giovedì 14 dicembre 2017

Solidarietà.




Siamo stati alla I° Festa della Solidarietà, che si è tenuta nel Borgo di Bocchigliero, Domenica 10 Dicembre, organizzata da un gruppo di persone che hanno sentito di fare questa giornata, per momenti ludici inclusivi, di riflessione e sposando l'inclusione come opportunità, per poter far partecipi gli ospiti che vivono nel paese. Ospiti che possono concorrere alla rinascita dei nostri Borghi.
Anche il gruppo di Minoranza ha partecipato all'organizzazione della giornata, insieme ad una Associazione; S.I.L.A., (Scienze in Libero Ambiente), ma soprattutto hanno partecipato i cittadini, la gente, chi ha voglia di fare, chi sente ancora che il Borgo può risorgere a nuova vita.
La giornata si è svolta lungo una delle vie più vecchie del paese, che arriva alla chiesa più vecchia del paese, S. Francesco. dove stand di prodotti tipici locali hanno fatto da cornice alla buona affluenza, anche di persone giunte da paesi vicini.
C'è stato di tutto in questi stand, dal classico panino con porchetta al prodotto artigianale, cesellato da abili mani, i prodotti del latte fatti sul posto, sono andate a ruba le mozzarelle.
Inoltre, nella piazza principale, Piazza del Popolo, un gruppo folkloristico ha eseguito canti popolari e non solo, c'è stata la banda musicale locale, " F. Berardi", che ha contribuito notevolmente ad allietare la giornata, girando per le viuzze strette del paese antico, per dare uno spirito festoso, gioioso e socializzante.
Le barde musicali sono patrimonio culturale inestimabile, Bocchigliero da sempre ha avuto una banda musicale, sin da quando, documentato, il Direttore era il Prof. Carrisi, parente diretto di Albano Carrisi.
Anzi, aggiungo che fu proprio il Prof. Carrisi che musicò e scrisse  la Strenna, 'A strina.
Ma torniamo alla giornata, che riteniamo abbia avuto un meritato successo e che tali iniziative vanno incoraggiate e sostenute, da qualsiasi parte giungano.
Questo per concorrere al Bene Comune, per sentirsi attori di un cambiamento necessario e fisiologico, che merita essere sostenuto e appoggiato in toto.
Quello che ci è meno piaciuto è stato questa pseodo informazione o divulgazione a giornali, locali, in rete, per "emulare il modello Riace", no, su queste affermazioni, o su questi parallelismi, Noi, non siamo affatto concordi, anzi riteniamo che possano essere forvianti e incomprensibili i messaggi che questi momenti di Socializzazione di Borghi, in fase di spopolamento, vogliono dare siano totalmente dirversi. Quindi è necessario centellinare i messaggi e non essere coinvolti da robuanti proclami, anche perchè Bocchigliero, con tanta fatica e lavoro, sta cercado di crearsi la propria Identità, la propria Storia, il proprio Mito.
C'è un progetto in atto che è partito, perchè possa arrivare al traguardo, anche se in continuo evolversi, ha assolutamente bisogno di Tutti, di Maggioranza e Opposizione, di Donne e Uomini di buona volontà e rimboccarsi le maniche, credere fermamente che il tutto deve partire dalla volontà del POPOLO, che rimane indiscusso attore del proprio futuro.

Il programma, nutrito, ha avuto anche un incontro dal tema : " Inclusione Sociale: Paure ed Opportunità", tema attuale, ma Bocchigliero non vuole emulare nessuno.
Bocchigliero vuole includere per accogliere e crescere insieme a loro.
Il programma è continuato con uno spettalo teatrale: " Mastro Fioravanti", con G. Turco nel Teatrino Parrocchiale.

Uno degli stand che ci ha particolarmente colpito, tutta roba artigianale su legno, è stato quello di un Giovane  di Bocchigliero, soprattutto per quello che ci ha voluto trasmettere. Angelo, questo il nome del Giovane, ci ha mandato un chiaro e nitido supporto al progetto "Ricordo della Sila", inoltre ci dice, questo Giovane bocchiglierese, che Lui è disposto a rimanere nel suo luogo natio, che questo è il posto in cui vorrebbe vivere, quindi creiamo opportunità, studiamo strade e opportunità solo per il bene Comune, per quei Giovani che ci mandano messaggi, chiari ed inequivocabili, e a chi vuole vivere e non vegetare, e, forse, a chi ancora crede in in futuro per i nostri figli.

Red. Blog
M.Parrilla.





venerdì 8 dicembre 2017

Miele. Fuoco, Riti




Le origini di questo alimento naturale, prodotto dalle api, ma non solo, ha origini antichissime, pare che sia stato portato in terra Calabra dagli Arabi, che erano, e lo sono ancora, ghiotti di dolci con il miele d'api.
In questo periodo si preparano i dolci natalizi, e quelli della tradizione Calabrese vengono fatti, quasi tutti, con miele.
Le proprietà di questo alimento sono conosciute da millenni, i Greci lo chiamavano "nettare degli dei", le sue proprietà sono oggi ben note. Il miele conosce, durante il Medio Evo, un uso costante e la sua storia si intreccia a quella dello zucchero.
Lo zucchero era già conosciuto fin dal III o II secolo avanti  Cristo, ma esclusivamente per scopi medici.
Solo nel VIII secolo d. C.,  con l’arrivo degli Arabi in Spagna, se ne diffonde l’uso nel Mediterraneo  come dolcificante. Il vocabolo stesso è di origine araba: sukkar.  Gli arabi tuttavia erano promotori della dolcificazione dei cibi in generale, e quindi facevano circolare l’una e l’altra di queste sostanze. Distribuivano il miele sulla costa nordafricana e sui mercati andalusi della Spagna, e gestivano le esportazioni della Sicilia normanna.
Dolci arabi... tipicamente nordici        
Una tradizione di pasticceria si mantiene per tutto il Medio Evo. Sono di derivazione araba dolci a base di frutta secca come il torrone e il panforte, ma anche quelli a base di farina e spezie, diffusi soprattutto nel  Nord Europa, le cui ricette vennero importate verso il 1100 dai Crociati di ritorno dalla prima Crociata: il tedesco Lebkuchen, il francese Pain d’épices, l’inglese Gingerbread, gli svizzeri Basler Leckerli, il Panpepato.
Ma al di là della storia del miele, esistono tradizioni che sono state incluse nelle feste cristiane, òa chiesa, se pur lentamente, ha saputo includere le usanze e le tradizioni del popolo, per meglio poter essere parte integrante del popolo.
La chiesa ha perfettamente assorbito tradizioni pagane che avevano un significato poco mistico e assai propiziatorio.
I falò, che in questa notte, in Calabria , vengono accesi hanno un significato propiziatorio pe il futuro, per augurare buoni raccolti, per scacciare il maligno, per cancellare le negatività.
Tanti antropologi hanno, dettagliatamente, studiato i riti, le usanze, i costumi, la vita quotidiana e ciò che concerneva la semplice vita contadina, ma il loro limite era e forse lo è ancora, e non aver vissuto sulla propria pewlle quella quotidianità, forse l'hanno immaguinata, la  desideravano, ma spesso per motivi di studio erano lontani dalla loro terra e quindi non hanno vissuto le emozioni, le senzazionj di quegli uomini che quotidianamente le vivevano. Ecco, questo à un limiti che non conosce aggettivi o sostantivi appropriati, può solo dare ciò che si immagina.
Concludiamo, scusate il plurale, ma è doveroso fare mensione del Fuoco, che possa liberare chi ancona si ostina a mantenere inalterato lo stato dell'arte, che richiede un sinergico mutamento e rivelare le potenzialità di questa martoriata, bistrattatae e spesso umiliata terra di Calabria.

Resp. Blog
P. Benincasa.


venerdì 1 dicembre 2017

Silenzio





Spesso cerchiamo risposte, cerchiamo ragionevoli risposte a ciò che ci succede, corriamo per esaurire la nostra infinita sede di cercare risposte che spesso non troviamo, quasi mai arrivano all'improvviso.
Ti senti sfinito, esausto e non riesci a darti pace, non riesci a trovare le risposte. Forse c'è necessità di fermarsi, di raccogliere i pensieri e stare in rigoroso silenzio.
Il silenzio è la fonte principale della ricerca interiore, tutte le dottrine insegnano a stare in silenzio con se stessi, conoscersi, esplorarsi e cercare le risposte, ebbene, grazie al silenzio si riescono a trovare tante e tante risposte che non eravamo riusciti a trovare.
La forza dell'uomo è il raggiungimento della spiritualità fatta di silenzio, di meditazione, di riflessioni che portano alla pace interiore.
L'uomo crede di essere nato per stare nel caos, nei luoghi affollati, ma non è così, chi non riesce a stare da solo ed in silenzio è una persona che ha necessità di crescere e maturare.
Non c'è necessità di possedere beni materiali, che hanno la durata del momento, c'è necessità di arricchirsi dentro, di accrescere e rafforzare i propri valori, di guardare l'altro non come nemico ma come punto di confronto e di crescita morale e civica, c'è necessità di grande senso civico di evoluzione nei rapporti inter personali, e soprattutto di equilibrio interiore.
L'era è cambiata, o sta cambiando, non più consumismo sfrenato ma consumare con intelligenza e oculatezza, le crisi anche a questo servono, si è convinti, in tanti, che il futuro non sarà così nero come da più parti propinato, e non sarà un futuro edulcorato dai falsi miti, o status simbol.
 Sarà, ne siamo convinti, l'era della consapevolezza e della ragione, della riflessione e soprattutto l'era della crescita spirituale, per comprendere a pieno le ragioni e il senso della vita.
Non voglio tediarvi con discorsi filosofici o incomprensibili, ma concretamente provate a fare un semplice esercizio;  state almeno cinque minuti al giorno in rigoroso silenzio per almeno tre giorni consecutivi, noterete che quel momento è importante per voi e non riuscirete più a farne a meno.
Il silenzio arricchisce
Il silenzio è salutare
Il silenzio non costa nulla
Il silenzio è la chiave
il silenzio è la forza dell'uomo.

Resp. Blog
P.Benincasa



martedì 28 novembre 2017

Rinascita.








Un tempo i Borghi, quasi tutti, pullulavano di bambini, di famiglie numerose, di gente solidale ma povera di oggetti e di strumenti, che gli consentissero di vivere bene.
Spesso erano famiglie numerose e povere, tant'è che sono stati riportati, e non scritti, fatti che oggi fanno rabbrividire.
Si racconta che in alcune famiglie le scarpe venivano calzate da chi si alzava prima, e alcuni, del nucleo famigliare, restavano senza scarpe, e uscivano per il rione o ruga, scalzi.
da tante cose e scritti tramandati si evince che la vita era difficile, gli inverni erano lunghi e quando i raccolti erano scarsi si pativa anche la fame.
C'era, però, tanta solidarietà, tanta stima e c'erano i valori; come l'amicizia, il rispetto, la famiglia, l'onestà e l'educazione.
Poi, con l'avvento del progresso e dei beni da consumo, gli elettrodomestici, tutto, o quasi, è cambiato.
La televisione ha contribuito, all'inizio, a modificare anche gli usi e i costumi degli italiani, ma quello che ha rivoluzionato il nostro modo di vivere è stata la violenta ondata di tecnologia e di comunicazione, in particolare i social e la rete hanno fatto perdere il senso vero e reale del vivere.
Di fatto le nuove generazioni, quelle dal 90', hanno inteso vivere più in maniera virtuale che in maniera reale.
Oggi abbiamo perso, un po tutti, il senso reale del vivere secondo dei principi e dei valori che sono stati fondamenti e pilastri del passato.
Qualcuno osa affermare che siamo in un'era di decadentismo morale e culturale, in un teatro di finzioni e di prime donne: in politica, nel mondo del volontariato, nella scuola e per sino nella finanza.
Siamo in un periodo in cui contano, in maniera predominante, i soldi, chi ha è, e chi non ha non è nessuno. Questa fase, sempre secondo esperti e acuti ricercatori, dovrebbe farci approdare all'era dello spirito, all'era della consapevolezza.
Era che probabilmente non vedremo, ma abbiamo l'obbligo morale di contribuire ad accelerare le fasi per arrivare ad un periodo in cui ci sia più ascolto, più solidarietà, più condivisione ed inclusione, per dare alle nuove generazioni un mondo migliore.
C'è necessità di guardarsi negli occhi, di guardare al domani insieme, senza preclusioni o secondi fini, ma con un solo ed unico interesse quello di migliorare lo stato attuale, quello di credere in un futuro che ci si possa abbracciare per condividere i successi, le delusioni e non quello che si è creato in questo periodo di transizione, che ha acceso in maniera deleteria una miccia pericolosa e senza ritorno, fatta di sopraffazione e cattiveria, di sete di potere e di denaro.
E' necessario farsi una sacro santa analisi di coscienza, rimboccarsi le maniche e pensare come contribuire fattivamente ad una vera e concreta Rinascita.

Red. Blog
M. Parrilla



sabato 25 novembre 2017

METAMORFOSI

I mutamenti climatici in atto sono sotto gli occhi di tutti, 
ma non tutti sanno le cause per cui questi cambiamenti siano così veloci.
Non è difficile vedere pappagalli in Italia, appannaggio, un tempo, di zone calde come l'Africa.
Non è difficile trovare, nei nostri mari, pesci quasi tropicali.
Questa rapidità di cambiamento è dovuta principalmente ad un mutamento di clima globale, quasi nulla si può fare per arrestare questo fenomeno, e sono inutili i vari accordi che spostano troppo in la le date per poter diminuire l'emissione di gas serra nell'atmosfera.
Inutile è anche la differenziata, inutile è ricorrere a macchine meno inquinanti, inutile e adottare dei metodi e dei sistemi ormai vecchi.
Non è inutile prendere seriamente coscienza dello stato dell'arte e far crescere una cultura meno consumistica e più oculata, una cultura del rispetto della natura e la salvaguardia di ciò che abbiamo, facendo un lavoro certosino e lungo, che possa sfociare nel mare della consapevolezza e dell'oculatezza.
Non ci sono particolari ricette che possano fare tutto questo, ma c'è da affidarsi a quegli uomini e donne di buona volontà che credono che questa sia la strada maestra, la strada da perseguire.
I cambiamenti e le metamorfosi sono momenti di crisi, e ogni crisi è un momento di cambiamenti, spesso non indolori, non senza una vera sofferenza, perchè la crisi porta, quasi sempre, ad un miglioramento, ad una metamorfosi di adattamento, in questo l'uomo è molto bravo,l'uomo riesce,se pur lentamente, ad adattarsi ai cambiamenti, a trovare un punto d'equilibrio, un compromesso che gli consente di sopravvivere.

Tanti hanno, nel corso della loro vita, metamorfosi modificando il "modus operanti", modificano le loro abitudini, le loro mire, i propri amici.
Le metamorfosi sono mutamenti che non sempre sono positivi, anzi spesso sono negativi, ci si trova soli con se stessi e arrabbiati con il mondo intero.

Spesso, chi non è abituato ai cambiamenti, rischia dal punto di vista psicologico, cadendo in baratri senza ritorno, e si rimane ancorati al passato solo per auto gratificarsi
solo alcune cose non devono e non possono mutare; i valori, la dignità e i pilastri che reggono la società, le regole.
La verità è sempre nel centro e non è mai da una sola parte. Guardare avanti è la vera e unica strada da percorrere, e le metamorfosi sono necessarie se non indispensabili.


Romualdo Alimena
Red. Blog.

lunedì 20 novembre 2017

Approfondire.








Non riusciamo bene a comprendere come si possa criticare quando non si hanno le minime capacità e argomentazioni per farlo.
Piccola ma sostanziale premessa per trattare l'argomento in maniera più approfondita,impazza nel marasma e melma presente sui social il falso, la presunzione e in tanti si sentono autorizzati a criticare, anche senza argomenti, anche solo per partito preso o perchè ci si sente la verità in tasca
Tanti si sentono, sul palcoscenico dei social, come se fossero prime donne, capi comici o attori principali, riuscendo a far credere, ai più, la loro presunta conoscenza, la loro presunta cultura, le loro capacità...ma spesso è, purtroppo, esattamente il contrario.
C'è tanta superficialità nel periodo che viviamo, tanta presunzione e tantissima ignoranza, basta vedere qualcosa in rete perchè diventi verità, basta occupare una poltrona per sentirsi padrone assoluto, è sufficiente avere idee contrarie, a questi personaggi, per essere messi da parte, ma la verità è che Loro restano da soli, fanno terra bruciata attorno, accerchiandosi di damerini e minorenni, di servi e di lecchini, eliminando le menti pensanti, persone che avrebbero potuto aggiungere qualcosa in più, ma la storia, si sa, la fa chi arriva prima e soprattutto chi lascia un segno, chi include e non esclude, chi racconta la verità e chi crede realmente a ciò che si fa.
Chiunque deve rispettare le regole, deve rispettare gli altri, deve imporsi un modus operandi che possa includere l'ultimo, deve saper ascoltare e fare una sintesi, deve cedere per recuperare, deve non dire bugie per dignità personale e non si possono trarre conclusioni per empatie, per sentori ma per capacità.
Nessuno si senta chiamato in causa, nessuno pensi che trattiamo argomenti ad personam, non nutriamo sentimenti contro, ma solo pro, vorremmo una società migliore, vorremmo donne e uomini di buona volontà, capaci di guardare al futuro in maniera corale, senza secondi fini, senza interessi personali, senza avere velleità di carriera o altro.
In tutto ciò ci rendiamo perfettamente conto che il tutto è realizzabile con un cambio deciso di visione, un nuovo modo di guardare l'altro, con i suoi difetti e con i suoi talenti, augurandoci di creare il terreno per una rivoluzione culturale che richiede tempo e impegno, ma anche perseveranza e tenacia.

Resp. Blog
P.Benincasa




giovedì 9 novembre 2017

Origini di Bocchigliero




Abbiamo approfondito, molto, sulle origini del borgo di Bocchigliero. Abbiamo letto tutti i libri inerenti questa materia, e qui li citeremo.
Riteniamo molte ipotesi, sulle origini di Bocchigliero, assai fantasiose e soprattutto prive di documenti, solo ipotesi e deduzioni che, potrebbero anche non corrispondere al vero.
La lettura di molti testi, sulle origini del paese, fanno solo supposizioni, solo ipotesi e non ci danno un quadro esaustivo e veritiero sulla reale nascita del borgo.
Le notizie certe e documentate sono poche e, a volte, non molto chiare per comprendere con chiarezza storica-documentale quando Bocchigliero ebbe origini.
Alcune cose certe ci sono, come ad esempio il documento più antico che è stato trovato da Don Giuseppe Scafoglio al grande archivio di Napoli, questo è datato 1344, esattamente il 4 Gennaio 1344, esiste un contratto di permuta, tra il conte Carlo Ruffo da Montalto e Michele Cantone da Messina, ed è quest'ultimo a cedere al conte Ruffo; Bocchigliero, quello era il primo anno di regno di Giovanna, prima regina di Napoli prima di questo documento non abbiamo altri documenti ufficiali del paese, Poi abbiamo le chiese, una in particolare, la chiesa di S.Francesco ubicata  su di una collina detta " 'A colla e i latri" che dominava tutto il vecchio paese, "'A destra", che certamente è il primo insediamento del borgo.
Il primo vero ricercatore sulle origini di Bocchigliero è stato Don Giuseppe Scafoglio, era anche Prof. di storia, latino e geografia.
Egli, lo Scafoglio, esattamente il 1916, pubblicò un librettino sulla Madonna di Gesù, elevato in tempi recenti a Santuario Mariano.
In questo librettino dedica la prima parte alle origini del paese, e nello stesso periodo, il notaio Filippo Pugliesi stava lavorando ad un testo sulle origini del paese. Pubblicato nel 1936;" Ricerca sulla storia di Bocchigliero"
Ma andiamo con ordine, per farci un quadro esaustivo della cronistoria di Bocchigliero, tra ipotesi, storiografia, e storia vera e propria.Nel 1916, il Prof. Don Giuseppe Scafoglio pubblica questo libricino sulla Madonna di Gesu, o Madonna della Neve, e come dicevamo, la prima parte la dedica alla probabile origine di Bocchigliero.
Egli segnala, in questo librettino con meno di 80 pagine, utilissime notizie e con le poche certezze, riesce ad ipotizzare la nascita del borgo intorno all'anno 1000.
Egli, lo Scafoglio, attraverso le chiese, e alcuni dettagli di esse, riesce a capire che il nucleo abitativo nella "Destra, fu il primo ad essere abitato da diversi "casalini", che si erano creati intorno all'abitato, o al sito che sarebbe divenuto Bocchigliero.
Questi Casalini, nacquero, secondo Scafoglio e Fra Benedetto da Rossano, corista delle Riformate e lettore emerito, da alcuni abitanti di Campana,
Questi, spinti da un desiderio di esplorare terre fertili, si diressero ai confini del terreno di Campana,
Lo Scafoglio, così motivava la nascita dei primi Casalini.


"Doviziosa di territorio, Campana, però,
non trovava forze bastevoli in se stessa per
metterlo tutto in valore, dato l'esiguo nu-
mero dei suoi, i quali, per giunta,
vivevano agglomerati in un sol luogo; ed
il suolo aspro in parte, folto di selve, non
sempre facile ad essere percorso per le piene
dei torrenti.
In tale condizioni di cose, le zone più
lontane del territorio diventavano le meno
visitate e le più neglette."

C'è, a tale proposito, una tradizione orale,
bastava interrogare i vecchi del 1916, dice Scafoglio,
che raccontavano la storia simile al Frate Benedetto da Rossano,
e cioè che Bocchigliero nacque tenuta a battesimo da Campana,
anticamente, detta Kalasarna (o Calaserna e Caliserna) dal gergo popolare
Vero o falso noi non lo sappiamo, ma ci sembra che questa sia , tra quelle che abbiamo letto, la storia più realistica e forse corrisponde al vero, anche perchè, stando sempre alla lettura che da lo Scafoglio, Bocchigliero sarebbe nata intorno all'anno tra 1000/50.
Prova ne è la chiesa di San Francesco, sorta sulla "Colla e i latri"(Collina dei ladri), quasi a voler ascendere e arrivare in cielo, visto la posizione dell'abitato. "'A Destra", posta al riparo dai venti e esposta tra dove il sole nasce e muore.
Certamente, Don Giuseppe Scafoglio, non aveva alcun documento, oltre a quelli citati e, non si avventurò come invece fecero in tanti che hanno scritto sulla storia di Bocchigliero.
Il primo ad ipotizzare che Bocchigliero fosse la vecchia Arento, fu Filippo Pugliesi, di nobile famiglia, che nel suo libro " Ricerca sulla storia di Bocchigliero", fa tre ipotesi, ma si convince, e ne convince tanti, che Bocchigliero era la vecchia Arento, al punto che viene intitolata una piazza proprio ad Arento.
L'attuale P.zza Arento. Tutto ciò, purtroppo, senza una prova che documenti questa opportunità.
Poi è stata la volta del Prof. Rocco Giuseppe Greco, il quale, nel suo testo: BOCCHIGLIERO
"Cronistoria di una comunità calabrese tra brigantaggio e fame di terra", fa tante ipotesi e sminuisce altre ipotesi.
Ebbene su questo non siamo assolutamente d'accordo, non siamo d'accordo che Bocchigliero sia stata fondata dai Bruzi, non abbiamo nulla a tale proposito, ne tanto meno crediamo all'ipotesi che sia stata fondata dai Romani.
Le ragioni sono semplicissime, non abbiamo alcun documento che provi tutto ciò.
I Casalini, è vero, erano per lo più nomi di santi e monti, ma sono stati fondati prima dell'anno 1000, invece Bocchigliero è stato fondato, secondo noi, e i documenti lo dimostrano, intorno all'anno 1000/50, e allora si davano i nomi a seconda di cosa facessero gli abitanti.
Gli abitanti erano antichi costruttori di botti, da qui Bottigliero e quindi  Bocchigliero.
Questo lo afferma il Prof. Don. Giuseppe Scafoglio, che tutti citano, nei loro testi, ma che pochi conoscono veramente.
Altri si sono cementati nella storia di Bocchigliero, come il Prof. Alfonso Bastanzio.
Egli, nel suo testo " Bocchigliero:
Itinerario storico-archeologico-folkloristico", parla prevalentemente di questa città, Arento, una delle tante città nominate da tanti storici, ma mai rinvenuta, come tante altre, citate, e mai ritrovate.
Quando si parla delle origini di Bocchigliero, non si può sempre parlare di Arento, anche se era nel territorio di Bocchigliero, Bocchigliero va assolutamente distinto da Arento, e crediamo che Arento non era nel territorio di Bocchigliero, non abbiamo alcun documento che lo attesti, anzi si fa molta confusione tra gli storici, figurarsi fra amanti delle tradizioni locali.
Il prof. A.Bastanzio è un convinto sostenitore di Arento, ubicata in Basilicò, montagna di rimpetto "alla timpa e a Riforma", dove a più riprese sono emersi pezzi di epoca brettia-romana, e la chiesetta, che rimane ben poco, visto la non lungimiranza di amministratori che non si sono curati di salvaguardare quelle poche cose buone che c'erano. è stata costruita dai monaci Bizantini, i Basiliani.
ma a noi fare citazioni, o appoggiare questa o quella tesi non ci porta da nessuna parte,
Vorremmo solo capire quali di queste ipotesi e supportata da reali documenti?.
Noi su questo siamo intransigenti.
Nel testo, del Prof. A. Bastanzio, addirittura si ipotizza la greco Arento, la brettia Arento e la romana Arento, tutto ciò supportato da nulla, supposizioni e voli pindarici.
Noi non possiamo accettare che la genesi di Arento sia Bocchigliero.
Vorremmo attraverso questo blog, lanciare un confronto, un dibattito o in semplice convivio, per avere chiarezza su tanti aspetti del nostro amatissimo Borgo.
Siamo ormai quasi al nono anno di vita del Blog, in buona parte dedicato al Prof. Don Giuseppe Scafoglio, morto il 29 Luglio 1936, e non il 1932, come riporta la lapide al cimitero.(A.Bastanzio)
Anche perchè, Scafoglio, insegnò a Rimini sino al Giugno del 1936.
Ovviamente di ciò che andiamo affermando abbiamo documenti che ne provano la veridicità.
Ma torniamo a questa breve cronistoria documentata di Bocchigliero.
In ordine cronologico abbiamo letto il lavoro fatto a sei mani da; Ciccio Filippelli, Ludovico Aurea e il Dott. Nicola Papparella. Bocchigliero dall'antichità ai giorni nostri tra storia e storiografia.
Nelle due prefazioni, di Carlo Barresi e del Sindaco  del 2010 Luigi De Vincenti,ci ha colpito un participio passato usato da entrambi nella loro prefazione, "documentato", e da questo noi ci aspettavamo che, finalmente, avremmo conosciuto le vere e "documentate" origini del Borgo.
Pregevole il lavoro di raccolta dei documenti, fatta da Ciccio Filippelli e da Ludovico Aurea, i quali,però, quando parlano dell'immagine ritrovata in Basilicò, (pag.271), fanno una confusione enorme, che qui vorremmo chiarire.

1) la colla dei ladri, è la collina di S. Francesco e non l'attuale piazza del Popolo


2) L'attuale chiesa di S. Francesco, era dedicata alla Vergine Immacolata, un tempo chiesa matrice.


3) La chiesa della Concezione è una chiesa di cui non si conoscono le origini.


Ma torniamo alle origini del Borgo, che purtroppo il testo non chiarisce affatto, anzi complica ancora, come se ce ne fosse bisogno.
Quando (pag. 274) si parla della fondazione di Bocchigliero si dice così: "Intorno all'ottocento novecento (non sappiamo cosa vogliono dire) pensiamo (800 A.c. o 900 A.c.)
Attenzione a quando si riportono notizie, perchè abbiamo notato, in tutti quelli che hanno scritto sulle origini di Bocchigliero, regna sovrana una grande confusione.
Ribadiamo la disponibilità di fare un convivio un dibattito aperto su questo argomento.

"Quando è stato fondato Bocchigliero?"


Resp. Blog
P. Benincasa








martedì 7 novembre 2017

Trampolieri, giocolieri e mezze cartucce.






Avevamo pubblicato questo post più di un anno addietro, siccome ci sembra ancora attuale, noi, ve lo riproponiamo. 

Non tutti conoscono l'arte nobile dei trampolieri, affonda le sue radici nel mondo circense, e oggi esistono vere scuole, per imparare ad andare sui trampoli.
I trampolieri, oggi, si guadagnano da vivere in svariati modi, anche per le vie di importanti e turistiche città, non è difficile incontrarne tra le città d'arte, tra piccoli borghi turistici o anche in gruppi che esprimono lo spirito circense.
Spesso vicino ai trampolieri ci sono i giocolieri, quelli che fanno girare le palline per aria o i birilli del bowling, quelli che, con un sorriso stampato in viso sono sempre presenti nei circhi.
Oggi più che mai, trampolieri e giocolieri sono presenti nella vita pubblica,  spesso sono anche in Amministrazioni, Associazioni e su sedie importanti.
I trampolieri sono quelli che nella loro vita non hanno mai realizzato nulla, e si trovano catapultati a dirigere, o far parte di una locale Amministrazione, e quindi salgono su trampoli virtuali e per questo si sentono più in alto del popolo.
Loro, i trampolieri della politica, dimenticano, quasi subito, le promesse fatte, i programmi presentati in campagna elettorale, gli obiettivi che dovevano puntare al bene comune, dimenticano persino la parola data a vecchi amici, in poche parole di questi trampolieri la politica, soprattutto, Amministrativa ne è colma,
ma non solo, ci sono tanti Giocolieri, dietro i trampolieri, giocolieri che giocano con false promesse e danno consenso per atti illegali a danno della collettività, forse, anzi certamente i giocolieri sono molto più pericolosi, sono quelli che stanno sulla lama del rasoio tra atti legali e illegali, coprendo, con il loro sorriso stampato in viso, come i veri giocolieri, le loro bugie.
Spesso, i giocolieri, riescono a giocare su due tavoli, e nel momento opportuno, per loro, scelgono quasi sempre il Trampoliere, anche se lo denigrano alle spalle, anche se mirano a diventare i trampolieri di domani, rosicchiando giorno per giorno il fragile e virtuale materiale dei trampoli.
In fine un posto di rilievo del sotto bosco è occupato dalle mezze cartucce, o mezzi uomini.
Questi, purtroppo, sono in tanti e navigano nel mondo sotto i giocolieri e i trampolieri, dipendono e pendono dalle loro labbra, non contraddicono, quasi mai, i giocolieri e assolutamente mai i trampolieri.
Ma  questi, le mezze cartucce, sono pericolosissimi e avidi di dimostrate agli altri il loro falso buonismo,le loro falsa capacità organizzativa, la loro falsa voglia di prodigarsi per il luogo e cercano di nascondere la loro ipocrisia, spesso, ma non sempre, ci riescono.
Non è complicato riconoscerli, basta andare indietro nel tempo ed analizzare la loro vita, e ci si accorge che le mezze cartucce sono sempre, o quasi, dalla parte dei vincitori.



Red. Blog Ivan Caputo




lunedì 30 ottobre 2017

Si dice in giro






Ho sentito dire, si dice in giro e altro ancora,  si sente tra le strade e le piazze, tra un vicolo e l'altro, e prende piede quello che non è vero, quello che si sente in giro ma, forse, non è vero, non è ufficiale o meglio, come insegnava la vecchia scuola di giornalismo, non è verificata la notizia.
In rete girano le fake news, le notizie inventate, ingannevoli o distorte, con il deliberato intento di non informare, di rendere credibile falsità abnorme.
Esiste, poi, un egocentrismo smisurato che fa dei social la vetrina e lo specchio di narciso, impazzano i selfie, o gli autoscatti.
Ma la cosa più orribile è vedere tanti bambini che vengono postati con troppa facilità sui social, e qui gli adulti sbagliano tanto, anche perchè è stato dimostrato come tante foto di bambini vengono messe su siti pedo pornografici.
Un tempo c'era l'Agorà, la piazza luogo dove si incontravano amici, conoscenti e anche nemici, oggi ci sono i social, che fungono da piazza virtuale, illudendo tanti di poter essere notati, di ricevere più consenso possibile, di vivere in funzione del LIKE, dei "mi piace", del consenso ad ogni costo.
Siamo in una società che sta diventando dipendente dalla tecnologia, dipendente dagli amici virtuali e spesso, i più giovani, confondono il reale con il virtuale.
Ancora siamo in tempo per porre rimedio a queste forme quasi estreme di gestire le nuove tecnologie.





I reattori di Chernobyl


Pare, notizia confermata, che si stia sperimentando un microchip, da inserire sotto pelle per poter monitorare H24 pazienti con patologie cardiache, ma non solo, a breve, con volontari, verrà sperimentato un microchip che dia indicazioni dei bisogni e delle peculiarità di chi porterà il sistema, oltre al luogo dove si trova.Questo qualcuno lo ha battezzato; ultimo potere, un tempo per gestire i bisogni e le peculiarità individuali si usavano la TV, i giornali e sistemi anche subliminali che inducevano a comprare questo e non quello.




Chernobyl 30 anni dopo
La nota casa "Barilla", è stata tra le prime a lavorare in Italia con i messaggi subliminali, ad esempio con il colore blu della confezione di pasta, il blu, o colori azzurri in generale, portavano la casalinga, e non solo, ad essere attratti  dalla scatola e non dal contenuto.
Dopo questa operazione, costosissima, si diede poca importanza alla qualità del prodotto, dovendo compensare le esose spese in pubblicità subliminale.
La Barilla comprò del grano a bassissimo costo di provenienza sospetta, si diceva, ma questo non è mai stato confermato,che comprasse grano dalle zone di  Chernobyl, dove il 1986 esplose una centrale nucleare.
Quando si pensa solo ed esclusivamente alla parte economica i risultati sono disastrosi.
Dove manca l'etica e la coscienza li alberga il malaffare, la corruzione e il personalismo, che porta al totale isolamento.

Red.. Blog
R.Alimena



venerdì 27 ottobre 2017

Autunno

     
Parco Nazionale della Sila,  (cs)
Commissario Parco Nazionale della Sila
Prof.Sonia Ferrari
 


C'è nostalgia, non ci sono idee, pochi, oggi, riescono ad essere originali nella totale confusione che si ha di questa meravigliosa stagione: l'Autunno.
Molti credono che sia la stagione delle sagre, delle feste di paese,  delle tradizioni culinarie o ancora peggio, in tanti credono sia il periodo in cui si riesce ad ottenere qualche finanziamento dalle Istituzioni: Comuni, Province e Regioni.
Il tempo delle vacche grasse crediamo sia finito, superato da concretezza e progetti che abbiano concretamente un futuro, anche se a medio o lungo termine.
Noi crediamo che solo con seri e concreti PROGETTI per il FUTURO, si riesca ad essere concretamente lungimiranti, solo puntando su opere che lasciano un segno o un proseguo, possano concretizzarsi; sviluppo sostenibile e crescita socio-economica.
Le ISTITUZIONI: Comuni, Associazioni e Cittadini devono comprendere l'importanza del PROGETTO, della necessità di guardare Oltre, di vedere lontano e di pensare che c'è necessità di credere in cose e realtà che possano concretamente dare Sviluppo e Cultura alle realtà ormai moribonde, asfittiche e senza alcuna possibilità, se non credere a tangibili realtà che possono creare percorsi virtuosi e sinergici per dare opportunità di sviluppo sostenibile e vivibilità.
Per tutto ciò c'è ancora necessità di crescita; negli uomini e nelle donne che dirigono Istituzioni e Associazioni, è la capacità di includere, la capacità di vedere  concreti progetti di aree che necessitano di investimenti che possano fungere da volano ad una serie di iniziative, per rendere un territorio, un'area, un Borgo e anche una intera Regione attrattivi, solo con le dovute sinergie tra Istituzioni si riesce a mettere in campo progetti che abbiano un futuro, che abbiano solidi basi per rilanciare e rivitalizzare aree depresse e semi abbandonate.
Non ci piace ripete sempre le stesse cose, ma il vero problema è solo squisitamente culturale, c'è necessità di una piccola e lenta rivoluzione, per acquisire consapevolezza della reale situazione e tentare di progettare il futuro, che è dietro l'angolo, tanti Borghi, sparsi in tutto lo Stivale, si stanno organizzando per tempo.
Ma non c'è bisogno di andare fuori dalla Calabria per prendere atto di quello che sta succedendo.
I Parchi Nazionali, la Calabria ne ha  ben tre, stanno facendo la loro parte, chi più chi meno, cercando, con i Comuni della loro area, di creare opportunità di vero sviluppo, in maniera particolare cercando di ripopolare Borghi che ormai sono quasi deserti, valorizzandone le peculiarità: artistiche, paesaggistiche e la riscoperta dell' enogastronomia.
Quindi, ognuno dovrebbe cercare di fare la propria parte, per le competenze che ogni Istituzione dovrebbe avere.
Non tutti riescono a comprendere il peso di questo momento per il futuro per la sopravvivenza delle aree svantaggiate di montagna e ricadenti nell'area dei Parchi Nazionali.
Infatti, la dove Presidenti, Sindaci, Associazioni e Cittadini comprendono quale le strade da percorrere, si creano virtuosismi che creano forme concrete di SVILUPPO, questo attraverso Progetti Attrattivi, inerenti il Territorio, Le peculiarità Gastronomiche e Culturali.
L'Autunno è la stagione delle sfumature di colori che madre natura ci regala, è la stagione della frutta, delle provviste per il Generale inverno, è la stagione in cui gli alberi si spogliano del manto verde, ormai ingiallito, delle foglie, è la stagione che ci prepara, o dovrebbe prepararci per affrontare la stagione fredda.
Parco Nazionale dell'Aspromonte Pentedattilo (rc)

Presidente Parco Nazionale dell'Aspromonte
Dott. Giuseppe Bombino
Noi aggiungiamo che è la stagione in cui ci si prepara ad elaborare progetti e riflettere sul nostro futuro.
E' notizia di questi giorni, tanti denari sono tornati indietro, perchè la nostra Regione non è stata in grado di presentare dei progetti per essere finanziati.
Cittadini e Istituzioni hanno necessità di creare una sorta di continuo dialogo,  necessità di partorire idee che possono trasformarsi in PROGETTI, questi saranno il futuro delle nostre città, delle nostre contrade, dei nostri Borghi.
Ognuno ha l'obbligo morale di fare la propria parte, e nessuno può creare tensioni o inutili discussioni che portano a sterili e irreali situazioni.
Non si può fomentare realtà incontrovertibili, non si può continuare a mettere la testa sotto la sabbia, non si può continuare a far finta di nulla, anche perchè noi siamo gli artefici del nostro futuro.

Resp. Blog
P.Benincasa