mercoledì 30 agosto 2017

L'altro Aspromonte


Dettaglio del Gruppo Marmoreo di Antonello Gagini 1504, Chiesa di S.Teodoro




di ANNA MARIA DE LUCA    R.it  Viaggi
28 giugno 2017



Il parco fa parte dell'area metropolitana di Reggio Calabria, ma è lontano anni luce dalle atmosfere urbane. Ospita alberi antichissimi, è punto di passaggio di uccelli migratori. E cerca di lanciarsi con alcune iniziative
Al centro del Mediterraneo, il massiccio dell'Aspromonte è oggi un parco nazionale ancora tutto da scoprire, fuori dalle rotte del turismo di massa. Che il nome derivi da "apro" o da "bianco" poco importa: avete di fronte a voi più di 65 mila ettari di biodiversità, 1.500 specie diverse e 37 comuni dove il tempo sembra essersi fermato. Il centro abitato più alto è Gambarie, una delle porte naturali del parco nazionale dell'Aspromonte, a 1300 metri. Partiamo da qui per raggiungere la vetta più alta: Montalto (1.955 m), dove si apre un meraviglioso panorama sulla costa calabra e siciliana.
Tecnicamente, il territorio del Parco d'Aspromonte si trova all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria ma la forza misteriosa della natura imponente che esplode in tutta la sua bellezza in questa stagione, tra i prati punteggiati dal giallo delle ginestre e il verde delle faggete, riporta a tempi ben diversi, che palpitano ancora oggi nelle caratteristiche geomorfologiche formatesi nell'era Terziaria e Quaternaria. Un patrimonio geologico noto nella letteratura scientifica come arco Calabro Peloritano ed attualmente candidato all'UNESCO Global Geoparks, la rete dei Geoparchi mondiali. Lungo le fiumare che un tempo separavano le polis, pioppi, salici e ontani dominano il paesaggio, tra "relitti del Terziario" come la felce bulbifera gigante.
Fermatevi a pranzo al Rifugio Biancospino, immerso nella natura sorge a 1260 metri, per poi proseguire nel primo pomeriggio con il birdwatching: "ponte" naturale verso la Sicilia, e dunque verso l'Africa, l'Aspromonte è luogo privilegiato di rapaci "veleggiatori" che invece di sforzarsi in un faticoso volo battuto su ampi tratti di mare, intelligentemente utilizzano le correnti d'aria calda che si formano sul Terreno per scivolare con poco sforzo verso le latitudini meridionali. Sono circa 30 mila gli animali che ogni anno volano sull'Aspromonte diretti in Africa, dal falco pecchiaolo al falco di palude, dal nibbio bruno, all'aquila minore alla rara cicogna nera. Per studiarli ci sono tre stazioni di osservazione, con esperti e ausiliari, incaricati dall'Ente e coordinati dal personale del Parco. Lo scorso anno, grazie alla sinergia con Federparchi e l'Istituto Centrale del Credito Cooperativo (Iccrea-Banca), il Parco ha concluso il primo studio sistematico sull'aquila reale e sul gufo reale: una ricerca complessa, che è andata oltre i confini amministrativi dei comuni del parco, e che ha portato a risultati sorprendenti che hanno generato altri studi tutt'ora in corso per garantire la conservazione delle loro popolazioni.
Continuate il pomeriggio a Canolo, dove si aprono le cosiddette Dolomiti del Sud, per conoscere le donne pastore che fanno il pane con lievito madre nei forni comunali. Ristrutturati recentemente, i forni vengono fittati dalle signore rimaste in paese che li usano per confezionare le pagnotte da spedire ai figli emigrati al nord o all'estero. Un profumo che attraversa l'Italia portando con sé l'amore materno e l'amarezza dell'emigrazione. E proprio per dare possibilità di lavoro ai giovani, il Parco sta tentando un'operazione delicata quanto difficile al sud: coinvolgere le associazioni del territorio. Il presidente del parco, Giuseppe Bombino, racconta la rivoluzione culturale del proprio mandato: porre il parco al centro dello sviluppo del territorio. Vanno in questa direzione i campi di volontariato per giovani, l'istituzione della prima Rete dei Musei del Parco (dal museo di Paleontologia, unico nel sud per importanza e numero di reperti al Musaba di Mammola, dal museo dell'olio a Bangladi a quello dei Santi Italo-Greci a Staiti) e tutte le iniziative per accompagnare i pastori a diventare eco pastori, fino a firmare contratti di responsabilità che premiano economicamente i pastori se non si verificano fuochi nelle terre a loro affidate. Risultato: "per due annualità il territorio dell'area protetta non è stata interessata da incendi di grande rilievo. Dati che assumono maggiore rilevanza e significatività se rapportati agli scenari dell'intero territorio italiano". Intanto, più di 50 tra allevatori e pastori hanno formato la prima cooperativa "La Via Lattea", per realizzare il primo caseificio sociale del Parco.
Tra i progetti in corso, la valorizzazione naturalistica e turistico-ricreativa dell'invaso del Menta, per favorire la sosta e la nidificazione di specie acquatiche. In programma sistemi a zattere galleggianti, piazzole di pesca e punti di birdwatching, mountain bike, canottaggio e la realizzazione di micro habitat per lepidotteri e la "Casa dell'acqua": un laboratorio aperto anche al pubblico per attività di educazione ambientale. Importante notare come, dei complessivi 13 milioni di euro destinati dal Piano di Sviluppo e Coesione 2014-2020 per le infrastrutture verdi del sud, il Parco sia riuscito ad intercettare ben 9,6 milioni per il piano straordinario di riqualificazione della percorribilità interna, segno della grande volontà di crescita e di futuro, di una capacità gestionale che vuole aprire un nuovo corso nella storia del Parco.
L'esplorazione dell'Aspromonte è un viaggio fuori e dentro il tempo dell'anima e del mondo. Proseguite fino ad arrivare, a bassa quota, tra i boschi di leccio, esempi unici a livello nazionale: più che alberi sono porte che si aprono verso il passato, dove ancora oggi gli studiosi vanno ad osservare le dinamiche evolutive della natura. Centotrenta chilometri di sentieri sono già stati riqualificati ed in progetto ce ne sono altri, per ben 186,30 chilometri. Tra tutti, vi consigliamo il Sentiero dei Carbonai, chiamato anche bosco delle fate (Monte Basilicò, a Gambarie) ed il Sentiero dei terreni rossi, chiamato anche bosco di Gambarie (Monte Scirocco). Nel sito dell'Ente Parco è stata pubblicata una prima parte del Catasto dei Sentieri consultabili tramite app anche off-line ed è stata lanciata l'iniziativa "Adotta un sentiero del Parco" per coinvolgere le associazioni del territorio. Salendo di quota, vedrete la rovere meridionale che si mescola a pinete maestose e, ancora più in alto, al faggio. E'come una danza di altitudini, dove in ogni area troviamo un protagonista che suona la sua musica, ascoltata da animali antichissimi come la testuggine di Hermann, dalla colorazione giallastra con macchie nere, la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali e l'ululone appenninico. Nella vallata delle Grandi Pietre, ecco il farnetto, una quercia dalle grandi foglie e dai profondi lobi; nelle zone più alte, le faggete di Monte Scorda e Zervò, studiate a livello internazionale per le capacità di adattamento e di accrescimento. Sul versante ionico, dominano invece i Giganti di Acatti e Afreni di San Luca. E, in questo magico mondo sopravvissuto al tempo, il lupo, il gatto selvatico, il ghiro ed il piccolo driomio (che si può trovare solo qui e in Friuli). Dalla fine del 2011 sono ritornati anche i caprioli, introdotti nell'ambito di uno specifico progetto di tutela che ha riportato in natura una specie assente da circa un secolo. Mascotte del parco è lo scoiattolo nero, particolare per la colorazione nera della pelliccia, anziché marrone.
Montagna, boschi e rapaci: il fascino wild dell'Aspromonte
Lo scoiattolo del Parco dell'Aspromonte
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Tra i boschi più belli da esplorare segnaliamo i sei vetusti: il bosco Mancuso, a San Luca, unico vero esempio in Italia di una fustaia di leccio su cinquanta ettari. Ci si arriva percorrendo il sentiero 103 che porta al centro di Polsi. Sempre a San Luca, il bosco Ferullà, con la maestosa presenza dei geositi internazionali della Vallata della Grandi Pietre, quello di Acatti (che è il bosco di pino calabro più importante del Parco) e, in una delle aree più interne e isolate del Parco, la Valle Infernale. E' una faggeta, mista ad abete bianco ed acero, rifugio di lupi, che si trova nell'area di proprietà dello Stato gestita dall'Ufficio Territoriale Biodiversità dei Carabinieri Forestali. Tra Gambarie e la Diga del Menta, merita una visita il bosco Tre Limiti (a Roccaforte del Greco): habitat ideale per diverse specie, ha piante centenarie. Se volete vedere alberi con oltre cinquecento anni di vita, arrivate al bosco di Pollia, dove domina la rovere meridionale, specie tipica e caratteristica del territorio aspro montano che, durante l'ultima glaciazione, ha fornito rifugio per parecchie specie.
Tappa obbligata in Aspromonte sono i cinque "salti" delle Cascate Maesano, a quasi 1200 metri di altezza: è uno dei luoghi simboli dell'Area Protetta. Arrivate al Monte Fistocchio, sospesi nella natura incontaminata e infine, il must: Pietra Cappa, uno dei misteriosi monoliti più grandi d'Europa a dominare la "vallata delle grandi pietre".

Sito di R.it Viaggi


                                     L'altro Aspromonte

Roghudi (rc) paese fantasma, Aria Greco-Calabra


Sin qui un bellissimo articolo sull Aspromonte su R.it Viaggi, di Repubblica.
Ma, avendo visitato e scrutato parti che raccontano di ben altro in Aspromonte: arte, storia, rivalutazione e valorizzazione delle radici,lingua e valorizzazione dei centri storici con una speciale e eccellente accoglienza, aumento costante della recettività, con la meravigliosa accoglienza "famigliare", che solo in Calabria si veste di affetto e si legge negli occhi, di chi vive il territorio, la luce d'amore; degli uomini e delle donne del Parco Nazionale d'Aspromonte, e dell'aria Grecanica o Greco-Calabra, che sprigionano, c'è sete di riscatto, c'è sete di Rinascimento d'Aspromonte, anche attraverso la Cultura.
La giornalista cita il Museo dell'olio di Baghaladi, bene, ma a Baghaladi abbiamo ammirato un gruppo marmoreo di Gagini del 1504, poco conosciuto e che sta per essere finito e reso fruibile, anche se lo si può visitare in " Aperto per Restauro", infatti si può, con il responsabile del restauro, Dott. Pasquale Faenza, conoscere uno dei tanti capolavori del Rinascimento che, anche se non riportato dalla letteratura, la Calabria ha avuto e forse questo è stato dimenticato per troppo tempo.
Inoltre non si ricorda che in Aspromonte, nel Parco, esiste un paese fantasma; Roghudi, abbandonata dal 1971 per alluvioni, e definitivamente il 1973.
Infine, la giornalista, ha omesso che in Aspromonte, la Calabria ha il suo "Gioiello", si perchè, Bova, oltre ad essere capitale dell'aria Grecanica è tra i "Gioielli d'Italia", solo per essere più informati ed esaustivi.

Bova (rc) "Gioiello d'Italia






Resp Blog P.Benincasa

martedì 29 agosto 2017

Estate: Inferno dantesco.....Rigurgiti di Ex



Parco Nazionale della Sila

Fiumi d'inchiostro si stanno consumando per cercare dio dare una paternità a questo immane disastro ambientale che si sta perpetrando ai danni di una terra già martoriata da abusi e soprusi, da politicanti nulla facenti e da porta borse che non hanno assolutamente a cuore la terra calabra.
Anche qualche ex Assessore si prende il lusso di fare le ipotesi più fantasiose, tra cui quella di parte delle istituzioni che sono immobili, compresa la Regione, che non riesce a convocarsi anche difronte a situazioni come quella che stiamo quotidianamente vivendo, Noi, della redazione, abbiamo girato la Calabria in lungo ed in largo ebbene non c'è una sola aree dell'intero territorio regionale che non è stata interessata da roghi, poi, la provincia di Cosenza è stata, e lo è tutt'ora, la provincia più colpita.
Il politicante, spesso anche giornalista, fa ipotesi assurde, fantasiose e contraddittorie, si appella, come tutti i politicanti, a misure straordinarie, come se la Calabria non avesse già, e da sempre straordinarietà a iosa, invocando l'esercito e non guardando, invece, i veri e concreti problemi della nostra terra.
mafiosi, traditori che servono le Istituzioni, piromani e chi più ne ha, più ne metta.
Ma qual'è il vero motivo per cui si sta appiccando così tanto fuoco ad un patrimonio inestimabile?
chi c'è dietro a tutto questo?, chi ci guadagna?.
Giornali on line, dichiarano che la colpa è anche del nostro amato, non tanto, Governatore Mario Oliverio, conosciuto meglio come Palla-Palla.
Si ipotizza che un così grande e grave disastro ambientale, possa, con uno stato di straordinarietà, far riassumere nuovi idraulici forestali e dare, come sempre, una forma di assistenzialismo camuffato dallo stato di straordinarietà, o commissariamento.
Altri pensano che le, cosiddette, Bio-Masse possano essere causa di questi incendi, quasi tutti dolosi.
L'ex Assessore pensa, ne è convinto, che questo stato di cose somigli ad un girone dantesco, noi, vorremmo chiedergli cosa ha fatto da Assessore per migliorare questa situazione, o ancora crede di avere le risposte, oggi, che non ha più potere, o è il solito politicante che spera di essere rieletto?.
Optiamo per questa seconda ipotesi, si ricandiderà.
Noi siamo convinti che dietro a tutto questo ci sia la incapacità politica di fare le cose, di dare un quadro ad una Regione che dovrebbe vivere di turismo e di agricoltura, dove gli aeroporti non funzionano, tranne quello di Lamezia Terme, dove il mare non si sa con precisione da cosa e se è inquinato, dove i fondi per l'agricoltura non sono stati ancora erogati,mancano le graduatorie, a parte qualche eccezione, dove l'ente che gestisce la nostra acqua pubblica: Arpacal, ci propina acqua quasi non potabile, e poi caro ex Assessore, lei non può ancora permettersi di disegnare il futuro della nostra terra, visto la sua fallimentare esperienza, se vuole un suggerimento, si faccia da parte, altrimenti il popolo la punirà!


Resp. Blog P.Benincasa








lunedì 21 agosto 2017

La quiete dopo la tempesta!




C'era un vecchio brano, "Vecchio frac"1958, di Domenico Modugno, che faceva: " Si spengono i rumori, si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè, le strade son deserte, deserte e silenziose..."
Ebbene, tra non molto, tutto ritornerà come prima,
ma si odono, ancora, gli echi delle chiacchiere e delle promesse che in questo mese si sono fatte.
Si spegne anche l'occhio di bue, che è stato sottoposto ad un forsennato tour, da parte di chi ha voluto essere, a tutti i costi, sotto i riflettori.
Tanti torneranno nelle proprie città d'adozione, tanti torneranno nei luoghi che sono diventati la loro vera casa,
Pochi, ma buoni, continueranno nel loro percorso di crescita e di sviluppo possibile e sostenibile, nella propria terra natia, nei luoghi dove sono nati, e non ci stanno a vedere scomparire le loro radici, i propri luoghi del cuore e dell'anima.




Noi non lavoriamo, solo, per il mese di Agosto, ma per dare un contributo continuo, costante e non ci stancheremo di sperare e credere che le possibilità per un riscatto sociale, culturale e morale ci sono ancora e solo con il contributo di tutti, anche con il sostegno dei quei figli andati lontano, si potrà innescare un circolo virtuoso che consentirà una rinascita dei nostri amati Borghi.
I nostri piccoli ma concreti progetti vanno avanti, e proprio alcuni giorni addietro abbiamo avuto conferma di una partecipazione attiva di importanti Accademie Internazionali.
Questo ci ha riempito di gioia, ma il contributo lo chiediamo, anche, a quei figli della Calabria che sono lontani fisicamente, ma vicini con il cuore.





"I figli tuvi, sparsi ppe llu munnu, 
 sentanu sempre 'u desideriu e tie:
e 'stu sule e 'stu cìelu e 'ste muntagne
e 'sti laghi e 'sta gente e dde l'affettu
ch'u trovanu stapìannu a ttia luntani
e prìestu o tardu pensanu a tturnare 
ppe bìdare 'stu cìelu cristallinu
chi doppu vistu nun si scorde mmai."


Ecco questo e ciò che ci spinge a chiedere ai figli della Calabria di contribuire a migliorare lo stato delle cose.
Non siamo catastrofisti, non siamo sfiduciati, non abbiamo secondi fini ma solo la voglia di contribuire alla vera e concreta rinascita di Borghi che quasi certamente sparirebbero, e noi questo non lo vogliamo.
Vorremmo che chiunque è nel sociale; volontariato, associazioni e Istituzioni remassero insieme per raggiungere mete che da soli sarebbe impossibile, ma insieme alle migliori energie si può e si deve uscire da questa situazione di paura e contrapposizione che portano allo sfascio concreto e forse irreversibile della dignità di un Popolo.




Resp. Blog 
P.Benincasa


giovedì 10 agosto 2017

Sogno!...ancora sogno.





Da tanto tempo, ormai, non si riesce a sognare più,ricordo ancora adesso quando andavo in campagna con mio nonno che mi indicava i periodi più importanti in campagna.
La campagna va amata, rispettata e curata, queste le parole che mio nonno mi diceva spesso nelle lunghe passeggiate che facevamo per arrivare nel terreno di sua proprietà, terreno che era curato e amato da mio nonno, io sognavo, sognavo che tutto sarebbe migliorato e io, in futuro, avrei dovuto prendermene cura.
Ero bambino, ma sognavo di coltivare la terra, curarla e amarla, per poterne raccogliere i frutti.
Forse era mio nonno che mi faceva sognare, con il suo grande amore per la terra, per il rispetto che aveva della natura, si era sicuramente mio nonno che mi faceva sognare.
Era mio nonno che mi trasmetteva il suo amore, la sua passione per la terra, terra che era riuscito a sfamare tanti figli, che il nonno aveva avuto da mia nonna.
caro nonno, purtroppo, tutto è cambiato; in particolare le terre sono state abbandonate per un posto da operai al nord, per avere la possibilità di far studiare i figli, sono cambiate anche le esigenze delle nuove generazioni, che non puntano all'indispensabile, ma al futile e spesso all'inutile.
Ma il sogno che mio nonno mi ha trasmesso continua, io sogno che le nostre terre vengano nuovamente coltivate, curate, rispettate e amate, valori che sono dentro di me come il sogno che mio nonno mi ha trasmesso.
Oggi quel sogno, con la volontà di tutti: cittadini e Istituzioni, può ancora avverarsi, tutti ci stiamo rendendo conto che bisogna tornare alla terra, per coltivarla con amore,
Le opportunità non mancano, forse manca una certa cultura sociale, un lavoro complesso, ma che con il dovuto tempo potrà far crescere le coscienze di tanti e cambiare il modo di operare,  il modo di vedere il futuro, che passa attraverso il rispetto del territorio e le coltivazioni Bio.
Personalmente credo che questo sia ancora possibile, c'è da lavorare sodo, convincersi che la terra è una delle strade maestre per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno.

Redazione Blog M. Parrilla



martedì 8 agosto 2017

Agosto......tutto il resto è noia.




Si sa bene che questo mese, Agosto, è un mese particolare, mese in cui ci si riposa, in cui ci si diverte, si è, in una sola parola, in vacanza, o in ferie, comunque è un periodo che si organizzano serate danzanti, giostre, sagre in tutte le salse, e solcano i palcoscenici, (palchi) una miriade di cantanti e band musicali di tutti i tipi.
Poi ancora si programmano, per essere realizzate, serate di ogni genere, dalla presentazione di improbabili romanzi, libri storiografici,  cacce al tesoro e tombolate, o svariati party,  senza senso,
tutto questo ha un solo ed unico scopo: far divertire i turisti, gli emigranti e accattivarsi il consenso popolare.
Continuando in questo mese è ricca la convegnistica di piazza, con l'immancabile politico di turno, la storia si ripete, senza vedere all'orizzonte reali e concreti cambiamenti di rotta, senza concretamente cogliere dei segni che possano arricchire di nuove e più esaltanti esperienze l'intera collettività.
Quello che a noi, ed in particolare al sottoscritto, ci da più fastidio è pensare quasi esclusivamente al mese di Agosto, come il mese in cui bisogna fare cose per divertimento fine a se stesso.
Costi quel che costi il mese di Agosto deve essere improntato allo svago, al rilassamento e alle notti bianche, verdi color di rosa e chi più ne ha più ne metta.
Ci sentiamo, spesso, dire :"Perchè non lo fate ad Agosto, sai c'è più gente ecc ecc".
C'è una sorta di egocentrismo agostano, dove più che essere è necessario apparire a più persone possibili, per avere, almeno per il mese di Agosto, l'occhio di bue (faro da teatro) addosso, appunto per apparire.
L'effimero, il ludico e anche una pseudo cultura non possono essere tenute in considerazione solo con l'unico scopo di apparire e non essere.
Ci sentiamo costretti a prendere delle chiare e nitide posizioni, rispetto a quello che accade in quasi tutti i Borghi calabresi, la nostra è una posizione fuori dal coro, è una posizione che non guarda al futuro pensando solo al mese di Agosto, non accettiamo che i soldi dei cittadini vadano sperperati senza progetti concreti, ma al solo fine di apparire, solo per dimostrare le proprie capacità organizzative ad Agosto.
Non deve essere una ricerca spasmodica al solo divertimento, alla ricerca di essere a tutti i costi sotto l'occhio di bue, questo, siamo certi, serve solo per apparire, per avere un semplice ed effimero momento di gloria.
Noi crediamo che non si può e non si deve confondere tutto questo con reali e concreti progetti che possano far crescere e sviluppare territori ormai verso la desertificazione sociale, culturale e morale.
Chi amministra i nostri Borghi deve avere la capacità di guardare oltre, di progettare e programmare il futuro che non può esserci se si pensa al solo mese di Agosto, per il resto tutto è noia, solamente tristissima noia.
Ci sono, alcuni, Borghi in Calabria che hanno intrapreso lentamente un cammino che li sta portando a far rinascere luoghi che erano destinati all'oblio.
Tali Borghi si trovano soprattutto nell'aria grecanica, che, facendo leva sulla lingua grecanica, stanno, insieme, costruendo percorsi Culturali, Aree Bio, e percorsi Naturalistici per il Turismo.
Tutto questo è stato possibile grazie alla lungimiranza di amministratori che hanno saputo investire e progettare il futuro.
Scorcio di Bova (rc) Gioiello d'Italia e capitale del grecanico.
Oggi non ci sono altre strade per dare impulso e sviluppo sostenibile, sviluppo che passa attraverso le collaborazioni, le corrette sinergie e la volontà di guardare oltre il proprio orticello.
Noi ci auguriamo, in questa estate rovente, che in tanti possano seguire le vie maestre, per dare concretezza e continuità a  percorsi virtuosi e solidali, credendo fermamente che il futuro passi attraverso un lavoro certosino e lento, ma che con il tempo i risultati non mancheranno, solo così gli amministratori possono lasciare una traccia, un segno e perchè no un solco....ci auguriamo che non sia, in futuro, solo noia ma possa essere impegno, lavoro e coraggio tutto l'anno.......Buone vacanze.


Resp. Blog P.Benincasa


giovedì 3 agosto 2017

La Madonna delle nevi.



Il  5 Agosto è il giorno della Madonna di Gesù, venerata e festeggiata a Bocchigliero, comune nella provincia di Cosenza, oggi la Madonna, dopo tante peripezie, è in un Santuario che guarda, dal suo promontorio, il mare Jonio.
Molti anni addietro un prete, anche insegnante, scrisse un librettino dedicato a questa Madonna, allora, nel 1916, era molto venerata da tutta la popolazione, molto più numerosa di oggi.
Tale personaggio, da noi studiato, è il Prof. Sac. Don. Giuseppe Scafoglio. Il 22 Luglio 17' sono stati ripubblicati "Forme del sostantivo calabrese", in un unico testo.: "Quaderni sostantivo calabrese."
Prima di lui solo un frate, tale Fra Benedetto da Rossano, corista delle riformate e lettore emerito, aveva scritto qualche cosa sulla Madonna di Gesù, nel piccolo giornalino che periodicamente i frati pubblicavano, dal titolo "Notizie".
Vogliamo qui riportarvi un breve capitolo di quel librettino di molti anni addietro, esattamente un secolo fa, 1916.



                                 

                                                                     Capitolo Settimo



                                             "La Riforma" e il culto di Santa Maria di Gesù

La "Riforma".

Sorgeva sotto gli auspici di due potenti della terra, a breve distanza dall'abitato e sulla rupe che ne prendeva il nome, il convento della "Riforma", la cui ampia spianata intorno, per il vasto scenario montano e marino, che l'occhio contempla estatico ed all'anima reca sollievo, forma il nostro superbo Belvedere.
Approvavano, infatti, la sua erezione, papa Sisto V nel , 1587 e Filippo II, re di Spagna e delle Due Sicilie, nel 1588.
nel 1610, se non prima, accoglieva già i frati entro le sue mura: nel 1613 vi stendeva l'atto di erezione della Riforma di Longobucco, l'arcivescovo del tempo, Monsignor Sasso, e, nel 1615, sappiamo che vi abitava Fra Benedetto da Rossano, che intraprese a scrivervi la storia della traslazione di S. Maria di Gesù.
Deliberata, dunque, la fondazione del nostro convento nell'ultimo quarto del 1600, se ne gettavano le basi, precedendo le casa dell'istesso Ordine fondante, una a Longobucco nel 1615 ed un'altra in Campana nel 1661.
Se non che, due secoli dopo, ai 20 di ottobre dell'anno 1786, una grave iattura colpiva questo nostro monastero: un fuoco devastatore lo distruggeva quasi interamente:  penitus destructa, nello spazio di due sole ore: infra duas tantum horas!...
Quanta afflizione colpisce la cittadinanza bocchiglierese, che, d'un subito, si vide privata del tradizionale patrocinio divino, è più facile immaginare che descrivere. la loro devozione, però, a somiglianza di quella degli avi, non che affievolirsi, crebbe verso la potente Regina.
Non ancora è spirato il primo lustro, quando signori e popolani vuotano i loro "vurghili", moltiplicando le loro energie e, con ogni più grave sacrifizio, pur di riuscire nell'intento, tutto il denaro , raccolgono, con pubbliche oblazioni, tutto il denaro necessario alla riedificazione del Santuario e del convento: aere publico et conlato penitus, dice l'epigrafista che ne lasciò il ricordo. come sembrò lunga e tediosa quell'aspettativa, e come il cuore si aprì all'esultanza, quando, con la riattazione dei muri diritti e neri, videro coronarsi i propri voti!
Lo stesso epigrafista esprime tale stato di animo del popolo che, accorato, poi si solleva, con una sola incisiva parola: demum, "finalmente".
Dal 1791, in poi, ogni cittadino bocchiglierese, drizzando lo sguardo da Basilicò o da Maràri, dalla Piana della Ronza o dalla Serra di Cucca verso la risorta Casa di Dio si ricca di memorie, doveva provare una emozione piena di gioia.
Ma venne tempo in cui, come suol dirsi, il diavolo mise la coda anche in questo luogo sacro alla contemplazione della Divinità; perchè, nel 1866, i frati, macchiatisi di colpe, erano espulsi dal convento e la Vergine Santa preferiva la servitù di un solo sacerdote-rettore e di un eremita sotto la vigile custodia di tutti i cittadini, i quali, per l'onore del culto di Lei, non rimasero davvero sordi all'appello
Tratto da: Bocchigliero e Santa Maria di Gesù del Prof. Sac. Giuseppe Scafoglio
ed. da S.T.E.B.  Società Tipografica Editrice Barese  1916


Resp. Red. Blog  Piero Benincasa

Vecchio ponte della Riforma