindi è tempo di redimersi, di riflettere e di avere, almeno gli uomini di buona volontà, speranza che possa essere supportata da concretezza e idea del futuro, il futuro è già oggi.
Si sente in giro che hai tanti pretendenti, tanti che vorrebbero guidarti, farti.ancora del male e portarti verso il baratro, la suburra o il totale spopolamento,
A tutto ciò bisogna ribellarsi e non avallare, bisogna cercare la strada maestra per "riveder le stelle".

Caro paesello, non hai più tra le tue piccole viuzze bambini che giocano e creano quell' atmosfera di vita, non hai più gente che anima le piazze, ma ancora hai il tuo sito, la tua posizione che rimane spettacolare anche a chi è avvezzo a simili spettacoli, hai la tua terra intorno, semi abbandonata ma ricca di sostanze che danno ottimi sapori ai frutti, come ha fatto per molti decenni.
Sei forte paesello mio, e supererai anche questo periodo, perchè toccato il fondo non si può che rialzarsi e credere ancora che ci saranno uomini e donne di buona volontà che daranno lustro al tuo passato, al tuo presente e soprattutto al tuo futuro.
Felice 2019 a tutti gli uomini e le donne di buona volontà-




Resp. Blog
P. Benincasa



martedì 4 dicembre 2018

Diario di bordo.


Il 15 Novembre, la nostra Associazione, "VUCCHIGLIARI", ha seminato diversi tipi di  grani antichi, che abbiamo avuto dall'Associazione Nazionale AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica.
( https://aiab.it/ )
Siamo fieri di aver aggiunto un piccolo, ma sostanziale, tassello al nostro progetto, che mira a ricostruire una filiera tra passato, peculiarità territoriali e tradizioni culturali, orali, agricole e di folklore, che arrivano al paganesimo sino al cristianesimo, quest'ultimo  dovette accettare riti e tradizioni del popolo per non perdere fedeli e credibilità; con i proverbi, le storie e gli insegnamenti morali contenuti nelle scritture, ma soprattutto con la storia culturale della terra di Calabria.
Scelte opportune e politiche, che hanno dato valenza e credibilità al credo religioso cristiano,  del cristo che si è sacrificato per i peccati dell'uomo.
Spesso riti e tradizione hanno portato a scontri e negazioni tra chi non vuole far disperde o perde la Storia dei luoghi e chi conosce la differenza tra Paganesimo e Cristianesimo, tra sacro e profano, tra verità e falsità.
Ma da esperienze maturate in decenni di battaglie, spesso vinte, si è pensato di affidarsi a soggetti che hanno saputo dare anima, storia, identità e opportunità a luoghi destinati all'oblio.
Alcune esperienze, di amici di Bocchigliero, ci hanno dato lo spunto e lo stimolo per poter affrontare un percorso non di immediata o rapida concretezza, ma un percorso in salita, fatto di enormi e avvolta insormontabili  ostacoli che solo il tempo riuscirà a superare, noi andremo per la nostra strada, continuando a credere che la strada intrapresa sia corretta, ma non l'unica da percorrere, per dare un vero futuro e concrete opportunità ai pochi rimasti.
Vorremmo semplicemente che questo lembo di terra di Calabria non fosse consegnato ai luoghi abbandonati, fantasmi.
C'è voglia di conservare e preservare il nostro passato; fatto di Storia, Tradizione, Riti, Folklore, Cultura e Radici.

Resp. Blog
P. Benincasa





sabato 3 novembre 2018

RESILIENZA




Molti, in questi ultimi tempi, sentono il termine resilienza, tanti non vanno a guardare, anche solo sulla rete, il significato di tale termine.
Sergio Astori ha scritto, per la casa editrice San Paolo, Cinisello Balsamo, circa un anno addietro, un libro dal titolo "Resilienza".
Ma cos'è la resilienza, che hanno  soprattutto i bambini, essa è la capacità di superare momenti drammatici, tristi, tragici e forse insuperabili, ma chi possiede la dote della Resilienza riesce sempre ad andare oltre, a superare e riuscire ad elaborare il trauma.
La resilienza è fondamentale in psichiatria e psicologia, anche perchè solo con questa capacità si riesce a lavorare e ottenere risultati.
Astori nel suo cammino approda a conclusioni concrete, ritenendo che la resilienza è anche la capacità di rigenerarsi e ricominciare.
Resilienza è anche adattarsi ai cambiamenti, di ogni genere, anche climatici.
Ma non solo la R può essere la capacità dei metalli di resistere a forze dinamiche, e distribuire le forze subite.
Quindi oggi essere resilienti è una dote di pochi, ma può essere alla portata di tutti, è fondamentalmente la capacità di adattarsi a cambiamenti repentini, violenti ed inaspettati.
Senza questa dote, questa capacità, si rischia il baratro, la fine e anche l'impoverimento morale sociale e anche economico.
Siate resilienti, fatevi scivolare addosso ciò che può procurarvi turbamento, ansia e finanche dolore, questo comporta un percorso non sempre facile, ma un percorso che tutti dobbiamo fare per avere la consapevolezza di guardare in faccia la realtà e non sfuggirla, come fanno in tanti, non createvi falsi miti, non aspirate ad essere ciò che non potrete essere mai! Non credete sempre a ciò che vi raccontano o a ciò che vedete, oggi è facile essere abbindolati ed essere facilmente trascinati verso cose inesistenti e irreali.
Resilienza è anche la capacità di valutare bene, stando con i piedi per terra, le strade da scegliere in poco tempo, visto che c'è comunque da decidere ed in fretta.
La R è anche intelligenza, perché chi prima si adatta è più resiliente ed intelligente.
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P.Benincasa

venerdì 26 ottobre 2018

IMMIGRATO!!





E' veramente e sinceramente triste, sentirsi additare come colui o coloro che vogliono " Chiudere la bocca": " E stai provando anche con me a chiudermi la bocca!!".
No assolutamente sei fuori strada, io, Noi non vogliamo chiudere la bocca a nessuno, tanto meno a chi vive lontano dal nostro Borgo,
e forse lo vive in maniera diversa da chi lo vive quotidianamente o anche solo nei fine settimana.
Vorremmo, al contrario, farvi partecipe di quello che si sta sviluppando a Bocchigliero, anche e solo ad opera di pochi, che ancora credono in una rivitalizzazione del luogo natio.
Per questo, e  tanto altro, vorremmo coinvolgere Voi che siete lontani in questo Progetto e tentativo di creare delle opportunità, per un reale, concreto e possibile sviluppo, sviluppo che passa anche attraverso Voi che siete lontani, ma vicinissimi al Borgo natio;con il cuore e con i ricordi che ci, e vi hanno resi Uomini di sentimento e di amore per le cose semplici: 'A ruga, 'a partitella alle carte, 'a caminata ccù l'amicu e i ricordi struggenti d'infanzia o i tanti ricordi indelebili che sono dentro ognuno di noi.
Nessuno deve fare a meno dell'altro, forse sono stato frainteso, forse non riesco,e adesso non riusciamo a trasmettervi quello che stiamo progettando e anche eseguendo.
Da poco più di tre mesi è nata, a Bocchigliero, una nuova Associazione, diretta, ne è il Presidente, da Francesco Tucci; Ass. Socio Culturale Vucchigliari, con un gruppo di uomini e donne che credono fortemente alla reale possibilità di investire tempo,passione e convinzione per una rinascita sostenibile, solidale,sociale e culturale del nostro paese natio, ma anche il paese dei nostri genitori e dei nostri nonni, in poche parole il luogo delle nostre origini, il luogo delle nostre radici.
Desideriamo che questo Borgo, ormai quasi spopolato,non muoia, non rientri in quei Borghi fantasmi, in quei posti totalmente spopolati.
In mente mi torna Roghudi (rc), Borgo alle pendici dell'Aspromonte,abbandonato per un alluvione che spazzò via mezzo paese e il ponte che lo collegava ad una strada provinciale.
Oggi tanti paesi si stanno spopolando per tantissimi motivi e qualcuno che tenta la carta dell'accoglienza, come Riace, si imbatte in irregolarità formali e non sostanziali.
Vorremmo farvi partecipe di quello che stiamo facendo da quando siamo nati.
L'Associazione nasce come gruppo e come sostegno, supporto e contributo ai progetti che da anni sono sul tappeto; di vecchie e nuove Amministrazioni, che probabilmente non credono a strade, forse in salita, ma uniche per una seria e concreta rivitalizzazione sociale e culturale ma probabilmente anche ricaduta di immagine ed economica del Borgo, che si trova su una delle ultime pendici che dolcemente vanno  verso il mare che ha contribuito a darci radici e cultura, storia e coraggio; il mare dei Greci.
Greci che, sulle nostre assolate marine, hanno fondato città come Crotone o Sibari e hanno dato le fondamenta a questo lembo italico che non ha saputo sfruttare e vendersi per quello che è stato e probabilmente lo è ancora, questa terra chiamata Calabria.
Ma torniamo al contributo fattivo, tangibile e concreto che tutti dobbiamo e possiamo dare.
A decisione unanime il Direttivo dell'Associazione ha intrapreso una strada che passa attraverso sinergie che siano esse Sociali, Culturali e anche Economiche.
Stiamo ricostruendo una filiera;la filiera del grano per il suo pagano e sacro utilizzo.
Infatti durante la celebrazione della festività di S. Rocco, la nostra associazione ha voluto fortemente costruire e metterlo all'incanto un Maio, questo perchè, essendo il Maio fatto principalmente di biscotti, con il fiore della farina, abbiamo indagato e ricercato questa antica tradizione del Maio, scoprendo che si tratta di ex-voto, e anche un ringraziamento per il buon raccolto.
Tanti anni addietro, durante alcune processioni, si portavano i Maji in processione, e una persona, di Bocchigliero, parlò, in alcuni articoli, dei Maji, articoli pubblicati su riviste di respiro nazionale.
Si costruivano tanti Maji, anche in numero superiore a venti, e venivano portati in processione per le vie del Borgo.
Quando i Maji, venivano offerti alla Banda Musicale locale questa si recava da chi aveva offerto loro il Maio e veniva trattato come il santo, con la musica veniva accompagnato verso la via principale del paese.
Oltre ai Maji, fatti con il più nobile dei frutti della terra: il grano, c'è una tradizione dedicata a S. Lucia, dove ritorna il grano, infatti il giorno della vigilia e il 13 Dicembre, giorno appunto dedicato alla Santa siciliana, si mangia la Cuccìa, preparata in contenitori di terracotta, "pignate",al fuoco, questa pietanza si serve a fine pasto, quasi come un dolce, al grano cotto, quasi a forma di occhio, viene aggiunto il mosto cotto e diventa un piatto particolarmente gradito ai bambini, ma non solo.
Tradizioni che vanno sparendo, Noi non vogliamo che questo succeda, non vogliamo vedere il nostro luogo natio divenire uno dei tanti Borghi spopolati, abbandonati e quindi perdere per sempre i nostri ricordi, le nostre tradizioni, la nostra storia e la nostra unicità.
desideriamo coinvolgervi per essere partecipe della nostra rinascita, della risalita, che certamente sarà faticosa, impervia e lunga, ma vogliamo, insieme a voi, tentare questa carta che noi crediamo vincente, per dare lustro ad un luogo che non può essere dimenticato.
Non siamo in tanti, ma crediamo fortemente che insieme si possa Rinascere.
Potete contribuire con suggerimenti, progetti, partecipando anche economicamente ai progetti in cantiere.
21 Agosto 2018
Noi accettiamo chiunque sia disposto ad essere parte attiva e propositiva all'interno della nostra e vostra Associazione, non a caso denominata VUCCHIGLIARI.


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P. Benincasa

venerdì 12 ottobre 2018

Autunno Caldo!


Autunno Caldo 1969


Questo è, di fatto, un caldissimo Autunno, ricco di preparazioni per le future battaglie: sociali, culturali e politiche.
Le tragedie si susseguono come se stesse arrivando l'Apocalisse, la fine del mondo, siamo invasi dalla plastica, dallo smog e dal forte ed inarrestabile riscaldamento della Terra.
Sembra che stia arrivando ad una fase in cui ha necessità di rigenerarsi attraverso terremoti, alluvioni e inondazioni con conseguenze catastrofiche, è, per Madre Terra, una necessità fisiologica, indispensabile per rendere l'uomo più rispettoso di questo Paradiso che è la Terra.
Ma torniamo a quello che bolle in pentola per le prossime tornate elettorali.
Il plurale è d'uopo, anche perchè si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo, per alcune Regioni e per tantissimi Comuni.
Sarà una tornata elettorale dove si combatterà sino all'ultimo colpo, all'ultima offesa, anche personale, per governare, per avere una delle armi più potenti che l'Uomo abbia mai posseduto: il Potere, per poi,  presto, dimenticarsi delle promesse o dei programmi promessi ai "sudditi cittadini"durante la campagna elettorale.
Questo dovrà finire, dovrà prevalere l'interesse comune, sull'interesse personale, l'onestà intellettuale sulle associazione criminali che hanno minato le fondamenta dei valori costruiti in millenni di storia. 
C'è aria di Nuovo nel vento di Ottobre, anche se ancora lo scirocco africano non ci molla, anche se la sera le temperature si abbassano drasticamente, dando vita a fenomeni come la nebbia e di conseguenza un forte tasso di umidità.


Le coscienze muteranno solo nell'Era dello Spirito, quando si abbandoneranno alcuni modelli e si utilizzeranno e sperimentando nuove e corrette strade di totale compatibilità con l'Ambiente, dando risaldo al bello reale, alla vera conoscenza della Storia e del passato dell'Uomo, per sapere da dove veniamo e dove andremo!  
Sarà abbondante il necessario, abbandonando l'inutile e il superfluo, che non ci ha mai reso Felici, al più ci ha soddisfatto solo per il gusto di possedere, consumare e non Amare.
La virata dovrà essere brusca ed immediata, per riuscire a frenare questo inarrestabile declino, che non è solo un declino dovuto all'inquinamento, ma anche ad un declino morale, sociale e culturale, è necessario che si creano nuove coscienze, che alcuni falsi valori vengano rinnegati e si smetta di credere che il modello consumistico porti alla Felicità, così come ci hanno fatto credere, questo e tanto ancora ci ha voluto trasmettere il calabrese di spirito profetico dotato: Gioacchino da Fiore, vissuto nel tardo medio evo.
Il frate, nato a Celico (cs), 1130/ 1145, e morto il 30 Marzo 1202, a Pietrafitta (cs),
profetizzò l'Era dello Spirito, l'era finale, in cui l'Uomo dovrà redimersi e puntare con convinzione all'essere e non più all'apparire, dovrà arricchirsi di conoscenza, valori e verità spirituale, per elevarsi e trovare il giusto posto sulla Terra, che sia in simbiosi amorevole e sostenibile, riuscendo a lasciare, alle future generazioni una Terra migliore, un pianeta che si possa considerare "Paradiso in Terra".
I tempi sono maturi, ma non immediati, è necessario, oggi, prenderne consapevolezza, lo fanno già in tanti, e sposare l'era dello Spirito.

Resp. Blog
P. Benincasa

Gioacchino da Fiore



martedì 2 ottobre 2018

Il mito di Demetra e Persefone







Demetra, figlia di Crono e di Rea era la madre di Persefone(Core), avuta dal fratello Zeus.
Un giorno Persefone, mentre coglieva dei fiori con altre compagne si allontanò dal gruppo e all'improvviso la terra si aprì e dal profondo degli abissi apparve Ade, dio dell'oltretomba e signore dei morti che la rapiva perchè da tempo innamorato di lei. Il rapimento si era compiuto grazie al volere di Zeus che aveva dato il suo consenso ad Ade per compiere la violenta azione amorosa.
Demetra, accortasi che Persefone era scomparsa, per nove giorni corse per tutto il mondo alla ricerca della figlia sino alle più remote regioni della terra. Ma per quanto cercasse, non riusciva ne a trovarla, ne ad avere notizie del suo rapimento.
All'alba del decimo giorno venne in suo aiuto Ecate, che aveva udito le urla disperate della fanciulla mentre veniva rapita ma non aveva fatto in tempo a vedere il volto del rapitore, che suggerì a Demetra di chiedere ad Elios, il Sole. E così fu. Questi disse a Demetra che a rapire la figlia era stato Ade.
Inutile descrivere la rabbia e l'angoscia di Demetra, tradita dalla sua stessa famiglia di olimpici. Demetra abbandonò l'Olimpo e per vendicarsi, decise che la terra non avrebbe più dato frutti ai mortali così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia. In questo modo gli dei non avrebbero più potuto ricevere i sacrifici votivi degli uomini di cui erano tanto orgogliosi.
Si mise quindi la dea a vagare per il mondo per cercare di soffocare la sua disperazione, sorda ai lamenti degli dei e dei mortali che già assaporavano l'amaro gusto della carestia.
Il suo pellegrinaggio la portò ad Eleusi, in Attica, sotto le spoglie di una vecchia, dove regnava il re Celeo con la sua sposa Metanira. Demetra fu accolta benevolmente nella loro casa e divenne la nutrice del figlio del re, Demofonte.
Col tempo Demetra si affezionò al fanciullo che faceva crescere come un dio, nutrendolo, all'insaputa dei genitori, con la divina ambrosia, il nettare degli dei. Attraverso Demofonte la dea riusciva in questo modo a saziare il suo istinto materno, soffocando il dolore per la perduta figlia. Decise anche di donare a Demofonte l'immortalità e di renderlo pertanto simile ad un dio ma, mentre era intenta a compiere i riti necessari, fu scoperta da Metanira, la madre di Demofonte. A quel punto Demetra, abbandonò le vesti di vecchia e si manifestò in tutta la sua divinità facendo risplendere la reggia della sua luce divina.
Delusa dai mortali che non avevano gradito il dono che voleva fare a Demofonte, si rifugiò presso sulla sommità del monte Callicoro dove gli stessi Eleusini gli avevano nel frattempo edificato un tempio.
Il dolore per la scomparsa della figlia, adesso che non c'era più Demofonte a distrarla, ricominciò a farsi sentire più forte che mai e a nulla valevano le suppliche dei mortali che nel frattempo venivano decimanti dalla carestia.
Alla fine Zeus, costretto a cedere alle suppliche dei mortali e degli stessi dei, inviò Ermes, il messaggero degli dei, nell'oltretomba da Ade, per ordinargli di rendere Persefone alla madre. Ade, inaspettatamente, non recriminò alla decisione di Zeus ma anzi esortò Persefone a fare ritorno dalla madre. L'inganno era in agguato. Infatti Ade, prima che la sua dolce sposa salisse sul cocchio di Ermes, fece mangiare a Persefone un seme di melograno, compiendo in questo modo il prodigio che le avrebbe impedito di rimanere per sempre nel regno della luce.
Grande fu la commozione di Demetra quando rivide la figlia ed in quello stesso istante, la terrà ritornò fertile ed il mondo riprese a godere dei suoi doni.
Solo più tardi Demetra scoprì l'inganno teso da Ade: avendo Persefone mangiato il seme di melograno nel regno dei morti, era costretta a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo. Questo infatti era il volere di Zeus.
Fu così allora che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone fosse stata nel regno dei morti, nel mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all'autunno e all'inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all'estate

DemetraFiglia di Crono e di Rea e quindi sorella di Zeus, è nella mitologia greca la dea delle piante e dei cereali, patrona della fertilità del suolo e della fecondità femminile. Ebbe due figli: Persefone dal fratello Zeus e Pluto (dio delle ricchezze) dal mortale Iasione. Oltre questi ebbe anche il cavallo Arione dal fratello Poseidone.
Nella mitologia latina è identificata con Cerere, dea della vegetazione e delle biade il cui culto veniva festeggiato nelle feste cosiddette "cerialia" dove venivano sacrificate delle scrofe, a lei sacre e si offrivano le primizie dei campi.



EliosFiglio del Titano Iperione e di Teia (o di Eurifaesse, secondo Omero), era fratello di Selene (la luna) e di Eos (l'Aurora). Aveva il compito di portare la luce agli uomini e per questo scopo percorreva il cielo da Oriente ad Occidente a bordo di un cocchio d'oro trainato da quattro destrieri mentre il ritorno, da occidente ad oriente, lo percorreva a bordo di una nave d'oro.
Era considerato nemico dei malfattori perchè vedeva ogni cosa ed il suo nome era invocato nei giuramenti.
Sposò l'Oceanina Perseide da cui ebbe Eete (padre di Medea) e Circe e numerosi altri figli

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