mercoledì 25 aprile 2018

Conoscienza e Mediocrità




Elargire conoscenza non è sempre corretto; è importante sapere chi sono quelli che ricevono le informazioni, con quale occhio guardano le cose, quali le loro mire, con quale spirito ci si approccia a conoscere?.
Ma la nostra vera e motivata paura è la mediocrità di tanti, che sguazzano, come anguille nere, nel mare dell'ignoranza; torbido, nauseabondo e irresistibilmente insopportabile.
Abbiamo sentore che molta gente vive frustata da una vita non più loro, ma nelle mani di altri, si lasciano facilmente abbindolare dal pifferaio magico di turno, si armano, insieme ad altri, e poi loro non partono.
Rimangono, i mediocri, ad avvitarsi su loro stessi e si auto gratificano prendendosela con altri.
Loro, i mediocri, non aggiustano le cose, giustificandosi che non è colpa loro,noi vorremmo dirgli che, se lo stato di cose permane. è solo colpa Loro...dei mediocri.
Non vorremmo, qui, suscitare dubbi, noi parliamo per letteratura, casistica, percentuali e null'altro,.Chiaro!!
Nessuno, per favore, si senta chiamato in causa.
C'è tanta gente che spera di trovare la felicità nello stare al centro del ring, sul palcoscenico, al centro, come protagonista, oppure raccontare bugie, senza alcuna prova, e già!.
Quando si scrive di storia, il tutto, per essere credibile, deve essere supportato da documenti che ne dimostrino la veridicità di ciò che si afferma.
Piccole cose
La felicità è nelle piccole cose, forse cose che stanno al margine, su di un'isola lontana.oppure come non notare che tutti nasciamo felici, basta osservare un neonato/ per rendersi conto che i "cuccioli", sono felici con pochissimo, e sono felici sempre.
Quindi, per non annoiarvi troppo, ci avviamo a concludere questo post, ricordandovi che ...la felicità è dentro di voi, basta saperla cercare ed ascoltare......e non Oltre.
Quello che non paga è la medriocrità, le bugie e l'Io imperante.


Red. Blog
R. Alimena


Colori e forme di Madre Natura


sabato 21 aprile 2018

Tempo...Immortali


Piromalli, Luigi e Walter Pellegrini


La riflessione che vi proponiamo è semplice, ma importante per comprendere bene le cose, si scrive, spesso, per cercare di comprendere come la pensiamo, cosa vorremmo realmente e quali strade sciegliere in questo marasma di confusione, di bugie e di falsità che ci propinano.
Il tempo, in tutto questo, gioca un ruolo importante, anche se viviamo in un periodo che nessuno di noi ha tempo, tutti corriamo e non ci fermiamo per pensare, per leggere, per appofondire e avere una conoscenza non superficiale delle cose, ci fidiamo dei titoli o degli articoli di giornali e telegiornali, e poi non parliamo di quello che c'è in rete, circa il 40% sono delle falsità.
Provincialismo e superficialità sono imperanti, luoghi comuni e ovvietà sono sulla bocca dei più.
Società superficiale e alla ricerca del nulla, il tempo come qualcosa da bruciare per essere sempre sul pezzo, sulle mode e su ciò che in quel momento è condiviso dalla masse.
Ma la vera e forse unica motivazione per cui siamo sulla terra è quella  dell'immortalità, che consciamente, volutamente o inconsciamente tutti aspiriamo.


Siamo certi, e io in maniera assoluta, che ci ha lasciato un uomo che si è consegnato all'immortalità, Don Luigi Pellegrini ci ha lasciato, il suo percorso terreno si è compiuto, lasciando segni e traccie indelebili, marcate e immortali.
Ho avuto la grande fortuna e l'onore di conoscere l'Editore pioniere, il coraggioso, il curioso e sempre giovane Luigi Pellegrini, ero molto giovane quando, insieme a mio padre, lo conobbi tra noi ci fu subito quel filing e quell'empatia che ti attrae e ti coinvolge, che riesce a portarti lontano dove arrivano i sogni.
L'era degli ulltimi intelletuali cosentini si chiude con Don Luigi Pellegrini, capace di volare oltre lo spazio e il tempo, di creare crogioli e fucine intelletuali che erano da troppo tempo sopite, rischiando, a volte, di sbagliare, anche se l'errore e fortemente motivo di sprone per fare sempre meglio.
Grazie Don Luigi, ci hai regalato mondi che non avremmo mai conosciuto, pubblicando opere sconosciute e incomprensibili per i più, hai voluto sempre metterti i gioco, sperimentare e regalare perle immortali, sensazioni maestose e invisibili solo per  chi ha l'animo sensibile e curioso.
Grazie per i suggerimenti e il coraggio che ci hai trasmesso, per la volontà e la perseveranza che hai avuto sino ad arrivare a ciò che desideravi: confronto, rischio e amore per tutto quello che hai fatto.
Domani, nel tuo ultimo viaggio, ci saranno insieme a te tutti quelli che ti hanno voluto bene, i tuoi famigliari, i tuoi nipoti, la gente comune, eri un uomo del popolo, conosciuto e apprezzato da tutta la tua terra; la Calabria, Madre e Matrigna, donna fatale alla quale solo gli schiocchi possono rinunciare.
Una ennesima stella si è già accesa, e farà compagnia a chi ti ha preceduto, a chi è già stella e ti era amico.

Resp. Blog
P.Benincasa
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mercoledì 11 aprile 2018

A N A L I S I





La psicologia e spesso la psichiatra, sono poco considerate dalla massa, dai più, anche perchè sono ritenute branchie che spesso sono nascoste e difficilmente gestite in modo corretto.
Tanta la produzione cartacea sull'argomento, tante le tesi e le scuole per poter fare diagnosi e quindi cure corrette, pochi gli investimenti in ricerca e sperimentazioni nei campi.
Ma tanti gli ammalati, coscienti e ignari, consapevoli e in tanti, forse volutamente,  non prendono realmente coscienza del proprio stato.
Quasi tutti soffriamo di stati ansiogeni o depressivi, alcuni hanno una visione falsata della realtà, si "derealizzano", " depersonalizzandosi".
Questi termini, che sembrano moderni, in verità vengono da molto lontano, anche se solo in tempi recenti (1935) viene ufficializzato e riconosciuto sia l'uno che l'altro termine.
In questi giorni è stato presentato  un libro, che in maniera chiara ed esaustiva risponde a chiari segnali di inadeguatezza quotidiana. Il libro è di Nicola Ghezzani:
 La Vita è un Sogno.
Derealizzazione, depersonalizzazione e attacchi di panico.
Editore Franco Angeli

In realtà, il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione si presenta con frequenza in un ampio ventaglio di stati patologici lievi: ansia generalizzata e attacchi di panico, fobia sociale e delle emozioni, pensieri ossessivi e depressione. Nonostante sia ancora in parte misconosciuto, secondo Nicola Ghezzani il disturbo da depersonalizzazione e derealizzazione si avvia a essere uno dei disturbi più diffusi del mondo contemporaneo, afflitto da ansia nei rapporti umani, abuso di droghe e di psicofarmaci e da vite sempre più isolate e virtuali. La previsione dell'autore è che nei prossimi anni depersonalizzazione e derealizzazione saranno diagnosticate sempre di più perché i soggetti che ne soffrono aumenteranno in modo esponenziale e i professionisti del settore saranno finalmente in grado di riconoscerle. In tal senso, questo libro costituisce un unicum nella letteratura internazionale sull'argomento. Scritto da un ex derealizzato, guarito con la psicoterapia e divenuto egli stesso psicoterapeuta e teorico di un nuovo modello clinico, "La vita è un sogno" è un'occasione che si offre allo psicoterapeuta e al paziente per identificare il disturbo e per delineare un percorso terapeutico.
Tratta da:


https://www.ibs.it/vita-sogno-derealizzazione-depersonalizzazione-attacchi-libro-nicola-ghezzani/e/9788891762368?inventoryI


Red. Blog
D. Imbardelli



giovedì 5 aprile 2018

Consultandosi




Oggi le consultazioni, quasi sicuramente, non arriveranno a nulla, quindi ci sarà, probabilmente, un nuovo giro di consultazioni per fare il punto della situazione.
Certamente la legge elettorale con cui si è andati a votare non consente a nessuno di governare.
Quindi quali le probabili opzioni per partorire un governo degno di questo nome?
Certamente non tante; o i grillini si alleano con la Lega, e questo, a detta di Salvini, non sarà possibile, oppure una alleanza M5S e Pd, senza Renzi, e anche questa proposta grillina, di Di Maio, è stata rimandata al mittente.
Io credo che l'unica cosa vera, rispetto alla legge elettorale, sia quella di incaricare la coalizione che ha preso più voti di un mandato esplorativo, che possa consentire di racimolare quei voti parlamentari che mancano per avere una maggioranza.
Forse il M5S esagera quando chiede che  Di Maio faccia il premier, oppure si ritorna al voto, c'è anche qui necessità di essere realisti e diplomatici, cercando di fare un governo che realizzi parte dei punti chiave.
Oppure, Mattarella, il Presidente decide di fare un governo di scopo: 1) modificare la legge elettorale e2) Approvare la manovra entro Aprile, chi vivrà vedrà, certamente la legge elettorale, che non prevede premi di maggioranza, è una legge fatta quasi appositamente perchè nessuno governi.
E' una matassa alquanto ingarbugliata che si trova elle mani del capo dello stato, e non è semplice venirne a capo.
Nessuno ha diritto di avanzare prime geniture, nessuno può imporre veti e soprattutto i grillini hanno necessità di riflettere e contribuire fattivamente ad un governo forte e con chiari punti da affrontare.
La Lega, il partito più votato della coalizione di centro destra, ha il diritto di avere un mandato esplorativo e aggregare nuove forze ed energie per fare le cose.
Crediamo fermamente che altre opzioni non esistono, e che solo la volontà e la lungimiranza debbano prevalere.

Red. Blog
I.Caputo


martedì 3 aprile 2018

P O T E R E





Chi crede di potersi servire del potere per soddisfare mire personali oggi si sbaglia, chi, in passato, lo ha fatto, oggi, viene fantasticamente a galla.
Premessa indispensabile per tentare di fare un ragionamento sulla forza, sulla capacità e sulla penetrazione del Potere, che riesce a  penetrare nei meandri della nostra quotidianità.
Le scuole di politica e di filosofia greche spiegavano bene questi concetti, mettendo in guardia da abusi di Potere e uso personale del Potere.
Eppure oltre 2000 anni addietro l'esercito romano decise di non entrare nelle diatribe religiose, negli usi e nei costumi, per non fare diventare il popolo conquistato il primo nemico. Così Ponzio Pilato decise di lavarsene le mani; del sangue e del corpo di quell'uomo che era Gesù.
Il Potere, saputo esercitare, sortisce risultati straordinari e all'avanguardia, chi non riesce a capire questo presto finisce per isolarsi e rimanere solo.
Platone vide nei filosofi i veri e forse gli unici candidati all'esercizio del potere, perchè questi non avevano alcun interesse personale e materiale nel farlo e quindi erano liberi di applicare l'idea del bene alla politica.
Aristotele ebbe una concezione del potere politico basato su regole ben precise, una delle regole era la turnazione delle cariche politiche e quindi del Potere, anche per lui è centrale la legge che deve essere mantenuta e tramandata, con una precisa educazione.
Per tutti era indispensabile il rispetto delle leggi, dei regolamenti e di tutte le norme statutarie.
Abbiamo smarrito il senso delle regole, il rispetto per l'altro, e chi ha il potere considera il Popolo semplicemente un suddito da sottomettere e da ricattare.
I Sofisti,Anassagora in particolare,  credevano che Zeus avesse distribuiti i talenti, diversi, a tutti, ma la dote, o virtù Politica esiste in tutti gli uomini.
Virtù politica è la capacità di aggregarsi e non combattersi tra di noi.
Platone fu innovativo e nei suoi trattati sottolinea l'importanza del sapere e della conoscenza, doti indispensabili per governare.
Ma cosa veramente legittima il potere, per Platone è la scienza e il sapere.
Questa tesi fu nuova e dettagliatamente spiegata, e fece della scuola filosofica politica greca l'apripista e le fondamenta della Politica.
Ma la capacità di comando e capacità gestionali è legata ad una tecnica del comando con valori universali.
L'iperbole di uomini che fanno politica spesso è costellata da illegalità palesi e uso non cosciente del Potere, qualcuno considera il Potere arma più potente del denaro, altri si arricchiscono con il Potere riuscendo a smuovere tante cose che vengono pagate profumatamente.
La corruzione, l'abuso di Potere sono sempre più frequenti, dovuto semplicemente all'incapacità di fare con serietà e lungimiranza il Bene Comune, che è la regola prima della Politica.
Il Potere deve essere legittimato dal popolo, che dovrebbe essere l'unico vero artefice della legittimazione democratica, ma anche questo, negli ultimi anni, è stato superato, riuscendo a guidare, pilotare e manovrare flussi di voti che legittimano gente senza scrupolo e mezze cartucce.
Molti studi scientifici hanno dimostrato che il Potere altera il comportamento celebrale umano.


Resp. Blog
P.Beincasa
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Artico tratto dal web.

Dacher Keltner, uno psicologo dell’Università di Berkeley, secondo cui gli effetti del potere sul cervello possono essere paragonati a quelli di una ferita. Keltner è giunto a questa conclusione osservando i comportamenti delle persone con un ruolo di potere, ma la sua teoria è sostenuta anche da analisi fatte direttamente sul cervello.
Sukhvinder Obhi, un neuroscienziato dell’Università McMaster dell’Ontario, ha confrontato i cervelli di persone con qualche forma di potere e persone senza, usando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS), che permette di studiare il funzionamento dei circuiti e delle connessioni neuronali in modo poco invasivo: così ha scoperto che il potere danneggia il funzionamento dei neuroni specchio, quelli che si attivano sia quando si compie un’azione che quando la si vede fare da qualcun altro. Si pensa che i neuroni specchio siano la cosa che ci rende empatici, cioè capaci di capire i problemi altrui: per questa ragione i potenti avrebbero più difficoltà a mettersi nei panni dei loro sottoposti.
Gli studiosi si sono inventati vari modi per testare l’empatia delle persone. In uno studio del 2006 ai partecipanti era stato chiesto di disegnare la lettera E sulla propria fronte in modo che fosse leggibile ad altre persone. Per farlo in modo efficace è necessario scriverla al contrario rispetto a quanto si farebbe per leggerla dalla propria prospettiva, come il simbolo matematico di esistenza ∃, per intenderci. I partecipanti allo studio che si percepivano come potenti sbagliavano a scrivere la E tre volte più spesso degli altri. Questo studio ha fatto pensare a Jerry Useem, l’autore dell’articolo dell’Atlantic, a quella volta in cui, durante le Olimpiadi del 2008, l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush tenne in mano la bandiera americana al contrario.
Altri esperimenti hanno mostrato che le persone potenti sono meno brave a capire cosa stia provando chi sta loro di fronte oppure a indovinare come un collega possa interpretare un’osservazione, e tendono a non ridere quando ridono gli altri. Queste incapacità possono essere controproducenti non solo per avere dei buoni rapporti con gli altri esseri umani, ma anche nell’esercizio del potere stesso. Per questo Keltner ha coniato l’espressione “paradosso del potere” per indicare che il potere toglie alle persone che lo esercitano alcune delle capacità che le hanno aiutate a ottenerlo.
In uno di questi studi sull’empatia Obhi e i suoi colleghi mostrarono a un gruppo di persone un video in cui si vede una mano che stringe una palla di gomma. Nei cervelli delle persone non potenti si attivarono gli stessi processi neurali che si sarebbero attivati se le persone avessero effettivamente stretto una palla con le loro mani. L’effetto era molto meno presente nei cervelli delle persone “potenti”, anche se in quel caso si trattava di semplici studenti a cui prima del test era stato chiesto di raccontare un’esperienza passata in cui avevano dovuto dare ordini agli altri. La tesi dei neuroscienziati è che l’effetto anestetico del potere sul funzionamento dei neuroni specchio sarebbe scomparso non appena avessero smesso di sentirsi potenti in virtù del ricordo evocato. Più importante però è la tesi secondo cui l’essere “esposti al potere” per molto tempo potrebbe causare dei cambiamenti di lunga durata nel cervello.
I risultati dell’esperimento non cambiarono nemmeno quando fu spiegato ai partecipanti il funzionamento dei neuroni specchio e lo scopo dello studio: i partecipanti potenti ebbero di nuovo una risposta minore al video con la palla di gomma. Questo dimostrò che i risultati della prima parte dello studio non dipendevano dall’impegno messo dai partecipanti “potenti”, ma da una vera incapacità.
Useem spiega che comunque i cambiamenti che avvengono nel comportamento di una persona a causa del potere non sono necessariamente dannosi per l’esercizio del potere stesso, lo sono solo in certi casi. Ad esempio, la diminuzione dell’empatia sembra legata all’esclusione da parte del cervello di tutte le informazioni secondarie, cosa che normalmente aiuta a essere più efficienti. Susan Fiske, una psicologa dell’Università di Princeton, sostiene che avere il potere renda inutile sviluppare la capacità di capire in fretta le altre persone: chi è potente non deve convincere nessuno, basta che dia ordini su quello che gli altri devono fare. Tuttavia l’empatia è utile per riuscire a mantenere il potere.
Gli psicologi hanno elaborato anche dei consigli per le persone potenti interessate a non perdere le loro capacità empatiche. Il primo è cercare di non sentirsi potenti, dato che in realtà il potere è prima di tutto uno stato mentale. Secondo uno studio pubblicato lo scorso febbraio sulla rivista Journal of Finance, gli amministratori delegati che da bambini hanno avuto esperienza di un disastro naturale nel quale sono morte molte persone sono molto meno portati a rischiare rispetto a quelli che invece non hanno avuto esperienze di questo tipo; quelli che invece hanno sperimentato un disastro naturale in cui non è morto nessuno, sono ancora più spericolati. Si pensa che il ricordo della propria impotenza, o viceversa quello della propria supposta invulnerabilità, abbia un ruolo nel modo in cui le persone si sentono più o meno potenti.
Useem cita un aneddoto raccontato spesso da Indra Nooyi, presidente e amministratrice delegata di Pepsi: quando nel 2001 tornò a casa piena di soddisfazione e orgoglio dopo essere stata nominata presidente, sua madre le chiese di andare a comprare il latte prima di darle le sue «grandi notizie». Nooyi lo fece, ma se la prese con sua madre che le disse: «Lascia la tua stupida corona nel garage». Questa storia è utile a Nooyi per il fatto che lei stessa la racconta: ricordarsi degli obblighi a cui tutte le persone sono sottoposte, lei compresa, la aiuta a essere obiettiva su sé stessa e considerare gli altri. Nell’aneddoto il ruolo della madre di Nooyi è quello del consigliere che tiene il potente ancorato a terra. Molti statisti del passato avevano una figura del genere: per il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt era il consigliere Louis Howe, che non smise mai di chiamarlo per nome invece che «presidente»; per il primo ministro britannico Winston Churchill era sua moglie Clementine, che gli consigliava di essere più gentile con i suoi sottoposti.




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lunedì 26 marzo 2018

Culture sommerse



Quando ti rechi in in luogo, e non per la prima volta, un motivo o più motivi ci saranno.
Infatti è il secondo anno che la redazione del Blog si reca ad una manifestazione, un rito che, tra sacro e profano, da quasi vent'anni viene riscoperto, riproposto e migliorato per dare profonde e importanti radici e forse anima ad un luogo che era spopolato, come tanti, ma che sta assaporando e con esso i suoi Pionieri, una inversione di tendenza.
Tentando, attraverso la cultura, di sperimentare e guardare al domani, al reale, al bello, all'arte e ai Sincretismi che creano le giuste e naturali Sinergie tra Enti preposti a farlo.
Le Pupazze di Bova, ancestrale e pagano rito, sposato dalla chiesa solo in parte, riesce a creare "Il Mito", attorno al quale gira il futuro di un luogo che sta riacquistando la propria storia, le proprie radici e forse la propria anima.
Tra sacro e profano
Ma la sorpresa è stata la conferenza tecnica, o tavolo di tecnici, alcuni già a lavoro, che abbiamo incontrato, e avuto l'onere e l'onore di ascoltare, in una delle meravigliose chiese di Bova; la chiesa dello Spirito Santo, e non a caso questa si è  tenuta proprio il giorno delle Palme o delle "Pupazze, molto sentita a Bova."
La conferenza tecnica dal titolo "Sincretismi della Calabria Greca Segni Tracce Parole".
Parter di alto livello, proposizioni concrete e opportunità di concrete sinergie tra Enti preposti ad operare per il bene e la crescita comune.
Crescita che delega  gli stessi abitati a fare un percorso di impegno e crescita culturale, che possa ridare al Borgo nuova vita, attraverso la fruizione e l'accrescimento individuale e collettivo.
Nominare tutti gli ospiti al tavolo è riduttivo e non sarebbe sufficiente un semplice post di un Blog, allora vorremmo solo sottolinearvi quali i temi affrontati per valorizzare ed arricchire il lavoro sin qua già fatto, quello del museo dedicato ad un personaggio che ha consentito di far conoscere al mondo la lingua Greco-Calabra; Gerhald Rohlfs,
L'Arte per coinvolgere ed essere apprezzata da tutti, compito ambizioso e lungimirante che guarda al futuro con l'Arte Contemporanea.
Per questo sono stati interpellati, presenti, tre artisti che già conoscono Bova e forse non hanno ancora  completato il lavoro iniziato. Gli artisti sono: Angela Pellicanò, Antoio Pujia Veneziano e Roberto Lucifero.
Tra le idee e analisi più attente sono state espresse dal Presidente del Parco Nazionale d'Aspromonte, Giuseppe Bombino, che ha senza dubbio colto gli scogli, i muri e le carenze culturali per continuare un cammino insieme, per una crescita globale e duratura.
Ma i temi cardini per un miglioramento e ampliamento del Museo sono:La Biblioteca Franco Mosino, il Borgo dei Mestieri e la Giudecca.
Pareri convergenti da parte delle figure Istituzionali presenti, che faranno ciò che è nelle loro competenze, ognuno per la propria parte e puntare a obiettivi comuni.
Se il tutto viene intriso di accoglienza, spazi di interventi e lungimiranza allora questo può essere il luogo deputato a far Risorgere non solo l'aria Grecanica o Bovesia, ma l'intera Calabria.


Resp.Blog
P. Benincasa











venerdì 23 marzo 2018

Lontano







Spesso ci sentiamo attratti dal presente, dalle necessità quotidiane, dal tempo presente e dimentichiamo, con troppo facilità, il passato, la storia, i miti e i riti.
Solo in determinati periodi ci ricordiamo dei miti, del passato e dei riti, periodi che cadono sempre in concomitanza di feste religiose cristiane.
Un tempo la chiesa non accettava i riti del popolo, poi, con il passare del tempo, la chiesa sposò, o ci fu costretta,ad accettare i riti pagani per accattivarsi il popolo.
I riti sono universali e la loro presenza attraversa i tempi. Non esistono, infatti, popoli, nè periodi storici, che ignorino il fenomeno.
Con il termine "rito", in ogni luogo e in ogni tempo, si designa una azione eseguita secondo norme precettive, che prevedono e contemplano una scansione ordinata di passaggi; rigorosa fedeltà alle prescrizioni; loro meticolosa ripetizione in luoghi e in tempi determinati.
Spesso dai riti nascono i miti, quelle forze inspiegabili che fanno degli eventi particolari e attrattivi, i miti sono sempre intrisi di storia, di leggenda e di fantastico, ma non è necessario creare miti, anche perchè esistono già; basta guardare al passato per trovare storie e personaggi mitologici.
Tra i riti e i miti si possono trovare fulcri dai quali far
emergere l'anima di luoghi che in questi anni non hanno trovato..
Quindi c'è necessità di rivalutare i riti e i miti dei luoghi, per scoprirne l'identità e l'anima di un luogo
Le difficoltà durate questo percorso sono tante, difficoltà oggettive, pratiche e spesso per colpa di uomini e donne ottusi, che non riescono a guardare lontano invidiando e criticando.






L'articolo che segue è di una grande conoscitrire della mente umana.

Quando il bambino percepisce emozioni forti di colpa, se non armonizzate nel contesto (grazie all’intervento del genitore), quelle emozioni finiranno per interferire con la sana crescita e lo sviluppo di un sano equilibrio narcisistico. Che significa? Che quel bambino potrà portarsi dentro, sotto forma di ferite, un senso di inferiorità, inadeguatezza, frustrazione e impotenza. Terreno fertile per generare un’invidia patologica.
Invidia patologica e dissonanza cognitiva

L’invidia patologica si manifesta in molte forme e non è sempre così esplicita. L’invidia può innescare una forte dissonanza cognitiva.
Ricordi la favola della volpe e l’uva? La volpe vuole l’uva. La volpe, non potendo raggiungere l’uva si auto-convince e afferma che quella frutta è amara. Non solo lo afferma, la volpe crede davvero che l’uva non è poi così appetibile. Ecco, questa è una dissonanza cognitiva.
Analogamente, chi cova una forte invidia, può svalutare i successi del prossimo solo perché, come la volpe non riusciva a raggiungere l’uva, quei successi non gli appartengono. Svalutando il prossimo e ciò che ha ottenuto, porta l’altro al suo livello (di inferiorità) e così va a mitigare le frustrazioni scaturite dal confronto. Tutto questo nasce perché chi nutre invidia patologica non sa reggere il confronto, non sa misurarsi con il prossimo in modo sano e soprattutto, in modo intrinseco, non riesce a riconoscere il giusto valore di sé.
Ma se è così perchè non trovare dei compromessi a queste insane patologie che non aiutano la collettività?
Si può migliorare acquisendo consapevolezza e auto stiva, che sono pilastri importati i un percorso di crescita.
Mi piace pensare all’invidia come un coltello a doppia lama, privo di alcun manico, pronto a ferire chi la subisce ma soprattutto a consumare e ledere chi la nutre. Nessuno è immune all’invidia perché, nella realtà dei fatti, questo sentimento nasconde una fragilità che pochi riescono ad accettare, tuttavia non tutti reagiscono all’invidia nel medesimo modo.
C’è chi elabora l’invidia e la trasforma (in sana competizione, in ambizione o ammirazione) e chi, invece, la usa come arma di disprezzo (scredita, ferisce, offende…).

Sana invidia, invidia patologica
Le persone che nutrono invidia per il prossimo dovrebbero essere pronte a guardarsi dentro. L’invidia non è sinonimo di cattiveria ma di insicurezza, frustrazione e bassa autostima. Intraprendendo la direzione giusta, quella stessa invidia può trasformarsi in un trampolino di lancio verso la propria realizzazione, quella stessa invidia può essere mutata in una sana ambizione o in semplice ammirazione.
Il primo passo da fare per non covare invidia sta nel riconoscimento delle diversità, nell’ampliamento delle prospettive e nell’accettazione del sé, poi l’empatia farà il resto.
Gli uomini non conoscono la propria felicità, ma quella degli altri non gli sfugge mai. – Pierre Daninos
Si dice che le persone più frustrate sono le più invidiose e questa affermazione non è affatto errata. Quando l’invidia prende la sua connotazione peggiore, la persona che la nutre tende a screditare il prossimo e gode quando qualcuno viene messo in cattiva luce.
Questo è un esempio eclatante di invidia patologica o meglio, invidia mal gestita. In questo caso, il soggetto dovrebbe responsabilizzarsi e imparare a individuare, in se stesso, un nucleo realizzativo. Il cosiddetto nucleo realizzativo del sé può accrescere la soddisfazione della propria persona e garantire una sana autostima.
Ora la domanda sorge spontanea: perché alcune persone vivono, in automatico, una sana invidia, mentre altre tendono a nutrire invidia nella connotazione peggiore del sentimento?
Mi dispiace essere monotona ma anche questa volta è tutto riconducibile alla tua infanzia, ai bisogni insoddisfatti e alle ferite interiori che non hai ancora avuto modo di elaborare.
Chi vive l’invidia nella sua connotazione più sana, ha imparato a godere delle proprie realizzazioni personali, ha imparato a riconoscerle e a circondarsi di persone che tendono a valorizzare la sua persona e non a screditarla.
Sì, se lo stai intuendo, hai ragione e in un certo senso l’invidia ha molto a che fare con l’equilibrio narcisistico e dopo ti spiegherò il perché.
Equilibrio narcisistico e invidia
La capacità di vivere conflitti senza sentirsi feriti, la capacità di attivare azioni costruttive anziché distruttive (resilienza), la capacità di affrontare il confronto con il prossimo in modo armonioso (e mai ponendosi su un piano di superiorità o inferiorità), sono indice che la vita è orientata verso un modello di benessere.
Significa vivere in modo funzionale e maturo, in armonia con quella parte di sé che desidera soddisfazione e appagamento, in armonia con quel nucleo realizzativo del sé che non teme il confronto con il prossimo.

Non tutti sanno riconoscere e godere delle proprie realizzazioni personali e soprattutto non tutti sanno circondarsi di persone positive, che riconoscono valore anziché screditare la loro persona.
Ma tutta questa armonia non è affatto facile da apprendere in età adulta, perché l’attitudine a muoversi in armonia con il proprio sé è tristemente determinata dalle prime relazioni infantili, dal rapporto madre-figlio, dal rapporto tra fratelli, da un eventuale disparità di trattamento subita (figlio prediletto e figlio di serie B) e soprattutto dalla mancata elaborazione di ferite causate da bisogni insoddisfatti e rimasti sospesi, da qualche parte, proprio lì, dentro di te.
L’equilibrio narcisistico corrisponde alla propria autostima, alla capacità di riconoscersi e comprendersi con le proprie molteplicità, alla sensazione di sentirsi coesi (Kohut). Quando manca l’equilibrio narcisistico (o detto più semplicemente, quando manca l’autostima) si rischia di vivere nelle relazioni, condizioni di pesante asimmetria relazionale.
Con il termine equilibrio narcisistico si fa riferimento al benessere di Sè, alla propria autostima e alla possibilità di sentirsi persone degne di essere al di là degli episodi singoli della vita, al di là dei successi delle persone che ci circondano.
Quando manca l’equilibrio narcisistico predomina sempre la sofferenza; il motivo? La scarsa validazione, la scarsa auto-consapevolezza. A partire da questo squilibrio può nascere la già descritta invidia patologica.
Alla radice dell’invidia: l’infanzia dell’invidioso
Durante l’infanzia il bambino non ha modo di elaborare quello che avviene nell’ambiente circostante: è compito del genitore fare in modo che vada tutto liscio.

Invidia patologica, come uscirne
Chi è vittima di invidia patologica dovrebbe lavorare sulla costruzione di un proprio nucleo realizzativo. La prima cosa è la consapevolezza, quindi bisogna ammettere il sentimento, riconoscerlo e analizzare la propria situazione. L’invidia, infatti, può essere uno strumento per conoscersi e rappresentare uno stimolo a migliorarsi.
“L’invidia è la ladra della gioia”. Con queste parole, Theodore Roosevelt ha sintetizzato al meglio gli effetti nefasti dell’invidia patologica, intesa come sentimento distruttivo. L’invida, come spiegato, è legata all’autostima e ci costringe a un continuo confronto con l’altro, confronto che non riusciamo a reggere e dal quale usciamo sconfitti. In questo confronto, però, scendono in campo le nostre errate credenze, ci mettiamo sotto una lente di ingrandimento che distorce sia la nostra immagine che quella dell’oggetto della nostra invidia.
In pratica siamo portati a realizzare un confronto impari dove siamo destinate a uscirne sconfitti. L’introspezione ci aiuta, in primis, a confrontarci con noi stessi e a comprendere cosa va migliorato muovendoci in armonia con i nostri reali bisogni. Dobbiamo anche imparare a porci delle domande, quali: voglio una determinata cosa perché mi arricchisce o per restituire al prossimo un’immagine migliore di me?
Sono molti, infatti, i desideri che coltiviamo ma che in realtà non sono realmente nostri. Ti riporto il caso eclatante di un amico che soffre di vertigini, odia le altezze ma il suo desiderio più grande era di fare paracadutismo solo per avere un’avventura da raccontare agli amici e magari postare su facebook. Questo amico era convinto del suo desiderio, solo in seconda battuta ha messo a fuoco che si trattava di un bisogno indotto, legato all’immagine di sé che voleva restituire al prossimo.
In altre parole, spesso l’invidia può sorgere anche per bisogni inappagati che in realtà non ci appartengono.
Confrontarsi con se stessi, comprendersi, costruire un proprio nucleo realizzativo, sono i passi giusti che ti condurranno lontano dal sentiero dell’invidia patologica.
Chi è invidioso spesso attribuisce la responsabilità della propria situazione sempre agli altri, agli eventi e alla sfortuna, privandosi di fatto della “capacità di dare risposta”, di decidere attivamente del proprio futuro. Se riconosci in te anche questo tratto, un altro passo da fare riguarda una piena e totale assunzione di responsabilità non su quanto in passato ai subito ma su quanto nel presente deciderai di fare e di non subire.
Se nel tuo passato qualcosa è andato storto (una promozione che non è mai arrivata, una laurea mai presa…) prendi atto del fallimento senza però ledere il tuo valore. Non sono dei mancati obiettivi o dei singoli episodi che possono pregiudicare la tua globalità di persona. Solo assumendoti le tue responsabilità e concentrandoti sulla tua vita e i tuoi obiettivi smetterai di preoccuparti di ciò che ottengono gli altri. Focalizzati su ciò che vuoi ottenere e su come farlo.
Costruisci la tua autostima: il nucleo realizzativo del sé
Il senso di vulnerabilità, la sensibilità ai fallimenti e l’intolleranza al confronto, sono tutti sentimenti legati all’autostima e al proprio equilibrio narcisistico.
Quando si sperimentano queste sensazioni, il valore e l’amore che si prova per se stessi risulta seriamente compromesso ma anche inconsapevolmente mascherato.
Ciò è la conseguenza di esperienze affettive complesse e profonde, a volte “deficitarie” di una mancata risposta ambientale, rappresentata da persone scarsamente empatiche che, durante l’infanzia, hanno mancano ad alcune funzioni fondamentali indispensabili per la formazione del tuo senso del Sè positivo.Le interazioni ottimali tra il bambino e le persone significative che lo circondano, permettono la formazione di un senso del sé integrato, legato alla possibilità di amarsi, e alla possibilità di acquisire un appropriato senso di sicurezza necessario per affrontare serenamente la propria esistenza. La sintonia, la conferma, la rassicurazione congrua con i propri bisogni, permettono al bambino e poi all’adulto di avviare quelli che sono i suoi talenti, quello che è il suo nucleo di iniziativa e realizzativo.
Il nucleo realizzativo, con passare degli anni, è alimentato da conferme o disconferme. Quando arrivano conferme, l’individuo si muove verso la personale autorealizzazione, verso l’appagamento e la validazione della propria immagine. Al contrario, quando i bisogni fondamentali di accudimento, sicurezza, stabilità e cure non vengono appagati, si creano dei piccoli spazi vuoti. Gli spazi vuoti della nostra esistenza causano “blocchi di processi emotivi” e così può essere letta anche l’invidia patologica, come un blocco che non permette la conoscenza, ne’ la crescita del sé e confonde le nostre direzioni progettuali, smarrendo i nostri stessi ideali di vita.
E’ chiaro che per uscire dall’invidia patologica bisogna ricostruire un’immagine di sé ben integrata e a tal fine posso consigliarti l’inizio di un percorso psicoterapeutico.
Nella pratica quotidiana ti consiglio qualche semplice esercizio così come quelli proposti dal “Quaderno d’esercizi per imparare a volersi bene“, si compra su Amazon al prezzo di 5,17 euro con spese di spedizioni gratuite.

Resp- Blog
P.Benincasa


lunedì 19 marzo 2018

ILLUSIONI...ILLUSI!





Tanti vivono la propria esistenza illudendosi, vivendo in un mondo tutto loro, mondo che si sono creati con la convinzione di essere nel giusto.
Non si può vivere illudendosi pensando solo al proprio tornaconto, al proprio orticello, sfruttando le persone quando ne hanno bisogno e dimendicandosene quando non servono, usando l'amicizia per soli fini personali e approfittando della bontà altrui.
Fiumi di inchiostro sono stati scritti sull'illusione degli esseri umani, ma riuscire a comprendere a pieno l'essenza degli illusi non è cosa facile.
Tra le capacità degli illusi c'è l'auto incensarsi, usare spesso io, io, io e ancora io!, vivere isolati dal resto della collettività, anche perchè con il tempo la gente impara, a proprie spese, a conoscerli isolandoli.
Ma tra le capacità degli illusi c'è, tra i primissimi posti, quello di scegliere quasi sempre il carro dei vincitori, rimangiarsi ciò che dicono la sera prima riuscendo, con poca eleganza, anche ad argomentare le ragioni del loro cambiamento.
Ma la cosa strana, ma vera, è quella che riescono a ripetersi bugie che diventano, per loro, verità, anche con documenti alla mano, anche dimostrando, loro, che non è vero ciò che affermano, gli illusi l'uniche cosa che non riusciranno a fare è credere in loro stessi,  avere auto stima, avere ben saldi i valori di Amicizia, Solidarietà e Dignità. Non potete illudervi di avere questi valori immutabili, anche perchè tutti impareranno a conoscere il vostro essere fuori dal tempo, fuori dalla storia e perennemente alla ricerca di cose che mai avrete, anche se tentate, in tutti i modi, di riuscire a dimostrare il contrario, su questo non illudetevi perchè sarebbe cosa vana e squallida indossare i panni che non sono, per natura e per cultura, i vostri.
 Di fatto, chi cade nell’errore di importanza è un illuso che tende a sopravvalutare la propria realtà alterando l’importanza dei fattori che lo circondano. Chi vuole uscire dalla propria mediocrità spesso dà importanza a pochi fattori, i suoi (quelli cioè dove è “importante”), nell’illusione che abbiano un’elevata importanza oggettiva.
L'errore di importanza, sorprendentemente, è legato al tentativo di mutare la realtà a proprio favore.
Si da rilievo e importanza a fattori insignificanti, che "migliorano" la nostra posizione nell'ambiente in cui ci si muove.
In questo modo ci si illude di comprendere, capire e quindi dominare. Ma è sola pura ILLUSIONE.

Red. Blog
Ivan Caputo

venerdì 16 marzo 2018

APPELLO







Siamo intorno ai dieci anni che lavoriamo in rete, qualcuno ci ha inteso aprostrofare in  tanti modi, ma quello che ci ha colpito è riuscire a passare per il SINGOLO,che parla al plurale, ebbene a queste falsità Noi non ci stiamo, anche se molti ci credono.
Sono oltre quattro anni che siamo una redazione, un gruppo che scrive su questo blog, senza accettare pubblicità o altro tipo di formula che possa avvicinarsi al business.
Tanti hanno creduto in questo progetto di divulgazione e di interventi come riflessioni o risposte a chi, in questi anni, ci ha attaccato per il solo gusto di farlo o perchè non si sono sentiti al centro, altri si sono sentiti tirare in ballo solo per la coda di paglia che si ritrovano, diciamo che non abbiamo intenzione di accettare, per nessuna ragione, accuse false e anche spesso personali, che portano a disastri che non sono recuperabili, siamo certi di essere sulla corretta via, anche se di errori ne abbiamo fatti, e tanti, ma in buona fede, e senza secondi fini o cattiveria.
Adesso crediamo sia giunto il momento di andare avanti, ognuno per la sua strada, ognuno per il suo credo, ognuno verso le proprie ambizioni e i propri progetti, anche perchè questa guerra impari non porta da nessuna parte, da un lato ci sono i credenti in cose che sino ad oggi hanno portato allo scontro, e non al confronto schietto e scevro da interessi personali, dall'altra parte c'è chi crede in una vera e concreta rinascita e senza fini personali, i Miti sono spesso la chiave, il fulcro, il volano e la molla che fanno scattare il resto, non miriamo a personalismi che impoveriscono un luogo, ma ad includere il meglio che è rimasto, a trovare strade consone a far risorgere un luogo che finirà per essere abbandonato.
Tanti sono gli esempi che potremmo portare per dimostrare che questa, una rinascita, è possibile, ma ci limitiamo a ribadire concetti che spesso abbiamo espresso: Volontà, Inclusione, Sinergie e Cooperazione.
Il tempo è inesorabile, può rimarginare le ferite ma le cicatrici restano, segni indelebili del passato, che spesso fungono da crogiolo e fulcro per poter essere concreti.
Cerchiamo ancora di non accettare questa volontà distruttiva e cattiva che serpeggia nell'animo di chi non riesce ad essere propositivo, a tutti quelli che sono riusciti a disgregare un tessuto umano e sociale rendendo arido il terreno sul quale lavorare, le strade sono separate nettamente dagli obiettivi finali, non c'è, all'orizzonte, nulla di nuovo, non ci si rende conto che tutto questo non porta da nessuna parte, che rende complesso e arduo il cammino da fare, la strada maestra da percorrere.
Esistono, però, uomini e donne di buona volontà che continuano a lottare per creare le basi per un cambiamento di rotta, per una visione olistica, per una forma di riscatto e orgoglio sociale e quindi una vera Rivoluzione Culturale che possa ridare il giusto valore al gruppo e non al singolo, che possa far crescere quella capacità di guardare avanti, di essere uniti, coesi e insieme puntare ad obiettivi comuni riuscendo a creare un volano che possa far ripartire il desiderio del Bene Comune, la necessità di trovare soluzioni  alla miriade di problemi che sono sotto gli occhi di tutti.
Sembra, soprattutto in questo periodo, di essere su una barca in balia dei marosi, senza timone e senza timoniere, con tanta insicurezza e incertezza per il futuro, il futuro è nelle nostre mani, nel nostro credere a ciò che facciamo e con chi lo facciamo.
Basta bugie, basta illusioni, basta interessi personali, basta con assurdi ed irrealizzabili progetti faraonici che non hanno ne testa e ne coda.
Chi ha la voglia di fare non può essere ostacolato da chi ha interesse che le cose non mutino.


Resp. Blog
 P. Benincasa





domenica 11 marzo 2018

Work in progress


C'è in questo periodo, post elettorale, un grande via vai, uno scambio di frasi ad effetto per sperare che qualcuno abbocchi, ma, fanno sapere, Rosato colpevole e pentito, non troppo, di questa legge elettorale, dal PD, che non esiste nessuna possibilità di fare un Governo con la Lega di Salvini e il M5S, di Grillo e di Di Maio, perchè hanno gettato fango e accuse al PD in questa campagna elettorale, e preferisce, il PD, stare all'opposizione. C'è sempre la voglia di addossare ad altri le proprie colpe, pur essendo consapevoli delle proprie e grandi colpe, e per questo il lettore e gli italiani non hanno votato il PD.
La legge elettorale prevede le coalizioni, e per Costituzione, l'incarico, per cercare la maggioranza Parlameentare, spetta al partito, o coalizione che ha ricevuto maggiori consensi.

Quindi il Presidente Mattarella dovrebbe incaricare Salvini per un mandato esplorativo, e a mandato concluso si confronterà con il Presidente della Repubblica per avere l'opportunità o meno di presentarsi alla Camera e al Senato per chiedere la Maggioranza Parlamentare..
Quindi questo scenario è quello più corretto dal punto di vista Istituzionale. certamente Di Maio ha un po di ragione nell'affermare che nessuno può formare un Governo senza aver ascoltato il partito o movimento più votato.
Non passerà tanto tempo perchè anche l'Italia entri in una fase di stallo Istituzionale, come la Germania, per colpa di una legge elettorale che non garantisce governabilità. (sic) Dichiarazioni di Rosato (PD).
Forse se avessero inserito il premio di maggioranza la legge, con tutti i difetti, poteva dare subito un Governo che consentisse una sorta di tranquillità Sociale.
Invece i "vincitori", Salvini e Di Maio, aspettano sulle sponde del fiume, per mettere a segno l'altro colpo per abbattere quel che resta della sgangherata seconda Repubblica. Salvini spera di raccogliere  i cocci di quel che resta del PD, mentre Di Maio potrebbe allearsi con FI e rivalutare un vecchio leader ormai anche lui alla ricerca di un riscatto dopo essere stato disarcionato da Salvini nella coalizione di centro destra.
Aspettano, i "vincitori",  in attesa che arrivi la mossa del capo dello stato e nell'attesa cercano di mirare ai loro obiettivi.

Ma questo stato di cose non frena la corsa alle mosse per le prossime Regionali, anche in Calabria e le Comunali in tanti paesi calabresi.
Sono iniziate le manovre, si studiano strategie, fantasmagorici progetti, gemellaggi, accordi famigliari e nuovi modi per accapparrarsi il consenso, il potere della gestione della cosa publica.
Il passato avrebbe dovuto trasmettere le esperienze e i valori della Politica, della dialettica e della capacità di vedere lontano, in una sola parola essere Statisti e questo avrebbe, a sufficienza, reso la Politica arte nobile, ma i tempi e la necessità di faraoniche spese ha reso il tutto un grande ed immenso business fatto di soldi, soldi e solo soldi, il resto è diventato superfluo.
Tutto questo a danno del Suddito e raramente Cittadino Libero, che ha solo incassato disservizi, ingiustizie e soprusi, sottomettendosi al Potere dei Politici, anche arroganti, ignoranti, superficiali e con una intelligenza spesso inferiore alla media.
Non facciamo più gli errori del passato, non diamo retta alle vane promesse, a chi cerca ancora clientela e giochi sporchi per rimanere in sella. crediamo che il vento sia portatrice di aria nuova, di idee nuove e di futuro limpido, eliminando quella nebbia che, negli anni, non ci ha permesso di vedere la realtà.
La Rivoluzione Culturale è iniziata, non opponiamo resistenza perchè sarebbe un ennesimo sforzo vano, che ormai non serve a nessuno e soprattutto non serve alle generazioni che verranno.

Resp. Blog
P.Benincasa