mercoledì 26 settembre 2018

Sapori, Umori & Colori d'Autunno




Finisce una stagione, l'Estate, che è stata strana, non costante, con temperature calde durante il giorno e fredde durante la notte, inoltre tanta pioggia, che non ha consentito alla frutta di maturare correttamente.
Ma per una stagione che va una nuova sta per entrare, l'Autunno, che ci accompagnerà per novanta giorni.
L'Autunno  è la stagione della preparazione al Generale Inverno; le foglie degli alberi ingialliscono e cadono, lasciando spogli gli alberi in attesa di nuova vita, di una rigenerazione della natura.
L'Autunno è la stagione dei colori tenui, cangianti e senza tempo, quando comincia questa meravigliosa stagione i colori ci incantano, ci catturano in un meraviglioso vortice anche di sapori, di aromi che il vento trasporta a volte dolcemente e altre in maniera violenta. Tanti i frutti di questa stagione, quando il clima lo consente, perché ormai il clima, ma soprattutto il micro lima è vistosamente cambiato.
Anche gli uomini in questa stagione mutano, sono un po più irascibili, nervosi, irritabili e tanto altro, questo perché si ritorna ad una normalizzazione che spesso non ci piace: lavoro, famiglia, amici e parenti, forse questo perché non siamo felici, e quando lo siamo non riusciamo a coglierne l'essenza, a capire cosa ci rende felici.
La ricerca della felicità è sempre stato un obiettivo umano, tutti propendiamo ad essere felici, a cercare uno stato d'equilibrio che ci possa far vivere bene con noi stessi e di conseguenza con gli altri.
Ma torniamo alla stagione che è appena arrivata, stagione che nell'immaginario collettivo viene identificata con colori tenui e profumi straordinari.
Nel periodo autunnale si preparano tante confetture, si lavorano i fichi, frutto, anzi fiore particolare, con il quale si possono fare tante cose: il miele, oppure dopo averle fatte seccare si imbottiscono di noci, mandorle e cannella, per poi essere consumato sino a Natale e oltre.
Quindi sereno e felice Autunno.


Resp. Blog
P. Benincasa


domenica 16 settembre 2018

Poesia








In tanti non leggono poesia, in tanti non apprezzano il valore artistico, ermetico, sentimentale e anche descrittivo paesaggistico della poesia.
la poesia è una delle massime espressioni dell'arte espressa con le parole, parole che riescono a trasmettere emozioni, ricordi, sensazioni e sentimenti.
La poesia, quella vera, è immortale.
Vi proponiamo una poesia di un calabrese, Arturo Grandinetti,nato a S. Giacomo di Cerzeto  il 12 gennaio 1900, che pochi conoscono.

                               



                                                A CERTI PRESUNTUOSI MILLANTATORI


O de 'l pensiero miseri pigmei,
non ostentate tanta vanagloria:
de gl'ignoranti spiriti babbei
vil contrassegno la procace boria.

E' basso, turpe, illustri pedagoghi,
che un uomo insulso, privo di coscienza,
il vanto, immeritevole, si arroghi
di portentosa rara intelligenza.

O rane gracidanti ne 'l pantano
la vostra alta sapienza è cianfrusaglia:
inette siete a scernere l'umano
vero mister, inette alla battaglia

de la ragione e del pensier, o fioche
luci che 'l vento spegne e che 'l grano faro
co 'l suo bagliore annienta, o voci roche
a 'l paragon del grido forte e chiaro.

Io vo commiserando i vostri gesti
tumidi d'imbecille vanità.....:
poveri microcefali molesti,
voi m'ispirate un senso di pietà.

                  S. Giacomo di Cerzeto, 3 aprile 1923



Resp. Redazione
 P. Benincasa

giovedì 13 settembre 2018

Settembre..Futuro





Bene, l'estate volge al termine; gli ombrelloni e le sdraio si sono chiusi o stanno per essere chiusi tra poco, le località turistiche marine si spopolano mostrando il loro vero, triste e desolato volto, si ritorna alla vita quotidiana, fatta di impegni e continue apprensioni per sbarcare il lunario.
Dal prossimo lunedì tutte le scuole saranno riaperte per gli studenti di ogni età.
Ma molte saranno le sorprese che troveremo al ritorno dalle nostre vacanze: aumenti di quasi tutte le utenze che tutti o quasi abbiamo; luce, acqua e gas, ma anche il carburante per auto è in vistoso aumento.
Poi la campagna elettorale europea è iniziata, con l'ultimo discorso all'Unione Europea del Presidente Jean-Claude Juncker, eletto nel 2014 a Luglio, entrato in carica il primo Novembre del 2014 con la Commissione.
Ci aspetta un periodo di attività un po calda, ma piacevole e sicuramente ci consentirà di confrontarci, di discutere e di farci una opinione chiara di come vogliamo l'EUROPA.
Tanti hanno bene in mente che le strade da percorrere per il futuro non sono tante, ma forse queste sono strade che dobbiamo intraprendere, per poter avviare un cambiamento che porti ad un vero coinvolgimento dei Popoli e delle Nazioni che fanno parte dell'Unione Europea.
In primo luogo cercando di valorizzare l'esistente e creare vere sinergie virtuose che possano creare benessere sociale, benessere e vivibilità dei luoghi che troppo spesso abbiamo sottovalutato, e ora che tutti, con le proprie competenze, partecipino a creare saldi pilastri su cui costruire il Futuro.

Resp.Blog
 P. Benincasa



domenica 2 settembre 2018

Lo spirito della legge























Sono , come Calabrese, indignato e avvilito, da ciò che sta succedendo in Calabria.
C'è un clima di preponderanza di uno dei poteri dello Stato civile e democratico che può permettersi di fare ciò che desidera.
Pare che a Gioia Tauro, comune commissariato per infiltrazioni mafiose, arriverà il Viceprefetto di Padova, indagato e sospettato di aver favorito illegalmente la società che ha gestito l'accoglienza di migliaia di profughi, rimosso dall'incarico è stato destinato a guidare, da commissario appunto, il comune di Gioia Tauro.
Dott. Pasquale Aversa, rimosso dall'incarico e quasi mandato in esilio al Sud, nel profondo Sud in provincia di Reggio Calabria.
Questo ai cittadini onesti di questa martoriata e bistrattata terra di Calabria non sta bene, c'è bisogno di gente che abbia ben chiaro il da farsi, e non gente che per punizione viene mandata in Calabria, designare un Commissario per un paese sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata, che è indagato non è un modo corretto di dare l'esempio, spesso si sente dire che lo Stato è assente, ma non solo lo Stato, sono assenti le Istituzioni primarie: Comuni, Associazioni e anche i Cittadini spesso lasciano correre, quasi avallando questo stato di cose.
Cari calabresi indigniamoci, rifiutiamo di essere trattati come gli ultimi della classe, come la Regione ultima per le cose positive e prima per quelle negative, c'è una Calabria onesta, laboriosa e non collusa, che deve alzare la testa e partecipare attivamente ad eventi Politico-Sociali,!.
Basta con questo far finta di non vedere, basta avallare senza conoscere, basta mezze cartucce e incapaci di gestire la cosa pubblica, basta con parate di facciata e finto buonismo, solo con lo scopo di raccogliere voti.
Se il popolo vuole può farlo, disarcionando una classe dirigente incapace di progettare il futuro di una terra che è stata illusa, ingannata e spolpata fino all'osso.
Ma i tempi sono maturi per scegliere con chi stare, di comprendere che il futuro è solo nelle mani di ogni singolo cittadino onesto, che non può esimersi di prendere consapevolezza e di conseguenza agire.
Dott. Pasquale Aversa.
Nonostante la si associ all’epoca moderna, l’idea della separazione dei poteri affonda le radici nella Grecia classica: nella riflessione filosofica dei tempi,  il cosiddetto governo misto era visto come antidoto alla possibile degenerazione delle forme di governo “pure”, nelle quali tutto il potere è concentrato in un unico soggetto.
Ad esempio, Aristotele, nella Politica, delineò una forma di governo misto, definita politìa (fatta propria poi anche da Tommaso d’Aquino), nella quale confluivano i caratteri delle tre forme semplici da lui teorizzate (monarchia, aristocrazia, democrazia); distinse, inoltre, tre momenti nell’attività dello Stato: deliberativo, esecutivo e giudiziario.
Grazie all’opera di Locke il principio di separazione dei poteri divenne sempre più simile a quello che oggi conosciamo, che attribuiamo principalmente a Montesquieu.

Montesquieu e i tre poteri

Come abbiamo detto, la moderna teoria della separazione dei poteri dello Stato viene associata a Montesquieu.
Il filosofo francese, nello Spirito delle leggi, pubblicato nel 1748, fonda la sua teoria sull’idea che:
“Chiunque abbia potere è portato ad abusarne; egli arriva sin dove non trova limiti […]. Perché non si possa abusare del potere occorre che […] il potere arresti il potere”.
Individua, inoltre, tre poteri (intesi come funzioni) dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – che descrive in questo modo:
“In base al primo di questi poteri, il principe o il magistrato fa delle leggi per sempre o per qualche tempo, e corregge o abroga quelle esistenti. In base al secondo, fa la pace o la guerra, invia o riceve delle ambascerie, stabilisce la sicurezza, previene le invasioni. In base al terzo, punisce i delitti o giudica le liti dei privati”, perché “una sovranità indivisibile e illimitata è sempre tirannica

I tre poteri oggi

Il principio dei tre poteri dello Stato è presente negli stati moderni, in particolar modo nelle democrazie. In linea generale:
  • Il potere legislativo, ossia il potere di fare le leggi, è in capo al Parlamento, nonché eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa;
  • Il potere esecutivo, ossia il potere di rendere esecutive le norme, è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione;
  • Il potere giudiziario è attribuito ai giudici.
Occorre sottolineare che, oltre alla separazione dei poteri così intesa, detta orizzontale o funzionale, si parla anche di separazione dei poteri verticale o territoriale, con riferimento alla distribuzione dell’esercizio delle funzioni pubbliche su più livelli territoriali (stato e altri enti territoriali).
Il sistema verticale trova riscontro nei sistemi federali e, di fatto, coesiste con quello funzionale: ad esempio, nell’ordinamento italiano la funzione legislativa, oltre a essere separata da quella esecutiva e giurisdizionale, è esercitata su due livelli territoriali (statale e regionale).
Nel caso in cui non esista una rigida separazione delle funzioni, perché organi appartenenti a poteri diversi concorrono al loro esercizio, si parla di bilanciamento dei poteri o, con un’espressione mutuata dal diritto costituzionale statunitense, sistema dei checks and balances.

In Italia

Vediamo come la separazione dei poteri dello Stato (potere legislativo, esecutivo e giudiziario) è ripartita nel nostro Paese.
Nel nostro ordinamento il potere legislativo spetta- ex artt. 70 e ss. Cost.- al Parlamento, il potere esecutivo – ex artt. 92 e ss. Cost.- al Governo, il potere giudiziario – ex artt. 101 e ss. Cost.- alla Magistratura.
Tuttavia, la divisione dei poteri tuttavia richiede un certo grado di collaborazione tra gli organi dello Stato senza il quale si cadrebbe nel conflitto e nel disordine costituzionale.

Potere legislativo

Il potere legislativo in Italia è in capo al Parlamento. Questo organo viene eletto dal popolo e rappresenta proprio la massima forma di democrazia.
Il nostro Parlamento è un organo bicamerale, ossia composto da due camere: Camera dei deputati e Senato della Repubblica. Le due Camere hanno identici poteri e per questo si parla di “ bicameralismo perfetto”.
Come definito dall’art. 70 Cost., la funzione legislativa è esercitata “collettivamente”: ciò si traduce nella necessità di voto favorevole sia da parte della Camera dei Deputati che del Senato.
Le leggi vengono formate seguendo un apposito iter, che prevede:
  • Iniziativa o proposta di legge;
  • Approvazione ( avviene articolo per articolo e poi con il voto finale sull’intera legge);
  • Promulgazione, che consiste in un controllo di regolarità e costituzionalità ad opera del Presidente della Repubblica;
  • Pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Potere esecutivo

Il potere esecutivo in Italia è nelle mani del Governo. Al Governo spettano i poteri relativi all’adempimento di compiti previsti dalle leggi e, per questo, a tale organo sottendono gli uffici ministeriali che si occupano della Pubblica Amministrazione. Oltre al potere esecutivo, il Governo esercita anche quelli di direzione, impulso e indirizzo politico.
In casi particolari il Governo adempie anche alla funzione legislativa, attraverso due strumenti: il decreto legge e il decreto legislativo.

Potere giudiziario

Il potere giudiziario spetta alla Magistratura, un complesso di organi indipendenti (i giudici), il cui compito è decidere le liti applicando il diritto.
Le decisioni prese dai giudici prendono il nome di  sentenze. La Magistratura è composta da Giudici ordinari e speciali; in ogni caso, l’aspetto essenziale dei giudici è la loro esclusiva soggezione alla legge e quindi l’indipendenza da ogni altro potere.
Se così è nessuno potere dello Stato di diritto, deve invadere o interferire con gli altri, ma deve rispettare il proprio ruolo, secondo scienza e coscienza.
Resp. Blog
 P. Benincasa

 

giovedì 30 agosto 2018

Farinacei Trofei: Il Maio.





“O Demetra, dea veneranda, apportatrice di messi, dai venerandi doni, tu con tua figlia, la stupenda Persefone, benigne premiate il mio canto con la prosperità che rallegra il cuore. E io mi ricorderò di te, e di un altro ancora”.
                                                                                                                                                     Omero


“Durante la messa in terzo, accosto alle colonne della navata centrale, sulla linea tra uomini e donne, in corna Evangelii, sovrastano raccolti in piccola selva, i farinacei trofei che, nel sacro ambiente, pare fungano anch'essi da lanternoni e nifie”.
                                                                                                                            
. Prof. Don. Giuseppe Scafoglio


Nel suo lungo peregrinare alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade e diventata regina degli inferi, Demetra, grata per l’ospitalità ricevuta degli abitanti di Eleusi, insegnò l’arte dell’agricoltura al principe Trittolemo donando agli uomini la capacità di trasformare ed addomesticare la natura, caratteristica fondante di ogni antica civiltà che si esprime nel rapporto tra cultura ed agricoltura e che funge da pilastro fondamentale nello sviluppo dell’umanità. 
Madre Terra; portatrice di stagioni e artefice del ciclo della vita, Demetra Dea della fertilità, della Natura e delle messi riceveva, in antichità, grandi onori per i benefici da essa concessi; nel corso dei secoli il suo mito fu inglobato dal rito ecclesiastico e la sua celebrazione pagana accompagna, ormai, la processione dei Santi, in una delle tante commistioni tra sacro e profano, che pone le sue radici nella notte dei tempi.
Così è ancora a Bocchigliero, piccolo paese della Sila Greca calabrese, dove l’adorazione della Dea è trasposta nella celebrazione di San Rocco, Santo molto venerato nel borgo, e della Madonna di Jesu, protettrice del Borgo, e si esprime nel dono del Maio: rito arboreo di cui Don Giuseppe Scafoglio ci dà una precisa descrizione. 
Così è a Bocchigliero, ma sembra ancora per poco, visto il grave processo di spopolamento che ha colpito il paese negli ultimi decenni, determinando la quasi scomparsa della coltura del grano, della vite e dell’ulivo che, insieme all’allevamento di bovini, caprini e ovini, ha rappresentato, nel corso dei secoli, il principale sostentamento per la popolazione che oltre a vedersi diminuita di numero va perdendo le proprie radici, la propria cultura, la propria identità.




In contrapposizione a quello che pare essere, oggi, lo spirito del tempo, la neo-nata 
Associazione
 Socio Culturale Vucchigliari vuole porsi l’obiettivo di far rivivere i miti fondanti della nostra comunità, per riscoprire, attraverso tradizioni dimenticate, le nostre radici, la condivisione dei valori che ci hanno da sempre contraddistinto, e da essi dar vita ad una nuova progettualità che spinga verso il futuro con la forza di un passato e di un’identità Comune. Quest’anno accanto a San Rocco in processione, sfilava un piccolo Maio, atto simbolico di un progetto ambizioso che ha bisogno di una comunità unità, pronta a mettere in campo le proprie capacità con entusiasmo, perché possa prendere forma. In questo senso va riconosciuto l’impegno profuso col giusto entusiasmo dai membri dell’Associazione Vucchigliari e la totale disponibilità delle Istituzioni Comunali ed Ecclesiastiche, affinché tutto andasse a buon fine. Come da tradizione, il Maio, donato alla Chiesa, è andato agli incanti, nella chiusura delle celebrazioni per S. Rocco, e come da tradizione i “Viscuatti”, che andavano a comporlo, sono stati donati, dal fortunato vincitore, alla Comunità in festa; momento di Solidarietà e Condivisione che fa la forza di una Comunità,
ponendosi in linea con lo spirito che la nostra neo-nata Associazione ha messo come pilastro fondante ed imprescindibile.






Quest'anno forse non si sarebbe potuto ammirare uno spettacolare "Trofeo" ex-voto, che sino a qualche anno addietro era sempre presente  in processione; sia il giorno della Madonna di Jesu, che il giorno di S. Rocco.
Queste, le processioni, erano le uniche processioni in cui era presente il Maio.
L'Associazione Vucchigliari, nata da appena due mesi, ha voluto fortemente preparare un Maio, perchè ha voluto ridare vigore, ad un rito che probabilmente tanti non conoscevano, ma il motivo che ci ha spinto fortemente in questa ancestrale ritualità, fatta di Condivisione, Ringraziamento alla Madre terra e Convivialità è stata la ricerca che un esperto ha voluto fare; Dott. Pasquale Faenza che è rimasto entusiasta e convinto che il futuro del Borgo possa, per tante ragioni, partire dal Maio.

                                                                                                 Ass. Socio Culturale Vucchigliari


Grazie al Presidente e a tutti i componenti il Direttivo dell'Associazione Vucchigliari
per aver scelto il ns Blog per il Post.

Resp. Blog
P. Benincasa



domenica 19 agosto 2018

Ben venuti! Tra Storia e Mito.






In tanti ritornano, il mese di Agosto, nel Borgo natio, che rischia seriamente lo spopolamento, visto l'esigue nascite e nulla si prova a fare per fermare questo abbandono di centri montani che non hanno risorse per poter sopravvivere, pochi cercano una inversione di tendenza.
Ma al di là delle risorse manca la capacità di partorire idee e progetti che mirino a frenare questo triste abbandono di luoghi che hanno visto: Amare, Odiare, Crescere e Morire intere generazioni.
Luoghi intrisi di Storia, Tradizioni, Cultura e non ultimo luogo delle radici di tanti, che non possono e non devono essere dimenticate.
Qualcosa si sta muovendo, forse un po' in ritardo, tante cose bollano in pentola e tanti piccoli ma concreti progetti stanno per essere avviati, anche con la partecipazione dell'Amministrazione e di Associazioni no-profit presenti sul territorio.
Questo post vuole essere un accorato, sentito e forse ultimo grido di aiuto a quanti hanno a cuore le sorti del nostro amato, bistrattato e morente Borgo; Bocchigliero.
Appello che consiste nel chiedervi di partecipare, di contribuire alla rinascita di un luogo che non può morire, non deve morire.
Abbiamo contribuito alla nascita dell'Associazione Vucchigliari, ritenendo questo  uno strumento per poter avviare un percorso di crescita e di confronto, che possa far nascere idee e progetti che rivitalizzino il Borgo.
Senza confronto, senza incontro e scontro non si va da nessuna parte.
Crediamo fermamente che questo, con una crescita culturale, possa dare nuova e rinnovata e concreta linfa a tutti.

Vogliamo ricordarvi una tradizione che è quasi scomparsa, ma non del tutto: I Mai di Bocchigliero.
Abbiamo avuto la fortuna di reperire un interessante articolo proprio sui Mai, articolo datato 1931, scritto su: "Il Folklore Italiano", rivista trimestrale diretta da un illustre calabrese; Raffaele Corso di Nicotera (vv).


L'articolo è stato scritto da Don Giuseppe Scafoglio, Bocchigliero 1882--1936, che state conoscendo piano piano, grazie all'impegno di pochi per tutti.



                                                                     I fiori nei proverbi calabresi
                                                                                  di Bocchigliero
                                                                                            I MAI


II) I mai sono ex voto che però, non s'offrono alle chiese.
Sono madornali trofei della devozione del popolino la cui parte ornamentale e galante,come in un sacrificio antico, si mancia dopo l'onore al Santo di averlo accompagnato, con essi mai, durante la processione. Sono sacrifici volontari nell'arresto delle fatiche giornaliere che tengono in continuo loro calappio le instancabili braccia dei lavoratori della terra; e sono più dure astinenze dello stomaco cui si sottrae una rilevante quantità del prezioso frumento, giacchè per un maio ordinario occorrono 60 chili di grano.
Essi non sono particolari di questo Santo o di quella Madonna: ma la raccolta delle messi à finito con eleggere come successori di Cerere, quei soli Beati che si celebrano immediatamente dopo la trebbiatura, quando i recipienti granari, se non sono del tutto pieni, nemmeno lasciano scoprire il fondo.
Processioni annuali fisse a Bocchigliero, sette, distribuite tra la primavera e l'estate. Le apre il gran taumaturgo regionale, S. Francesco, e le chiude S. Leonardo del Limosino nel settembre, sebbene del mese d'Ognisanti. ma non sono le sole:  altre sette processioni o poco più, intercalandosi alle precedenti o susseguendole, fluttuano tra una dozzina di santi e madonne di rango minore, disorienteranno probabilmente i 4 mila fedeli nel non sapere- vorremmo dire a rovescio- a qual santo vie più raccomandarsi.
E il contrafforte silano da essi popolato, con più espressiva denominazione, potrebbe far parte di quei borghi che si chiamano Santiquattro, dieci, quaranta. Non per altro, decenni addietro, nacque a Bocchigliero e tristamente finì, una setta religiosa, per la solitudine, forse, che pone detto paese nella condizione di oasi nel deserto, e per l'azzurro carico che sulle dorsali sue pare abbassato.
feste immediate alla trebbiatura son dunque, quella della Madonna, di Gesù o della N ai 5 agosto, e di S.Rocco, per agevolazioni agricole, trasportata al 21.

                                                                                      &&&&&&&&&&               
                                                  &&&&&&&&&&&&

Vediamo ora i mai più da vicino. Il pio agricoltore inizia il voto suo o della consorte, con un piccolo furto in una pineta. Adocchiatevi da lunga mano, un pino giovanetto dell'altezza di 4 metri circa, lo abbatte e monda della corteccia, dopo di che l'alberello scopre il suo piacevole legno bianco e levigato. Con inversa direzione poi,  piega a cerchio i rami.
Fin qui l'uomo: subentrano poi le femmine sapute, cura delle quali sarà di mutare i tre ordini di cerchi dei più ampi verticilli in altrettante imperfetti globi a diametro scalante verso l'alto.
Esse cominceranno col condurre l'accia da un cerchio all'altro fino a chiudere tutti quelli di un piano entro una rete. Su dette trame di fili saranno dopo, fermati i biscotti.
I biscotti son composti di fior di farina con acqua e semi d'anice silvestre e locale. L'impasto si spiana e affina a bastoncelli e si completa in ciambelline a larghi anelli le più, essendovene con filetti lungo l'orlo esterno, a incipienti volute e simili, nell'incrocio delle estremità. Al momento del lievito son tuffate nell'acqua bollente e, presto a galla, passate nel forno.
Sottili, bianchi, lindi, lucidi e dalle forme armoniose i biscotti dei signori. Più grossi e grossolanamente lavorati e nella più agevole forma di ciambella, quelli del popolo; ma croccanti, con cavernette allungate interne, conservabili per un certo tempo come gallette, benchè col sale, gli uni e gli altri che, per la doppia cottura, pigliano il nome.
Così disposti e bucherellati , i globi sembrano agli spiedi: spiedoni di legno pari ad antenne; ma somigliano di più a canocchie dal manico gigantesco, per donne degne di Polifemo, dotate però di sei mani.
Ogni globo di maio è detta cunòkkia per il rigonfiamento che l'assomiglia a quello della rocca.
Durante la messa in terzo, accosto alle colonne della navata centrale, sulla linea tra uomini e donne, in corna Evangelii, sovrastano raccolti in piccola selva, i farinacei trofei che, nel sacro ambiente, pare fungano anch'essi da lanternoni e nifie.
Altro e più lieto aspetto acquistano all'uscita sotto lo sfolgorio quasi meridiano del sole, mentre son portati a semicerchio o a coppie in uno non spiacevole disordine, e fanno più bel vedere se, in cima, i brevi rami del più corto verticillo  - quarto della serie-  racchiudono, oltre ai mazzetti di fiori e più di basilico che ogni "casalinga vergine" coltiva, svolazzo di nastri in giù, e un gallo in su che, aprendo indarno le ali alla libertà, fa ricordare allo studioso le folle militari di Roma antica con le insegne delle aste verticalmente cariche di globi, corone e medaglioni del sovrano in soglio, --- là dove i mai sostituiscono umili stampe del Santo a colori --- e in cima, delle aquile nell'armata imperiale, e della vittoria alata tra le armi vittoriose.
Nella sfilata dei costumi regionali per le nozze del Principe mancò un numero dei più attraenti: un gruppo di una quindicina di mai coi trenta portatori, quanti se ne sogliono vedere in una processione a Bocchigliero, senza contare i meno appariscenti ex-voto detti nìmule.
Le nìmule sono strumenti costruiti da guardiani di vacche i quali foggiano in tanti jocarìalli o giocattoli pendenti dagli arcolai, il prodotto solido della vacca meridionale che giornalmente si esplica nei caciocavalli che paiono usciti di tornio, in provoloni sferoidi e pesanti come vesciche di sugna e nelle mozzarelle che s'approssimano alla forma dell'uovo
Le poche e nanerottole nìmule ora si accostano ai mai, fratelli maggiori, ora son portate a parte e più basse, con gioia dei bambini i quali ànno un motivo di più per benedire ai Santi della gola.
Lìapparato delle nìmule suol finire in riffa. Dei mai, chi li allestisce, ne mangia i biscotti e ne distribuisce ai parenti e anche al vicinato, per una savia e gentile usanza, essendo quest'ultimo, un'appendice della famiglia che va "stimata" nelle fauste ricorrenze in quanto che, a prescindere dal bene e dal male di cui è capace un vicino, la ruga si sdebiterà nei giorni neri del lutto, venendo, come meglio può, in soccorso e mettendo anch'esso la cravatta e la pezzuola del dolore per un certo numero di giorni.
Ma, alle volte, il maio o parte delle sue cunòkkìe fu offerto al Santo a beneficio della banda musicale; sì che questa, prima delle sacre funzioni, muove a prelevare dalle abitazioni alla chiesa, tutti i mai sui quali vanta un diritto, a suon di bellicosi ottoni, come se si trattasse di personaggi o del Santo medesimo; e, se, lungo una stessa via, ne trova due o tre da accompagnare, meglio, perchè fa, come si dice, 'na via e due serbìzie.
Cert mai, quando sul finire della processione, arrivano là dove furono allestiti, vi rientrano anche dalle finestre, se ne offrono il destro prima dell'uscio, senza pià un riguardo al santo simulacro e alla folla dei fedeli, con l'egoistico intento di far le porzioni nell'assenza degl'indesiderati, attratti allora dalla processione, rispettando, però, i diritti acquisiti dal gruppo assente sopracennato.
Concludendo, i biscotti e simili, in ex-voto, sono peculiari a Bocchigliero e dintorni; ma risvegliano alla mente i mai degl'innamorati, a calendimaggio, di altre regioni italiane, e non più tramandate focacce della vicina grande isola, a pudende parti femminili, continuazione di quell'altre contraddistinte dal sesano e dal miele in onore delle dee nelle Tesmoforie, grasso nutrimento  --  dice Marziale-- della mala femmina la quale, "siligineis cunnis, pinquescit".

Rimini, marzo 1931.

                                                                                                                Giuseppe Scafoglio.



Resp. Blog
 P. Benincasa










martedì 31 luglio 2018

Cronaca di una ricerca sul campo.


Piero Benincasa e Dott. Chiara Cappellaro
Come ormai tutti saprete, di fatto, il comune di Bocchigliero ha iniziato una collaborazione con la Dott.ssa Chiara Cappellaro (http://www.torch.ox.ac.uk/Linguistic-fieldwork), linguista e ricercatrice della Oxford University, per la creazione di una ‘Mnemoteca’ a Bocchigliero ispirata alle Mnemoteche realizzate nella regione Campania tra il 2007 e il 2013 con il sostegno del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). La Mnemoteca bocchiglierese sarà dedicara a Giuseppe Scafoglio e sarà un contenitore di materiali (oggetti, lettere, fotografie, video) per rivalutare e preservare la cultura, il dialetto e la storia del paese.​







Ebbene, sono lieto di raccontarvi questi quattro giorni di ricerca sul campo della Dott.ssa Chiara Cappellaro che hanno avuto come protagonisti anche la popolazione di Bocchigliero, il Comune, un appassionato ed entusiasta autodidatta, Piero Benincasa, che ha fatto da cicerone alla ricercatrice, e una dinamica e pirotecnica associazione socio-culturale dal nome inequivocabilmente dedicato alla lingua madre, "Vucchigliari", con il suo presidente Dott. Francesco Tucci.​

Andiamo con ordine, l'arrivo, nel Borgo, della Cappellaro come programmato è stato Mercoledì 25 Luglio.​ Subito al lavoro, Chiara Cappellaro si è incontrata con il Sindaco del Borgo, Giuseppe Santoro, per fare il punto della situazione e programmare una tabella di marcia.​

Giovedì, di buon mattino, sono iniziate le interviste a persone che hanno raccontato, naturalmente in dialetto, riti, episodi accaduti realmente e anche leggende paesane.​

Anche Venerdì e Sabato mattina si sono fatte interviste e raccolta materiale, audio e video, per poter creare contenuti per la Mnemoteca e per l'Archivio Sociolinguistico.​



La Dott.ssa Cappellaro, sabato pomeriggio, ha fortemente voluto incontrare i Bocchiglieresi, per ringraziarli e per chiedere partecipazione nel donare materiale utile al progetto come foto, lettere, oggetti e tutto ciò che può essere utile per arricchire di contenuti materiali che possano aiutare a ricordare e preservare la nostra memoria e la nostra identità dall'oblio.​


​Sarebbe importante e bello, infatti, se tutti noi bocchiglieresi, vicini e lontani, volessimo dare un contributo.

Ad esempio, avete storie da raccontare? Fotografie da condividere? Oggetti da mostrare che possano avere un significato per la storia e la cultura di Bocchigliero? ​

​Conoscete altri Bocchiglieresi che siano emigrati oltreoceano e potete coinvolgerli?​


In tal caso, potete mettervi in contatto a questo indirizzo email: memoria.bocchigliero@gmail.com​




Tutto è stato meravigliosamente apprezzato dalla ricercatrice che ci ha salutato con un arrivederci.​

All'incontro hanno partecipato: L'Associazione "Vucchigliari", con il Presidente Dott. Francesco Tucci, lo Storico dell'Arte e Restauratore Dott. Pasquale Faenza, amico di Bocchigliero, il Sindaco del Borgo, Giuseppe Santoro, Piero Benincasa e la Dott. Claudia Zumpano, che ha collaborato alla pubblicazione della copia anastatica dei "Quaderni del Sostantivo", di G. Scafoglio, curati da Piero Benincasa (Luglio 2017).​

Moderatore Avv. Antonio Ciacco, che ha saputo, con inimitabile maestria, farci un quadro esaustivo e limpido dello stato dell'arte. ​

L'incontro è stato propedeutico al cammino che c'è da fare, tutti insieme per far rinascere il Borgo e conservare, non gelosamente, la nostra memoria, continuare per la strada intrapresa e finalizzare il gemellaggio con la città di Bova, capitale della Bovesia e gioiello d'Italia in Calabria.​

La serata si è conclusa a tavola, non smettendo di parlare delle opportunità concrete che il paese può e deve utilizzare per uscire dalla stagnazione e dallo spopolamento.​
Da sinistra: Dott.ssa Claudia Zumpano, Avv. Antonio Ciacco, Dott Pasquale Faenza e Dott Giovanni Benincasa


Angolo di Bova














Solo con l'aiuto di tutti si riuscirà a realizzare quello che già, in altri borghi calabri, si è realizzato. Bova (rc), era un paese che stava per diventare fantasma, in un tempo relativamente breve si è invertita la tendenza divenendo, Bova, non solo Borgo d'eccellenza, ma laboratorio per dare lavoro alla crescente popolazione.​

venerdì 27 luglio 2018

Ben tornata!

Don Giuseppe Scafoglio





Chi? Ebbene per la terza, e non ultima , torna a Bocchigliero una ricercatrice della Oxford University.
Questa Dott. è venuta la prima volta a conoscere il Borgo, che ha dato i natali al Prof. Dott. Don Giuseppe Scafoglio, nel 2012 iniziando una ricerca comparativa sul dialetto di Bocchigliero, prendendo spunto dai testi (4 quaderni) sul sostantivo bocchiglierese pubblicati da Don Giuseppe Scafoglio tra il 1928 e il 1931.
La ricerca comparativa  è stata apprezzata nel mondo Accademico Internazionale tant'è che, la ricerca della Dott. Chiara Cappellaro, è stata pubblicata sull'Archivio Glottologico Italiano. Qua pagina campione .
La Dott. Cappellaro è una linguista presso la British Accademy Research Fellow. St John's College, University of Oxford, tra le più importanti Università del mondo per le lingue antiche romanze e dialetti. Qui info .
Ma la ricercatrice è tornata esattamente un anno addietro, perchè è stata presentata una ristampa anastatica dei quattro quaderni di Don Giuseppe Scafoglio, in più per lanciare il progetto della Mnemoteca ( luogo della  conservazione della memoria), questa non statica ma in continuo dinamismo, intitolata a Don Giuseppe Scafoglio.
Inoltre esattamente un anno addietro ci portò i risultati della ricerca del 2012: Questa è stata pubblicata, come già detto, su una delle più prestigiose ed autorevoli riviste internazionali dei dialetti e delle lingue antiche. 
La ricercatrice ritorna quest'anno, dal 24 al 29 di Luglio per approfondire la ricerca e  per arricchire di contenuti il progetto; con interviste a bocchiglieresi che ancora ricordano in maniera corretta la fonetica e la dizione del dialetto di Bocchigliero.
Tutto questo perchè l'Università di Oxford ha inteso investire nella realizzazione della Mnemoteca a Bocchigliero.
Noi ci auguriamo che il cammino intrapreso possa fungere da volano per far rinascere il nostro amato Borgo, cogliendo le opportunità migliori dalle quali tranne l'anima, l'identità e la storia del paese che deve essere preservata, arricchita e resa fruibile per le future generazioni.



Sabato 28 Luglio, presso il Teatrino Parrocchiale, la Dott. Chiara Cappellaro saluterà la popolazione di Bocchigliero e in maniera particolare  tutti quelli che hanno contribuito all'arricchimento culturale e mnemonico, per conservare il nostro passato, le nostre radici e l'identità del Borgo.
Grazie a zia Elena, a zia Fortunata, a zio Salvatore e a tutti quelli che hanno accettato di farsi intervistare.
                                    G R A Z I E !









Resp. Blog

P. Benincasa


sabato 7 luglio 2018

Sic et sempliciter





Suggeriamo, a chi non avesse studiato la lingua dei padri, di abbandonare questo Blog.
Sappiamo bene che in tanti, quasi tutti, non conoscono la lingua LATINA, lingua che insieme al Greco hanno creato la nostra Cultura, il passato e forse faranno il nostro Futuro.
Non vogliamo essere selettivi, ma questo post in particolar modo sarà dedicato alla lingua Madre, a quella lingua che viene chiamata: Latino.
Ci fu un periodo della nostra Storia che venne battezzato  "Latinizzazione", questa fase diede una forte battuta d'arresto ai monaci Greci, Bizantini e Italiani, di fatto il Papa Niccolò II, nomina durante il Concilio di Melfi, Roberto il Guiscardo, Duca di Puglia e Calabria, con l'esplicito compito di latinizzare.
Iniziò così l'obbligo di ufficiare i riti cattolici in Latino.
questo modus operandi durò molto tempo, sino ad arrivare allo scorso secolo, ma ancora oggi molte parti dei riti Cristiani e non solo vengono ufficiati in Latino.
Tutto fu impregnato di Latino, anche i nostri Dialetti, ed in maniera particolare i Dialetti dal centro Italia sino ad arrivare in Sicilia.
Furono i Normanni a mettere in atto, al Sud, la Latinizzazione e in Calabria fu proprio Roberto il Guiscardo che stabilì la sua sede in Calabria e per la precisione a S. Marco Argentano in provincia di Cosenza.
Oggi del castello del Duca Roberto D'Altavilla, detto il Guiscardo, non rimane che una torre, ma esiste ed è fruibile la fontana di Sichelgaita, seconda moglie di Roberto il Guiscardo, che era figlia dell'ultimo tiranno Longobardo di Salerno, Guaimario IV..
Il Concilio di Melfi fu un patto di ferro tra i Normanni e la Chiesa di Roma, che culminò con la prima crociata capitanata dal figlio di Roberto il Guiscardo, Boemondo, figlio della prima moglie di Roberto, Alberada.
quindi tornando alla Latinizzazione è necessario comprendere la storia e la forte influenza della Chiesa nelle scelte, spesso obbligate, di imporre il proprio volere.




"Non devo tacere"


Nunc ergo quadragesima agitur generatio: et ideo tempus statutum est in quo clausi  saperiantur sermones.
Quod si non negavit Ill qui dixit esse aperiendos videat qui iudicat de corde et dicit impossibile quod possibile Veritas esse promittit; ne forte si omnes tacet quia non creditur esse datum,inveniat nos repentina dies illa sicut et ceteros et involvat pariter reprobos et electos. Verumtamen etsì aliqui audire nolunt, non ideo tamen tacere debeo ne loquar quod loquendum accepì.
Quin potius quo surdiores sunt aliqui, eo altìus  clamare compellor, ut ìpsì potius quam ego erubescant in fine.

Così scriveva un frate calabrese di spirito profetico dotato, Dante lo cita nel Paradiso appunto Come:
"E lucemi dallato/ il calavrese abate Giovacchino/ di spirito profetico dotato"
( Paradiso, XII, 134- 141)
 Giocchino da Fiore nacque a Celico (cs) intorno al 1130, quando i padroni del Sud, Sicilia compresa erano i Normanni d'Altavilla, nella fase in cui si stava per concludere la fase di latinizzazione.Questo post è dedicato al passato,  perchè un popolo che non cosce il proprio passato non può ritenersi popolo e non avrà mai un futuro.

Resp. Blog
P.Benincasa