lunedì 25 settembre 2017

Favole, storie, sogni e leggende.








C'era una volta... così iniziavano i racconti e le favole per bambini, non molto tempo addietro, si stava attorno al fuoco ad ascoltare la voce tremula ma decisa della nonna che, per farci stare buoni, riuniva noi nipoti davanti al camino, allo scoppiettare delle castagne che stavano diventando caldarroste, iniziava: " C'era una volta....
Ricordo, con nitidezza impressionante, il suo sguardo che mimava; ora la gioia, ora la paura o lo sconcerto e noi, con la bocca aperta, ascoltavamo in religioso silenzio, e infinita curiosità quei racconti che avevano, sempre, una morale, un piccolo, ma importante, messaggio di saggezza, di oculatezza e anche di lungimiranza.
C'era, ricordo benissimo, in una di queste favole, un uomo che andando per le strade del mondo era sempre e costantemente critico, sottolineando tutti i difetti delle persone che incontrava, e qualcuno rimaneva colpito dal modo come questo signore dal nome oscuro e misterioso, si faceva chiamare Molok, forse di origine araba, o forse di origine mongolo, proveniente dalla lontana Mongolia, era un modo di controllo e critica dei difetti dell'altro, altre persone, si indignavano e si mettevano in forte imbarazzo, imprecando e maledicendo il signor Molok.
Poi divenne, Molok, responsabile di un tribunale e doveva decidere sulle diatribe di litigi che potevano sfociare nel penale, una sorta di giudice di pace, doveva essere il giudice che avrebbe dovuto frenare la mole di lavoro che c'era, come c'è, nei tribunali del mondo.
I tempi cambiarono, Molok non giudicava per verità assodate ed inappellabili, ma per sentimenti , per amicizia, per interesse e, a volte, nascondeva la verità.
La gente lo temeva, viveva una vita ritirata e solitaria, tranne la frequentazione di un giovane filosofo, che incontrava durante la passeggiata serale lungo il viale alberato, che in quel periodo era fiorito e profumato di mille aromi di fiori e di fioriture bellissime.
Il suo"amico" si chiamava Lasmajio, anche questo un nome  ci sembrò più unico che raro.
nelle loro lunghe passeggiate si sfogavano dei (loro) problemi atavici e anche di quelli quotidiani, e proprio una sera mentre si discuteva del corretto comportamento morale, Lasmajio, gli disse che prima di giudicare gli altri è importante pensare a se stessi, prima di criticare le gobbe altrui, ci si guardi le proprie, che spesso sono molto più pesanti e grosse dell'altro, del conoscente, dell'amico, del parente o dello sconosciuto.
Le sentenze date dall'alto delle proprie cariche, anche e soprattutto se Istituzionali, non posso escludere le proprie colpe; fatte di bugie e di falsità, Lasmajio era un giovane filosofo  alla ricerca di una strada corretta, giusta, con un forte senso civico e ricca di valori,
Molok si sentì colpito profondamente da quelle parole, che erano pesanti quanto un macigno, si sentì un essere spregevole e cattivo, un uomo che non meritava di essere riconosciuto come tale, aveva perso, e se ne rese conto benissimo, la dignità, l'onore e anche la fama, pianse, pianse a lungo, per buttare fuori tutta la sua rabbia, la sua cattiveria, la sua visione di una strada, che era sbagliata e inutile, per costruire un vero uomo, fatto di umiltà, verità e valori da rispettare sempre.
Poi sopraggiunse la vecchiaia per Molok, che continuava a vedere il suo primo amico vero, Lasmajio, ormai divenuto docente di Filosofia applicata,  Molok, incontrandolo, a fatica, con la voce bassa e lenta lo ringraziò di vero cuore, per tutto quello che gli aveva donato, Lasmajio non fu sorpreso, ma volle capire a cosa, in particolare, si riferisse Molok, e Molok gli spiegò che in una delle tante passeggiata nel viale, aveva avuto, grazie alle sue parole, una visione corretta della diritta via e da quel momento cambiò la sua vita individuando cosa era giusto o sbagliato fare, individuò i valori della vita, pilastri fondanti della dignità di un uomo.
Lasmajio, che era preso dalla sua Filosofia applicata, si rese conto dell'importanza della sincerità e della dignità, ringraziando, a sua volta, l'amico Molok, che da quel giorno non vide mai più, e non ebbe nessuna necessità di rivederlo, perchè era dentro di lui, perchè faceva parte del suo modus operandi.


Resp. Blog
P. Benincasa

mercoledì 20 settembre 2017

Colori, Profumi e Sapori d'Autunno.










L'Autunno è tra i periodi dell'anno più combattuti sono, ancora  all'inizio dell'Autunno giorni che hanno il sapore e i ricordi freschi dell'Estate, poi man mano che il tempo passa, le giornate diventano uggiose, grige, tristi, come le giornate di Ottobre e di Novembre.
Combattuta stagione l'Autunno, combattuta tra la calda stagione e la stagione più fredda dell'anno: il Generale Inverno.
La meraviglia dell'Autunno è nei fantastici colori dell'alba, del tramonto e nei spettacolari colori della natura, che passano dal giallo tenue al marrone più forte e così i frutti.
In Autunno la natura ci regala meravigliosi frutti della terra.
Noi ne citeremo solo alcuni, i più importanti.
I funghi, frutto di una alchimia chimica che crea queste meravigliose muffe, attenti, perchè tutti i funghi contengono elementi tossici, quindi anche se commestibili, fatene un uso moderato, se mai dovesse esistere un bugiardino,per i funghi, la frase importate da scriverci sarebbe:"Consumare con moderazione".




Poi, a settembre, si raccolgono i fichi, frutto meraviglioso per le sue fantastiche proprietà, sono ricchi di fibre anti stipsi e di minerali drenanti, mangiarli freschi e abbinati a yogurt naturale, ricotta o prosciutto privo del grasso, oppure abbinarle a mandorle, noci e nocciole, addirittura si evita il gonfiore.
Ma raccomandiamo di mangiarli freschi, perchè i fichi secchi hanno tante calorie,( 246 kcal e ben 58g di zucchero ogni 100g) i fighi freschi e maturi di giugno/luglio, sono i migliori contengono (47 kcal e 11,2 g di zuccheri solubili, per 100g) quindi possono essere consumati per il loro ottimo apporto di pectine e minerali, per un ottimo drenaggio. C'è poi il loto, anch'esso frutto ricco di fibbra e zuccheri liquidi, il melograno,il cui nome scientifico è Punica Granatum, ricco di sali minerali, acqua e vitamine.
Potremmo continuare, ed è necessario farlo, per ricordare la regina dell'Autunno; la castagna frutto dai mille usi e dalle cento proprietà.
Ma l'Autunno è principalmente un forte conflitto fra l'Estate che se ne va, e l'Inverno che incede, fra i ricordi del passato e l'attesa dell'avvenire, fra i timori e le speranze, fra il sogno e la realtà, con la quale ogni giorno ci confrontiamo.
L'Autunno è un momento di crisi e di crescita, di bilanci e di progetti, è il momento di riprendere la via... è un presagio d'iniziazione.
L'abbrivio deve essere solerte e solare, per scegliere di andare oltre lo spazio e il tempo solo con la propria volontà.

Red. Blog
Romualdo Alimena

lunedì 18 settembre 2017

Estate...ancora estate








Le ultime auto percorrono le strada di ritorno dalle ferie, tra un pò tutto sarà finito, tutti, o quasi, torneranno alla routine quotidiana, e  quasi tutti inizieranno a correre, a non avere tempo, a stressarsi un po troppo rapidamente.
Cambiamo tutti ritmo, usiamo i ritmi estivi, siamo tutti più lenti. certo è facile a dirlo ed è quasi impossibile farlo, soprattutto nella nostra società, che tende a consumare per produrre, spesso roba inutile, che si affanna a fare profitto sempre a discapito della qualità e del consumatore.
Siamo in una società, consumistica, che non riesce a privarsi del superfluo, è necessario liberarsi delle zavorre inutili, del superfluo che abbonda e spesso tracima e ci fa sentire colpevoli.
Solo davanti a grandi tragedie e catastrofi ci si rende conto, l'essere umano, che per vivere sereni c'è veramente bisogno di poco, di quello di cui abbiamo bisogno, evitando il superfluo, e prendendo consapevolezza di ciò che serve e ciò che è superfluo.
La felicità è nelle piccole cose, nei veri sentimenti e negli affetti più cari. Dagli Ausoni ai Greci dai Fenici ai Romani, tutti hanno avuto un modus operandi in grado di farli passare alla storia, ma con sacrifici e lavoro incessante.
Gli Ausoni, erano un antico popolo pre Romano e Greco, si collocano intorno al 1600 a.c. età del bronzo. essi, guidati dal re Ausone, nella mitologia greca figlio di Ulisse, protagonista dell'Odissea, e della maga Circe, oppure della ninfa Calipso, regnò nel Meridione d'Italia con il popolo degli Italici,
Il figlio del re Ausone, Liparo, si insediò nell'isola a cui diede il nome di Lipari, e dopo tanti anni di regno, a Liparo, venne la nostalgia di tornare sulla terra ferma. Un bel giorno arrivò, sull'isola, il re del vento Eolo, si narra che Liparo e il re del vento Eolo, divenuti grandi amici fecero un patto vantaggioso per entrambi, Liparo cedette il dominio dell'isola di Lipari al re del vento, Eolo, e inoltre gli diede in sposa la figlia, Ciane, Eolo si prodigò affinchè  Liparo raggiungesse la Campania, infatti raggiunse Sorrento, dove divenne re di una locale popolazione e alla sua morte ricevette onori divini.
Tra storia e mitologia, tra studi e letture leggere, l'uomo impara ad andare lento solo rispettando i ritmi biologici,
Diodoro Siculo   storico siciliota
Quando, anche d'estate, ci capita di visitare una città, un piccolo paese, una regione o un'isola, visitare il museo del luogo fa parte di una forma di arricchimento della cultura del passato, per dare al motto  " Se conosciamo da dove proveniamo, sappiamo dove andare", più forza.
Non tutti, sfortunatamente, la pensano allo stesso modo.
Anche perchè i musei sarebbero troppo pieni, e non sarebbe una cosa sbagliata fare la fila anche d'Estate per visitare e conoscere le civiltà del passato della nostra terra, del Sud, del Mare Nostrum.

Resp. Blog
P.Benincasa

martedì 12 settembre 2017

Filo d'Arianna






Abbiamo provato, abbiamo cercato e ancora non abbiamo trovato, o meglio abbiamo trovato ancora percorsi burocratici, tortuosi, tempisticamente assurdi.
Questo quando; per un progetto, un'idea, un modo per costruire o qualsiasi cosa che possa far crescere un luogo, si ha bisogno di Istituzioni, Associazioni, Cittadini e chi ha veramente a cuore alcuni posti che certamente tra non molto scompariranno.
L'assurdo, il grottesco, il ridicolo e forse la cosa che non capiremo mai è uno strano comportamento da parte di Istituzioni che dovrebbero essere l'anello di congiunzione tra le opportunità e i Cittadini, le Associazioni e l'ultima delle Istituzioni: i Comuni.
Manca un coordinamento ed un vero scambio di informazioni, che possano dare un quadro esautivo dello stato dell'arte.
Arte, Spettacolo
Naturalmente non tutto è così, alcune Istituzioni hanno compreso perfettamente il proprio ruolo, la propria mission, hanno chiara come, dove e quando intervenire, questo perchè si è compreso il meccanismo, spesso tortuoso, e quindi si agisce secondo schemi rodati, che possano dare i risultati auspicati.di chi ancora crede in uno sviluppo sostenibile, reale, lento,
Tutto ciò deve essere affidato a Professionisti competenti, per avere la certezza di non fallire in un percorso complesso, che richiede tempo, pazienza, impegno e collaborazione.
Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno ha la verità in tasca, nessuno se non chi è lungimirante, dote che dovrebbe avere un politico, riesce a vedere il futuro, e per questo riesce a programmare le cose, a donare corpo a idee che potrebbero risultare assurde, prive di senso invece quelle idee spesso sono le strade giuste.
Finalmente l'Italia sembra aver cambiato rotta, sembra, dai primi risultati che vengono dal settore turismo, che le strada: dell'Arte, della Cultura, dell'Agricoltura e quindi del Turismo sono le strade maestre per il prossimo futuro.
Ma con cautela e parsimonia, oculatezza e certezza dei risultati.
In tutto questo deve crearsi un vero clima di sinergie tra Istituzionali e Associazioni, Cittadini e operatori Turistici, tutti insieme remando per il "Bene Comune", per il futuro della nostra martoriata e bistrattata terra calabra.
C'è, in terra calabra, una piccola rivoluzione culturale che può portare ad un reale sviluppo, inglobando l'artigianato, le prelibatezze locali, le bellezze paesaggistiche e soprattutto creare quel circolo virtuoso attrattivo che possa rivitalizzare le aree più depresse.
Tante sono le opportunità che ci sono offerte dalle Istituzioni Europee, Parchi Nazionali, Aree Mab, Regionali (decreti attuativi) e Comunali

Tante e poi tante sono le opportunità che le Associazioni, i Cittadini e le Amministrazioni locali posso cogliere e sviluppare, per dar vita ad una nuova stagione di consapevolezza, di capacità e di professionalità che si dovranno mettere in campo, non può essere il singolo Sindaco o il Presidente di turno, ma è assolutamente indispensabile creare Gruppo, e spendersi per le proprie competenze, contribuendo fattivamente ad una crescita sociale, culturale ed economica.

Resp. Blog

P. Benincasa



martedì 5 settembre 2017

RIFLETTENDO e non solo!!


Alba di fine Estate '17 (Mediterraneo)

















Alla fine, delle serate estive calabresi, si vede di tutto e di più; si muovono gli stati generali del PD, si muove la gente per non sentirsi immediatamente catapultata nella routin quotidiana, si scrivono,ancora, fiumi di inchiostro sugli incendi che hanno flaggellato, bruciato e anche umiliato questa terra calabra che non aveva certo bisogno degli incendi per essere mortificata.
Non avevamo bisogno di essere tra le prime d'Italia ad aver subito incendi.
Il responsabile della protezione civile calabrese, Tanzi, non ha dubbi sull'origine e le regie degli incendi, il suo augurio e che la magistratura faccia piena luce su tutta la vicenda.
Addirittura si muovono giornalisti di alto livello folkloristico-televisivo, per propinare candidature e spingere per un verso, (sarà quello giusto?) piuttosto che incassare l'assegno che gli viene dato per la  presenza.
Povera terra mia, povera Calabria, terra che non solo necessita di un Rinascimento vero, ma di nuove coscienze, nuovi modi di guardare al domani, all'oggi e al proprio passato.
Calabria, terra di sole, terra d'amore e di vendetta, di sottomissione e di sopprusi, di uomini capaci di volare oltre lo spazio ed il tempo, oltre la suburra e spesso, nella propria terra, non riescono a smuovere le coscienze dei più, che continuanio ad abbandonarla per dare dignità alla loro vita e non cadere in circoli che porterebbero all'illegale, a delinquere per non morire.
Oggi ho avuto il piacere di leggere una cosa che mi ha colpito e affascinato, una lettera, alla mail del blog, una breve e semplice mail di ringraziamento per quello che facciamo, " di essere sempre critici e leali, propositivi senza falsi obiettivi, e tenendo bene in mente che l'obiettivo è comune, l'obiettivo è il "Bene Comune" ", questa lettera, soprattutto in questo passaggio , ci ha commosso e stimolato ma allo stesso tempo ci ha gratificato, arricchito e ci ha reso felice.
Grazie, grazie a quanti ci seguono e ci scrivono, presto avremo maggiori possibilità di interloquire con voi, con nuovi metodi e sistemi video-vocali,  incrociamo le dita, come dice una carissima amica del nostro blog.

Red. Blog
M.Parrilla







domenica 3 settembre 2017

NEOFITA





Chi, nella lingua italiana, crede di conoscere, di sapere regole dettate da maestri, di poter stare in canoni confezionati, di scrivere secondo strutture tecniche o tecnicismi linguistici, ebbene, si sbaglia, confonde la fierezza, la libertà di linguaggio, la moltitudine di aggettivi e sostantivi nonchè l'armonia fonetica  della mostra amata lingua italiana, con un falso tecnicismo e con capacità dialettiche che nulla hanno a che vedere con la capacità di scrivere e scrivere bene.
Nessuno è perfetto, la composizione di ciò che si scrive deve essere compresa da chi conosce l'italiano, chi confonde, pensa di essere chiamato in causa  o si confonde con altre cose, ebbene quello, si proprio quello/a! si sbagliano.
Oppure chi crede che qualcuno abbia la verità in mano, o in testa, si sbaglia ancora.
La nostra lingua nasce dall'esperienza dei padri, dal nostro passato, non sempre glorioso, siamo una lingua neo-latina, e anche greca.

Profili Greco-Calabri
Tutta la nostra medicina è piena di  parole che vengono dal latino e dal greco, la nostra storia, anche religiosa, è stata sempre combattuta tra il mondo greco-bizantino e quello romano, poi è stato latinizzato, infatti sino agli anni 60'/70' , ancora la messa si poteva ascoltare solo in latino.
Ancora, chi non ha fatto studi classici trova molta difficoltà nel comprendere determinate cose in italiano, poi chi non conosce o evita di conoscere il proprio dialetto, allora non può essere tenuto in considerazione, non merita risposte,  alle stupidaggini, o meno, di quello che ha detto.
Attenzione a non cadere in assurde competizioni che non devono esistere, quando si fa squadra, quando si cercano reali e funzionali sinergie, quando, scevri da interessi personali, si punta al "Bene Comune" .
Ognuno per le proprie competenze e specificità va messo nelle condizioni di sviluppare i propri talenti, le proprie passioni e le legittime ambizioni.
Ognuno faccia la sua parte con le specifiche conoscenze  per innescare un circolo virtuoso e solidale che possa essere da volano, da spina dorsale ad una vera rinascita calabra, un Risorgimento Calabro che possa dare orgoglio alle ambizioni del popolo calabrese.
Nessuno deve essere padrone di ciò che, pro tempore, rappresenta: Associazioni no profit, Istituzioni e altro, è sempre la collegialità, l'inclusione, la capacità di ascolto a vincere sulle gestioni personalistiche e senza futuro, non includere è l'incapacità di aprire un serio confronto, anche con chi non la pensa come noi, e questo, a lungo andare isola, in una triste solitudine che non porta da nessuna parte.
La politica ci ha insegnato che solo un numero sufficiente di persone possano delegare i propri rappresentanti, che spesso si sono avvitati su loro stessi, senza guardare al bene comune, ma solo esclusivamente alle clientele e a gli affari personali e di amici.
Il gruppo è determinante per arrivare a obiettivi comuni, perchè come recita un vecchio adagio: da soli non si è nessuno, insieme si è una forza.



Resp. Blog
 P.Benincasa







mercoledì 30 agosto 2017

L'altro Aspromonte


Dettaglio del Gruppo Marmoreo di Antonello Gagini 1504, Chiesa di S.Teodoro




di ANNA MARIA DE LUCA    R.it  Viaggi
28 giugno 2017



Il parco fa parte dell'area metropolitana di Reggio Calabria, ma è lontano anni luce dalle atmosfere urbane. Ospita alberi antichissimi, è punto di passaggio di uccelli migratori. E cerca di lanciarsi con alcune iniziative
Al centro del Mediterraneo, il massiccio dell'Aspromonte è oggi un parco nazionale ancora tutto da scoprire, fuori dalle rotte del turismo di massa. Che il nome derivi da "apro" o da "bianco" poco importa: avete di fronte a voi più di 65 mila ettari di biodiversità, 1.500 specie diverse e 37 comuni dove il tempo sembra essersi fermato. Il centro abitato più alto è Gambarie, una delle porte naturali del parco nazionale dell'Aspromonte, a 1300 metri. Partiamo da qui per raggiungere la vetta più alta: Montalto (1.955 m), dove si apre un meraviglioso panorama sulla costa calabra e siciliana.
Tecnicamente, il territorio del Parco d'Aspromonte si trova all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria ma la forza misteriosa della natura imponente che esplode in tutta la sua bellezza in questa stagione, tra i prati punteggiati dal giallo delle ginestre e il verde delle faggete, riporta a tempi ben diversi, che palpitano ancora oggi nelle caratteristiche geomorfologiche formatesi nell'era Terziaria e Quaternaria. Un patrimonio geologico noto nella letteratura scientifica come arco Calabro Peloritano ed attualmente candidato all'UNESCO Global Geoparks, la rete dei Geoparchi mondiali. Lungo le fiumare che un tempo separavano le polis, pioppi, salici e ontani dominano il paesaggio, tra "relitti del Terziario" come la felce bulbifera gigante.
Fermatevi a pranzo al Rifugio Biancospino, immerso nella natura sorge a 1260 metri, per poi proseguire nel primo pomeriggio con il birdwatching: "ponte" naturale verso la Sicilia, e dunque verso l'Africa, l'Aspromonte è luogo privilegiato di rapaci "veleggiatori" che invece di sforzarsi in un faticoso volo battuto su ampi tratti di mare, intelligentemente utilizzano le correnti d'aria calda che si formano sul Terreno per scivolare con poco sforzo verso le latitudini meridionali. Sono circa 30 mila gli animali che ogni anno volano sull'Aspromonte diretti in Africa, dal falco pecchiaolo al falco di palude, dal nibbio bruno, all'aquila minore alla rara cicogna nera. Per studiarli ci sono tre stazioni di osservazione, con esperti e ausiliari, incaricati dall'Ente e coordinati dal personale del Parco. Lo scorso anno, grazie alla sinergia con Federparchi e l'Istituto Centrale del Credito Cooperativo (Iccrea-Banca), il Parco ha concluso il primo studio sistematico sull'aquila reale e sul gufo reale: una ricerca complessa, che è andata oltre i confini amministrativi dei comuni del parco, e che ha portato a risultati sorprendenti che hanno generato altri studi tutt'ora in corso per garantire la conservazione delle loro popolazioni.
Continuate il pomeriggio a Canolo, dove si aprono le cosiddette Dolomiti del Sud, per conoscere le donne pastore che fanno il pane con lievito madre nei forni comunali. Ristrutturati recentemente, i forni vengono fittati dalle signore rimaste in paese che li usano per confezionare le pagnotte da spedire ai figli emigrati al nord o all'estero. Un profumo che attraversa l'Italia portando con sé l'amore materno e l'amarezza dell'emigrazione. E proprio per dare possibilità di lavoro ai giovani, il Parco sta tentando un'operazione delicata quanto difficile al sud: coinvolgere le associazioni del territorio. Il presidente del parco, Giuseppe Bombino, racconta la rivoluzione culturale del proprio mandato: porre il parco al centro dello sviluppo del territorio. Vanno in questa direzione i campi di volontariato per giovani, l'istituzione della prima Rete dei Musei del Parco (dal museo di Paleontologia, unico nel sud per importanza e numero di reperti al Musaba di Mammola, dal museo dell'olio a Bangladi a quello dei Santi Italo-Greci a Staiti) e tutte le iniziative per accompagnare i pastori a diventare eco pastori, fino a firmare contratti di responsabilità che premiano economicamente i pastori se non si verificano fuochi nelle terre a loro affidate. Risultato: "per due annualità il territorio dell'area protetta non è stata interessata da incendi di grande rilievo. Dati che assumono maggiore rilevanza e significatività se rapportati agli scenari dell'intero territorio italiano". Intanto, più di 50 tra allevatori e pastori hanno formato la prima cooperativa "La Via Lattea", per realizzare il primo caseificio sociale del Parco.
Tra i progetti in corso, la valorizzazione naturalistica e turistico-ricreativa dell'invaso del Menta, per favorire la sosta e la nidificazione di specie acquatiche. In programma sistemi a zattere galleggianti, piazzole di pesca e punti di birdwatching, mountain bike, canottaggio e la realizzazione di micro habitat per lepidotteri e la "Casa dell'acqua": un laboratorio aperto anche al pubblico per attività di educazione ambientale. Importante notare come, dei complessivi 13 milioni di euro destinati dal Piano di Sviluppo e Coesione 2014-2020 per le infrastrutture verdi del sud, il Parco sia riuscito ad intercettare ben 9,6 milioni per il piano straordinario di riqualificazione della percorribilità interna, segno della grande volontà di crescita e di futuro, di una capacità gestionale che vuole aprire un nuovo corso nella storia del Parco.
L'esplorazione dell'Aspromonte è un viaggio fuori e dentro il tempo dell'anima e del mondo. Proseguite fino ad arrivare, a bassa quota, tra i boschi di leccio, esempi unici a livello nazionale: più che alberi sono porte che si aprono verso il passato, dove ancora oggi gli studiosi vanno ad osservare le dinamiche evolutive della natura. Centotrenta chilometri di sentieri sono già stati riqualificati ed in progetto ce ne sono altri, per ben 186,30 chilometri. Tra tutti, vi consigliamo il Sentiero dei Carbonai, chiamato anche bosco delle fate (Monte Basilicò, a Gambarie) ed il Sentiero dei terreni rossi, chiamato anche bosco di Gambarie (Monte Scirocco). Nel sito dell'Ente Parco è stata pubblicata una prima parte del Catasto dei Sentieri consultabili tramite app anche off-line ed è stata lanciata l'iniziativa "Adotta un sentiero del Parco" per coinvolgere le associazioni del territorio. Salendo di quota, vedrete la rovere meridionale che si mescola a pinete maestose e, ancora più in alto, al faggio. E'come una danza di altitudini, dove in ogni area troviamo un protagonista che suona la sua musica, ascoltata da animali antichissimi come la testuggine di Hermann, dalla colorazione giallastra con macchie nere, la salamandra pezzata, la salamandrina dagli occhiali e l'ululone appenninico. Nella vallata delle Grandi Pietre, ecco il farnetto, una quercia dalle grandi foglie e dai profondi lobi; nelle zone più alte, le faggete di Monte Scorda e Zervò, studiate a livello internazionale per le capacità di adattamento e di accrescimento. Sul versante ionico, dominano invece i Giganti di Acatti e Afreni di San Luca. E, in questo magico mondo sopravvissuto al tempo, il lupo, il gatto selvatico, il ghiro ed il piccolo driomio (che si può trovare solo qui e in Friuli). Dalla fine del 2011 sono ritornati anche i caprioli, introdotti nell'ambito di uno specifico progetto di tutela che ha riportato in natura una specie assente da circa un secolo. Mascotte del parco è lo scoiattolo nero, particolare per la colorazione nera della pelliccia, anziché marrone.
Montagna, boschi e rapaci: il fascino wild dell'Aspromonte
Lo scoiattolo del Parco dell'Aspromonte
Condividi
Tra i boschi più belli da esplorare segnaliamo i sei vetusti: il bosco Mancuso, a San Luca, unico vero esempio in Italia di una fustaia di leccio su cinquanta ettari. Ci si arriva percorrendo il sentiero 103 che porta al centro di Polsi. Sempre a San Luca, il bosco Ferullà, con la maestosa presenza dei geositi internazionali della Vallata della Grandi Pietre, quello di Acatti (che è il bosco di pino calabro più importante del Parco) e, in una delle aree più interne e isolate del Parco, la Valle Infernale. E' una faggeta, mista ad abete bianco ed acero, rifugio di lupi, che si trova nell'area di proprietà dello Stato gestita dall'Ufficio Territoriale Biodiversità dei Carabinieri Forestali. Tra Gambarie e la Diga del Menta, merita una visita il bosco Tre Limiti (a Roccaforte del Greco): habitat ideale per diverse specie, ha piante centenarie. Se volete vedere alberi con oltre cinquecento anni di vita, arrivate al bosco di Pollia, dove domina la rovere meridionale, specie tipica e caratteristica del territorio aspro montano che, durante l'ultima glaciazione, ha fornito rifugio per parecchie specie.
Tappa obbligata in Aspromonte sono i cinque "salti" delle Cascate Maesano, a quasi 1200 metri di altezza: è uno dei luoghi simboli dell'Area Protetta. Arrivate al Monte Fistocchio, sospesi nella natura incontaminata e infine, il must: Pietra Cappa, uno dei misteriosi monoliti più grandi d'Europa a dominare la "vallata delle grandi pietre".

Sito di R.it Viaggi


                                     L'altro Aspromonte

Roghudi (rc) paese fantasma, Aria Greco-Calabra


Sin qui un bellissimo articolo sull Aspromonte su R.it Viaggi, di Repubblica.
Ma, avendo visitato e scrutato parti che raccontano di ben altro in Aspromonte: arte, storia, rivalutazione e valorizzazione delle radici,lingua e valorizzazione dei centri storici con una speciale e eccellente accoglienza, aumento costante della recettività, con la meravigliosa accoglienza "famigliare", che solo in Calabria si veste di affetto e si legge negli occhi, di chi vive il territorio, la luce d'amore; degli uomini e delle donne del Parco Nazionale d'Aspromonte, e dell'aria Grecanica o Greco-Calabra, che sprigionano, c'è sete di riscatto, c'è sete di Rinascimento d'Aspromonte, anche attraverso la Cultura.
La giornalista cita il Museo dell'olio di Baghaladi, bene, ma a Baghaladi abbiamo ammirato un gruppo marmoreo di Gagini del 1504, poco conosciuto e che sta per essere finito e reso fruibile, anche se lo si può visitare in " Aperto per Restauro", infatti si può, con il responsabile del restauro, Dott. Pasquale Faenza, conoscere uno dei tanti capolavori del Rinascimento che, anche se non riportato dalla letteratura, la Calabria ha avuto e forse questo è stato dimenticato per troppo tempo.
Inoltre non si ricorda che in Aspromonte, nel Parco, esiste un paese fantasma; Roghudi, abbandonata dal 1971 per alluvioni, e definitivamente il 1973.
Infine, la giornalista, ha omesso che in Aspromonte, la Calabria ha il suo "Gioiello", si perchè, Bova, oltre ad essere capitale dell'aria Grecanica è tra i "Gioielli d'Italia", solo per essere più informati ed esaustivi.

Bova (rc) "Gioiello d'Italia






Resp Blog P.Benincasa

martedì 29 agosto 2017

Estate: Inferno dantesco.....Rigurgiti di Ex



Parco Nazionale della Sila

Fiumi d'inchiostro si stanno consumando per cercare dio dare una paternità a questo immane disastro ambientale che si sta perpetrando ai danni di una terra già martoriata da abusi e soprusi, da politicanti nulla facenti e da porta borse che non hanno assolutamente a cuore la terra calabra.
Anche qualche ex Assessore si prende il lusso di fare le ipotesi più fantasiose, tra cui quella di parte delle istituzioni che sono immobili, compresa la Regione, che non riesce a convocarsi anche difronte a situazioni come quella che stiamo quotidianamente vivendo, Noi, della redazione, abbiamo girato la Calabria in lungo ed in largo ebbene non c'è una sola aree dell'intero territorio regionale che non è stata interessata da roghi, poi, la provincia di Cosenza è stata, e lo è tutt'ora, la provincia più colpita.
Il politicante, spesso anche giornalista, fa ipotesi assurde, fantasiose e contraddittorie, si appella, come tutti i politicanti, a misure straordinarie, come se la Calabria non avesse già, e da sempre straordinarietà a iosa, invocando l'esercito e non guardando, invece, i veri e concreti problemi della nostra terra.
mafiosi, traditori che servono le Istituzioni, piromani e chi più ne ha, più ne metta.
Ma qual'è il vero motivo per cui si sta appiccando così tanto fuoco ad un patrimonio inestimabile?
chi c'è dietro a tutto questo?, chi ci guadagna?.
Giornali on line, dichiarano che la colpa è anche del nostro amato, non tanto, Governatore Mario Oliverio, conosciuto meglio come Palla-Palla.
Si ipotizza che un così grande e grave disastro ambientale, possa, con uno stato di straordinarietà, far riassumere nuovi idraulici forestali e dare, come sempre, una forma di assistenzialismo camuffato dallo stato di straordinarietà, o commissariamento.
Altri pensano che le, cosiddette, Bio-Masse possano essere causa di questi incendi, quasi tutti dolosi.
L'ex Assessore pensa, ne è convinto, che questo stato di cose somigli ad un girone dantesco, noi, vorremmo chiedergli cosa ha fatto da Assessore per migliorare questa situazione, o ancora crede di avere le risposte, oggi, che non ha più potere, o è il solito politicante che spera di essere rieletto?.
Optiamo per questa seconda ipotesi, si ricandiderà.
Noi siamo convinti che dietro a tutto questo ci sia la incapacità politica di fare le cose, di dare un quadro ad una Regione che dovrebbe vivere di turismo e di agricoltura, dove gli aeroporti non funzionano, tranne quello di Lamezia Terme, dove il mare non si sa con precisione da cosa e se è inquinato, dove i fondi per l'agricoltura non sono stati ancora erogati,mancano le graduatorie, a parte qualche eccezione, dove l'ente che gestisce la nostra acqua pubblica: Arpacal, ci propina acqua quasi non potabile, e poi caro ex Assessore, lei non può ancora permettersi di disegnare il futuro della nostra terra, visto la sua fallimentare esperienza, se vuole un suggerimento, si faccia da parte, altrimenti il popolo la punirà!


Resp. Blog P.Benincasa








lunedì 21 agosto 2017

La quiete dopo la tempesta!




C'era un vecchio brano, "Vecchio frac"1958, di Domenico Modugno, che faceva: " Si spengono i rumori, si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè, le strade son deserte, deserte e silenziose..."
Ebbene, tra non molto, tutto ritornerà come prima,
ma si odono, ancora, gli echi delle chiacchiere e delle promesse che in questo mese si sono fatte.
Si spegne anche l'occhio di bue, che è stato sottoposto ad un forsennato tour, da parte di chi ha voluto essere, a tutti i costi, sotto i riflettori.
Tanti torneranno nelle proprie città d'adozione, tanti torneranno nei luoghi che sono diventati la loro vera casa,
Pochi, ma buoni, continueranno nel loro percorso di crescita e di sviluppo possibile e sostenibile, nella propria terra natia, nei luoghi dove sono nati, e non ci stanno a vedere scomparire le loro radici, i propri luoghi del cuore e dell'anima.




Noi non lavoriamo, solo, per il mese di Agosto, ma per dare un contributo continuo, costante e non ci stancheremo di sperare e credere che le possibilità per un riscatto sociale, culturale e morale ci sono ancora e solo con il contributo di tutti, anche con il sostegno dei quei figli andati lontano, si potrà innescare un circolo virtuoso che consentirà una rinascita dei nostri amati Borghi.
I nostri piccoli ma concreti progetti vanno avanti, e proprio alcuni giorni addietro abbiamo avuto conferma di una partecipazione attiva di importanti Accademie Internazionali.
Questo ci ha riempito di gioia, ma il contributo lo chiediamo, anche, a quei figli della Calabria che sono lontani fisicamente, ma vicini con il cuore.





"I figli tuvi, sparsi ppe llu munnu, 
 sentanu sempre 'u desideriu e tie:
e 'stu sule e 'stu cìelu e 'ste muntagne
e 'sti laghi e 'sta gente e dde l'affettu
ch'u trovanu stapìannu a ttia luntani
e prìestu o tardu pensanu a tturnare 
ppe bìdare 'stu cìelu cristallinu
chi doppu vistu nun si scorde mmai."


Ecco questo e ciò che ci spinge a chiedere ai figli della Calabria di contribuire a migliorare lo stato delle cose.
Non siamo catastrofisti, non siamo sfiduciati, non abbiamo secondi fini ma solo la voglia di contribuire alla vera e concreta rinascita di Borghi che quasi certamente sparirebbero, e noi questo non lo vogliamo.
Vorremmo che chiunque è nel sociale; volontariato, associazioni e Istituzioni remassero insieme per raggiungere mete che da soli sarebbe impossibile, ma insieme alle migliori energie si può e si deve uscire da questa situazione di paura e contrapposizione che portano allo sfascio concreto e forse irreversibile della dignità di un Popolo.




Resp. Blog 
P.Benincasa


giovedì 10 agosto 2017

Sogno!...ancora sogno.





Da tanto tempo, ormai, non si riesce a sognare più,ricordo ancora adesso quando andavo in campagna con mio nonno che mi indicava i periodi più importanti in campagna.
La campagna va amata, rispettata e curata, queste le parole che mio nonno mi diceva spesso nelle lunghe passeggiate che facevamo per arrivare nel terreno di sua proprietà, terreno che era curato e amato da mio nonno, io sognavo, sognavo che tutto sarebbe migliorato e io, in futuro, avrei dovuto prendermene cura.
Ero bambino, ma sognavo di coltivare la terra, curarla e amarla, per poterne raccogliere i frutti.
Forse era mio nonno che mi faceva sognare, con il suo grande amore per la terra, per il rispetto che aveva della natura, si era sicuramente mio nonno che mi faceva sognare.
Era mio nonno che mi trasmetteva il suo amore, la sua passione per la terra, terra che era riuscito a sfamare tanti figli, che il nonno aveva avuto da mia nonna.
caro nonno, purtroppo, tutto è cambiato; in particolare le terre sono state abbandonate per un posto da operai al nord, per avere la possibilità di far studiare i figli, sono cambiate anche le esigenze delle nuove generazioni, che non puntano all'indispensabile, ma al futile e spesso all'inutile.
Ma il sogno che mio nonno mi ha trasmesso continua, io sogno che le nostre terre vengano nuovamente coltivate, curate, rispettate e amate, valori che sono dentro di me come il sogno che mio nonno mi ha trasmesso.
Oggi quel sogno, con la volontà di tutti: cittadini e Istituzioni, può ancora avverarsi, tutti ci stiamo rendendo conto che bisogna tornare alla terra, per coltivarla con amore,
Le opportunità non mancano, forse manca una certa cultura sociale, un lavoro complesso, ma che con il dovuto tempo potrà far crescere le coscienze di tanti e cambiare il modo di operare,  il modo di vedere il futuro, che passa attraverso il rispetto del territorio e le coltivazioni Bio.
Personalmente credo che questo sia ancora possibile, c'è da lavorare sodo, convincersi che la terra è una delle strade maestre per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno.

Redazione Blog M. Parrilla