domenica 2 luglio 2017

Favole e morale.





C'era una volta... così iniziavano i racconti e le favole per bambini, non molto tempo addietro, così si stava attorno al fuoco ad ascoltare la voce tremula ma decisa della nonna che, per farci stare buoni, riuniva noi nipoti davanti al fuoco,  allo scoppiettare delle castagne che stavano diventando caldarroste.
Ricordo, con nitidezza impressionante, il suo sguardo che mimava; ora la gioia, ora la paura o lo sconcerto e noi, con la bocca aperta, ascoltavamo in religioso silenzio, e infinita curiosità quei racconti che avevano, sempre, una morale, un piccolo, ma importante, messaggio di saggezza, di oculatezza e anche di lungimiranza.
C'era, ricordo benissimo, in una di queste favole, un uomo che andando per le strade del mondo era sempre e costantemente critico, sottolineando tutti i difetti delle persone che incontrava, e qualcuno rimaneva colpito dal modo come questo signore dal nome oscuro e misterioso, si faceva chiamare Molok, forse di origine araba, o forse di origine mongola, proveniente dalla lontana Mongolia, era un modo di controllo e critica dei difetti dell'altro, altre persone, si indignavano e si mettevano in forte imbarazzo, imprecando e maledicendo il signor Molok.
Poi divenne, Molok, responsabile di un tribunale e doveva decidere sulle diatribe di litigi che potevano sfociare nel penale, una sorta di giudice di pace, doveva essere il giudice che avrebbe dovuto frenare la mole di lavoro che c'era, come c'è, nei tribunali del mondo.
I tempi cambiarono, Molok non giudicava per verità assodate ed inappellabili, ma per sentimenti , per amicizia, per interesse e, a volte, nascondeva la verità.
La gente lo temeva, viveva una vita ritirata e solitaria, tranne la frequentazione di un giovane filosofo, che incontrava durante la passeggiata serale lungo il viale alberato, che in quel periodo era fiorito e profumato di mille aromi di fiori e di fioriture bellissime.
Il suo"amico" si chiamava Lasmajio, anche questo un nome  ci sembrò più unico che raro.
nelle loro lunghe passeggiate si sfogavano dei (loro) problemi atavici e anche di quelli quotidiani, e proprio una sera mentre si discuteva del corretto comportamento morale, Lasmajio, gli disse che prima di giudicare gli altri è importante pensare a se stessi, prima di criticare le gobbe altrui, ci si guardi le proprie, che spesso sono molto più pesanti e grosse dell'altro, del conoscente, dell'amico, del parente o dello sconosciuto.
Le sentenze date dall'alto delle proprie cariche, anche e soprattutto se Istituzionali, non posso escludere le proprie colpe; fatte di bugie e di falsità, Lasmajio era un giovane filosofo  alla ricerca di una strada corretta, giusta, con un forte senso civico e ricca di valori,
Molok si sentì colpito profondamente da quelle parole, che erano pesanti quanto un macigno, si sentì un essere spregevole e cattivo, un uomo che non meritava di essere riconosciuto come tale, aveva perso, e se ne rese conto benissimo, la dignità, l'onore e anche la fama, pianse, pianse a lungo, per buttare fuori tutta la sua rabbia, la sua cattiveria, la sua visione di una strada, che era sbagliata e inutile, per costruire un vero uomo, fatto di umiltà, verità e valori da rispettare sempre.
Poi sopraggiunse la vecchiaia per Molok, che continuava a vedere il suo primo amico vero, Lasmajio, ormai divenuto docente di Filosofia applicata,  Molok, incontrandolo, a fatica, con la voce bassa e lenta lo ringraziò di vero cuore, per tutto quello che gli aveva donato, Lasmajio non fu sorpreso, ma volle capire a cosa, in particolare, si riferisse Molok, e Molok gli spiegò che in una delle tante passeggiata nel viale, aveva avuto, grazie alle sue parole, una visione corretta della diritta via e da quel momento cambiò la sua vita individuando cosa era giusto o sbagliato fare, individuò i valori della vita, pilastri fondanti della dignità di un uomo.
Lasmajio, che era preso dalla sua Filosofia applicata, si rese conto dell'importanza della sincerità e della dignità, ringraziando, a sua volta, l'amico Molok, che da quel giorno non vide mai più, e non ebbe nessuna necessità di rivederlo, perchè era dentro di lui, perchè faceva parte del suo modus operandi.


Resp. Red. Blog
Piero Benincasa

domenica 25 giugno 2017

Presentazione, Progetto!



Unica foto di Don Giuseppe Scafoglio

Noi, come redazione, abbiamo un nutrito numero di eventi che andremo a mettere in campo, naturalmente con la collaborazione di Associazioni No-Profit e Istituzioni.
Cominceremo la fine di Luglio, infatti sabato 22 Luglio 2017 è prevista la presentazione di un progetto articolato e complesso, presentato dall'Amministrazione di Bocchigliero, nonchè la presentazione della raccolta del Sostantivo Calabrese: Forme, questa è stato scritta e pubblicata da Don Giuseppe Scafoglio dal 1928, primo quaderno, al 1931 quarto quaderno.
Dott. Chiara Cappellaro
Ricercatrice Oxford University

Progetto che prevede la collaborazione di Enti Istituzionali molto importanti.
La presenza certamente più importante è quella della ricercatrice Dott. Chiara Cappellaro, della Oxford University, ma poi non meno importanti saranno: la presenza del Prof. Domenico Scafoglio, già Direttore di dipartimento a Fisciano (sa), dell'Ente Parco Nazionale della Sila, con  la presenza del Responsabile Bio Distretti della Calabria, Dott. Pasquale Faenza. del Comune di Bocchigliero, dell'Associazione No-Profit Pro-Loco Bocchigliero.
Dott. Pasquale Faenza
Resp. Bio-Distretti Calabria



Il tema dell'incontro con i cittadini sarà "Sinergie tra Cultura, Sviluppo Sostenibile e Turismo"
Il progetto prevede un piccolo percorso Museale, con una Mnemoteca, dedicata a Don Giuseppe Scafoglio, un Museo Contadino e la Mostra documentale e fotografica sulle Brigantesse.
Per lo Sviluppo Sostenibile viene proposto un progetto di Mense-Bio e la valorizzazione di prodotti tipici e unici del territorio, come il pepe rosso, dolce e piccante,  la preparazione ( intera filiera) e commercializzazione di  prodotti che solo il micro clima di Bocchigliero può offrire.
Insieme al pepe rosso, viene anche valorizzata 'A piscia salata, che tanto successo sta avendo alle fiere del gusto.
Per il turismo sarà proposto un progetto che prevede la creazione di oggetti che portino un vero marchio "Ricordo della Sila", percorsi naturalistici per camminate ed esplorazioni del territorio di Bocchigliero, nel dettaglio si potranno produrre piccoli oggetti in legno, in terra cotta o qualsiasi cosa possa rappresentare degnamente la nostra meravigliosa SILA.


Resp. Blog
P. Benincasa

da sinistra: Dott Pasquale Faenza, Resp. Bio-Distretti, Dott.Sonia Ferrari,Commissaria del Parco Nazionale della Sila, Dott. Giuseppe Luzzi, Direttore del Parco della Sila, Aria Mab.

domenica 11 giugno 2017

Giugno!!







Mese che prepara la stagione estiva, c'è la prova costume, l'aria profuma di zagara e lavanda, timo e origano di montagna, e poi la macchia mediterranea è nel suo più fulgido splendore. A giugno arrivano le albicocche, vere amiche dell'estate ricchissime di caroteni, aiutano la pelle ad abbronzarsi molto rapidamente e in totale sicurezza.
Quando vi capita di trovare delle albicocche un po durette e non troppo dolci, servitele in insalata affettate con barbabietola e condite con sale marino olio extravergine di olive, noci e tanta menta fresca tritata. una fresca sfiziosa e insolita delizia estiva, preparata con frutta e verdura di stagione, da servire come antipasto. Ma poi ci sono: aglio fresco, bietola, carota, cetriolo, cicoria, cipolla,fagiolini, fave, fiori di zucca, lattuga, patate novelle, ortica, pomodori, piselli, rabarbaro, ravanello, rucola, sedano, tarassaco, zucchina.
La frutta: albicocca, amarena,ciliegia, fragola, melone, ribes e uva spina.
I bimbi, in Giugno, chiudono l'anno scolastico e vanno in vacanza.
Giugno è il mese dei primi bagni, anche se l'acqua è ancora fredda, anche se poi il bagno, stringendo i denti, si fa!.
Giugno, quest'anno, è mese che in tanti comuni si vota per il rinnovo dei consigli comunali, inoltre pare ci sia un forte accordo tra le forze politiche per approvare, in tempi brevi, una legge costituzionale per andare a votare alle politiche che, quasi certamente, si terranno in autunno.
La nuova legge elettorale prevede uno sbarramento al 5 X 100, quindi una legge proporzionale che costringe, soprattutto, i piccoli partitini ad unirsi per superare la soglia di sbarramento.
Bene!!, ma Giugno è anche il mese in cui ci si prepara all'estate, alla programmazione delle feste di piazza, delle sagre, dei concorsi canori, dei premi di poesia, insomma di tutto ciò che è divertimento e svago, ma anche cultura e solidarietà.

Red. Blog
Romualdo Alimena

venerdì 9 giugno 2017

Povera Italia!




Quello che è successo in Parlamento ha veramente dello sconcertante, inaudito e inaccettabile.
Le più grand formazioni politiche, dell'Arco Costituzionale, M5s, F.I., P.D. e Lega erano, per la prima volta, riusciti ad essere daccordo su una cosa importante: la legge elettorale, ma in aula, con voto segreto e non segreto, per un errore tecnico, pare che non si farà più nulla, pare che tutto venga demolito, e si andrà a votare con una legge che richiede alcune modifiche perchà possa essere Costituzionale.
Il tempo tecnico, per pensare ad una nuova legge, non c'è, quindi si cercherà di rendere costituzionalmente idonea una legge che era stata preparata per il post referendum per modificare la Costituzione.
STAREMO A VEDERE!!! SE TORNERA' IN COMMISSIONE PERV ESSERE EMENDATA.
Povera Italia, se i Padri costituenti, della nostra Costituzione, fossero presenti si vergognerebbero di essere italiani, ma non bisogna arrendersi, perchè quando si è toccato il fondo si può solo risalire, e gli uomini e le donne di buona volontà non mancano, come non mancano uomini e donne pronti a rimboccarsi le maniche e costruire una Nazione che diventi concretamente orgogliosa per gli esempi che fanno scuola nel mondo, che possiede uno dei climi migliori al mondo, che vanta un immenso patrimonio Culturale, Artistico e Monumentale che ci invidiano tutti, America e Asia compresi, vantiamo un patrimonio naturalistico che non riusciamo a renderlo fruibile e creare uno sviluppo sostenibile, non sappiamo apprezzare i frutti della terra che nascono in Italia, pensiamo ad apparire e non ad essere, ci interessa il futile, il ludico e ci manca la concretezza della vera conoscenza che ci arricchirebbe tutti..povera e ricca, madre e matrigna la nostra Italia, ci sarà sempre qualcuno che continuerà ad amarti per come sei stata,e tutti dobbiamo concorrere a far diventare il nostro paese Orgoglio Italico.

Red.Blog
Ivan Caputo




mercoledì 31 maggio 2017

Sviluppo Rurale!..Quale?



Agriturismo il Castelluccio.
Bocchigliero (cs)

Articolo preso dal web!!


 Vivere nel luogo in cui sei nato, nella casa in cui sei nato, è una cosa rischiosa. È come giocare in fondo al pozzo. Si nasce per uscire, per vagare nel mondo. Il paese ti porta alla ripetizione. In paese è facile essere infelici. I progetti di sviluppo locale devono tenere conto di questo fatto: non li possono fare da soli i rimanenti, perché in paese non c’è progetto, c’è ripetizione. In un certo senso il paese ti mette nello schema dell’oltranza e non in quello della brevità. È difficile essere concisi. È difficile essere innovatori. In genere ognuno fa quello che ha sempre fatto, giusto o sbagliato che sia. Se nella pasta ci vogliono due uova piuttosto che una, comunque tutti continueranno a usarne due. E chi beve non troverà nessun incentivo a smettere. E chi si guasta lo stomaco mangiando troppo continuerà a mangiare troppo. Ci sono due abitanti tipici, il ripetente e lo scoraggiatore militante. Spesso le due figure sono congiunte, nel senso che lo scoraggiatore è per mestiere abitudinario, non cambia passo, continua a scoraggiare, è appunto un militante. Più difficile essere militanti della gratitudine, della letizia. È come se la natura umana in paese fosse più contratta, non riuscisse a diluirsi. E si rimane dentro un utero marcito. Il paese è pericoloso, bisogna saperlo, è un toro con molte corna. Allora se da una parte la città è disumana, il paese è troppo umano, non ti libera mai dall’umano e dunque dal senso della morte e dal senso della ripetizione. Alla fine nel suo senso più profondo la vita è quella cosa che può finire in qualsiasi momento, ma che intanto prosegue più o meno allo stesso modo. E questo in paese è più chiaro. In città è come se agisse un principio diversivo, come se ci fossero altre possibilità. In realtà non ci sono, ma è come se avessi l’illusione che ci siano.
Agriturismo S. Rocco
C.da Marmari Bocchigliero (cs)

Fatte queste premesse, come si fa a fare progetti di sviluppo locale? La chiave è dare forza a nuove forme di residenza. Il paese deve essere scelto e non subito. Chi arriva da lontano ha un piglio, una disponibilità che non trovi in chi è affossato nel suo paese. Il residente a oltranza anche quando è animato da buona volontà tende a impigliarsi nelle proprie nevrosi. Il paese tende a essere nevrotico. Il paese non sta bene, questo è il punto. E non ha voglia di curarsi. Lo sviluppo locale si può fare partendo da queste premesse. Allora bisogna aprire porte che non ci sono, bisogna esercitarsi nell’impensato, bisogna essere rivoluzionari se si vuole riformare anche pochissimo. I paesi non moriranno, anche grazie ai loro difetti, grazie al loro essere luoghi che tutelano le malattie di chi li abita. In paese si fallisce, ma in un certo senso non si fallisce mai perché si fallisce a oltranza. È come dormire sempre nelle stesse lenzuola. Bisogna arieggiare il paese portando gente nuova, il paese deve essere un continuo impasto di intimità e distanza, di nativi e di residenti provvisori. Questo produce una dinamica emotiva ed anche economica. E la dinamica è sempre contrario allo spopolamento:  bisogna agitare le acque, ci vuole una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.
Bisognava aprire emotivamente i paesi, dilatare la loro anima e invece la modernità incivile degli ultimi decenni li ha aperti solo dal punto di vista urbanistico, si sono sparpagliati nel paesaggio, a imitazione della città, ma è rimasta la contrazione emotiva. Il paese va aperto tenendolo raccolto. Lo sviluppo locale si fa ridando al paese una sua forma, ricomponendolo, rimettendolo nel suo centro, ma nello stesso tempo c’è bisogno di apertura. Lo sviluppo lo può fare chi lo attraversa il paese con affetto, non chi ci vive dentro come se fosse una cisti, un’aderenza, un cancro.
Il mondo ha bisogno di paesi, ma non come luoghi obbligati, come prigioni per ergastolani condannati a vivere sempre nello stesso luogo. Il paese deve essere organizzato come se fosse un premio, non come una condanna. Lo sviluppo locale si fa pensando a un luogo dove si premia un’esistenza, si dà una possibile intensità, quella che viene dall’essere in pochi, quella che viene dall’avere tanto paesaggio a disposizione. Allora non si dà sviluppo locale facendo ragionamenti quantitativi, mettendo il pensiero economico metropolitiano nell’imbuto del paese. Ci vuole un pensiero costruito sul posto, ma non solamente dagli abitanti del posto. Il segreto è l’intreccio e deve essere un intreccio reale, non il prodotto di un’assemblea, di un incontro estemporaneo. Chi vuole salvare i paesi deve entrarci dentro e in un certo senso deve buttare fuori chi ci vive dentro. Si deve realizzare uno scambio continuo, qualcosa di simile al meccanismo del sangue venoso e di quello arterioso. Lo sviluppo locale deve imitare la circolazione del sangue. In un certo senso si tratta di mettere mano agli organi interni. Spesso i paesi più belli sono quelli vuoti, come se fossero uccelli svuotati dello loro viscere. È come se la parte viscerale del paese fosse quella più malata, quella più accanita a tutelare la sua malattia. Un’azione di sviluppo locale allora deve essere delicata ma anche dura, deve togliere al paese i suoi alibi, i suoi equilibri fossilizzati, deve cambiare i ruoli: magari le comparse possono essere scelte come attori principali e gli attori principali devono essere ridotti a comparse. E allora non si fa sviluppo locale senza conflitto. Se non si arrabbia nessuno vuole dire che stiamo facendo calligrafia, vuol dire che stiamo stuccando la realtà, non la stiamo trasformando.






martedì 23 maggio 2017

'A piscìa salata (pesce sotto sale) L'oro rosso 'U Pipu


Veduta del mare Jonio da Bocchigliero.

Si è conclusa, con successo, la XI edizione della "Gran Festa del Pane" in uno dei borghi più belli d'Italia, Altomonte (cs).
Quest'anno ha partecipato anche il Comune di Bocchigliero, che è entrato ne progetto "PanTurismo", insieme a oltre venti comuni sparsi in tutta la Calabria.
Bocchigliero è pronto a lanciare, proporre e, si spera, realizzare alcuni progetti sia sull'agro-alimentare che sul turismo.
Ma non solo,
Convento Altomonte


Panorama da Altomonte


Questo vuole essere una storia che si lega ai prodotti del territorio, perchè ogni vecchia tradizione culinaria, che si rispetta, ha una storia con uomini e donne legati da fili spesso sottili ma comunque legati.

Tanti si sono chiesti e si continuano a chiedere come mai un prodotto del genere viene fatto in montagna, a più di 800m. sul livello del mare, tra l'altro pesce, si proprio così, " 'A piscia salata", questo il prodotto gastronomico di cui vogliamo raccontarvi, una tradizione che affonda le radici in oltre trecento e più anni di storia. Quando non c'erano strade, e gli unici mezzi di trasporto erano gli asini e i muli, con i quali si percorrevano le mulattiere, percorrendo vallate e colline, per arrivare nei paesi bagnati dal mare, Mare Jonio, ricco di pesce e soprattutto di pesce azzurro. I paesi di mare erano più ricchi, dal mare arrivava la civiltà!, e si facevano provviste per i rigidi inverni, si acquistava un po di tutto, ma non ci si dimenticava di una cassetta di pesce azzurro, quasi certamente barattata con dell'ottimo formaggio, o con del vino o ancora fagioli autoctoni o i favolosi insaccati; quali la salsiccia o la più famosa soppressata. Si faceva ritorno per le mulattiere e le annesse  scorciatoie, che portavano in montagna a Bocchigliero (cs), a oltre 800 m di altezza. Bocchigliero si estende su una delle ultime dorsali della Sila.
" Sta 'ncavarcatu subba 'nu cristune,
cumu  'nu vìekkju subba 'na sumera."
da " Liriche in vernacolo calabrese". Pellegrini Editore 1981
Dall'alto guarda il mare Jonio, dove un tempo colonie Greche costruirono città e civiltà,la Magna Grecia, ormai andate perse ma non dimenticate. L'aria, in questo punto della Calabria, è particolare, ha influenze marine e montane, il micro clima si presta a conserve e insaccati di ogni genere. Ma  torniamo alla sarda salta, che viene, ancora oggi,preparata come tanti e tanti anni fa, oltre trecento. Le sarde vengono riposte in un recipiente di terra cotta detto "Terzàlùru", e ad ogni strato viene aggiunto il sale e il pepe rosso. Racconteremo più in la del pepe rosso. Poi vengono leggermente pressate e si ripone sopra  un pezzo di legno, preciso, con un solo incavo, che serve per sollevarlo e controllarne la maturazione. Sopra il pezzo di legno viene messa una pietra detta " A cuocula", questa è sempre di forma ovoidale e a volte rotonda. A questo punto è necessario che, occhi e mani esperte, si prendano cura della maturazione che dura almeno due o tre anni. Vogliamo comunicarvi che ci stiamo adoperando per far diventare questo prodotto presidio Slow Food, perchè merita non essere dimenticato ma valorizzato e fatto conoscere, abbiamo individuato alcuni punti di ristoro, dove poter far riferimento e altri ne stiamo cercando. Ma questo è solo uno dei prodotti che vogliamo segnalare, c'è, in questo prodotto, un segreto, oltre a mani e occhi esperti, ed è il pepe rosso fatto, anche questo, a Bocchigliero. Raccontarvi del pepe è molto semplice, anche perchè, ancora oggi, nel mese di settembre si prepara, cominciando con la scelta del peperone rosso, piccante e dolce. Arrivano in paese camion con quintali di questi peperoni, e le donne, sempre più spesso accompagnate dagli uomini, acquistano uno o due sacchi di peperoni. Solo per poco tempo si lascia un po ad asciugare, e poi si infila uno a uno per farne delle grandi collane e quindi viene appeso ad un lungo palo, per pendere dal soffitto e fare bella mostra di se, per 15 o più giorni, fino a che occhi e mani esperte, decidono di metterli nei sacchi di juta  vicino al camino per asciugarsi e "Sùnare! (suonare), solo allora si potrà portarlo al mulino, anche qui un semplice mulino, credo ne sia rimasto uno, e l'oro rosso è pronto per insaporire tante pietanze e dare quel profumo riconosciuto in tutto il mondo; " 'U pipu e Vucchigliari". Anche questo prodotto,segreto, deve essere valorizzato e fatto conoscere.  Noi cercheremo di lavorare in questa direzione, augurandoci che la prossima partita si giochi proprio sull'agroalimentare.

 Resp. Blog
 P.Benincasa                  


martedì 16 maggio 2017

Progettando in Sinergia.




Finalmente ci siamo, abbiamo avuto conferma che, in Luglio intorno al 20, arriverà in Calabria la ricercatrice della Oxford University, la ricercatrice, va detto, è stata già in Calabria, nel 2012, per fare una ricerca, sul campo, del nostro dialetto.
Era il mese di Aprile e venne a Bocchigliero per alcuni giorni, facendo interviste e video interviste per la sua ricerca comparativa sul dialetto di Bocchigliero.
C'è da sottolineare che, in quella occasione, le Istituzioni, il Comune, non accolsero la Dott. Cappellaro come  si addice a persone del suo calibro.
Pochi furono i presenti alla presentazione, nel teatrino parrocchiale di Bocchigliero, della ricerca che la Cappellaro si accingeva a fare.
Solo il Sabato mattina, mentre la Dott. Chiara Cappellaro stava per partire, venne a salutarla il Sindaco.
La ricerca "Conguaglio" tra genere e desinenza nell'italoromanzo, è stata tenuta in debita considerazione dal mondo accademico ed in particolar modo proprio dalla Oxford University, che  intende vagliare la possibilità di investire in questo remoto angolo di Calabria, che diede i natali a Don Giuseppe Scafoglio, Bocchigliero. Questo uno dei motivi per cui la ricercatrice torna in Calabria e in particolar modo a Bocchigliero.
Ci attendiamo, questa volta, una migliore accoglienza da parte delle Istituzioni, da parte dei cittadini e dell'intera Calabria.
C'è un progetto, per realizzare un percorso museale, che include sia il Museo Contadino che una Mnemoteca dedicata a Don Giuseppe Scafoglio, che tanto lustro ha dato al nostro remoto borgo verso la fine degli anni 20', inoltre, aspettiamo conferma, ci sarà la presenza del Prof. Domenico Scafoglio, direttore del dipartimento di Antropologia Culturale di Fisciano (sa), il quale è disponibile a partecipare al progetto con una mostra sulle brigantesse, che avrà carattere itinerante, a chi ne farà richiesta.
Siamo sinceramente ed emotivamente felici per aver contribuito a questo percorso, insieme al comune di Bocchigliero e agli enti Istituzionali disponibili a partecipare, come il Parco Nazionale della Sila e le Associazioni del territorio.
Certamente questo progetto, per renderlo concreto, ha bisogno di tutti, anche dei cittadini, che, se sposeranno l'avventura, dovranno attivamente contribuire alla realizzazione di questo Polo Culturale Museale, il percorso è ancora lungo ma se tutti insieme ci crediamo, abbiamo gli strumenti e le Istituzioni al nostro fianco, è assolutamente realizzabile.
L'aiuto che chiediamo a tutti i cittadini, vicini e lontani, è di contribuire e partecipare a questo cammino.
Non abbiamo bisogno di amicizie e progetti faraonici, non siamo detentori della verità, ma siamo in sinergia con il territorio, sposando la nascita, il prossimo Giovedì 18 Maggio, del Bio-Distretto della Sila, in perfetta sinergia con le Istituzioni, ma non deve essere un ennesimo carrozzone che serve a pochi,!! No, perchè questo sminuirebbe il suo vero spirito, i suoi punti cardini che mirano ad uno sviluppo sostenibile e reale, certo c'è concretamente da lavorare sui territori, sui gruppi di persone che, stando insieme, si fa rete, si creano percorsi virtuosi, solidali e appunto Bio, che non deve, come in altri luoghi, essere uno strumento per gli amici degli amici, ma deve partire dal basso per ridare dignità e futuro a questi Borghi che vivono una fase complessa e delicata, che in pochi vedono,
L'unione a livello Comunale è una delle forze del Bio-Distretto Sila, con la stretta collaborazione del Parco della Sila e dell'area MAB Sila. Noi ci crediamo e PARTECIPIAMO e TU?
ma che cosa è il MAB?

Da:  http://www.cn24tv.it/news/134714/nasce-la-fondazione-di-partecipazione-area-mab-sila.html

Venerdì 20 Maggio 2016 è stata costituita la Fondazione di partecipazione Area MAB SILA che gestirà la Riserva della Biosfera MaB Sila, prestigioso riconoscimento UNESCO, che in Italia annovera solo 10 siti.
Tra i costitutori della Fondazione, grande impulso è stato dato dal Gruppo Naturalistico Micologico Silano, da sempre a supporto degli Enti territoriali presenti in Sila e nell’intera Regione Calabria che afferma di “aver creduto in questa iniziativa sin dal primo momento, fornendo supporto scientifico, tecnico e professionale, oltre che sostegno incondizionato ad un’iniziativa di prestigio internazionale, che finalmente è diventata realtà”, come afferma il suo Presidente Michele Ferraiuolo.
Il Consiglio Internazionale di Coordinamento del Programma MAB, la cui 26a sessione svolta a Jönköping in Svezia dal 10 al 13 giugno 2014, ha approvato l'iscrizione della Sila come 10a Riserva della Biosfera italiana nella Rete Mondiale dei siti di eccellenza dell'UNESCO, è stato il primo passo verso la costituzione della Fondazione.
Questo importante riconoscimento è il prodotto finale di un lungo lavoro di coordinamento avviato dal Parco Nazionale della Sila con il coinvolgimento degli enti territoriali e con tutti gli stakeholders della comunità silana (università, istituzioni scientifiche, ordini professionali, associazioni micologiche, rappresentanti del mondo produttivo, ecc).
Il processo di candidatura è stato guidato dal Comitato Nazionale Tecnico del Programma MaB grazie anche al supporto della Direzione Generale dello Sviluppo Rurale del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali.
Il Programma MaB-Man and the Biosphere è stato avviato dall'UNESCO negli anni '70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity-building.
Attualmente ci sono 631 Riserve della Biosfera suddivise in 119 paesi, tra cui 14 siti transfrontalieri, compresa la Riserva della Biosfera italo-francese del Mont-Viso/Area della biosfera del Monviso la cui designazione è stata approvata nel corso del Consiglio Internazionale del Programma MaB del giugno 2014.
Le aree MaB sono considerate a livello mondiale come aree rurali di eccellenza nelle quali vengono sperimentate e attuate le migliori pratiche di sviluppo sostenibile.
Ogni Riserva della Biosfera ha lo scopo di soddisfare tre funzioni interconnesse relative alla conservazione, allo sviluppo sostenibile e agli aspetti educativi.
Le aree MaB sono destinate alla ricerca scientifica, e l'obiettivo principale è la conservazione degli ecosistemi; Le zone cuscinetto (buffer zones) rafforzano l'azione protettiva delle core areas e permettono di sperimentare metodi di gestione delle risorse, rispettosi dei processi naturali, in termini di silvicoltura, agricoltura ed ecoturismo; Le zone di transizione (transition areas) svolgono attività economiche per il miglioramento del benessere delle comunità locali e nelle quali sono presenti insediamenti abitativi, industriali ed attività agricole rispettose dell'ambiente.
La nuova Riserva della Biosfera della Sila include il Parco Nazionale come core area e buffer zone del sito UNESCO (290.000 ha) e si estende al di fuori del Parco nell'area di transizione non sottoposta a vincoli e volta, invece, a dimostrare il rapporto equilibrato tra attività umane e natura, per un totale complessivo di circa 400.000 ha.
Il partenariato del MAB Sila, costituito da oltre 100 comuni, e 23 enti pubblici e privati, ha eletto nel Consiglio di Amministrazione della costituenda Fondazione, la socia del Gruppo Naturalistico Micologico Silano Lina Pecora, dottore Agronomo.
Resp. Blog
P.Benincasa

Lago Cecita (cs)

Lago Cecita(cs)


mercoledì 10 maggio 2017

Pace e bene!




In tutte le occasioni in cui si discute, si esprimono le proprie idee, si fanno le considerazioni dovute, si ha una sana, sincera e leale dialettica, allora e solo allora si cresce, si matura per affrontare, insieme, sfide che sembrano impossibili, inarrivabili e invece con l'unione di uomini e donne di buona volontà si può!, si deve essere uniti, se si vuol fare il "Bene Comune".
Le Associazioni, le Amministrazioni e gli Enti Pubblici devono essere come una pigna, e cioè uniti, compatti, per affrontare che sfide che abbiamo davanti.
Una delle forza, (maggiori punti) nei progetti di respiro europeo, è la collaborazione con Enti Formatori di alto spessore Culturale (Università, Associazioni Culturali, Fondazioni ecc.), anche perchè le Università, le Associazioni Culturali , anche locali, hanno il compito di valorizzare i beni agro alimentari e le bellezze storiche architettoniche e di valore immateriale, come le lingue o i dialetti.
C'è una grande necessità di maturare rapidamente e comprendere che queste sono le strade del futuro, quelle sostenibili e che portano valore aggiunto ad Enti Istituzionali.
Non abbiamo tempo, non abbiamo più l'opportunità di commettere errori, anche se le strade non sono mai in discesa, anche se si incontrano ostacoli, si possono superare, solo, se si è uniti e coesi verso pochi e chiari obiettivi.
Questo vuole essere una riflessione da condividere con tutti voi, una riflessione che vuole essere da monitor per chi ancora lavora per escludere, lavora per sfasciare, per creare attriti e tensioni che non portano da nessuna parte.
Ricordo, con nitidezza impressionante, le parole che un  frate diceva in TV, tanti anni or sono,: "Pace e Bene".
Queste parole,dopo tanti anni, mi sono rimaste impresse, sono solo due semplici parole che racchiudono bene il messaggio che vogliamo comunicarvi.
Essere coesi vuol dire essere più forti, essere uniti vuol dire dare forza ai progetti e alle idee, stare insieme vuol dire contare di più.
Siamo certi che chi ha orecchie e voglia per capire capisce benissimo, poi, chi invece vuole distruggere non ha ne cuore ne voglia di intendere, ci auguriamo che ancora ci siano uomini e donne di buona volontà, per comprendere totalmente il momento di cambiamento culturale in atto, che ci porterà a lasciare non solo una traccia ma, se il mutamento avverrà, si può anche lasciare un solco.
Spogliamoci da presunzioni, egocentrismi e personalismi che portano all'isolamento, all'implosione, allo sfascio totale, e questo, sinceramente, non possiamo permettercelo.

Resp. Blog
P. Benincasa

lunedì 8 maggio 2017

"La via del pane"






Bocchigliero è nella via del pane, il 19/20/21 maggio 2017 si terrà ad Altomonte (cs) la XI edizione della:"la Gran Festa del Pane", evento che ormai si ripete da ben 11 anni.
Ma quest^anno il nostro paese, Bocchigliero, entrerà nella "Via del Pane", e noi ci saremo.


L’evento, come noto, mira alla valorizzazione dell’elemento principe delle nostre tavole, il pane, cibo fondamentale della dieta mediterranea sia dal punto di vista antropologico-culturale che dietetico-alimentare. 

L’idea è quella di coinvolgere e rendere protagonisti i Parchi calabresi: Pollino, Sila, Aspromonte e Serre, anche in virtù della sinergia instauratasi fra gli enti che hanno definito una strategia comune per valorizzare i propri territori, i produttori e le produzioni tipiche. 

La Gran festa del Pane può rappresentare perciò una vetrina per promuovere il territorio e gli aspetti legati all'identità delle comunità locali, ma anche per proporre percorsi di turismo sostenibile valorizzando gli aspetti d'eccellenza legati alle tradizioni culturali ed enogastronomiche. Da     http://www.comune.altomonte.cs.it/DettaglioNews/tabid/10469/Default.aspx?IDNews=49400

Bene, quest'anno anche Bocchigliero verrà inserito nella via del pane, per promuovere le peculiarità del territorio e partecipare in modo sinergico ad un vero sviluppo sostenibile, il Comune di Bocchigliero avrà a disposizione uno stand e far vedere le peculiarità gastronomiche del borgo. Il Re sarà,appunto, il pane.
Bocchigliero custodisce gelosamente alcuni prodotti fatti con il pane che in questa occasione mostrerà nel suo stand.
Questo vuole essere un invito a partecipare a questo nuovo ed entusiasmante progetto, che vedrà il Borgo in un grande percorso che attraverserà l'intera Calabria.
Partecipare è d'uopo, per chi si trovasse da queste parti, per continuare in un cammino che, speriamo, ci porti lontano.

Resp- Blog
Piero Benincasa





mercoledì 3 maggio 2017

Pensando!


Scorcio di Bova (rc)


Abbiamo contezza di ciò che sta succedendo in un remoto luogo della Calabria, è un grande esempio da seguire, ognuno cerca dei modelli, delle strade, un modo congruo per poter costruire e non demolire, aggregare e non disperdere, pensare al domani e non ai propri interessi.
Questo luogo è un borgo che, sino a qualche anno addietro, era quasi disabitato, è stata la tenacia,la fede di uomini di buona volontà a far rinascere Bova (rc), ridente e spettacolare borgo abbarbicato su di una montagna che domina il mare e la costa più meridionale dello stivale.
Dove, tanti anni fa, un Prof. Universitario di Tubinga, vicino Stoccarda in Germania, scoprì che in quell'aria si parlava ancora Greco, e volle approfondire questa cosa.
Questo prof. era il Dott. Gerhard Rohlfs, tra i più grandi ricercatori delle romanze, lingue antiche e dialetti, autore, tra l'altro, di un vocabolario calabrese.
Oggi a Bova esiste un Museo a lui dedicato, inoltre Bova fa parte dei gioielli d'Italia, unico in Calabria.
Ma tutto questo non basta, arrivano, quotidianamente scolaresche e pullman da tutte le parti d'Europa, televisioni internazionali e nel mese di Maggio parteciperà al tutto food ( approfondisci ) a Milano in rappresentanza del Parco Nazionale dell'Aspromonte.
Bravi, bravo al Sindaco Dott.Santo Calise, al Dott. Pasquale Faenza, che oggi compie gli anni e questo post è a lui dedicato, all'Assessore alla Cultura e a tutto il gruppo, che coeso riesce a fare sempre di più.
Queste sono le strade da seguire per far rinascere a nuova vita realtà che stanno scomparendo.
Scorcio di Bocchigliero (cs)